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Myanmar / Burma
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Myanmar History (Chapter 1&3)
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SCIENZA DELLE FINANZE CAPITOLO INTRODUTTIVO 1. 2. 3. 4. Ruolo dello Stato, operatore pubblico, all’interno del sistema economico di mercato privato. Stato: operatore pubblico, settore pubblico. Mercato: luogo in cui vengono effettuati una serie di scambi tra produttori e consumatori. Si incontrano domanda (da parte dei consumatori) e offerta (da parte dalle imprese che producono beni e servizi e li mettono sul mercato) Quattro domande fondamentali: Quando lo Stato dovrebbe intervenire all’interno del mercato? Come lo Stato dovrebbe intervenire? Attraverso quali strumenti? Quali saranno gli effetti di ciascun intervento. Considerare il rischio che l’intervento pubblico sortisca degli effetti indesiderati Perché lo Stato sceglie di intervenire in un determinato modo? PRIMA DOMANDA: Quando lo Stato dovrebbe intervenire nel sistema economico di mercato? 2 ragioni che giustificano l’intervento: Fallimento di mercato o Redistribuzione. I. Fallimento=> il mercato non può massimizzare l’efficienza sociale (esternalità, beni pubblici, asimmetria informativa). Con l’espressione “fallimento del mercato” non s’intende un fallimento da un punto di vista finanziario bensì ci si riferisce al mancato raggiungimento di un obiettivo: massimizzazione dell’efficienza sociale, tramite cui il mercato avrebbe consentito la realizzazione di tutti gli scambi efficienti. Il sistema economico può essere visto come una serie di scambi tra produttori e consumatori. Uno scambio viene definito efficiente se migliora la situazione di almeno una parte senza danneggiare l’altra. La massima efficienza sociale avviene quando hanno effettivamente luogo tutti gli scambi efficienti possibili. Nella maggior parte dei casi, l’equilibrio concorrenziale di mercato è l’esito più efficiente per la società massimizzando i guadagni davanti agli scambi efficienti. Ciò significa che il mercato ci ha portato in una condizione di ottimo. Ottimo=massimo-> qualcosa che non è migliorabile. Ci sono situazioni in cui non si raggiunge la massima efficienza: se si raggiungono queste condizioni, allora ci sono margini di miglioramento-> significa che il mercato non riesce a portarci a dei margini di miglioramento e serve l’intervento dello Stato. Quando si parla di esternalità, beni pubblici, asimmetria informativa, si giustifica il ruolo dello Stato nel mercato. Il benessere sociale dipende sia dall’efficienza sociale sia dall’equità. Il libero aggiustamento dei prezzi garantisce che in equilibrio, nel mercato concorrenziale, l’offerta risulta uguale alla domanda. In questa situazione, tutti gli scambi che hanno valore sia per i produttori che per i consumatori vengono effettuati. Infatti: ogni bene che dai consumatori viene valutato più del suo costo di produzione sarà prodotto e consumato, cosa che non accade per i beni che i consumatori valutano meno rispetto al loro costo di produzione. - Esempio: di fallimento del mercato concerne l’ambito dell’assicurazione sanitaria, offerta da un gran numero di compagnie di assicurazione e richiesta da un gran numero di individui. Nell’equilibrio di mercato in cui l’offerta eguaglia la domanda, l’efficienza sociale dovrebbe essere massimizzata: chiunque valuti l’assicurazione sanitaria più del suo costo di produzione è in grado di acquistare l’assicurazione. L’esistenza di un numero elevato di individui non assicurati non implica che il mercato non funzioni (non tutti gli individui sono infatti disposti a pagare per assicurarsi; cfr. capitolo VII). Questo implica soltanto che le persone prive di assicurazione, evidentemente, non le attribuiscono un valore abbastanza elevato da indurle ad acquistarla ai prezzi correnti. Dobbiamo porci una domanda: questo equilibrio tra assicurati e non è il più efficiente degli esiti possibili per la società? Non è detto. Supponiamo che un professore non abbia l’assicurazione sanitaria e non si faccia il vaccino contro l'influenza. Questo aumenta il rischio di ammalarsi e di trasmettere l'influenza agli studenti, che, se si ammalano, affrontano spese mediche più