Flashcard di Sociologia Economica

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Flashcard di tipo vocabolario basate sulle trascrizioni delle lezioni di sociologia economica (Settimane 1-6).

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Sociologia economica

Disciplina che studia l'interdipendenza tra fenomeni economici e sociali.

2
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Reciprocità

Una delle tre forme di integrazione tra economia e società in cui l'allocazione delle risorse è fondata su norme sociali condivise.

3
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Redistribuzione

Forma di integrazione tra economia e società regolata da una autorità centrale.

4
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Scambio di mercato

Forma di integrazione basata sul principio di massimizzazione dell'utilità.

5
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Grande trasformazione

Concetto di Polanyi che indica un intervento crescente dello stato per garantire protezione sociale ai cittadini.

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Allocazione nella reciprocità

Processo fondato su norme sociali condivise anziché su autorità o mercato.

7
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Allocazione nella redistribuzione

Processo regolato da una autorità centrale che raccoglie e distribuisce risorse.

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Allocazione nello scambio di mercato

Processo basato sulla massimizzazione dell'utilità individuale.

9
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Compresenza delle forme di integrazione

In ciascuna società si osserva la presenza simultanea di reciprocità, redistribuzione e mercato, con una prevalente.

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Tasse

Esempio concreto di una forma di redistribuzione gestita dallo Stato.

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Scambi asincroni e non equivalenti

Tipologia di scambi generati dal principio della reciprocità.

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Stato sociale keynesiano

Modello affermatosi nel secondo dopoguerra, tra gli anni 5050 e gli anni 7070 del Novecento.

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Sviluppo economico e protezione sociale

I due obiettivi principali per i quali lo stato sociale keynesiano investe risorse pubbliche.

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Keynesismo debole

Modello in cui l'intervento pubblico nell'economia ha una funzione prioritaria anticiclica.

15
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Keynesismo forte

Modello in cui l'obiettivo prioritario è l'estensione della protezione sociale.

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Mercificazione

Dimensione del welfare che esprime il livello di dipendenza del cittadino dal mercato del lavoro.

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Stratificazione

Dimensione del welfare che esprime il livello di disuguaglianza connesso alle diverse posizioni socio-economiche.

18
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Familizzazione

Dimensione del welfare che esprime quanto il benessere di un individuo dipenda dalla sua famiglia.

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Modello di welfare residuale (liberale)

Modello tipico dei paesi anglosassoni con trasferimenti monetari destinati a fasce limitate della popolazione.

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Modello di welfare socialdemocratico

Modello dei paesi scandinavi basato sull'erogazione di servizi su base universalistica.

21
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Modello di welfare conservatore-corporativo

Modello dell'Europa continentale con programmi di protezione definiti su base occupazionale.

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Modello di welfare mediterraneo

Modello caratterizzato dal consistente ruolo della famiglia nell'assicurare la protezione sociale.

23
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Saturazione dei mercati di produzione di massa

Fattore strutturale che ha favorito la crisi degli anni 7070.

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Concorrenza dei paesi asiatici

Fattore strutturale esterno che ha contribuito alla crisi economica degli anni 7070.

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Political economy neoutilitaria

Approccio economico secondo cui l'inflazione è mossa dalla massimizzazione dell'utilità di politici ed elettori.

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Political economy di taglio sociologico

Approccio secondo cui l'inflazione deriva dall'incapacità del sistema di rappresentanza di gerarchizzare le domande sociali.

27
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Ciclo politico-elettorale di Brittan

Successione di politiche espansive pre-voto, inflazione post-voto e rivendicazioni sindacali successive.

28
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Frammentazione del sistema di rappresentanza

Causa della difficoltà dei paesi a keynesismo debole nel controllare l'inflazione negli anni 7070.

29
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Concentrazione

Dimensione che esprime il numero e l'ampiezza delle organizzazioni di rappresentanza degli interessi.

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Centralizzazione

Organizzazione interna e coordinamento tra diverse organizzazioni di rappresentanza.

31
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Neocorporativismo

Sistema caratterizzato da alta concentrazione e alta centralizzazione dei sindacati.

