Storia: la politica italiana da Depretis a Giolitti

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il processo di laicizzazione delle istituzioni

è la separazione tra Stato e Chiesa

Questo processo era iniziato già nel Regno di Sardegna con il politico Cavour e poi continuato con i governi della Destra storica

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1870

Il momento di maggiore scontro tra Stato e Chiesa

L'Italia annette lo stato pontificio, causando una rottura diplomatica e politica con il Papa Pio IX, che si è rifiutato di riconoscere il nuovo Stato italiano.

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L'Opera dei Congressi

L’organizzazione cattolica principale che coordina le altre associazioni che si formano

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Il “Non expedit”

frase utilizzata dal vaticano, indica la decisione di non partecipare alle elezioni politiche come segno di protesta contro lo Stato italiano

partecipavano invece alle elezioni amministrative locali, avendo così un forte controllo a livello locale.

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l’alto livello di astensionismo di questi anni

La decisione dei cattolici di non votare alle elezioni politiche, insieme all'astensione di altri gruppi, molte persone non andavano a votare, e di conseguenza chi partecipava (soprattutto i liberali) aveva vita facile nel vincere le elezioni.

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I liberali: dominio nella politica italiana

grazie al boicottaggio delle elezioni, vincono facilmente le elezioni

Avviene un importante cambiamento➞

Una parte dei liberali, che fino a quel momento era all'opposizione, cominciava a farsi strada con l'obiettivo di sostituire la Destra storica al governo.

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La sinistra liberale

nuova forza politica, era composta da politici che pur non costituendo un partito politico strutturato, condividono un percorso biografico e obbiettivi politici

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I politici di sinistra e il rapporto con la monarchia

Al momento dell'unificazione italiana, decisero di mettere da parte gli ideali repubblicani per favorire l'indipendenza nazionale sotto la monarchia di Vittorio Emanuele II.

Accettando la monarchia, questi politici iniziarono a partecipare alla vita politica del nuovo Stato italiano, candidandosi alle elezioni, giurando fedeltà al re e rispettando le istituzioni della monarchia costituzionale.

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Differenza degli esponenti di sinistra dagli esponenti della destra storica:

rispetto agli esponenti della Destra storica (più legati alle élite aristocratiche e lontani dal popolo), gli uomini della Sinistra mantennero una maggiore attenzione verso le masse popolari, capendo l'importanza di "fare gli italiani", cioè diffondere la coscienza nazionale tra tutte le classi sociali.

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1876: la “rivoluzione parlamentare”

Un evento cruciale per la storia italiana (nell’effettivo un semplice cambio di maggioranza alla Camera dei Deputati)

Il motivo di questa svolta fu un disaccordo sulla gestione delle ferrovie

il ministro della Destra Silvio Spaventa voleva nazionalizzare le linee ferroviarie (cioè affidarle allo Stato), mentre la Sinistra era contraria, sostenendo che lo Stato non dovesse interferire con il libero mercato, una parte della Destra toscana si oppose al progetto di Spaventa perché aveva interessi nelle aziende ferroviarie private.

Questo spostamento di alleanze permise alla Sinistra, guidata da Depretis, di formare il nuovo governo.

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Politica della “trasformazione dei partiti”

Per rendere meno traumatico questo cambiamento nel quadro politico, Depretis, concede della aperture ai rappresentanti della destra, in modo che questi non costituiscano una dura opposizione al nuovo governo da lui presieduto.

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La Riforma dell'Istruzione (Legge Coppino, 1877)

voluta dal ministro Michele Coppino, stabilisce che:

  • L'istruzione elementare diventa obbligatoria dai 6 ai 9 anni.

  • I genitori che non mandano i figli a scuola possono essere multati.

  • Le scuole restano sotto la responsabilità dei comuni, cioè delle città e dei paesi.

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Problematiche della riforma dell’istruzione

Nei comuni più poveri, soprattutto al Sud, è difficile creare scuole perché mancano soldi per:

  • Affittare edifici scolastici.

  • Pagare insegnanti e personale.

Nonostante queste difficoltà, la legge rappresenta un passo avanti per l'alfabetizzazione del popolo italiano.

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L'Allargamento del Diritto di Voto (Legge Elettorale del 1882)

Questa legge permette a più persone di votare, abbassando i requisiti richiesti.

  • L'età minima per votare passa da 25 a 21 anni.

  • Il reddito minimo richiesto è ridotto.

  • Possono votare anche gli uomini che sanno leggere e scrivere o che hanno concluso la scuola elementare.

Grazie a questa legge, il numero di elettori passa dal 2% all'8% della popolazione.

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Il Trasformismo:

Depretis si rende conto che con più persone che votano, potrebbe aumentare il consenso verso i gruppi politici estremisti come:

  • I repubblicani.