alte e un rendimento scolastico inferiore. In questo caso, l'assicurazione sanitaria non solo beneficerebbe la salute del professore, ma anche quella degli studenti, riducendo le loro spese e migliorando i risultati nei corsi. Tuttavia, quando il professore decide se assicurarsi, considera solo il beneficio personale e non il valore sociale dell'assicurazione. Se il professore non si preoccupa dell'influenza e ritiene che l’assicurazione sia troppo costosa, potrebbe decidere di non acquistarla, anche se, a livello sociale, sarebbe più vantaggioso per lui e per gli studenti se la comprasse. Questo è un esempio di "esternalità negativa", dove le decisioni di una persona impongono costi sugli altri, che non vengono presi in considerazione dalla persona stessa. In questo caso, il professore si sta sottoassicurando, causando un danno alla società. Se il mercato concorrenziale non porta al risultato più efficiente, l’intervento pubblico potrebbe migliorare la situazione. Lo Stato, infatti, potrebbe valutare non solo i benefici per il professore, ma anche quelli per gli studenti e la società nel suo complesso, e quindi indurre il professore ad acquistare l’assicurazione se i benefici totali superano i costi. Tuttavia, l’intervento statale non garantisce automaticamente un miglioramento dell’efficienza sociale, poiché ci potrebbero essere altre problematiche legate all'implementazione delle politiche pubbliche. II. Redistribuzione: consiste nel trasferimento di risorse da alcuni gruppi ad altri gruppi all’interno della società. La distribuzione delle risorse realizzata dal mercato può non essere quella socialmente desiderabile. - Esempio: la società può ritenere che il beneficio derivante da un euro addizionale destinato al consumo di una persona molto ricca è minore de beneficio di un euro addizionale destinato al consumo di una persona molto povera (situazione non equa). Il principale modo per correggere questa allocazione consiste in un intervento dello Stato, al quale viene affidato il compito di migliorare la condizione dei cittadini più poveri tramite delle imposte finanziate dai cittadini più abbienti. - Tuttavia, la redistribuzione di risorse da un gruppo all’altro, comporta delle perdite di efficienza. Tali perditi avvengono dal momento che questo intervento spinge gli individui a modificare il proprio comportamento, discostandosi, quindi, dal punto di massimizzazione dell’efficienza. Bisogna tenere in considerazione che tassare i ricchi per distribuire denaro ai poveri, potrebbe spingere i ricchi a lavorare meno assiduamente (non ricaverebbero più la stessa quantità dal loro lavoro) e, contemporaneamente, i poveri si cullerebbero, lavorando meno assiduamente (per loro non sarà più necessario lavorare assiduamente per mantenere un certo tenore di vita). - Se al mercato importa della produttività (chi è più produttivo nel mercato riceve di più, chi è meno produttivo riceve di meno, discorso che vale non solo per i singoli individui, ma anche per le realtà territoriali), perché il suo obiettivo è quello di rendere la distribuzione rispetto a quella fatta dal mercato, come farà quando questi gruppi cominceranno a lavorare meno assiduamente? Se questi individui smettono du produrre i beni che i consumatori valuterebbero più del loro costo di produzione, lo stato si troverebbe davanti ad una riduzione dell’efficienza sociale. Ciò vuol dire che s’instaurerà un trade-off. Trade-Off: nel momento in cui si raggiunge uno di questi due obiettivi, si manca di raggiungere l’altro. Questi obiettivi non possono essere raggiunti, nella maggior parte dei casi, contemporaneamente. La redistribuzione di solito comporta uno spreco di risorse. SECONDA DOMANDA: Come dovrebbe intervenire lo Stato nel sistema economico di mercato? Lo stato si sostituisce al mercato privato o lo regolamenta, avvalendosi di due principali strumenti: spese pubbliche ed entrate pubbliche. - Tassare o sussidiare le vendite o gli acquisti privati: meccanismo dei prezzi. Le politiche pubbliche intervengono al fine fi modificare il prezzo dei beni per mezzo di due strumenti: 1) Imposte: aumentano il prezzo praticato nelle vendite o negli acquisiti privati dei beni che sono sovrapprodotti. 