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C1

C2

C3

C4

C5

GLI STADI DELLE PIAGHE DA DECUBITO

ZONE PREDISPOSTE PIAGHE DA DECUBITO

COSA FARE IN CASO DI SPASTICITA’

CRISI NEUROVEGETATIVE

ADL PRIMARIE

ADL SECONDARIE

C7

C8

C6

T1

T2

LIVELLO NEUROLOGICO

SINDROME CENTROMIDOLLARE

T3

T4

BROWN- SEQUARD
È una sindrome abbastanza rara, che avviene in seguito ad una lesione incompleta che prende
nettamente mezzo midollo e infatti viene chiamata anche sindrome da emi-sezione midollare.
Si presenta con:
● Ho un deficit motorio dal lato della lesione oltre che deficit della sensibilità tattile
cinestesica, vibratoria e propriocettiva: non sento che il territorio sotto lesionale dal lato
della lesione si sta muovendo, non sento in che posizione, se ci appoggi un telefonino sopra
che vibra;
● Lato controlaterale alla lesione un deficit a livello tattile superficiale: quindi non sento se
mi sfiori, non sento il dolore e non sento e la parte termica

T5

T6

T7

T8

T9

T10

T11

T12

L1

SINDROME MIDOLLARE ANTERIORE
Più facile da trovare alla Brown-Sequard in quanto a livello interiore abbiamo l'arteria spinale
anteriore, quindi, è abbastanza plausibile che magari in una lesione che non sia completa possa
esserci stato per un fenomeno di schiacciamento dell’arteria stessa che irrora la porzione
anteriore del midollo. Ci potrebbero essere anche dei frammenti ossei che non perforano tutto il
midollo e lederanno solo la parte anteriore o delle ernie che quando escono improntano il sacco
durale del midollo e vanno a comprimere soprattutto la componente interna.
Osserverò quindi:
● un deficit motorio sotto lesionale
● un deficit di sensibilità termica e dolorifica: quindi non sento il dolore, non sento il caldo e
il freddo nel territorio sotto lesionale
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● risparmio nel territorio sotto lesionale della sensibilità tattile e della propriocettiva -> può
sembrare non sia una cosa così importante ma provate a pensare a quanto può essere utile
nei momenti in cui andiamo a parlare di prevenzione di ulcere da decubito o del
mantenimento di posture scorrette, se ho un risparmio per quanto riguarda la sensibilità
tattile so com'è messo il mio territorio sotto lesionale nello spazio così come è posizionata
nello spazio è chiaro che risulta essere molto più semplice per me potermi adattare e poter
instaurare tutta una serie di manovre preventive nel momento in cui sento che la pressione
risulta essere troppo forte: non si sente il dolore, ma sento che l'appoggio in quella zona e
continua ad essere costante.

ASIA A

ASIA B

ASIA C

ASIA D

MUSCOLI CHIAVE SCALA ASIA
QUALI sono i muscoli chiave (da sapere BENE!)
• C5 bicipite brachiale
• C6 estensore radiale del carpo
• C7 tricipite brachiale
• C8 flessore profondo delle dita
• T1 abduttore del mignolo (è il muscolo meno innervato dell’AS e l’assenza di tale determina
il “passaggio “da paraplegia a tetraplegia)
• L2 ileopsoas
• L3 quadricipite
• L4 tibiale anteriore
• L5 estensore proprio dell’alluce
• S1 tricipite surale
L2-S5

SINDROME DEL CONO
Il cono è allora l'ultima porzione del midollo si trova una parte di canale vertebrale occupato dal
midollo e una parte di canale vertebrale occupato dalla la parte iniziale della cauda equina.
Quindi troviamo nello stesso punto anatomico la compresenza di sistema nervoso centrale e
sistema nervoso periferico, per cui la sindrome del cono è una sindrome mista con interessamento
motorio e sensitivo che può essere completo o incompleto seconda che la lesione delle
componenti nervose all'interno del canale vertebrale sia totale o no, ma ho la presenza nel
territorio sottolesionale sia di segni tipici di una lesione midollare sia di segni tipici di una lesione
periferica.
Inoltre vi sono vescica e alvo ariflessici perché la vescica e l'alvo sono innervati dalle radici che
fuoriescono più in basso e quindi in questo punto a livello del cono per quanto riguarda le
componenti nervose che controllano vesciche e alvo avrò una lesione di tipo periferico.

