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parte A per lo scritto
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Razós de trobar → regole della poesia
elaborato nell’ambito della poesia dei trovatori provenzali, scritta dal catalano Raimon Vidal, per dare precetti sulla lingua
Gramática castellana
di Antonio de Nebrija [neβɾixa] è la più antica delle grammatiche a stampa di una lingua moderna (1492)
romània
insieme delle aree geografiche e delle culture in cui si parlano le lingue romanze.
è anche detto dominio romanzo
le lingue romanze (su base geografica) sono classificate in:
iberoromanze: le lingue della penisola iberica: portoghese, galego, castigliano e catalano
galloromanze: le lingue dell’antica Gallia (odierna Francia): francese, francoprovenzale e occitano
italoromanze: l’italiano, il sistema dei dialetti italiani a cui si può accostare il sardo che ha caratteristiche proprie
retoromanze: romancio, ladino centrale e friulano
balcanoromanze: il dalmatico (estinto) e il rumeno
la possibilità di distinguere con una certa nettezza nel dominio romanzo lingue e gruppi di lingue dipende dall’esistenza di lingue standardizzate (nazionali, ufficiali o di cultura) che fungono da poli di aggregazione della varietà dialettale.
La differenza tra i parlanti dei due lati di una frontiera è che hanno ‘lingue tetto’ diverse.
Romània europea o antiqua / Romania continua o storica
area nella quale le lingue romanze sono parlate da più tempo. Non corrisponde però all’antico impero romano nella sua interezza.
Romania continua si indica l'area delle province romane che subirono una latinizzazione linguistica e in cui ancora oggi si parlano lingue romanze.
Romània perduta o sommersa
aree in cui il latino parlato in epoca imperiale è stato soppiantato da altre lingue. queste comprendono
Inghilterra a sud del Vallo di Adriano
fascia ad est del Reno (od Germania)
area a nord delle alpi (od Svizzera e Austria)
aree corrispondenti alle antiche provincie di Pannonia, Dalmatia e Moesia (od. Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia e Ungheria)
fascia mediterranea occidentale dell’Africa
Romània nuova
aree fuori dall’Europa dove si sono insediate alcune lingue romanze a partire dall’espansione e la colonizzazione europea, dove quindi si parlano lingue romanze ufficialmente (a vari livelli).
le tipologie linguistiche di Friedrich Schlegel
flessivo: le funzioni grammaticali si esprimono tramite alterazioni alla radice oppure suffissi
agglutinanti: usano affissi con valore fisso e che rimangono ben distinti
isolante: si accostano tra loro elementi autonomi
François Raynouard
scrive scelta di poesie originali dei trovatori (6 volumi) (1816–1821)
sostiene l’esistenza di una lingua che chiama l. romana, una l. intermedia tra il latino e le lingue romanze attuali.
la tesi è scorretta e manca di verosimiglianza storica: gli elementi e le caratteristiche comuni alle lingue romanze e diversi dal latino appartengono per lo più al latino tardo.
Friedrich Diez
fa correttamente risalire le lingue romanze al latino parlato popolare
pubbblicazioni rilevanti: grammatica delle lingue romanze (1836-1844) in cui pone le basi della linguistica romanza e dizionario etimologico delle lingue romanze (1853); nuovo in due aspetti importanti:
è il primo dizionario che affronti il patrimonio lessicale romanzo nel suo insieme
l’impiego del metodo scientifico attraverso una verifica puntuale delle corrispondenze fonetiche.
legge fonetica
proposta dai neogrammatici: ogni mutamento fonetico procede secondo leggi ineccepibili. Un mutamento che avviene in determinate condizioni si riproduce sempre uguale
analogia
i mutamenti irregolari possono avvenire tramite la tendenza a uniformare forme che si sentono collegate tra loro.