32
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Concertazione

Base del processo di decisione politica nei modelli neocorporativi.

33
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Scambio politico

Relazione in cui il governo concede politiche pubbliche favorevoli ai lavoratori in cambio di consenso dai sindacati.

34
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Neocorporativismo con organizzazioni forti

Dialogo tra sindacati/imprese centralizzati e governi stabili con orientamento pro-labour.

35
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Neocorporativismo con organizzazioni deboli

Situazione in cui organizzazioni numerose ma ben coordinate dialogano efficacemente con i governi.

36
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Neocorporativismo instabile

Sistema con sindacati concentrati ma poco coordinati che alternano dialogo e alta conflittualità.

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Declino del neocorporativismo

Consapevolezza negli anni 8080 che tale modello non sarebbe diventato egemone ovunque.

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Esperimento neoliberale

Tendenza dei paesi anglosassoni dagli anni 8080 a dare maggiore spazio al mercato rispetto all'intervento pubblico.

39
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Crisi della grande fabbrica fordista

Cambiamento produttivo che ha indebolito la rappresentanza sindacale contribuendo al declino del neocorporativismo.

40
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Integrazione europea

Processo che ha posto progressivi vincoli alla gestione della spesa pubblica dei singoli paesi.

41
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Aumento della speranza di vita

Fattore che rende difficile il contenimento della spesa sociale a causa del miglioramento delle cure.

42
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Integrazione dei mercati finanziari

Fenomeno che costringe al controllo della spesa per non perdere investitori e contenere il costo del debito.

43
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Decreto (Michele Salvati)

Terza forma di regolazione della rappresentanza, alternativa a pluralismo e neocorporativismo.

44
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Integrazione verticale

Inclusione di tutte le fasi produttive all'interno di una stessa azienda.

45
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Taylorismo

Organizzazione del lavoro parcellizzata in compiti semplici svolti da manodopera non qualificata.

46
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Passaggio al post-fordismo (tecnologia)

Transizione favorita dalla disponibilità di nuove tecnologie produtive.

47
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Emergere di nuovi stili di vita

Fattore legato al ceto medio che ha spinto il passaggio verso il post-fordismo.

48
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Domanda di beni non standardizzati

Quota limitata di mercato già esistente durante il fordismo (es. macchine utensili).

49
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Pluralizzazione dei modelli produttivi

Effetto del passaggio dal fordismo al post-fordismo.

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Specializzazione flessibile

Modello con beni non standardizzati, produzioni innovative e manodopera qualificata.

51
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Terza Italia

Area geografica caratterizzata da piccole e medie imprese con modello di produzione flessibile.

52
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Localizzazione dei distretti italiani

Principalmente situati nel Nord-Est e nel Centro Italia.

53
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Settori dei distretti industriali

Operano sia in ambiti tradizionali che in settori avanzati.

54
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Variabilità della domanda distrettuale

Caratteristica sia quantitativa che qualitativa del mercato dei distretti.

55
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Scomponibilità in fasi

Requisito tecnico necessario affinché un bene possa essere prodotto in un distretto.

56
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Aziende capofila

Imprese del distretto che gestiscono i rapporti diretti con il mercato finale.

57
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Economie esterne al distretto

Vantaggi competitivi esterni alle singole imprese ma interni al sistema distrettuale.

58
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Tradizioni artigiane e commerciali

Fattori storici che hanno diffuso il saper fare e l'imprenditorialità nei distretti italiani.

59
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Mezzadria

Forma di produzione agricola familiare che ha offerto manodopera flessibile ai distretti.

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Subcultura politica territoriale

Tessuto omogeneo che sostiene fiducia e cooperazione a livello locale.

61
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Beni collettivi per la competitività

Infrastrutture e servizi prodotti da attori locali per sostenere lo sviluppo del distretto.

62
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Mix cooperazione e competizione

Equilibrio relazionale prevalente nei distretti industriali.

63
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Mix di forme di integrazione distrettuale

Presenza congiunta di reciprocità, redistribuzione e mercato.