  • I socialisti.

Per evitare questo rischio, adotta la strategia della "trasformazione dei partiti", da cui nasce il termine trasformismo.

In cosa consisteva il trasformismo?

Depretis invitava i politici della Destra ad entrare nel suo partito se condividevano alcune idee di progresso.
In questo modo si creava un unico grande gruppo di Centro liberale, lasciando le opposizioni molto piccole.

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Critiche al trasformismo:

Molti accusavano Depretis di creare una politica basata su:

  • Opportunismo: i politici cambiavano schieramento solo per ottenere vantaggi.

  • Corruzione: si usavano favoritismi per ottenere voti.

  • Mancanza di veri partiti politici moderni.

  • Distruzione del bipolarismo tra Destra e Sinistra.

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Lo scandalo della banca romana

Uno scandalo molto grave scoppiato tra il 1889 e il 1893. La Banca Romana, una delle sei banche italiane autorizzate a stampare moneta per conto dello Stato, emette illegalmente grandi quantità di denaro:

  • Stampava monete false (duplicando banconote già in circolazione).

  • Creava moneta senza copertura di oro o titoli.

Durante il processo, si scopre che la banca aveva concesso prestiti illegali a molti politici famosi (come Crispi e Giolitti) in cambio di protezione politica. Alla fine, però, nessuno viene condannato, confermando la corruzione diffusa nella politica italiana.

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Trasformismo e Corruzione

Il trasformismo porta a un sistema politico basato su accordi personali e favori, più che su idee e programmi. Tuttavia, questo fenomeno non è solo italiano: anche in altri Paesi come la Francia, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti in quegli anni esistevano corruzione, clientelismo e personalismi.

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Politica Economica della Sinistra

Anche la politica economica della Sinistra mostra cambiamenti di posizione.

  1. Liberismo (1876):
    Quando la Sinistra va al potere, si oppone all'idea di nazionalizzare le ferrovie e sostiene il libero mercato.

  2. Protezionismo (1878):
    Pochi anni dopo, però, cambia idea e approva una prima tariffa protezionistica per difendere:

    • Le industrie tessili (cotone e lana).

    • Le industrie metallurgiche.

Questo cambiamento è dovuto alla crisi economica mondiale della Grande Depressione (1873-1896), ma anche al desiderio di creare un'industria nazionale.

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Industria e Difesa Militare

Dal 1881, il governo aumenta le spese militari per potenziare l'esercito e la marina. Nel 1884 nasce l'acciaieria di Terni, primo passo per la creazione di una grande industria siderurgica italiana.

Nel 1887, l'ultimo governo Depretis approva una nuova tariffa protezionistica che:

  • Protegge l'agricoltura padana, colpita dalla crisi agraria.

  • Aiuta le industrie metallurgiche e meccaniche italiane.

  • Impone dazi molto alti sui prodotti industriali stranieri.

  • Mantiene dazi bassi su materie prime come ferro e carbone, necessarie per lo sviluppo industriale.

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1887:

Muore Depretis, la guida del governo passa a Crispi

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Punti fondamentali del programma politico di Crispi

-Nazionalizzazione delle masse

-Riforma istituzionale

-Repressione dei conflitti sociali

-Avvio di una politica coloniale

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Nazionalizzazione delle masse:

Intensa azione di diffusione dei simboli e dei valori che insegnano la nazione alle masse

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1894: riforma scuola elementare

Il ministro Baccelli riforma i programmi della scuola elementare

col fine di far conoscere e amare la patria

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Vulgata ecumenica del risorgimento

Versione ufficiale e condivisa di questa fase della storia nazionale

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Crispi: politica di nazionalizzazione delle masse, introduzione di importanti riforme amministrative e giuridiche

-promuove un forte rafforzamento dello Stato e il consolidamento della laicità delle istituzioni.

Nel discorso per l’inaugurazione del monumento a Garibaldi sul Gianicolo (nel 25° anniversario della Presa di Roma), ribadisce l’importanza della separazione tra Stato e Chiesa

Crispi introduce importanti riforme amministrative e giuridiche:

  • Legge comunale e provinciale (1888): amplia la partecipazione alle elezioni locali e rende elettiva la carica di sindaco.

  • Codice penale Zanardelli (1889): abolisce la pena di morte e introduce norme più garantiste.

  • Nuova legge di pubblica sicurezza (1889): conferisce maggiori poteri repressivi alla polizia.

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Crispi affronta diverse crisi sociali e politiche:

  • I Fasci Siciliani (1891-1894): movimento popolare con richieste di riforme agrarie e sociali. Crispi reagisce proclamando lo stato d'assedio e arrestando migliaia di persone.

