Filosofia | Bacone, Galileo e Cartesio

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La scienza antica

Grandi differenze della scienza antica rispetto a quella moderna erano il non usare gli esperimenti, essendo quindi poco legata alla tecnica, e il non utilizzo della matematica per lo studio della natura.

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Vita di Francis Bacon

Nasce a Londra nel 1561. Studia filosofia ma abbandona perché troppo astratta a causa dell’aristotelismo. Trascorre tre anni in Francia e nel 1581 viene eletto in parlamento, diventando Avvocato della corona e Lord Guardasigilli (ministro della giustizia) con Giacomo I Stuart. Viene accusati di corruzione in questi anni, perciò si ritira a vita privata.

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Opere più importanti

Parto maschio del tempo, andato perduto. Lavora alla grande instaurazione, un’opera monumentale che aveva l’ambizione di un’enciclopedia, divisa in sei parti. Scrive solo la seconda, il Nuovo Governo. Nel 1627, postumo alla sua morte, viene pubblicata la Nuova Atlantide. Per lui la ricerca e il sapere avevano come obiettivo il favore del benessere e progresso dell’umanità, per applicare dominio sulla natura a nostro favore.

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La Nuova Atlantide

Essendo prima di tutto un politico, qui espone le sue idee di rapporti tra scienza e politica. Narra di uno stato governato da scienziati (a differenza della repubblica di platone). Il sapere e lo studio scientifico non è dato dai singoli scienziati, bensì è promosso dal governo, incitando alla raccolta di dati viaggiando e con la pratica

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Cose in comune con la magia

Come la magia, Bacone voleva imporre il dominio sulla natura. Inoltre aveva un linguaggio un po’ ambiguo e suggestivo, non di carattere pubblico, destinato quindi a pochi eletti.

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Il Nuovo Organo

Unica opera scritta e finita del progetto enciclopedico di Bacone. Qui esplicita che la conoscenza è frutto di un lavoro ordinato e sottoposto a regole, cercando quindi un metodo. Innanzitutto, critica fortemente l’aristotelismo e la filosofia antica, secondo lui inadatta alla scoperta di nuove conoscenze. Rompe inoltre il luogo comune che gli antichi fossero degni di rispetto, perché secondo lui la verità è figlia del tempo, e gli antichi rappresentavano l’infanzia della conoscenza umana.

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Pars destruens

Prima di esplorare nuova conoscenza, Bacone sostiene di dover rompere i pregiudizi già esistenti che possono ostacolare le ricerche. Questa è la pars destruens, la parte distruttiva del metodo, in cui vanno distrutti gli idola, immagini illusorie. Li divide in:

  • Idola tribus: pregiudizi radicati nella natura dell’uomo

  • Idola specus: riconducibili al mito della caverna, i pregiudizi individuali, ognuno frutto delle proprie esperienze personali

  • Idola fori: derivati dal linguaggio. L’uso di espressioni che non corrispondono a oggetti reali, come “primo mobile”, o l’uso di alcune parole ambiguo o impreciso, come “umido”

  • Idola theatri: pregiudizi delle dottrine filosofiche

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La pars costruens

Qui avviene l’effettiva costruzione del metodo, alla cui base c’è la raccolta di dati, l’historia naturalis, ovvero la selezione e descrizione dei fenomeni. Alla base di questa raccolta, per lui, doveva esserci il metodo induttivo, ovvero che doveva partire dallo studio di casi individuali, che erano quelli alla base del sistema deduttivo aristoteliano. Per lui quello non andava bene, siccome prendeva esempi particolari, da cui derivava cose generali. L’induzione gli permetteva lo studio degli assiomi medi, ovvero le affermazioni di livello di generalizzazione intermedio, per arrivare solo dopo a quelle di carattere universale.

L’induzione doveva essere un procedimento lento e paziente, perché raggiungendo conclusioni affrettate spesso si sbagliava. Per questo diceva che all’intelletto degli umani andrebbero aggiunti pesi e piombo, per rallentarlo. Le informazioni vanno poi elaborate, non solo raccolte. Distingueva gli scienziati in tre animali:

  • formiche: gli scienziati empirici, accumulano il cibo ma non lo elaborano

  • ragni: gli scienziati dogmatici (o peripatetici), cistruiscono la loro ragnatela ma da sé

  • api: la via di mezzo, gli scienziati autentici. raccolgono il polline dai vari fiori ma poi lo elaborano in miele

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Le tavole

Per Bacone, la raccolta di dati implicava già una sorta di elaborazione di essi, dato che dovevano essere inquadrati tramite diversi protocolli in tre tavole:

  • Tavole di presenza: dove questi fenomeni sono presenti, anche se molto diversi tra loro

  • Tavole di assenza: dove i fenomeni non sono presenti. Qui non va tutto: parla di dove ci si aspetterebbe che i fenomeni ci siano per caratteristiche simili a oggetti nelle tavole di presenza, ma alla fine non ci sono

  • Tavole dei gradi: i casi in cui il fenomeno cresce o decresce di intensità seguendo la crescita o decrescita di un altro fenomeno

Dopo aver raccolto questi dati, si può formulare la prima ipotesi, la vindemiatio prima

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La verifica delle ipotesi

Queste vanno verificate con le istanze prerogative, ovvero letteralmente le domande privilegiate. In pratica sarebbero gli esperimenti, con cui secondo lui si costringe la natura a darci una risposta specifica, come se fosse una sorta di interrogatorio sotto tortura.

