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Flashcard didattiche strutturate a domande e risposte per il ripasso approfondito del corso di Analisi Matematica 1. Il set copre logica elementare, proprietà dei campi numerici e completezza di R, numeri complessi e teorema fondamentale dell'algebra, teoria delle funzioni reali, limiti e teoremi fondamentali delle successioni, scale di infinito, e infine serie numeriche, criteri di convergenza e stime dell'errore.
Qual è la definizione di proposizione nella logica elementare e in cosa differisce da un predicato?
Una proposizione è una formula ben formata che non contiene variabili libere, a cui è possibile attribuire in modo univoco il valore di verità (vero o falso). Un predicato è invece una formula ben formata che contiene variabili libere, la cui verità dipende dai valori attribuiti a tali variabili.
In cosa differiscono il principio di non contraddizione e il principio del terzo escluso?
Il principio di non contraddizione stabilisce che una proposizione non può essere contemporaneamente vera e falsa. Il principio del terzo escluso stabilisce che una proposizione è vera se e solo se la sua negazione è falsa, non ammettendo una terza possibilità.
Come si distinguono la condizione necessaria e la condizione sufficiente nella proposizione composta p⟹q?
Nell'implicazione p⟹q, la proposizione p rappresenta la condizione sufficiente per il verificarsi di q, mentre la proposizione q rappresenta la condizione necessaria per il verificarsi di p. Affermare p⟹q è logicamente equivalente a ¬q⟹¬p.
Come si articola una dimostrazione basata sul principio di induzione per una proprietà p(n) con n≥n0?
La dimostrazione si articola in due passaggi: prima si verifica che la proprietà base p(n0) sia vera; successivamente si assume come ipotesi induttiva la verità di p(n) per un generico n≥n0 e si dimostra che da essa discende la verità della tesi p(n+1).
Qual è l'enunciato della disuguaglianza di Bernoulli?
Per ogni numero naturale n∈N e per ogni numero reale x∈R con x>−1, è verificata la disuguaglianza (1+x)n≥1+nx.
Come si dimostra per assurdo che 2 non è un numero razionale?
Si suppone che 2=mn sia una frazione irriducibile con m=0. Elevando al quadrato si ottiene 2m2=n2, da cui n2 e n sono pari (n=2k). Sostituendo, 2m2=4k2, ossia m2=2k2, implicando che anche m sia pari. Questo genera un assurdo poiché la frazione non risulterebbe semplificata ai minimi termini.
Quali sono le tre proprietà assiomatiche che definiscono una relazione d'ordine ≤ su un insieme non vuoto?
Una relazione d'ordine soddisfa: la riflessività (a≤a per ogni elemento), l'antisimmetria (se a≤b e b≤a, allora a=b) e la transitività (se a≤b e b≤c, allora a≤c). Se soddisfa inoltre la dicotomia (a≤b∨b≤a per ogni coppia), l'ordine è totale.
Come sono definiti l'estremo superiore (supA) e l'estremo inferiore (infA) di un sottoinsieme in un insieme ordinato?
L'estremo superiore di A è il minimo dell'insieme dei maggioranti di A. L'estremo inferiore di A è il massimo dell'insieme dei minoranti di A.
Come recita l'assioma di completezza per il campo ordinato dei numeri reali R?
Ogni sottoinsieme non vuoto di R superiormente limitato ammette estremo superiore reale; pertanto R è un campo ordinato completo.
Quali convenzioni si adottano per l'estremo superiore e inferiore di sottoinsiemi non limitati nella retta reale estesa Rˉ?
Dato un insieme A⊆R, se A non è superiormente limitato si definisce supA=+∞, mentre se A non è inferiormente limitato si definisce infA=−∞.
Qual è la definizione di intervallo I⊆R basata sulla proprietà di connessione?
Un sottoinsieme I⊆R è un intervallo se e solo se per ogni coppia di elementi x,y∈I con x<y, ogni numero reale z tale che x<z<y appartiene anch'esso a I.