2) Sussidi: riducono il prezzo praticato nelle vendite o negli acquisti privati dei beni che risultano essere sottoprodotti. - Limitare o imporre le vendite o gli acquisti privati. Potremmo parlare di paternalismo dello stato (miopia degli individui). Ci si trova di fronte ad individui miopi che fanno fatica a considerare costi e benefici futuri legati a una loro scelta attuale. Danno più peso al costo che quella scelta implica loro oggi. Lo Stato che aiuta questi individui a vedere i costi e i benefici di una scelta che devono compiere oggi, impedendogli di compiere scelte dannose o obbligandoli a compiere scelte vantaggiose. • Individui che potrebbero compiere scelte dannose: coloro che danno più peso al beneficio della scelta non curandosi dei costi futuri=> lo Stato li aiuta a evitare quella scelta. • Individui che potrebbero non compiere scelte vantaggiose: chi non è in grado di valutare i benefici di domani perché sta dando troppo peso ai costi attuali. Esempio: il sistema delle pensioni ha una valenza pensionistica=> lo Stato obbliga a versare i contributi in cambio di contributi e un reddito di lavoro. Lo stato obbliga ad una scelta ritenuta vantaggiosa. I benefici attuali e futuri così come i costi riguardano gli individui, ma anche la collettività. Quei costi e benefici trascurati ricadono anche sulla collettività. - Fornitura pubblica: lo Stato si occupa di fornire direttamente i beni al fine di giungere potenzialmente al livello di consumo che massimizza il benessere sociale. - Finanziamento pubblico di fornitura privata: lo Stato, per influenzare l livello di consumo, pur non risultando coinvolto nella fornitura di un bene, decide di finanziare delle imprese private in grado di assicurare il livello di fornitura desiderato. Altri strumenti che adopera lo Stato: • Spesa pubblica: grazie a cui lo stato è in grado di svolgere il suo ruolo all’interno del sistema di mercato. Esempio: spesa per l’istruzione, sistema pensionistico e/o sanitario=> Lo Stato spende nell’istruzione per equità, efficienza e paternalismo. • Entrate pubbliche: sono uno strumento grazie al quale lo stato può raggiungere i suoi obiettivi. Esse finanziano le spese. TERZA DOMANDA: Quali sono gli effetti di ciascun intervento? È importante valutare i costi e l’importanza di ciascun effetto, causato dall’intervento dello Stato. I policy marker (responsabili delle politiche pubbliche) devono compl rendere le implicazioni di ciascuna delle possibili opzioni. Questa valuta è al centro della scienza delle finanze empirica, che implica la raccolta di dati e la costruzione di modelli econometrici per valutare come gli individui e le imprese potrebbero rispondere agli interventi pubblici. Per fare ciò, i policy marker devono fare una distinzione tra: • Gli effetti diretti di un intervento pubblico sono quelli che si verificano senza che le persone cambino il loro comportamento. Ad esempio, se nel 2010 il governo degli Stati Uniti avesse deciso di offrire assistenza sanitaria gratuita a chi non ha un’assicurazione, il costo annuale per coprire i 50 milioni di persone senza assicurazione sarebbe stato di circa 125 miliardi di dollari. Sebbene una cifra elevata, sarebbe stata comunque inferiore alla spesa totale per la sanità del governo, che nel 2010 era di 818 miliardi di dollari. • Gli effetti indiretti, invece, si verificano quando le persone modificano il loro comportamento in risposta all'intervento. Per esempio, se il governo offrisse assistenza sanitaria gratuita, alcune persone che già hanno un’assicurazione privata potrebbero decidere di non rinnovarla e di accedere al programma pubblico. Se metà delle persone con assicurazione privata decidesse di passare al programma pubblico, il numero di utenti del sistema sanitario pubblico aumenterebbe di 88 milioni, facendo triplicare il costo del programma a circa 340 miliardi di dollari l’anno. Se solo il 10% degli assicurati privati cambiasse, il costo salirebbe a 165 miliardi di dollari. La domanda chiave, quindi, è: quanti degli attuali assicurati privati rinuncerebbero alla loro polizza per usufruire dell’assistenza sanitaria gratuita? Per rispondere a questa domanda è necessario raccogliere dati empirici, che gli economisti usano per fare stime precise e valutare gli effetti di tali interventi. Questi