Distingue le istanze fruttifere da quelle lucifere: le prime portano frutti, ovvero suggeriscono subito modi per procedere od operare, mentre le seconde portano luce, ovvero illuminano la verità e forniscono conoscenza.

Distingue 27 tipi di istanze prerogative, le cui più importanti sono le istanze cruciali. Esse sono gli esperimenti che permettono di decidere quale tra due ipotesi finali per una teoria sia quella corretta, evidenziando quella sbagliata.

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Lo scopo della ricerca

Per Bacone, la natura sono le qualità dei corpi, di cui ne vuole ricercare la causa dei fenomeni. Distingue lo schematismo latente, la struttura essenziali dei corpi che ci è nascosta, e il processo latente, la dinamica che produce un determinato fenomeno.

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Scienza moderna o no

  • Linguaggio metaforico e allusivo della magia

  • Si interessa alla causa e la forma dei fenomeni, molto vicino alla metafisica, poco invece alla ricerca di leggi più concrete

  • Non riconosce il ruolo della matematica

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Vita di Galileo

Nasce a Pisa nel 1564. Viene spinto verso gli studi di medicina, perché avrebbero portato più soldi, ma si interessa principalmente verso la matematica. Abbandona medicina nel 1585 e nel 1589 gli viene affidata una cattedra all’Università di Pisa. Nel 1592, invece, trova una cattedra all’Università di Padova, periodo per lui molto sereno per la grande libertà di espressione garantita dalla Repubblica di Venezia. Vende nel frattempo degli strumenti creati nel suo laboratorio per procurarsi dei soldi in più. Inventa un telescopio, grazie al quale riesce a scrivere il Siderus Nuncius nel 1610, molto apprezzato. Nel 1610 si trasferisce anche a Firenze, ma il tribunale dell’inquisizione romana comincia a investigare per le critiche al sistema tolemaico. Si mantiene un po’ più conservato, scrivendo Il saggiatore nel 1623, ma con l’arrivo di papa Urbano, interessato alla scienza, ricomincia a trattare del sistema copernicano. Scrive quindi il Dialogo sopra i due sistemi del mondo, tolemaico e copernicano, per cui però, anche se approvato dalla censura, viene condannato. Per evitare la tortura, abiura la teoria copernicana. Ormai è cieco e rimane da solo nella sua villa a Firenze. Muore nel 1642

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Perché rivoluziona la scienza e il metodo scientifico

  • Cerca a tutti i costi di provare la veridicità della teoria astronomica copernicana

  • Adotta la matematica come sistema per interpretare la realtà e la natura

  • Utilizza gli esperimenti, con uno stretto rapporto tra scienza e tecnica

  • Rinuncia alla metafisica e si impegna a dimostrare e trovare le leggi che governano la realtà

Nonostante non fosse propriamente un filosofo, ma più uno scienziato, le sue idee sono state così rivoluzionarie che valicano questo ostacolo.

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L’eliocentrismo

La chiesa fino ad allora aveva accettato il sistema copernicano, in quanto esso veniva trattato esclusivamente come sistema geometrico, e non astronomico. In più, nel Siderus Nuncius, Galileo parla in latino, riferendosi quindi alla cerchia ristretta degli astronomi.
Per studiare al meglio il nuovo sistema, perfeziona i cannocchiali che si costruivano in Olanda. Questi erano buoni, ma non abbastanza. Keplero poi aveva studiato che con una giusta sequenza di lenti concave e convesse, l’immagine potesse essere ingrandita, ma non aveva mai fatto alcun prototipo. Mette insieme le idee e crea il suo telescopio.

Scopre che la luna non era fatta di etere e perfetta, perché studiandola nel momento in cui era metà illuminata, ha notato che le ombre erano imperfette, determinando quindi la presenza di monti e valli. Smentisce quindi il sistema doppio della fisica aristotelica. Scopre inoltre che Saturno non era perfetto (gli anelli), la Via Lattea non era una striscia ma un agglomerato di stelle, Giove aveva dei pianeti attorno ad esso (chiamati pianeti medicei per Cosimo de Medici), che il sole aveva le macchie solari e di conseguenza non era perfetto, e che Venere aveva più fasi.