  • Insurrezione anarchica in Lunigiana (1894): repressa militarmente.

  • Leggi antianarchiche (1894): usate per sciogliere il Partito Socialista dei Lavoratori Italiani.

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Politica coloniale: Crispi cerca di espandere il dominio italiano in Africa

  • 1882-1885: Italia acquisisce Assab e Massaua.

  • 1889: Trattato di Uccialli con Menelik II d’Etiopia, interpretato in modo diverso dalle due parti.

  • 1895-1896: L’Italia tenta di invadere l’Etiopia ma viene sconfitta ad Adua (1° marzo 1896). Questa disfatta porta alle dimissioni di Crispi e al riconoscimento dell’indipendenza etiope.

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1898: l'aumento del prezzo del pane

Dopo la caduta di Crispi a seguito della sconfitta di Adua (1896), le tensioni politiche e sociali sembrano placarsi temporaneamente, ma nel 1898 esplodono nuovamente a causa dell'aumento del prezzo del pane.

Questo rincaro è dovuto a un cattivo raccolto e alla riduzione delle importazioni di grano dagli Stati Uniti, in conseguenza della guerra ispano-americana.

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Strage di Milano: 1898

Le proteste popolari, spesso spontanee, si diffondono in tutta Italia, con assalti a forni, municipi e proprietà terriere. Il governo di Antonio di Rudinì risponde con la repressione militare e proclama lo stato d'assedio in diverse città, tra cui Milano.

Qui, tra il 18 e il 19 maggio 1898, il generale Bava-Beccaris ordina di sparare sulla folla, causando circa 80 morti e centinaia di feriti. Per questo atto riceve onorificenze dal re Umberto I, provocando un'ondata di indignazione.

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Misure repressive del governo Pelloux

Dopo la caduta di Rudinì, Luigi Pelloux diventa Primo Ministro e propone leggi che limitano la libertà di stampa e di associazione, incontrando forte opposizione parlamentare.

A contrastare le misure repressive vi sono Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti, i quali ricorrono all’ostruzionismo parlamentare per impedire l’approvazione delle nuove leggi.

Nel 1900, le elezioni dimostrano che l’opinione pubblica non sostiene Pelloux, il quale si dimette

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Assassinio di Umberto I: 1900

Il nuovo governo è guidato da Giuseppe Saracco, ma la situazione precipita con l'assassinio di Umberto I il 29 luglio 1900, per mano dell’anarchico Gaetano Bresci, che vuole vendicare la strage di Milano.

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Svolta politica dopo il 1900

Con l’ascesa al trono di Vittorio Emanuele III, molti si aspettano un governo conservatore.

Tuttavia, il nuovo re sorprende tutti affidando l'incarico di governo a Zanardelli, che nomina Giolitti ministro dell’Interno, segnando così una svolta politica più progressista.

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Il Riformismo Giolittiano

Giovanni Giolitti guida l’Italia nei primi anni del Novecento con una politica riformista volta a integrare le masse nello Stato liberale. La sua strategia si basa su tre principi fondamentali:

  1. Neutralità dello Stato nei conflitti sociali

    • Lo Stato non interviene con la forza pubblica negli scioperi, favorendo così il dialogo tra lavoratori e industriali/latifondisti.

    • Questa scelta porta a un aumento degli scioperi, soprattutto nel Nord Italia, in settori come l’agricoltura padana e l’industria.

  2. Politiche sociali e miglioramento delle condizioni di lavoro

    • Introduzione di leggi a tutela del lavoro femminile e minorile.

    • Assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni (1897-98).

    • Creazione dell’Istituto Nazionale delle Assicurazioni (INA) nel 1912.

    • Municipalizzazione dei servizi pubblici (trasporti, elettricità, gas).

    • Nazionalizzazione delle ferrovie nel 1905.

  3. Questione meridionale e sviluppo economico

    • Forti squilibri tra Nord e Sud: il Meridione è economicamente arretrato, con latifondi poco produttivi e scarsa industrializzazione.

    • Ostacoli ambientali (carenza di infrastrutture, acqua, competenze tecniche).

    • Presenza della criminalità organizzata (Mafia, Camorra) che ostacola lo sviluppo.

    • Legislazione speciale per il Sud:

      • Acquedotto Pugliese (1902).

      • Provvedimenti per Napoli (1904): sgravi fiscali, incentivi industriali.

      • Riforma dei contratti agrari (1906): condizioni migliori per gli affittuari.

Grazie alle riforme, tra il 1900 e il 1915 i salari industriali aumentano del 35% e quelli agricoli del 50%, stimolando i consumi e la crescita economica. Tuttavia, Giolitti viene accusato di non aver combattuto efficacemente la criminalità organizzata nel Sud.