Come vengono definite le operazioni di somma e prodotto nel campo dei numeri complessi C=R2?
Per ogni coppia di elementi (a,b),(c,d)∈R2, la somma è definita da (a,b)+(c,d)=(a+c,b+d) con elemento neutro (0,0), e il prodotto è definito da (a,b)(c,d)=(ac−bd,ad+bc) con elemento neutro (1,0). L'unità immaginaria è i=(0,1), tale che i2=(−1,0).
Quali disuguaglianze legano il modulo di un numero complesso ∣z∣ con la sua parte reale e la sua parte immaginaria?
Dato un numero complesso z=a+ib, valgono le relazioni ∣Re(z)∣≤∣z∣, ∣Im(z)∣≤∣z∣ e la stima triangolare ∣z∣≤∣Re(z)∣+∣Im(z)∣.
Qual è il significato geometrico della moltiplicazione tra due numeri complessi in forma trigonometrica?
Moltiplicare due numeri complessi z=ρ(cos(θ)+isin(θ)) e w=r(cos(φ)+isin(φ)) comporta una dilatazione o contrazione del modulo pari al prodotto ρr e una rotazione nel piano pari alla somma degli argomenti θ+φ.
Qual è la formula di De Moivre per la potenza n-esima di un numero complesso in forma trigonometrica?
Dato z=ρ(cos(θ)+isin(θ)) e un intero positivo n∈N+, la potenza n-esima è data da zn=ρn(cos(nθ)+isin(nθ)).
Come si determinano le radici n-esime di un numero complesso w=reiφ e quale figura formano nel piano di Gauss?
Le radici sono date da zk=nreiθk con θk=nφ+2kπ per k=0,1,…,n−1. Geometricamente rappresentano i vertici di un poligono regolare di n lati inscritto in una circonferenza di centro l'origine e raggio nr.
Cosa afferma il teorema fondamentale dell'algebra per un'equazione polinomiale di grado n≥1?
Ogni equazione polinomiale della forma anzn+⋯+a1z+a0=0 con an=0 e coefficienti in C possiede precisamente n radici nel campo complesso C, a patto che ciascuna radice sia contata con la propria molteplicità.
Cosa si può dedurre sulle radici di un polinomio a coefficienti reali se ammette una radice complessa non reale w?
Se un polinomio a coefficienti reali possiede una radice complessa non reale w, anche il suo complesso coniugato wˉ è radice del polinomio con la medesima molteplicità. Di conseguenza, ogni polinomio a coefficienti reali di grado dispari possiede almeno una radice reale.
Quando una funzione f:A→B si dice invertibile e quale relazione sussiste tra l'iniettività e l'invertibilità?
Una funzione è invertibile se e solo se è biunivoca (contemporaneamente iniettiva e suriettiva). Se una funzione f:A→B è solo iniettiva, è possibile renderla biunivoca e quindi invertibile restringendo il codominio all'immagine, considerando cioè f:A→f(A).
Sotto quale condizione sugli insiemi è definibile la funzione composta h=g∘f?
Date f:A→B e g:A′→B′, la funzione composta h=g∘f è definita se l'immagine della funzione interna è contenuta nel dominio della funzione esterna, ossia If=f(A)⊆A′.
Come sono definite la funzione parte intera [x] e la funzione mantissa mant(x) per un numero reale x?
La parte intera [x] è il più grande numero intero minore o uguale a x. La funzione mantissa è definita dalla differenza mant(x)=x−[x], ed è una funzione limitata e periodica di periodo T=1.
Come si dimostra che ogni funzione reale definita su un intervallo simmetrico (−a,a) può essere scritta come somma di una funzione pari e una dispari?
Ogni funzione f(x) può essere riscritta tramite l'identità f(x)=2f(x)+f(−x)+2f(x)−f(−x), in cui il primo addendo è una funzione pari e il secondo addendo è una funzione dispari.