L'analogia è responsabile della "regolarizzazione" della flessione verbale e nominale, mediante cui si vengono a eliminare le forme conformi a modelli flessivi in disuso sostituendole con altre più proficue e regolari
Un esempio in lingua italiana è la tendenza a sostituire il superlativo di "aspro" ereditato dal latino, "asperrimo", con la forma "asprissimo", dotata della desinenza più comune in italiano
gruppo dialettale
idea di Graziadio Ascoli; consiste nell’individuazione di un insieme di dialetti in cui si verificano congiuntamente leggi fonetiche // un sistema dialettale si identifica in base a concordanze in tratti fonetici caratteristici, cioè in particolari esisti fonetici dei suoni del latino
tuttavia è stato osservato che ogni tratto ha un’area di estensione propria e che la scelta, come caratterizzanti, di alcuni piuttosto che altri è arbitraria; nella realtà le lingue parlate sfumano l’una nell’altra.
Hugo Schuchardt
scrive il sistema vocalico del latino volgare, in cui affronta con metodo nuovo il problema del latino da cui derivano le lingue romanze, che lui chiama latino volgare. I tratti di questo latino vengono individuati mediante ricostruzione.
Jules Gilliéron
è autore del primo atlante linguistico ossia, una raccolta di carte geografiche che documentano fenomeni linguistici.
norme areali
codificate da Matteo Bartoli (1925) riguardano la cronologia relativa, cioè sono criteri per determinare quale sia la più antica tra più forme che compaiono nelle lingue romanze di fronte a una forma latina.
non sono assolute, ma descrivono quello che avviene nella grande maggioranza dei casi.
sono articolate in scala
area isolata
aree laterali
area maggiore
area seriore
area isolata
tra due forme è generelamente più antica quella in uso nell’area più isolata
aree laterali
tra due forme è generalmente più antica quella in uso nelle aree laterali rispetto a un’arrea centrale
CIRCUS (forma più antica) > spagnolo: cerco, rumeno: cerc
vs CIRCULUS (forma più recente) > italiano: cerchio, francese cercle
area maggiore
tra due forme è più antica quella in uso nell’area di maggiore estensione
Questa regola vale solo se l'area minore non è isolata o laterale
area seriore
tra due forme è generalmente più antica quella in uso nell’area romanizzata più tardi
metodo ricostruttivo per i mss.
ha come fine quello di ritrovare, per quanto possibile, la forma che l’opera a cui si applica aveva quando è uscita dalle mani dell’autore.
l’editore ha l’impegno di ricostruire il ‘testo originale’.
stemma codicum
se l’opera è tramandata da più manoscritti, il metodo richiede di stabilire in quale relazione stiano fra loro, per costruire un albero genealogico dei codici.
le relazioni fra i mss. si stabiliscono in base alle concordanze e opposizioni degli errori.
in condizioni favorevoli lo stemma da criterio di scelta tra le edizioni diverse tra loro nei mss.
Romània occidentale e orientale
la Romania occidentale comprende tutte le varietà lingusitoche italiane settentrionali, le lingue retoromanze, galloromanze e iberoromanze
la Romània orientale comprende tutte le varietà linguistiche italiane centro meridionali e il romeno
i due tratti linguistici fondamentali sono la lenizione delle consonanti intervocaliche del latino e la conservazione della -s finale.
latino sommerso
si riferisce ad un latino censurato negli usi formali e nella scrittura perché “scorretto” rispetto alla norma del latino classico (seconda metà del I a. C.). Ci si riferisce a tutti i vari strati sociali.
si da comunemente il nome di ‘latino volgare’ al latino diverso dalla norma colta.
il latino parlato non è la lingua propria degli strati sociali ‘bassi’ e privi di istruzione, ma una realtà continua e graduata che attraversa tutti gli strati sociali: quando si parla di lingua ‘sommersa’ non ci si riferisce perciò ad un solo strato sociale.
pre romanzo
lo strato della lingua latina da cui hanno origine le lingue romanze ricostruito a partire dalle lingue romanze stesse con il metodo storico comparativo
fonti di conoscenza del latino volgare
le iscrizioni, soprattutto delle persone meno colte, i cui errori lasciano trasparire la lingua parlata
talvolta gli autori della letteratura ed opere tecniche de per via del loro contenuto devono necessariamente utilizzare parole ed espressioni assenti dalla lingua letteraria
traduzioni latine della bibbia (precedenti a quelle di san Girolamo) che contengono molti tratti di latino non classico, per rendere i contenuti comprensibili ai lettori meno colti
fonti metalinguistiche: le annotazioni dei gramatici e le osservazioni degli autori sulla lingua
sostrato
le lingue alle quali il latino si è sostituito.
