DIAGNOSTICA DINAMICA - Capitolo 12: LA PERSONALITA’ MASOCHISTICA (AUTODISTRUTTIVA)

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Che cos'è la personalità masochistica e in che modo si distingue dalla semplice ricerca del dolore?

Il comportamento masochistico non è necessariamente patologico, ma, nel suo significato più ristretto, implica che un modus operandi di trionfo morale raggiunto attraverso la sofferenza autoimposta diventi talmente abituale in una persona da farla considerare un carattere masochistico. La personalità masochistica si distingue dalla semplice ricerca del dolore perché il termine "masochismo" non indica amore per il dolore e la sofferenza; piuttosto, la persona masochistica tollera il dolore e la sofferenza nella speranza, cosciente o inconscia, di un qualche bene maggiore. Ad esempio, una moglie maltrattata può rimanere con un partner violento per tenere unita la famiglia o per evitare un abbandono totale. Quando il masochismo è alla base di modelli ripetuti, piuttosto che un effetto secondario di altre dinamiche, si può parlare di personalità masochistica.
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Confronta i "masochisti relazionali" e i "masochisti morali" in termini di bisogni anaclitici e introiettivi.

Le dinamiche degli individui masochisti si estendono lungo un continuum che va da un estremo anaclitico a uno introiettivo. I masochisti relazionali presentano intensi bisogni anaclitici, con temi centrali riguardanti il Sé in relazione all'altro. Le loro azioni autodistruttive sono il risultato di sforzi volti a mantenere un attaccamento a ogni costo e si aspettano che il loro comportamento masochistico eliciti una maggiore connessione con la persona con cui si relazionano. I masochisti morali, invece, sono individui introiettivi, le cui questioni relative alla definizione di Sé assumono maggiore rilevanza. Hanno organizzato la loro autostima intorno alla capacità di tollerare il dolore e il sacrificio. Possono dare l'impressione di essere grandiosi e sprezzanti, esaltati nella loro sofferenza e disprezzando chi non sopporta con la stessa grazia le medesime sofferenze, trovando così nella propria sofferenza una base compensatoria per sostenere l'autostima. Il loro bisogno di ottenere dagli ascoltatori la conferma che la colpa è degli altri può prevalere sugli obiettivi pratici.
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Quali differenze di genere sono state ipotizzate nello sviluppo del masochismo e quali affetti predominano nella psicologia masochistica?

Nello sviluppo del masochismo sono state ipotizzate le seguenti differenze di genere:
• Traumi infantili e maltrattamenti possono creare disposizioni contrastanti nei due sessi: le bambine abusate tendono a sviluppare un modello masochistico, mentre i bambini abusati è più probabile che si identifichino con l'aggressore e si sviluppino in una direzione più sadica.
• La maggiore forza fisica degli uomini adulti e la previsione di tale vantaggio nei bambini di sesso maschile può predisporli a fronteggiare il trauma con mezzi attivi, mentre le femmine possono sviluppare una disposizione allo stoicismo, all'autosacrificio e alla vittoria morale tramite la sconfitta fisica.
• La differente secrezione di ormoni come testosterone, dopamina e ossitocina potrebbe giocare un ruolo in queste differenze.
Gli affetti che predominano nella psicologia masochistica sono:
• Una tristezza cosciente e profondi sensi di colpa inconsci, analogamente alla depressione.
• A differenza dei depressi, gran parte dei masochisti è incline a provare intensi sentimenti di rabbia e risentimento.
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Quali difese utilizzano i masochisti e in che modo l'acting out difensivo (es. provocazione, tranquillizzazione) è centrale per questa personalità?