Qual è la definizione formale di successione convergente a un limite finito l∈R?
Una successione reale {an} converge a l se per ogni ε>0 esiste un indice naturale N∈N tale che ∣an−l∣<ε per ogni n≥N.
Come si dimostra il teorema di unicità del limite per una successione convergente?
Ipotizzando per assurdo l'esistenza di due limiti distinti l=l′, per la disuguaglianza triangolare vale ∣l−l′∣≤∣l−an∣+∣an−l′∣<2ε definitivamente. Scegliendo ε=2∣l−l′∣, si perviene alla contraddizione ∣l−l′∣<∣l−l′∣, dimostrando che l=l′.
Qual è il legame tra la convergenza di una successione reale e la sua limitatezza?
Ogni successione convergente è necessariamente limitata, poiché definitivamente i suoi termini sono racchiusi nell'intervallo (l−ε,l+ε) e i termini precedenti sono in numero finito. Il viceversa non sussiste, come dimostra la successione limitata an=(−1)n, che è irregolare.
Qual è il limite del prodotto di una successione limitata per una successione infinitesima?
Il prodotto tra una successione limitata e una successione infinitesima è sempre infinitesimo, ossia converge a zero: se ∣an∣≤K e ∣bn∣<Kε, allora ∣anbn∣≤K∣bn∣<ε.
Cosa afferma il teorema della permanenza del segno per le successioni convergenti?
Se una successione {an} converge a l>0, allora i suoi termini sono definitivamente strettamente positivi (an>0). Inoltre, se una successione soddisfa definitivamente an≥0 e ammette limite l, allora necessariamente l≥0.
Qual è l'enunciato del teorema dei due carabinieri per le successioni?
Siano date tre successioni tali che an≤cn≤bn definitivamente. Se sia {an} sia {bn} convergono allo stesso limite reale l, allora anche la successione intermedia {cn} converge a l.
Cosa stabilisce il teorema sulle successioni monotone e perché una successione monotona non può essere oscillante?
Una successione monotona ammette sempre limite: se è monotona crescente il limite coincide con sup{an,n∈N}, mentre se è decrescente coincide con inf{an,n∈N}. Non può essere irregolare perché nella retta reale estesa l'estremo superiore e inferiore esistono sempre.
Come sono definite due successioni asintotiche an∼bn e per quali operazioni l'asintotico non è valido in generale?
Due successioni sono asintotiche per n→+∞ se limn→+∞bnan=1. La stima asintotica non si preserva in generale per le somme di successioni né per l'elevamento a esponenziale.
Qual è la formulazione del criterio del rapporto per le successioni a termini strettamente positivi?
Sia an>0 definitivamente ed esista limn→+∞anan+1=l. Se l<1, allora limn→+∞an=0; se l>1, allora limn→+∞an=+∞; se l=1, il criterio è inconcludente.
Qual è l'ordine gerarchico crescente degli infiniti per n→+∞ con parametri positivi opportuni?
Dati β>0, α>0 e b>1, la gerarchia in ordine crescente di infinito è: (ln(n))β≪nα≪bn≪n!≪nn.
Come è definita la notazione di o-piccolo an=o(bn) e qual è il suo legame con l'equivalenza asintotica?
Si dice che an è un o-piccolo di bn se limn→+∞bnan=0. La relazione di asintotico an∼bn equivale formalmente a scrivere an=bn+o(bn).
Qual è la definizione formale di serie numerica e di somma parziale sn?
A partire da una successione {an}, si definisce successione delle somme parziali sn=∑k=0nak. La serie numerica ∑k=0+∞ak rappresenta il limite per n→+∞ di sn; se tale limite esiste finito ed è pari a S∈R, la serie converge e S è detta somma della serie.
Come si determina il carattere della serie geometrica ∑n=0+∞qn in funzione della ragione q∈R?