SINDROME CAUDA EQUINA
È una lesione periferica, ma viene considerata una sindrome particolare delle lesioni midollari.
Di solito di fronte a una lesione di tipo periferico abbiamo solitamente una lesione, quando va
bene di un singolo nervo; ad esempio a una lesione del nervo radiale a livello dell'arto superiore
avrò il territorio cutaneo innervato da radiale con assenza di sensibilità e il territorio muscolare
(eminenza tenar e delle prime due dita); se va male ho una lesione di un insieme di nervi, come ad
esempio del plesso brachiale, in cui avrò una lesione di tutto la superiore.
La cosa tipica della lesione periferica è che ho la lesione solo di quello che è innervato da quei
nervi che si sono rotti e solitamente sono da un lato, quindi normalmente le lesioni periferiche
sono molto più limitate e fanno riferimento solo ciò che innervato da quel singolo nervo o da quel
piccolo insieme di nervi e solo da un emilato.
Si parla di lesione della cauda quando tutto ciò che è innervato dai nervi che fuoriusciranno sotto,
dai forami vertebrali, è colpito sia da un lato che dall'altro e quindi il quadro all'esame oggettivo è
molto più simile al quadro di una lesione midollare. Per questo, pur essendo una lesione periferica,
viene considerata come una sindrome particolare delle lesioni midollari, indipendentemente
dall’eziologia del danno alla cauda, ci sarà un quadro di anestesia, areflessia e flaccidità.

CONTROINDICAZIONE FISIO RESPIRATORIA

MUSCOLI INSPIRATORI ED ESPIRATORI

RESPIRAZIONI E POSIZIONI
Le righe sotto gli alveoli indicano quanto i vasi
sanguigni irrorano gli alveoli
In posizione supina, la parte dei polmoni a
contatto con il letto sarà più schiacciata, mentre
Nel momento in cui ho un polmone più dilatato (vedi nella foto sopra l’ampiezza dell’alveolo -alias
uovo-) e, quindi - in posizione seduta, gli apici - da supini, la componente anteriore del polmone - in decubito laterale, la componente relativa al decubito su cui non si è appoggiati, gli alveoli
sono molto molto aperti, ma meno perfusi. Più sono aperti, infatti, e meno sangue ci passa, perché
i vasi sanguigni che irrorano gli alveoli sono “più stretti e più lunghi” (vedi immagine sopra).
Più gli alveoli sono schiacciati, più saranno chiusi e strizzati e più questa parte sarà perfusa.
Ad esempio, strizzare gli alveoli mi serve per fare muovere ed uscire il muco.
● Quando gli alveoli sono molto aperti, saranno
meno complianti (meno espansibili: sono già tutti
espansi, quindi non ho la possibilità di espanderli
di più) e saranno meno ventilati. Tra aperto e
chiuso, non ci saranno troppe variazioni di
passaggio d’aria e saranno meno perfusi perché
abbiamo visto che più sono larghi, più i vasi
sanguigni sono stretti.
● Al contrario, nel momento in cui gli alveoli sono
posti in basso, saranno più schiacciati e meno espansi, ma avranno la possibilità di
espandersi maggiormente, saranno più complianti, più ventilati e più perfusi.
Per quanto riguarda la rimozione delle secrezioni, prima abbiamo citato la clearance mucociliare,
che è quella che si mette in gioco nel momento in cui il Ft effettua delle manovre come le tecniche
di spostamento delle secrezioni, ad esempio la PEP (che serve a portare le secrezioni dagli alveoli
verso i bronchioli, poi i bronchi per poter poi espellere il muco).
Si può lavorare sulla clearance (capacità di spostare le secrezioni) e farla aumentare grazie ad un
cambiamento di flussi e di volumi, quindi non per gravità!
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Il polmone è una sorta di albero. La periferia è tutto ciò che è lontano dal bronco principale, quindi
io posso avere muco anche negli alveoli e agli apici, oltre che negli alveoli e alle basi.
Accentrare le secrezioni vuol dire portarle dalla periferia verso i bronchi principali, e questo non
avviene per gravità!
Perché potrei dover spostare il muco dall’alto verso il basso, o dal basso verso l’alto.
Esempio: se io metto il mio pz a testa in giù, questo non ha nessun effetto sul portare il muco nei
bronchi principali, ma è solo fornendo al polmone dei flussi d’aria e dei volumi d’aria differenti (ad
esempio, utilizzando delle pressioni espiratorie positive), che vado ad aumentare la clearance e ad
aumentare il drenaggio del muco stesso.