effetti vengono anche chiamati effetti di spiazzamento o crowding out della spesa privata. Esempio: Istruzione pubblica gratuita. Immaginiamo uno scenario in cui lo Stato interviene nell’istruzione pubblica con l’obiettivo di aumentare il livello di istruzione nella società. La spesa privata per l’istruzione è quella che le famiglie spendono per mandare i propri figli a scuole private. L’intervento pubblico mira a incoraggiare chi non frequenta la scuola privata ad iscriversi alla scuola pubblica, aumentando così il numero di bambini che ricevono un'istruzione. - L’effetto diretto desiderato è proprio questo: più bambini frequentano la scuola, quindi il livello di istruzione della società aumenta. In alcuni casi, potrebbe succedere che la spesa pubblica vada a sostituire quella privata. Ad esempio, se una famiglia che prima pagava per una scuola privata ora manda il proprio figlio alla scuola pubblica gratuita, la spesa privata viene sostituita dalla spesa pubblica. Se la spesa della scuola pubblica è più alta di quella che la famiglia sosteneva prima, si ottiene un effetto diretto positivo, poiché il figlio potrebbe ottenere un livello di istruzione più alto rispetto a prima. In questo caso, il comportamento delle famiglie cambia in senso positivo, dato che ora c'è una nuova possibilità di istruzione di qualità superiore rispetto a quella che avrebbero potuto permettersi. - Tuttavia, ci sono anche effetti indiretti da considerare. Se l’intervento pubblico sostituisce la spesa privata senza portare ad un miglioramento del livello di istruzione (ad esempio, se la scuola pubblica non è di qualità superiore rispetto a quella privata), l’effetto potrebbe essere negativo. In questo caso, il livello di istruzione rimarrebbe invariato o addirittura peggiorerebbe, poiché la sostituzione della spesa privata con quella pubblica non avrebbe portato un miglioramento nella qualità educativa. Questo è un esempio di effetto indiretto indesiderato. - Infine, un intervento pubblico è considerato vantaggioso quando gli effetti diretti (l’aumento del livello di istruzione) sono superiori agli effetti indiretti (che potrebbero portare a una riduzione della qualità). Al contrario, l'intervento sarebbe dannoso se gli effetti indiretti fossero più negativi degli effetti diretti. QUARTA DOMANDA: Perché lo stato sceglie di intervenire in un certo modo? Questo ambito si inserisce nel più ampio campo della political economy, che studia il processo decisionale che porta lo Stato a implementare politiche pubbliche specifiche e a non adottarne altre. L’obiettivo è comprendere le ragioni che spingono lo Stato a intervenire nell’economia, nonché le cause dei fallimenti o delle politiche pubbliche inadeguate. Anche lo Stato può infatti andare incontro a fallimenti. Questi fallimenti non sono legati solo alla sua incapacità di correggere i difetti del mercato, ma possono anche essere il risultato di politiche che non rispondono realmente agli interessi della collettività. La causa principale di questi fallimenti risiede nel fatto che lo Stato non agisce sempre nell’interesse dei cittadini, a causa di difficoltà intrinseche nel processo decisionale. Quando si parla di fallimenti dello Stato, si distingue tra due possibili motivazioni: l’incapacità e la non volontà. 1. L'incapacità dello Stato implica che il governo desideri agire nell’interesse dei cittadini ma si trovi comunque in difficoltà nell'attuare politiche efficaci. In questo caso, lo Stato cerca di risolvere i problemi ma non riesce a farlo a causa di vari ostacoli, come la complessità delle preferenze dei cittadini, la difficoltà nell’identificare le politiche migliori o la presenza di fallimenti informativi. 2. La non volontà dello Stato, invece, si riferisce a situazioni in cui il governo agisce per interessi propri piuttosto che per il bene della collettività. In questi casi, lo Stato può perseguire politiche che aumentano il suo potere o che rispondono agli interessi di gruppi specifici, invece di cercare il benessere generale. Questo fenomeno è spesso descritto nel concetto di Stato Leviatano, cioè uno Stato che non ha come obiettivo il benessere dei suoi cittadini, ma che si preoccupa esclusivamente del proprio potere e della propria perpetuazione.