in ogni area dove è arrivato il dominio romano, fra latino e lingua del luogo si è avuto un rapporto dapprima di bilinguismo, poi di diglossia, infine la lingua del luogo è stata abbandonata (con qualche eccezione)
dialetto
la distinzione rispetto alla lingua è sociolinguistica: riguarda l’uso, la diffusione, il prestigio, il tipo di riconoscimento che certe lingue hanno e altre (i dialetti) non hanno.
il dialetto è tipicamente di uso locale, non standardizzato e in genere non adottabile per l’uso ufficiale
dialetti primari e secondari
dialetti primari: hanno una storia indipendente (come quelli italiani) e sono diventati dialetti nel 500 quando si è affermato l’italiano
dialetti secondari: hanno origine dalla differenziazione interna di una lingua
varietà linguistica
per parlare della diversità linguistica senza introdurre una connotazione di prestigio
parlata
una lingua che non ha un’espressione scritta standardizzata; si parlerà quindi per esempio delle parlate francoprovenzali ma non della parlata francese
lingue italiche di sostrato per il latino
l’etrusco (parlato nella zona dell’attuale Toscana) di cui si sono conservate solo poche iscrizioni e di cui abbiamo quindi una conoscenza molto frammentata + l’osco, l’umbro e il sabino
greco come lingua di sostrato per il latino
in Magna Grecia e a Marsiglia. Inoltre il greco è una lingua che interagisce con il latino da una posizione di prestigio
lingue celtiche di sostrato per il latino
nella Gallia cis e transalpina si pallava il gallico, il celtiberico e altre, lingue oggi estinte che appartenevano al ramo continentale del celtico.
lingue iberiche di sostrato per il latino
la conquista della penisola iberica comincia con la seconda guerra punica e fu completata solo verso la fine del I secolo a. C. La documentazione delle lingue della penisola Iberica preromana è scarsissima e interpretabile con difficoltà.
lingue balcaniche di sostrato per il latino
gli illiri erano stanziati lungo la costa adriatica, ma della lingua si sa poco
a oriente erano insediati i traci di cui abbiamo comunque pochi testi
il ruolo del cristianesimo nell’innovazione linguistica
un concetto sul quale gli autori cristiani insistono è quello dello stile della lingua, che deve essere accessibile agli ignoranti, anche al prezzo di derogare dalla norma retorica e grammaticale tradizionale.
contatti romani - germanici
lunga storia:
fin dal III - IV gli insediamenti pacifici dei germani nei territori romani
già dal III secolo era diventata sempre più rilevante la massa dei mercenari germanici
dalla seconda metà del III cominciano le invasioni; nel 410 i visigoti arrivano a saccheggiare Roma
regni romano - germanici
frammentazione in regni, nei quali i germani sono numericamente una minoranza, ma costituiscono la classe militare e detengono il potere.
questo porta a una nuova fase di bilinguismo dove a prevalere però è il latino; le lingue germaniche si dicono di superstrato cioè sono lingue che si sono ‘sovrapposte’ al latino ma sono state abbandonate in suo favore (prestigio antico, tradizione scritta consolidata ed era la lingua della chiesa)
chi introduce l’idea di superstrato
Walther von Wartburg in la frammentazione linguistica della romània
influsso dell’arabo
espansione araba:
Penisola Iberica: conquistata nel 711, fatta eccezione di alcuni regni a nord dove si svilupparono. La lingua romanza parlata prima dell’arrivo degli arabi (mozarabo) sopravvisse fino alla Reconquista.
Francia: penetrarono profondamente ma furono fermati a Poitiers nel 732 da Carlo Martello
Sicilia: conquistata nel 827 dagli arabi che vi rimarranno fino al 1091 quando l’isola sarà conquistata dai normanni
superstrato slavo
la Dacia (attuale Romania e in parte l’Ungheria) a partire dal VI comincia ad essere insediata dagli slavi.