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Galileo contro tutti

Galileo era profondamente cristiano, ma criticava il volere della chiesa di avere ragione su tutte le questioni scientifiche che non la riguardavano. Sosteneva che la chiesa dovesse spiegare come si vadia in cielo, ma non come vadia il cielo. Dio ha scritto quindi due libri distiniti: la bibbia, che si occupa di moralità e religione, e il grande libro della natura, che lo scienziato deve consultare.

Andava inoltre contro gli aristotelici, in quanto per lui erano peripatetici. Seguivano le sue idee giustificandolo a spada tratta per principio di autorità, senza seguire troppo il piacere della scoperta. Per lui, un vero aristotelico avrebbe dovuto osservare minuzioasamente anche lui la natura per cercare in essa la verità.

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Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, tolemaico e copernicano

Con il papato di Urbano VIII che lo spinge a continuare le ricerche, Galileo riprende lo studio dell’eliocentrismo, pubblicando nel 1632 il dialogo. Aveva però un grande problema: innanzitutto era scritto in italiano, presentandosi quindi come libro per tutti, e poi, essendo un dialogo, avrebbe dovuto essere neutro. Non lo è per nulla: Salviati era un grande amico di Galileo e sosteneva il sistema copernicano con grandi idee, mentre per il sistema tolemaico c’era Semplicio, che già dal nome alludeva ad idee semplici, le quali effettivamente esponeva, senza argomentazioni particolarmente elaborate. Sagredo, colui che avrebbe dovuto agire da giudice, per forza giustificava Salviati.

Nel giustificarsi, rispondendo a molte domande popolari sul “ma come mai se la terra gira non lo sentiamo”, formula il principio della relatività galileiana, che sostiene che si può percepire il movimenti di corpi all’interno di un sistema, ma se si fa parte di esso non si può sentire il movimento del sistema stesso.

Venne condannato al carcere, cambiato poi in arresti domiciliari.

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Il metodo scientifico galileiano

Per lui esistevano, o meglio, andavano valutati, solo gli aspetti quantitativi della materia. Quelli qualitativi erano tutte derivazioni di esso che potevano essere soggettive. Si concentrava per studiare solo le cose oggettive.

1-2: osservare il fenomeno e raccogliere i dati, formulando un’ipotesi

Per lui aveva valore l’intuizione, che guidata dalla ragione e partendo dalla propria esperienza, poneva le basi per un’ipotesi

3: L’ipotesi dev’essere verificata con il cimento, ovvero il mettere alla prova una teoria attraverso esperimenti specifici.

L’esperimento era una situazione artificiale che rappresentava al meglio l’ipotesi, cercando anche di eliminare fattori di irregolarità. Nel caso in cui si esagera con gli esperimenti, fa anche utilizzo di esperimenti mentali.

I risultati devono poi essere confermati dall’intera comunità scientifica.

Le ricerche sono quindi delle vie di mezzo tra esperienze fatte con i propri sensi e le dimostrazioni necessarie alla verifica. Una parte 'è già condizionata dalla ragione, ma per confermare l’ipotesi sono necessari dati ricavati dall’osservazione.

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Le scoperte

L’inerzia, tramite un esperimento mentale pensa alla salita e alla discesa, e se ci fosse un piano infinito senza attrito la palla potrebbe continuare ad andare senza fermarsi. Un corpo quindi tende a mantenere il suo principio di quiete o di moto rettilineo uniforme.

Per la caduta dei gravi, non potendo replicare il vuoto al tempo, pensa a un corpo da un chilo e da due chili, poi messi insieme, che avrebbero portato a due risultati opposti. Capisce quindi che è direttamente proporzionale al tempo.

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Cartesio, vita

Nasce da una famiglia nobile e va a La Fleche, una delle migliori scuole francesi. Partecipa alla guerra dei trent’anni, e durante essa capisce come regolare il suo sapere.

Stava per pubblicare, nel 1633, Il Mondo, ma Galileo era da poco stato condannato, perciò si calma un attimo. Decide di dividere il libro in tre parti, con un’introduzione: il Discorso sul Metodo, diventato il libro più importante.

Scrive anche le meditazioni metafisiche, e prima di pubblicarle manda delle bozze ad altri autori per avere delle critiche o opinioni, e quando lo pubblica, lo fa con esse e con le sue risposte.

Scrive i principi sulla filosofia, che non hanno molto successo, e si dedica poi alle emozioni umane, con Le passioni dell’anima. Piace molto alla regina di Svezia che lo invita alla sua corte. Si dice che durante una passeggiata all’esterno per spiegare il libro alla regina, prende la polmonite e poco dopo muore. Alcuni dicono che sia stato avvelenato.