I masochisti utilizzano le seguenti difese:
• Introiezione.
• Volgersi contro il Sé.
• Idealizzazione.
• Acting out difensivo, che è centrale e massicciamente impiegato.
• I masochisti morali usano anche la moralizzazione.
• Il diniego.
L'acting out difensivo è centrale per la personalità masochistica poiché è il suo segno distintivo e comporta il rischio di gravi danni. Molti atti autodistruttivi, guidati dall'inconscio, rappresentano il tentativo di padroneggiare una situazione dolorosa prevista. Per esempio, chi è cronicamente in attesa di una punizione da una figura autoritaria può provare sollievo provocandola attivamente, ottenendo così un senso di controllo (il potere di scegliere tempo e luogo della propria sofferenza). Questo comportamento è definito "trasformazione della passività in attività". Reik ha descritto diverse dimensioni dell'acting out masochistico:
• Provocazione: "Provoco la tua collera in modo da poterla prevedere, affrontare e superare".
• Tranquillizzazione: "Soffro già, quindi per favore evita ulteriori punizioni".
• Esibizionismo: "Guarda, sto soffrendo".
• Spostamento della colpa: "Guarda cosa mi fai fare". Nel masochismo relazionale, il comportamento autodistruttivo può fungere da difesa dall'ansia di separazione, richiamando l'attenzione degli altri e coinvolgendoli nel processo masochistico.
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Spiega come il diniego opera nelle persone con organizzazione masochistica.

Nelle persone con organizzazione masochistica, il diniego è una difesa frequente. Esse indicano attraverso parole e comportamenti di essere sofferenti o di essere vittime di abusi, ma allo stesso tempo negano di provare un particolare disagio e rivendicano le buone intenzioni di chi le maltratta.
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Descrivi i modelli relazionali che portano allo sviluppo del masochismo, inclusa l'associazione tra attaccamento e dolore.

I modelli relazionali che portano allo sviluppo del masochismo si distinguono dalle condizioni depressive perché la deprivazione o la perdita traumatica non è stata così devastante da far rinunciare il bambino all'idea di essere amato. Molti genitori disfunzionali, infatti, possono intervenire attivamente se il figlio si fa male o è in pericolo. Di conseguenza, il bambino impara che se soffre abbastanza riesce ad attirare su di sé un certo interessamento.
La storia di un masochista è spesso simile a quella di un depresso, caratterizzata da gravi perdite non elaborate, figure genitoriali critiche o colpevolizzanti, inversione di ruoli (con il bambino che si sente responsabile per i genitori), esperienze traumatiche e abusi, e modelli genitoriali depressivi. Tuttavia, a differenza dei depressi che si sentono privi di conforto, i masochisti percepiscono che se dimostrano a sufficienza il loro bisogno di compassione e tenerezza non subiranno un abbandono emotivo totale. Ricerche su donne vittime di maltrattamenti rivelano che temono l'abbandono più del dolore o della morte, tanto da sprofondare in depressione maggiore se separate dagli aggressori.
Nelle storie dei pazienti masochisti, le uniche occasioni in cui un genitore investiva affettivamente erano spesso quelle in cui i figli venivano puniti. In tali circostanze, si instaura un'associazione inevitabile tra attaccamento e dolore. Il bambino impara che la sofferenza è il prezzo della relazione e desidera la relazione più della sicurezza fisica, interiorizzando la razionalizzazione dei genitori che "è meglio essere picchiati che trascurati". L'eccessivo rinforzo per l'autosacrificio e lo scarso incoraggiamento al proprio benessere predispongono a una vita di masochismo.
Inoltre, Nydes ha evidenziato un'affinità tra masochisti e paranoidi, entrambi inclini alla minaccia all'autostima e alla sicurezza. Mentre il paranoide attacca per primo ("Ti attaccherò prima che tu mi attacchi"), il masochista si auto-attacca ("Mi attaccherò prima io stesso in modo che tu non debba farlo"). La persona paranoide sacrifica l'amore per il potere, quella masochista si comporta in modo opposto.
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Qual è la rappresentazione di sé del masochista e come si lega al senso di indegnità, colpa e unicità nella sofferenza?