Le lingue slave non hanno soppiantato il latino, ma il superstrato slavo ha agito in condizioni diverse rispetto a quello germanico: la lingua della cultura scritta e della chiesa è stato lo slavo ecclesiastico. Il romeno quindi per molti secoli è stata solo lingua parlata (fino al 500).
come conseguenza il romeno è fortemente caratterizzato dal lessico di origine slava sebbene il latino prevalga nel lessico fondamentale oltre che nelle strutture grammaticali
forme ereditarie / popolari vs forme dotte
le parole ereditarie si evolvono nel parlato con tutti i normali mutamenti fonetici della lingua di cui fanno parte, mentre le parole dotte entrano nelle lingue moderne dal latino con leggeri adattamenti fonetici.
dicendo che una parola è una forma dotta non si vuole dire che appartenga al lessico intellettuale o allo stile elevato, ma ci si riferisce al preciso tipo di derivazione.
l’accento nel passaggio dal latino all’italiano
nelle parole ereditate dal latino, l’accento cade sulla stessa sillaba sulla quale cadeva in latino.
in alcune lingue e più di tutte in francese, sono numerose le parole che hanno cambiato tipo accentuativo, ma l’accento non ha cambiato posizione.
eg. CANTĀRE (con accento sulla penultima sillaba) > fr chanter in cui la sillaba tonica è sempre la penultima
questo fatto è fondamentale per la comparazione delle lingue romanze perché la vocale tonica rimane il centro della parola anche in presenza di una forte riduzione delle vocali atone
in alcuni casi l’accento nelle lingue romanze è spostato rispetto al latino letterario, ma queste eccezioni si riducono quasi a nessuna se la comparazione si fa invece con il latino tardo parlato
quantità vocalica
il latino aveva un sistema di 5 vocali distinte per qualità che si distinguevano anche per quantità (lunghe vs brevi); questa opposizione aveva valore fonologico
nella pronuncia delle toniche, le brevi dovevano suonare più aperte delle lunghe (ad eccezione della A); questa opposizione di apertura non aveva però valore fonologico.
nel latino parlato il valore fonologico dell’opposizione di qualità si è perso. Se le vocali in sillaba aperta tendono ad essere tutte lunghe e le vocali in sillaba chiusa ad essere tutte brevi, la quantità diventa un fatto condizionato dal contesto, e non ha più valore fonologico.
la quantità vocalica con valore distintivo del latino non è conservata in nessuna lingua romanza, anche se si è conservata in alcuni sistemi dialettali
il sistema panromanzo
il sistema vocalico più diffuso è quello paneomanzo dal quale derivano i sistemi delle vocali toniche delle varietà italoromanze, retoromanze, galloromanze e iberiche.
consonanti forti e deboli
sono più stabili le consonanti forti
inizio di parola
dopo consonante
consonanti deboli:
tra vocali
fine di parola
lenizione consonantica
indebolimento delle consonanti occlusive sorde [p, t, k] in posizione intervocalica.
queste consonanti passano dall’essere sorde, a sonore [b, d, g] e a seconda delle lingue possono fricativizzare [β ð ɣ] o cadere del tutto.
consonanti lunghe e degeminazione
il latino opponeva consonanti lunghe a brevi, sebbene le coppie minime siano poco numerose
solo l’italiano e il sardo conservano le geminate con opposizione fonologica. In tutte le altre lingue romanze si sono scempiate
consonanti finali in latino: -s
l’esito di -s finale è il secondo dei due tratti sui quali si basa la distinzione tra lingue romanze occidentali e orientali: nella romània orientale -s è passata a -i
consonanti finali in latino: -m
era pronunciata debolmente o probabilmente si risolveva nella nasalizzazione della vocale precedente.
nelle lingue romanze non ha lasciato traccia nei polisillabi, mentre nei monosillabi si è conservata come -n
consonanti finali in latino: -t
nelle desinenze dei verbi è conservata nei più antichi testi francesi, ma nel resto della Romània è caduta fin dall’epoca dal latino tardo parlato.