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Natural Fibers Overview of Natural Fibers Natural fibers are derived from plants and animals, making them biodegradable and environmentally friendly. They have been used for thousands of years, with origins tracing back to ancient civilizations. Common types include cotton, jute, linen, wool, cashmere, and silk, each with unique properties and uses. Detailed Descriptions of Key Natural Fibers Cotton: Originating around 3000 BC, cotton is the most universal fiber known for its high absorbency and comfort. However, it wrinkles easily and shrinks when washed. Jute: Known as burlap, jute is one of the cheapest fibers, primarily used for carpet backing. It is brittle and breaks easily, typically woven in a plain weave. Linen: Derived from the flax plant, linen is elegant and durable, becoming softer with each wash. It is the strongest vegetable fiber, often used in high-end apparel. Wool: An animal protein fiber from sheep, wool is warm and resilient but may irritate sensitive skin. It requires dry cleaning to maintain its shape and is susceptible to moth damage. Cashmere: A luxurious fiber from goats, cashmere is soft and warm, with a yield of only half a pound per goat per year, making it rare and expensive. Silk: Produced by silkworms since 2460 B.C., silk is known for its strength and luxurious feel, often used in high-end fabrics like brocade and chiffon. Historical Context and Uses The use of natural fibers dates back to ancient civilizations, with cotton and silk being traded along the Silk Road. Jute and linen have been staples in various cultures for their durability and versatility in textiles. Wool has been a primary material for clothing in colder climates, while silk has been associated with luxury and wealth throughout history. Historical Context and Usage The use of cotton dates back to ancient civilizations, with evidence of its cultivation in the Indus Valley. Jute has been utilized for centuries, primarily in South Asia, for making ropes and burlap. Linen was favored in ancient Egypt for its coolness and comfort in hot climates, often used in burial garments. Wool has been a staple in colder regions, providing warmth and insulation for centuries. Cashmere became popular in Europe during the 18th century, symbolizing luxury and wealth. Silk was a major trade commodity along the Silk Road, influencing cultural exchanges between East and West. Manufactured Fibers Overview of Manufactured Fibers Manufactured fibers are created through chemical processes from substances that are not fibers at any stage of production. They allow for customization and enhancement of properties beyond what natural fibers can offer, such as durability and elasticity. Key Types of Manufactured Fibers Rayon: Made from regenerated cellulose, rayon was first produced in the U.S. in 1911. It is soft but loses strength when wet and should not be ironed with high heat. Nylon: Developed by DuPont in 1939, nylon is the first synthetic fabric, used in apparel and non-apparel items like tires and airbags. It is known for its quick-drying properties. Polyester: Originating in the 1930s, polyester is the most widely used manmade fiber, resistant to wrinkles but can feel clammy against the skin. Spandex: Introduced in 1959, spandex is highly elastic, used in athletic wear and swimwear, but is sensitive to chlorine. Applications and Characteristics Manufactured fibers are used in a wide range of products, from clothing to industrial applications, due to their versatility. They can be engineered for specific functions, such as moisture-wicking in athletic wear or durability in outdoor gear. The development of synthetic fibers has revolutionized the textile industry, allowing for mass production and lower costs. Applications and Innovations Rayon is often used in apparel and medical supplies due to its softness and versatility. Nylon's strength and elasticity make it suitable for a wide range of applications, from clothing to industrial uses. Polyester's resistance to wrinkles and fading has made it a popular choice for everyday clothing and home textiles. Spandex's elasticity allows for comfortable, form-fitting garments, revolutionizing activewear and swimwear design. Fabric Construction Techniques Weaving Techniques Plain Weave: The simplest and most common weave, characterized by a checkerboard pattern. Examples include burlap and linen. Twill Weave: Features diagonal lines, providing durability. Denim is a popular example, known for its ruggedness. Satin Weave: Produces a shiny surface by floating warp yarns over filling yarns, commonly used in luxurious fabrics. Specialized Weaves Basket Weave: A variation of plain weave that uses two or more warp and filling threads, resulting in a looser fabric. Pile Weave: Creates a three-dimensional texture, as seen in velvet and terry cloth, which is highly absorbent. Jacquard Weave: Allows for intricate