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Discorso sul metodo

Non sa quanto lo possano aiutare le conoscenze scolastiche, perché la filosofia è troppo teorica anche se problemi reali, mentre la matematica ha pratica ma è troppo astratta. Nel discorso sul metodo, quindi, cerca una via di mezzo tra di esse. Definisce quattro regole:

  • regola dell’evidenza: un’idea è evidente quando chiara e distinta

  • regola dell’analisi: scomporre i problemi complessi in più problemi semplici

  • regola della sintesi: ricomporre il problema principale una volta analizzati

  • regola dell’enumerazione e revisione: controllare alla fine per notare errori o trascuramenti

Cerca quindi una verità assoluta su cui mettere le basi del suo pensiero, e per farlo mette in dubbio qualsiasi cosa. Dubita dei nostri sensi riprendendo lo scetticismo, dubita poi l’esistenza delle cose materiali, e anche infine la certezza delle dimostrazioni matematiche. Il suo dubbio, così, diventa un dubbio iperbolico, arrivando anche a pensare che il nostro mondo sia stato creato da un dio maligno con lo scopo di ingannarci.

Si rende conto che l’unica cosa reale di cui è certo è che lui pensa, perché anche per essere ingannato bisogna essere in grado di pensare. Da qui “Penso, dunque sono” “Cogito, ergo sum”

Questo fu criticato da Gassendi, sostenendo che era un ragionamento non completo, in quanto all abase c’era un sillogismo, per dire che tutto ciò che pensa esiste, cosa di cui non possiamo essere sicuri. Cartesio, però, si basa solamente su una intuizione, non su un sillogismo.

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Le sostanze

Determina di essere una sostanza pensante, una res cogitans, che può avere delle idee. Queste le divide in:

  • idee innate: già in noi quando nasciamo

  • idee avventizie: che avvengono, ci arrivano dai sensi

  • idee fattizie: prodotte attravero altre idee (come la chimera)

    • dio: non è ne fattizio né avventizio

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Le prove dell’esistenza di dio per Cartesio

  • L’idea di perfezione che abbiamo non può essere noi stessi, in quanto questa dovrebbe derivarci da qualcuno che lo sia, e noi non lo siamo

  • Non siamo causa della nostra esistenza, perché non siamo perfetti, ma comunque abbiamo l’idea di perfezione

  • Prova antologica di Anselmo d’Aosta: se dio è la perfezione non può mancare di esistenza, in quanto essa è parte della perfezione

Grazie a queste prove, verifica che l’ente maligno di cui parlava nei dubbi non esiste, e che quindi possiamo fidarci della nostra esistenza.

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Il meccanicismo

C’è poi la res extensa, ovvero la materia con le sue leggi, materiale e misurabile. Il mondo secondo cartesio è propriamente meccanico con le sue leggi non cambiabili, perciò la materia non è libera.

Secondo lui anche gli esseri viventi, quali gli animali, sono delle macchine, in quanto rispondono secondo ciò che la materia gli impone e non hanno anima.

La materia agisce per meccanicismo: una volta messa in moto dalla creazione, essa continua a muoversi agendo l’una sull’altra.

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Le sostanze negli esseri umani

Las res extensa e la res cogitans sono completamente opposte tra loro, ma negli uomini comunicano in qualche modo. Parla di spiriti animali, piccole particelle di materia che si muovono nei nervi per mandare segnali. Questi partono dalla ghiandola pineale ed entrano in contatto le due materie.

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Le passioni dell’anima

Nel momento in cui ci succede qualcosa, le res all’interno del nostro corpo vengono modificate:

  • Azioni, sono volontarie, e sono gli impulsi che mandiamo al corpo in risposta a stimoli

  • Affezioni: sono involontarie, e derivano da stimoli esterni percepiti dall’anima, non dal corpo, ovvero le emozioni. Le passioni principali sono l’odio e l’amore: l’odio ci fa allontanare da ciò che danneggia l’anima, mentre l’amore ci spinge verso ciò che la giova. Non bisogna diventare succubi di esse, e la ragione ha il compito di governare l’equilibrio tra esse. La saggezza è la capacità di governare al meglio le proprie emozioni e i propri impulsi

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La morale cartesiana

Scrive una parte sul come ci si dovrebbe comportare. Voleva scrivere un intero trattato sulla morale razionale, ma muore prima. Nel discorso sul metodo aveva scritto delle regole provvisorie in attesa di quelle definitive:

  • Prima regola: seguire le leggi, i costumi e la religione se si vuole avere una vita principalmente tranquilla

  • Seconda: seguire le scelte che sono state fatte, non essere incerti e rimanere indeterminati

  • Terza: adattare i nostri pensieri e desideri alla realtà. Se il mondo non ti piace non puoi cambiarlo da solo, perciò per stare tranquilli ci si deve adattare