palatalizzazione
una serie di consonanti nuove rispetto al latino si è formata a partire da fenomeni di palatalizzazione.
sono nuove:
le affricate [tʃ] [dʒ] [ts] [dz]
[nj]>[ɲ]
[lj]>[ʎ]
H latina
tra vocali era caduta in latino in epoca antica; iniziale in età classica era ancora pronunciata solo nella pronuncia colta
[v] in latino
il latino non aveva [v] labiodentale ma la semiconsonante [w], per la quale non c’è stata fino al cinquecento una grafia distinta.
[w] latina
tra vocali si è confusa completamente con [b] e [β]
anche in posizione iniziale esiste la tendenza di [w-] e [b]- a unificarsi in β
in gran parte delle l'ingue romanze l’esito di [w]- latina è [v]
le declinazioni nel passaggio dal latino alle lingue romanze
nelle lingue romanze, con l’eccezione del rumeno, la funzione sintattica di un elemento nominale non può essere dedotto dalla sua forma.
La funzione degli elementi è indicata dalla loro posizione nella frase (Bruto uccise Cesare ~ Cesare uccise Bruto) oppure da preposizioni (domani vado a Roma)
in latino la funzione sintattica di ogni elemento nominale è indicata dalla sua desinenza. Sono distinti sei casi, ognuno dei quali corrisponde a una o più funzioni; i casi sono espressi con diversi paradigmi di desinenze che si classificano in cinque declinazioni.
del sistema latino delle declinazioni le lingue romanze conservano minimi frammenti in particolare nei pronomi. Tra le lingue medievali solo il francese antico e il provenzale conservano una declinazione, a due soli casi che appare già non del tutto solida nel XII secolo. Tra le lingue moderne solo il romano conserva una declinazione a due/tre casi.
riduzione delle declinazioni
il sistema delle 5 declinazioni è ridotto nel latino tardo parlato alle prime tre: in italiano i nomi in -a derivano dalla prima declinazione, quelli in -o dalla seconda e quelli in -e dalla terza. i nomi della IV declinazione già anticamente tendono ad essere assorbiti nella II e i nomi della V nella I.
riduzione dei casi
nel latino volgare si afferma la tendenza ad usare un costrutto con preposizione piuttosto del semplice caso. Nei costrutti con preposizione l’espressione del caso diventa quindi ridondante.
nella riduzione delle declinazioni nel parlato vanno considerati anche fenomeni fonetici come la caduta di -M, la convergenza di -O e -U finali e nella Romània orientale la caduta di -S finale.
si può ritenere che lo stadio raggiunto dal latino tardo parlato fosse una declinazione a due casi, il nominativo per il soggetto e un caso unico per tutte le altre funzioni.
il genere dal latino alle lingue romanze
è cambiato nelle lingue romanze il sistema dei generi; il latino ne distingueva tre maschile, femminile e neutro, le lingue romanze due: maschile e femminile. Fa eccezione il romeno che ha anche il neutro ma in una forma diversa dal latino (si suppone per influsso delle lingue slave). I nomi neutri latini sono passati generalmente al maschile.
l’articolo determinativo
innovazione delle lingue romanze alle origini del quale c’è l’uso del dimostrativo per marcare il fatto che un elemento è già stato presentato (ILLUM, ILLA).
nei testi tardi o volgareggianti la posizione è libera, mentre nelle lingue romanze l’articolo si premette al nome, con eccezione del rumeno in cui è posposto.
l’articolo indeterminativo
l’AI continua con significato attenuato le forme del numerale UNUM, UNA
note sul verbo nel passaggio dal latino alle lingue romanze
le forme verbali romanze derivano in parte dalle forme corrispondenti latine, con i regolari mutamenti fonetici e l’intervento del processo dell’analogia che tende a renderli omogenei.
forme sintetiche vs analitiche del verbo
forme sintetiche: i componenti non sono sentiti distinti ne separabili; in cui la funzione grammaticale è espressa da una desinenza.