La rappresentazione di sé del masochista è paragonabile a quella del depresso: una persona indegna, colpevole, che merita rifiuto e punizione. A ciò si aggiunge un senso diffuso di essere estremamente bisognosi e incompleti, non solo deprivati, ma anche apprezzati e maltrattati.
Nei masochisti morali, la sofferenza diviene una base compensatoria per sostenere l'autostima. Essi possono apparire grandiosi e sprezzanti, esaltati nella loro sofferenza e disprezzando chi non riesce a sopportare con il loro stesso "garbo" dolori di pari intensità. Gli individui masochisti relazionali, invece, si aspettano che il loro comportamento autodistruttivo stimoli una maggiore connessione con gli altri.
La percezione di "cattiveria" interiore viene gestita proiettandola sugli altri e comportandosi in modo da dimostrare che è esterna e non interna a sé. Questa psicologia può rendere difficile per il paziente accettare misure correttive, specialmente quando l'autostima o una relazione sono percepite come rafforzate dalla capacità di sopportare le sfortune, e tali obiettivi sono visti come meno raggiungibili se si agisce per il proprio interesse.
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Descrivi il transfert tipico con i clienti masochisti e i due tipi di controtransfert più comuni (contromasochismo e sadismo).

Il transfert tipico con i clienti masochisti consiste nel riattualizzare con il terapeuta il dramma del bambino che ha bisogno di attenzioni ma può ottenerle solo dimostrando di soffrire. Il terapeuta può essere visto come un genitore che deve essere persuaso a offrire sicurezza e conforto a un paziente che si percepisce debole, minacciato e privo di protezione. Il masochista cerca spesso di convincere il terapeuta di aver bisogno e di meritare di essere salvato. A ciò si unisce la paura che il terapeuta sia una figura autoritaria indifferente, egoista, critica o abusante, che smaschererà l'indegnità del cliente, lo biasimerà e troncherà il rapporto. Questi propositi e timori possono essere coscienti o inconsci, egosintonici o egodistonici, a seconda del livello di organizzazione della personalità.
Le dinamiche masochistiche evocano generalmente due tipi di controtransfert, spesso presenti entrambi:
• Contromasochismo: Inizialmente, i clinici tendono a essere eccessivamente generosi, cercando di persuadere il paziente di comprendere la sua sofferenza e rassicurandolo di non essere attaccato. Questo approccio, che sarebbe utile con un depresso, enfatizza la disponibilità del terapeuta e la percezione della sofferenza dell'altro, il che con il masochista può favorire la regressione. Il paziente impara che le pratiche autodistruttive sono gratificanti e che una sofferenza più acuta genera una risposta più affettuosa.
• Sadismo: Quando l'approccio generoso si rivela inefficace e il paziente diventa più indifeso e infelice, il terapeuta inizia a provare sentimenti egodistonici di irritazione, seguiti da fantasie di ritorsione sadica verso il cliente per la sua ostinata resistenza all'aiuto offerto. I terapeuti possono anche faticare ad ammettere le proprie pulsioni sadiche e razionalizzare un'interpretazione punitiva o un rifiuto.
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Quali sono le modificazioni tecniche raccomandate per il trattamento dei pazienti masochisti e perché il terapeuta non dovrebbe offrire un modello di comportamento masochistico?