patterns to be woven into the fabric, used in brocade and decorative textiles. Fabric Properties and Uses Different weaves impart unique properties to fabrics, such as breathability, durability, and aesthetic appeal. Understanding the weave type is crucial for selecting the right fabric for specific applications, such as clothing, upholstery, or industrial use. The choice of fiber and weave affects the final product's performance, care requirements, and longevity. Overview of Weaving Techniques Fabric construction involves various weaving techniques that determine the texture, strength, and appearance of the fabric. Common weaving methods include plain weave, twill weave, satin weave, and pile weave, each with unique characteristics and applications. Detailed Descriptions of Weaving Techniques Plain Weave: The simplest and most common weave, characterized by a checkerboard pattern. Examples include burlap and linen. Twill Weave: Features diagonal lines, providing durability and a unique texture. Denim is a well-known example of twill weave. Satin Weave: Known for its shiny surface, satin weave involves floating yarns to create a smooth finish, often used in luxurious fabrics. Pile Weave: Creates a three-dimensional texture, with examples including velvet and terry cloth, known for their softness and absorbency. Applications of Weaving Techniques Plain weave fabrics are widely used in everyday clothing and home textiles due to their simplicity and versatility. Twill weave fabrics like denim are popular in casual wear and home decor, valued for their durability. Satin weave is often used in evening wear and formal attire, providing a luxurious appearance. Pile weave fabrics are commonly used in towels and upholstery, offering comfort and absorbency. Types of Weaves Plain Weave: Balanced, no right or wrong side, wrinkles easily. Examples include calico, batiste, and muslin. Rib Weave: Includes broadcloth and poplin, characterized by fine crosswise ribs and high thread counts, often used in shirts. Basket Weave: A variation of plain weave that uses multiple warp and filling threads as one, resulting in a looser weave. Specialty Fabrics Velvet: A luxurious fabric made from silk or rayon, featuring a soft texture and rich appearance. Corduroy: A napped fabric with ridges, made from two sets of filling yarns, providing a unique texture. Brocade: A heavy fabric with raised patterns, often produced using jacquard or dobby weaving techniques. Overview of Textile Fibers Rayon Fiber Rayon is a fiber made from regenerated cellulose derived from trees, first produced in the US in 1911. Originally known as artificial silk, rayon is known for its softness and versatility in applications. It can be woven into apparel or used in non-woven forms for medical supplies, feminine products, and filters. Key characteristics include shrinkage and loss of strength when wet; it should not be ironed with hot temperatures. Nylon Developed by DuPont in 1939, nylon is a synthetic fiber made from cotton. Commonly used in apparel such as hosiery and in non-apparel items like tires, airbags, and fishing lines. Known for its easy care, quick drying properties, and low-temperature ironing requirements. Polyester Originating in the 1930s in England, polyester is one of the most widely used manmade fibers. It is utilized in both apparel (knits and woven fabrics) and non-apparel items like seat belts and artificial arteries. Polyester is recognized for its resistance to wrinkles and its somewhat clammy feel. Spandex Created by DuPont in 1959, spandex is known for its exceptional elasticity, stretching up to 500%. Commonly used in swimwear, athletic apparel, and disposable diapers, spandex is sensitive to chlorine damage. Historical Context and Applications Historical Development of Fibers Rayon was the first manmade fiber, marking a significant development in textile technology in the early 20th century. The introduction of nylon in 1939 by DuPont revolutionized the textile industry, leading to the creation of synthetic fabrics. Polyester's rise in the 1930s and spandex's introduction in 1959 further diversified fabric options available for consumers. Applications of Fabrics Apparel: Each fiber has specific applications; for example, rayon is used in clothing, while nylon is favored for hosiery and outdoor gear. Non-Apparel: Many fibers are also used in industrial applications, such as polyester in seat belts and spandex in athletic wear. Medical Uses: Non-woven fabrics like rayon are crucial in medical supplies, showcasing the versatility of textile fibers. ok
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genital feminim-gland mamar
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Myanmar and Rohingya people
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CYCLONE NARGIS 2008 MYANMAR
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Myanmar
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