una forma analitica (o perifrastica) è formata con elementi indipendenti. Forme analitiche rispetto a forme sintetiche sono anche i complementi formati con una preposizione al posto del semplice caso latino
rilevanti i casi della creazione del passivo, del futuro e del passato composto
la creazione del passivo
il latino esprimeva il passivo in forma sintetica che sono completamente cadute e non si sono conservate in nessuna lingua romanza; l’intera coniugazione del passivo è stata rifatta con l’ausiliare essere
la creazione del futuro e del condizionale
il futuro romanzo appare oggi come una forma sintetica (è sentita come desinenza) ma è esito odi una formazione che in origine era perifrastica, con l’ausiliare avere posposto.
il latino parlato ha sostituito il futuro latino con diverse perifrasi in particolare con HABEO, sul modello del quale si è sviluppato il condizionale, un modo verbale che in latino non c’era (infinito + avere)
la creazione del passato composto
accanto al perfetto latino si è creato un passato perifrastico / composto formato originariamente con l’ausiliare avere e secondariamente in determinate categorie di verbi anche con essere.
in rom., sp. e cat. l’ausiliare è sempre avere; così era in portoghese ma avere è stato poi del tutto sostituito da tener. Nelle altre lingue una parte dei verbi intransitivi hanno l’ausiliare essere.
l’esistenza di due forme di passato si è risolta in modi diversi nelle diverse lingue: in generale una sola delle due forme è corrente nell’uso.
portoghese
il p. antico ha origine nell’area nord-occidentale della penisola iberica, la Galizia e nella contea di Portogallo.
le parlate medievali di Galizia e Portogallo costituiscono un insieme omogeneo che forma una lingua letteraria chiamata galego-portoghese.
spostamento a Lisbona: intorno alla metà del 300 il centro di gravità del Portogallo si sposta a sud; da questo momento in poi il portoghese si sviluppa sulla base delle parlate centro meridionali
caratteristiche delle lingue rispetto alle lingue iberiche
-L- e -N- tra vocali: L cade e N nasalizza la vocale precedente.
il portoghese moderno ha sviluppato un sistema di vocali molto complesso che oppone per esempio /a/ ad /ɐ/
l’infinito coniugato / personale contrapposto a un infinito invariabile / impersonale
Galego
origine in comune con il portoghese. La subordinazione alla Castiglia (XV) fa si che il casigliano si imponga sul Galego come lingua del potere e nell’uso colto e letterario. Il galego quindi si riduce a un dialetto fino all’800 quando riprende forza durante i movimenti di ‘rinascita’ (ideologie nazionali) per poi essere nuovamente represso sotto il franchismo.
nella Spagna democratica il galego è oggi lingua ‘co-ufficiale’.
spagnolo / castigliano
origine: è la lingua dell’antica contea di Castiglia, che ha avuto ruolo maggiore nella Reconquista
caratteristiche:
f iniziale latina > [h] > caduta: ne rimane traccia solo nella grafia. si conserva però davanti a R e davanti al dittongo UE
dittongazione: E>/je/ e O>/we/
diversificazione dialettale:
consonante + s in finale di parola > [h] o sparisce
seseo: /θ/ > [s]
yeísmo: [ʎ] > [j]. Nello spagnolo d’America alle volte subisce un’ulteriore evoluzione da [j] fino a
giudeo spagnolo: la lingua degli ebrei sefarditi che espulsi dal regno di Castiglia e Aragona nel 1492 si insediarono in varie comunità che benché sparse hanno sviluppato una lingua comune molto vicina al castigliano 400esco.
catalano
storia: fino a l’inizio del XIII la politica dei conti di Barcellona fu rivolta verso la Francia meridionale (provenzale). Per questo le lingue sono simili e in più la produzione poetica è in provenzale, mentre quella in prosa è in catalano. Con l’unione dinastica tra Aragona e Catalani, il c. viene ridotto a dialetto. Ritorna in vigore con i movimenti di ‘rinascita’ di inizio 800 e vengono fatti degli studi che ne permettono la standardizzazione. Represso dal Franchismo, il catalano ha ripreso vigore con il ritorno della democrazia, ed è ora lingua ufficiale in C.