Le modificazioni tecniche raccomandate per il trattamento dei pazienti masochisti includono:
• Adottare la posizione vis-a-vis anziché supina.
• Porre attenzione sulla relazione reale oltre che sul transfert.
• Mantenere un atteggiamento dell'analista privo di tracce di onnipotenza.
• Il terapeuta deve incarnare un esempio di sana autoaffermazione, mostrandosi una persona che si esprime nel modo in cui struttura la collaborazione terapeutica.
• Stabilire un compenso adeguato per la competenza professionale e riceverlo sentendosi nel diritto, senza offrire interruzioni di pagamento o autosacrifici 'terapeutici'.
• Mantenere la propria auto-protezione e interesse personale, anche di fronte alla rabbia o alle critiche del paziente.
• Accogliere la rabbia normale del paziente e mostrare comprensione per i sentimenti negativi, distinguendoli da moralismi o esibizioni di sofferenza.
• Resistere alla colpevolizzazione e al dubbio di sé indotti dal paziente, specialmente in prossimità delle separazioni.
• Affrontare materiali pericolosi con un tono disinvolto e spassionato, parlando della realtà del pericolo senza farsi carico dell'ansia del paziente.
• Interpretare attivamente le convinzioni inconsce irrazionali che sottendono il masochismo, come "Se soffro a sufficienza otterrò l'amore".
Il terapeuta non dovrebbe offrire un modello di comportamento masochistico perché:
• I masochisti hanno un bisogno urgente di un esempio di sana autoaffermazione.
• Un autosacrificio 'terapeutico' li fa sentire in colpa e incapaci di miglioramento.
• Non possono imparare a esercitare le proprie prerogative personali se il terapeuta offre un modello di autoannientamento.
• Ciò rinforzerebbe la loro credenza che le pratiche autodistruttive siano remunerative e che una sofferenza più acuta generi una risposta più affettuosa.
• Il terapeuta deve dimostrare di preoccuparsi di sé senza sentirsi in colpa per le reazioni nevrotiche altrui, stimolando così un maggiore rispetto di sé nel paziente.
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In che modo il terapeuta può aiutare i masochisti a esprimere la propria rabbia e a sviluppare un maggiore rispetto di sé, evitando l'eccessiva simpatia?

Per aiutare i masochisti a esprimere la propria rabbia e a sviluppare un maggiore rispetto di sé, evitando l'eccessiva simpatia, il terapeuta deve:
• Accogliere l'espressione di una rabbia normale e mostrare comprensione per i sentimenti negativi, insegnando che la rabbia è una reazione naturale quando non si ottiene ciò che si vuole, e che può essere compresa senza bisogno di moralismo o esibizioni di sofferenza.
• Adottare un atteggiamento di "nessuna indulgenza" o eccessiva simpatia. Invece di dire "Poverino!", è più efficace chiedere con tatto: "Come si è messo in questa situazione?", ponendo enfasi sulla capacità del cliente di migliorare le cose.
• Questo approccio non infantilizzante e a sostegno dell'Io può irritare inizialmente i masochisti (che credono che mostrare debolezze sia l'unico modo per ottenere affetto), ma offre al terapeuta l'opportunità di accogliere la loro rabbia normale e promuovere l'autenticità.
• Il terapeuta deve resistere alla colpevolizzazione e al dubbio di sé indotti dal paziente, specialmente in prossimità delle separazioni. Mostrando di preoccuparsi di sé senza sentirsi in colpa per le reazioni nevrotiche altrui, il terapeuta stimola nel masochista un maggiore rispetto di sé, anche se ciò può provocare un "orrore moralistico" nel paziente.
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Come si dovrebbe gestire l'ansia del terapeuta quando un paziente masochista si trova in una situazione pericolosa?

Quando un paziente masochista si trova in una situazione pericolosa, il terapeuta dovrebbe gestire la propria ansia nel seguente modo:
• È spesso utile resistere all'ansia che si prova e affrontare il materiale con un tono disinvolto e spassionato.
• Evitare di esprimere ansia in modo diretto, poiché questo potrebbe permettere al paziente di sentirsi magicamente "libero" dalla preoccupazione, proiettando l'ansia sul clinico.
• Invece, è utile parlare direttamente della realtà dei pericoli in modo pratico e concreto. Ad esempio, di fronte a un paziente che torna da un abusatore, il terapeuta potrebbe dire: "Capisco che lui non vuole ucciderti e che si pente dopo che ti attacca, che questo dimostra il suo amore, che lo ami anche tu e che vuoi tornare indietro. Bene, ma naturalmente dobbiamo prendere seriamente in considerazione la possibilità che, senza volerlo, lui arrivi a un punto in cui accadrà che ti uccida. Quindi dovremmo affrontare questo pericolo. Hai fatto testamento? Hai un'assicurazione sulla vita?".
• Questo approccio, rifiutando di farsi carico dell'ansia, costringe il paziente a sentire l'ansia che non è riuscito a proiettare e ad affrontare le conseguenze del suo comportamento masochista.
• La scelta dei tempi è fondamentale: procedere troppo velocemente prima di aver stabilito un'alleanza terapeutica affidabile può far sentire il paziente criticato. Se gli interventi che pongono il paziente di fronte alla realtà superano una soglia di disagio terapeutico, il terapeuta deve scusarsi, ma senza eccessivi autorimproveri.
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Quali convinzioni inconsce irrazionali devono essere attivamente interpretate nel trattamento del masochismo?