64
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Vantaggi di medio-lungo periodo

Motivo per cui le imprese dei distretti evitano di massimizzare il profitto nella singola transazione.

65
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Flessibilità interna del mercato del lavoro

Cambi frequenti di mansione restando però occupati all'interno del distretto.

66
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Governo locale nei distretti

Istituzione che sostiene il distretto dialogando con le organizzazioni di rappresentanza.

67
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Diffusione internazionale dei distretti

Modello presente in diversi paesi sia europei che extra-europei.

68
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Silicon Valley

Esempio di distretto originato da centri di ricerca pubblici e privati in California.

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Conflitto sociale nei distretti

Tende a essere basso per la facilità di passaggio tra lavoro dipendente e autonomo.

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Tessuto fiduciario

Elemento fondamentale dei distretti che può derivare da fattori politici, religiosi o etnici.

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Atmosfera industriale (Marshall)

Fattori immateriali come saper fare diffuso e rapida circolazione delle conoscenze.

72
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Strategie neofordiste

Implementazione di tecnologia nelle grandi imprese per una produzione flessibile di massa.

73
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Strategie di multinazionalizzazione

Delocalizzazione delle grandi imprese per contenere il costo del lavoro.

74
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Sistemi locali di dimensioni ridotte

Ambito territoriale su cui solitamente insistono i distretti industriali.

75
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Produzione flessibile nelle grandi imprese

Modello adottato dalle grandi aziende con la crisi del fordismo.

76
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Just in time

Principio di sincronizzazione della produzione rispetto alla domanda effettiva.

77
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Qualifica nel Just in time

I lavoratori risultano mediamente più qualificati rispetto al modello fordista.

78
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Struttura a rete

Modello organizzativo che accomuna PMI e grandi imprese nel post-fordismo.

79
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Ricerca di flessibilità

Obiettivo centrale della produzione post-fordista.

80
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Dipendenza dall'ambiente esterno

Caratteristica dell'impresa post-fordista rispetto a quella fordista.

81
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Via alta alla flessibilità

Organizzazione economica basata su qualità e innovazione.

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Via bassa alla flessibilità

Competitività basata sul prezzo e sulla compressione dei costi.

83
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Sinergia tra via alta e bassa

Possibilità che entrambe convivano all'interno della stessa filiera produttiva.

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Rigidità flessibili (Ronald Dore)

Equilibrio tra vincoli contro la via bassa e investimenti in beni collettivi per la via alta.

85
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Economia informale

Attività parzialmente o totalmente invisibili alla contabilità nazionale.

86
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Economia nascosta (sommersa)

Produzione di prodotti legali con metodi illegali.

87
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Economia criminale

Produzione di prodotti illegali con metodi illegali.

88
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Economia domestica (comunitaria)

Produzione di prodotti legali con metodi legali, senza orientamento al mercato.

89
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Lavoro irregolare

Esempio tipico di economia nascosta.

90
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Vendita di stupefacenti

Esempio di attività appartenente all'economia criminale.

91
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Fai da te e orto

Esempi di attività riconducibili all'economia domestica.

92
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Quadro giuridico di riferimento

Elemento che determina la divisione tra economia formale e informale.

93
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Tendenza degli ultimi decenni

Passaggio bidirezionale tra economia formale e informale nei paesi avanzati.

94
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Incrocio domanda e offerta informale

Fattore da cui dipende principalmente la diffusione dell'economia sommersa.

95
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Neoistituzionalismo economico

Studio della definizione razionale dei confini dell'impresa tra interno ed esterno.

96
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Dinamica principale-agente

Rapporto di delega in cui l'agente può agire opportunisticamente avendo più informazioni.

97
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Costi di transazione

Spese sostenute per l'esternalizzazione fornite dalla difficoltà di previsione contrattuale.

98
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Razionalità limitata e opportunismo

I due fattori determinanti dei costi di transazione.

99
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Costi di gerarchia

Costi dell'internalizzazione dovuti a burocrazia e deresponsabilizzazione.

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Specificità e frequenza

Dimensioni di Williamson per scegliere tra mercato e gerarchia.