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morfologia e sintassi
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morfema
unità minima di prima articolazione, il più piccolo pezzo di significante portatore di significato proprio, di cui sono composte le parole: il significato di una parola, in linea di principio è dato dalla combinazione dei significati dei singoli morfemi che la compongono.
vengono convenzionalmente rappresentati entro parentesi graffe {}
Le parole sono costituite da almeno un morfema: sono dette isolanti quelle lingue che hanno molte parole costituite da un solo morfema; delle lingue indoeuropee l’inglese è una delle più isolanti. Si chiamano agglutinanti le lingue in cui le parole sono formate dalla giustapposizione di più morfemi (eg. il turco). Si chiamano lingue flessive quelle che crano le loro parole tramite affissi flessionali (eg. il latino o l’italiano)
morfo
morfema inteso nella sua forma concreta (parole)
allomorfo
variante fomale di un morfema che realizza lo stesso significato di un altro morfo con cui è in distinzione complementare.
Le ragioni della allomorfia sono da ricercare nelle trasformazioni avvenute nel tempo (diacronia) spesso per ragioni fonetiche.
eg. -abil-, -ibil-, -ubil- formano aggettivi con significato di potenzialità
eg. [-s], [-z], [-es] per il plurale inglese
suppletivismo
casi in cui un morfema lessicale di certe parole derivate viene sostituito da un morfema dalla forma totalmente diversa ma con lo stesso significato
eg. acqua e idrico
classificazione funzionale dei morfemi
si fa in base alla funzione svolta:
morfemi
lessicali
grammaticali
derivazionali
flessionali
In base al grado di contenuto semantico morfemi lessicali, morfemi derivazionali e flessionali sono da porsi lungo un continuum che va dal massimo di concretezza (tipica degli elementi del lessico) al massimo di astrattezza (tipica della flessione).
i morfemi lessicali
Hanno contenuto referenziale (richiama a un contenuto del mondo esterno) che rinvia ad un significato concettuale a sua volta associabile a un contenuto extralinguistico, oggettivo, connesso alla descrizione del mondo.
Tali morfemi costituiscono una classe aperta,
i morfemi grammaticali
hanno significato grammaticale, cioè funzionale e correlato al sistema (quindi ‘interno’, linguistico e non extralinguistico).
Formano una classe chiusa e quantitativamente limitata, difficilmente arricchibile.
A sua volta, un morfema grammaticale può svolgere due diverse funzioni: derivazionale e flessionale, che corrispondono a due dei processi ‘maggiori’ della morfologia.
morfemi grammaticali derivazionali
consente di derivare parole nuove da parole (o da morfemi lessicali) già esistenti; sono morfemi sottoposti a restrizioni combinatorie (preso un morfema, non è detto che questo sia unibile a tutte le parole) e con una combinabilità parziale: ad es., i suffissi di grado ingl. -er, -est si applicano solo a basi aggettivali mono- o bisillabiche ‘leggere’ come calm > calmer, happy > happiest, ma curious > *curioser, bensì more o most + Agg.). Perciò, questi morfemi hanno lacune di distribuzione e sono tendenzialmente più numerosi dei morfemi flessionali.
si cambia classe grammaticale
morfema grammaticale flessionale
dà conto delle concrete forme flesse in cui un lessema si presenta ed esprime i valori (o tratti morfosintattici) inerenti alle categorie grammaticali nominali e verbali obbligatorie operanti in un sistema linguistico.
I morfemi flessionali, detti anche desinenze, non hanno restrizioni (hanno dunque combinabilità completa), né lacune distribuzionali, e sono in numero inferiore ai m. derivazionali
morfemi liberi
corrispondono in parte ai morfemi lessicali.
segno minimo che può occorrere liberamente, in modo indipendente dalla combinazione con altri, mantenendo il proprio contenuto; un morfema libero può costituire una parola e questa coincidenza si realizza al grado più alto nelle lingue tipologicamente dette isolanti. (in inglese, cat, eat, who)
morfemi legati
tutti i morfemi grammaticali.
un segno minimo che non può ricorrere isolatamente e che manifesta il proprio contenuto solo combinandosi con altri
parole funzionali / vuote
caso problematico: formano classi grammaticali chiuse ma difficilmente si possono definire morgemi grammaticali a pieno titolo. alcuni elementi sono infatti anche scomponibili (l-o/a)
eg. articoli, pronomi, preposizioni, congiunzioni
classificazione posizionale dei morfemi
i morfemi grammaticali si suddividono in classi diverse a seconda della collocazione cha assumono rispetto al morfema lessicale
affisso
ogni morfema che si combini con una radice
prefissi
suffissi
infissi
circonfissi
prefisso e suffisso
prefissi: affissi che stanno prima della radice.
sufissi: affissi che stanno dopo la radice.
Possono entrambi avere funzione sia derivazionale sia flessionale
i suffissi con valore flessionale (in lingue come l’italiano) che sono sempre in fondo si chiamano desinenze.
infisso, circonfisso e transfissi
affissi che sono inseriti dentro la radice.
in italiano non esistono ma si trovano in lingue come il latino o il tagalog
affissi formati da due parti, una che sta prima della radice e l’altra che sta dopo.
in italiano non esistono ma si trovano in lingue come il tedesco
affissi che si incastrano alternativamente dentro la radice
in italiano non esistono ma è la morfologia sulla quale è basato l’arabo (morfologia a “pettine)
morfemi sostitutivi
morfemi che si manifestano con la sostituzione di un fono ad un altro, causando un mutamento fonetico della radice
eg. foot, feet / goose, geese
morfema zero
quando una distinzione obbligatoriamente marcata nella grammatica di una certa lingua viene eccezionalmente a non essere rappresentata in alcun modo nel significante
eg. i plurali invariabili dell’inglese (sheep)
morfemi soprasegmentali
un determinato valore morfologico si manifesta attraverso un tratto soprasegmentale come l’accento o il tono
eg, record oppure principi
morfemi cumulativi
morfemi grammaticali che recano contemporaneamente più di un significato o valore
eg. in buon-e la è vale insieme plurale e femminile
morfemi grammaticali derivazionali
permettono la formazione di un numero teoricamente infinito di parole
prefissoidi e suffissoidi
elementi (posizionalmente) affissali che conservano significato lessicale, riflesso dello statuto di ‘parola’ autonoma che avevano in quanto forme libere nelle lingue d’origine (principalmente greco e latino)
eg. cardio-, bio-, geo- / -logia, -filo, -fobo
parole composte
due parole agganciate fra loro a formare un’entità unica in cui i due membri sono perfettamente riconoscibili e recano il loro significato lessicale normale
in italiano l’ordine di solito è modificato-modificatore, cioè la seconda parola modifica la prima che funziona da testa sintattica del costrutto (eg. posacenere)