Nel trattamento del masochismo, il terapeuta deve interpretare attivamente le seguenti convinzioni inconsce irrazionali che sono cruciali per il paziente:
• "Se soffro a sufficienza otterrò l'amore".
• "Il modo migliore di trattare i miei nemici è dimostrare che sono degli abusatori".
• "L'unica ragione per cui mi è successo qualcosa di buono è che mi sono punito a sufficienza".
Queste convinzioni, sebbene possano offrire conforto o alleggerire la sofferenza, diventano dannose quando impediscono al paziente di compiere azioni efficaci. L'insistenza del terapeuta nel metterle in discussione è fondamentale per un cambiamento profondo, distinguendolo da una semplice "guarigione da transfert".
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Confronta la personalità masochistica con la personalità depressiva e dissociativa ai fini della diagnosi differenziale e delle implicazioni terapeutiche.

Personalità Masochistica vs. Personalità Depressiva: • Sovrapposizione: Molte persone mostrano dinamiche sia masochistiche che depressive (carattere masochistico-depressivo), ma spesso una delle due prevale. • Bisogni terapeutici del Depresso: La persona prevalentemente depressa necessita soprattutto di imparare che il terapeuta non la giudicherà, rifiuterà o abbandonerà, e sarà disponibile, specialmente nei momenti di sofferenza, a differenza degli oggetti interiorizzati che alimentano la depressione. • Bisogni terapeutici del Masochista: La persona con tendenze più masochistiche deve scoprire che l'autoaffermazione (e non la sofferenza impotente) può stimolare calore e accettazione negli altri, e che il terapeuta non è interessato particolarmente ai dettagli delle sue disgrazie attuali. • Rischi terapeutici: ◦ Trattare un depresso come un masochista può aggravare la depressione e indurre tentativi di suicidio, facendolo sentire rimproverato e abbandonato. ◦ Trattare un masochista come un depresso rischia di rinforzarne l'autodistruttività. ◦ La somministrazione di farmaci antidepressivi a un masochista può alimentare la credenza patogena che per migliorare abbia bisogno di un'autorità esterna e dei suoi poteri. • Approccio terapeutico: Il terapeuta deve continuamente valutare quale dinamica (depressiva o masochista) sia più attiva per adeguare il tono degli interventi al processo difensivo primario.

Personalità Masochistica vs. Personalità Dissociativa: • Sovrapposizione: Numerose persone sono soggette a stati dissociati in cui ripetono, simbolicamente o concretamente, il male subito in passato (es. autoipnosi per riattualizzare torture subite). • Personalità Alter: Spesso si rivela l'esistenza di una personalità alter identificata con l'aggressore, di cui la personalità principale non ha ricordo. In questi casi, la dinamica generale è masochistica. • Priorità Terapeutica: Se il terapeuta non si rende conto che gli atti autolesivi vengono compiuti in uno stato dissociato da una parte della persona non sempre cosciente, ogni interpretazione sarà inutile. È cruciale chiedere al paziente se ricorda tali atti e se si è sentito depersonalizzato o fuori dal proprio corpo. • Approccio terapeutico: Finché il paziente non ha accesso allo stato mentale in cui l'atto autodistruttivo è stato compiuto, gli interventi volti a ridurre la dissociazione hanno la priorità sulle interpretazioni del masochismo