FASI TOSSE

QUANDO PROBLEMI RESPIRATORI
L1 IN GIU’

PROBLEMI RESPIRATORI
T6 A T12

PROBLEMI RESPIRATORI
T1- T6

PROBLEMI LESIONI CERVICALI

indicazioni CET

QUANTO DURA TRACHEOSTOMIA E QUANDO SI FA?

SVANTAGGI CET

CARATERISTICHE CET

SVEZZAMENTO CET

BASCULA QUANDO E CARATTERISTICHE

CARROZZINA ELETTRICA

CARROZZINA MANUALE

VALUTAZIONE MIELOLESI

PER MIELOLESI COME LAVORI SUL CONTROLLO DEL TRONCO

QUANDO SCEGLIERE IL CAMMINO CON COMPENSI?

COME EDUCARE PZ ANDARE VERSO LA TESTIERA E PEDIERA

EDUCO IL PAZIENTE DECUBITO LATERALE DA C6 IN POI

POSIZIONAMENTO IN DECUBITO LATERALE

PROCESSO DI DISALLETAMENTO

EDUCARE PZ A SUPINO-SEDUTO LEGS OUT
DA C6 PER PRESENZA DEL TRICIPITE MAGARI ANCHE PRIMA MA BISOGNO DI ASSITENZA

DA SEDUTO LAVORO BASE PER IL CONTROLLO TRONCO NELLE SUE FORME?

POSIZIONAMENTO SUPINO
Polso: Estensione tra 20° e 30° (accettato nei protocolli da un minimo di 10° fino a 40° di estensione). L'estensione del polso favorisce la biomeccanica di tenodesi e riduce la pressione nel tunnel carpale. [1, 2, 3, 4, 5]
Articolazioni Metacarpofalangee (MCP): Flessione tra 60° e 90° (l'ideale target d'esame è spesso indicato a 70°-80° o direttamente a 90° nei traumi specifici). In questa posizione i legamenti collaterali della dita sono alla loro massima lunghezza. [1, 2, 3, 4]
Articolazioni Interfalangee Prossimali (PIP): Estensione completa (0°). [1, 2]
Articolazioni Interfalangee Distali (DIP): Estensione completa (0°). [1, 2]
Pollice: Abduzione palmare massima (circa 40°-45°) con la prima commissura ben aperta e l'articolazione interfalangea del pollice in estensione completa (0°). Questo preserva lo spazio del primo nastro palmare (web space) necessario per le future pinze di opposizione.
![<ul><li><p><span><strong>Polso:</strong> <strong>Estensione tra 20° e 30°</strong> (accettato nei protocolli da un minimo di 10° fino a 40° di estensione). L'estensione del polso favorisce la biomeccanica di tenodesi e riduce la pressione nel tunnel carpale.</span> [1, 2, 3, 4, 5]</p></li><li><p><span><strong>Articolazioni Metacarpofalangee (MCP):</strong> <strong>Flessione tra 60° e 90°</strong> (l'ideale target d'esame è spesso indicato a 70°-80° o direttamente a 90° nei traumi specifici). In questa posizione i legamenti collaterali della dita sono alla loro massima lunghezza.</span> [1, 2, 3, 4]</p></li><li><p><span><strong>Articolazioni Interfalangee Prossimali (PIP):</strong> <strong>Estensione completa (0°)</strong>.</span> [1, 2]</p></li><li><p><span><strong>Articolazioni Interfalangee Distali (DIP):</strong> <strong>Estensione completa (0°)</strong>.</span> [1, 2]</p></li><li><p><span><strong>Pollice:</strong> <strong>Abduzione palmare massima (circa 40°-45°)</strong> con la prima commissura ben aperta e l'articolazione interfalangea del pollice in <strong>estensione completa (0°)</strong>. Questo preserva lo spazio del primo nastro palmare (web space) necessario per le future pinze di opposizione.</span></p></li></ul><p></p>](https://assets.knowt.com/user-attachments/520f7806-9de2-494d-a762-e2596022a854.png)
POSIZIONAMENTO SEMISUPINO

MANOVRA DELLA TOSSE DA SEDUTO

COSA INTENDI PREVENZIONI DANNI SECONDARI C6 O PZ CON DIABETE
aumenta il rischio di complicanze come neuropatia periferica, vasculopatia e ritardata guarigione delle ferite. maggiro rischio cardiocircolatorioo