caratteristiche del catalano
caduta delle vocali atone finali latine diverse dalla -A
-MB- > m
palatalizzazione (ʎ) di L- iniziale
Occitano
storia: nel medioevo entro il sistema delle varietà occitaniche si forma il provenzale lingua letteraria. Nell’800 si nasce un movimento di ripresa dell’occitano; sono numerose le istituzioni che perseguono il fine della standardizzazione dell’occitano e il suo riconoscimento come lingua.
caratteristiche dell’occitano
caratteristiche:
caduta vocali finali ma si restaura una vocale d’appoggio -e per evitare nessi consonantici finali sgraditi
a atona finale si mantiene nella lingua antica ma si chiude in -o in quella moderna
a tonica si mantiene intatta
francese
storia: nella storia del francese si dividono 3 periodi:
francese antico: con varie varietà tra cui il franciano, il piccardo, il vallone e il normanno. in comune queste lingue hanno:
due casi
A tonica + palatale > e oppure ie
riduzione a [ə] la -A atona
avanzato grado di lenizione tra le consonanti intervocaliche, fino alla caduta
medio francese: il passaggio dall’antico al moderno si pone intorno al XIV (guerra dei 100 anni, quando si perdono definitivamente i due casi). caratteristiche:
ie + consonante palatale > e
caduta di -r finale
caduta di -s finale
francese moderno: ha le sue origini nel 500-600 nella lingua della corte e della classe colta di Parigi. caratteristiche
espressione obbligatoria del soggetto
la negazione si esprime con un circonfisso (ne … pas)
tutte le parole sono ossitone
francoprovenzale
ha alcuni tratti distintivi rispetto al francese:
gli accenti di parola possono essere sia ossitone che parossitone (penultima)
non esiste un Francoprovenzale standardizzato, anzi l’intecomprensione tra le varie parlate è difficoltosa
nel medioevo non esiste una coscienza di un francoprovenzale come lingua letteraria ma se ne riconoscono le caratteristiche in vari testi
italiano
storia: nei primi secoli convivevano in Italia più varietà locali, fra le quali il fiorentino nel 300 è divenuta la più prestigiosa e nel 500 lingua comune in uso letterario. Decisiva l’opera di Pietro Bembo che prescrive come modelli le tre corone.
L’Italia è il paese romanzo che presenta la maggiore diversificazione dialettale, distinti in d. primari e secondari.
la linea che va da La Spezia a Rimini divide i dialetti settentrionali dai centro-meridionali.
sardo
non si è ancora affermata una lingua standard. Per via della storia travagliata e l’isolamento il sardo ha mantenuto un carattere eccezionalmente conservativo tra le lingue romanze. caratteri conservativi:
perdita della lunghezza vocalica
conservazione di [k] e [g] davanti a [e] e [i]
conservazione di -s
conservazione delle consonanti geminate
corso
il dialetto corso è italoromanzo nonostante il rapporto con il francese come lingua tetto
hanno lo stesso sistema delle vocali toniche del sardo
hanno però subito una profonda toscanizzazione soprattutto nella parte settentrionale separata dalla catena montuosa che attraversa l’isola.
retoromanzo / ladino
con tre varietà linguistiche riunite da Ascoli sotto il nome di retoromanzo:
ladino dolomitico
romancio
friulano
Concordano in alcuni tratti che però si tratterebbe più probabilmente di tratti di conservazione della fase più antica delle lingue dell’Italia settentrionale.
L’unico tratto innovativo è la palatalizzazione di CA- > [ca] e GA>[ja]
Dalmatico
lingua estinta parlata sulla costa orientale dell’adriatico
ha tratti:
conservativi nelle consonanti ([k] e [g] si mantengono davanti a [e])
nelle vocali è ricchissima la dittongazione
romeno
storia: emerge per la prima volta nella documentazione scritta nel 1521. La storia della formazione del romeno sono oggetto di congettura. Fino al 1840 la grafia adottata era il cirillico. Dal 700 comincia la rivendicazione della romanità del romeno.