Per ∣q∣<1 la serie converge a 1−q1; per q≥1 diverge positivamente a +∞; per q≤−1 la serie è irregolare.
Come si calcola la somma della serie telescopica di Mengoli ∑n=1+∞n(n+1)1?
Scrivendo il termine generale come n1−n+11, la somma parziale si riduce a sn=1−n+11. Calcolando il limite per n→+∞, si ottiene limn→+∞(1−n+11)=1, pertanto la serie converge con somma 1.
Qual è la condizione necessaria per la convergenza di una serie numerica e come si dimostra?
La condizione necessaria è che limn→+∞an=0. Si dimostra notando che an+1=sn+1−sn; se la serie converge alla somma finita S, allora limn→+∞an+1=limn→+∞sn+1−limn→+∞sn=S−S=0.
Come si dimostra la divergenza della serie armonica ∑n=1+∞n1?
Dalla disuguaglianza x>ln(1+x) valida per ogni x>0, ponendo x=k1 si ottiene k1>ln(k+1)−ln(k). Sommando membro a membro per k=1,…,n, si ottiene per telescopia sn>ln(n+1). Poiché ln(n+1)→+∞, per il teorema del confronto la serie armonica diverge a +∞.
A quale valore converge la successione sn−ln(n) derivata dalle somme parziali della serie armonica?
La differenza ∑k=1nk1−ln(n) converge alla costante di Eulero-Mascheroni γ≈0,57721…, mostrando che le somme parziali della serie armonica crescono asintoticamente come ln(n).
Per quale motivo una serie a termini non negativi non può mai essere irregolare?
Perché per ogni n si ha sn+1−sn=an+1≥0, il che rende la successione delle somme parziali sn monotona crescente. Per il teorema sulle successioni monotone, essa ammette sempre limite, che coincide con sup{sn} ed è un numero finito oppure +∞.
Cosa stabilisce il criterio del confronto asintotico per serie a termini non negativi?
Date due successioni a termini non negativi tali che bn>0 e an∼bn per n→+∞, le rispettive serie ∑an e ∑bn presentano lo stesso carattere di convergenza o divergenza.
Per quali valori del parametro α∈R converge la serie armonica generalizzata ∑n=1+∞nα1?
La serie armonica generalizzata converge per α>1 e diverge positivamente per α≤1.
Quali conclusioni permettono di trarre i criteri del rapporto e della radice per le serie a termini positivi?
Se il limite del rapporto limn→+∞anan+1=l o il limite della radice limn→+∞nan=l esiste, allora: per l<1 la serie converge; per l>1 la serie diverge a +∞; per l=1 il criterio risulta inconcludente.
Qual è l'enunciato del teorema di convergenza assoluta per le serie numeriche e su quale disuguaglianza si fonda la sua dimostrazione?
Se la serie dei valori assoluti ∑∣an∣ converge, allora la serie ∑an converge semplicemente. La dimostrazione si fonda sul confronto con la disuguaglianza 0≤an+∣an∣≤2∣an∣, da cui converge ∑(an+∣an∣), permettendo di esprimere an=(an+∣an∣)−∣an∣ come differenza di serie convergenti.
Quali sono le ipotesi e le conclusioni del criterio di Leibniz per le serie a termini di segno alterno?
Data una successione {an} non negativa (an≥0), infinitesima (limn→+∞an=0) e decrescente (an+1≤an), la serie a termini alterni ∑(−1)nan converge e per le sue somme parziali sussiste la stima dell'errore di troncamento ∣sn−S∣≤an+1.
Come si dimostra la convergenza della successione delle somme parziali nel criterio di Leibniz?
Si dimostra che la successione delle somme parziali pari s2n è decrescente e limitata inferiormente da s1, mentre la successione dispari s2n+1 è crescente e limitata superiormente da s0. Poiché s2n+1=s2n−a2n+1 con a2n+1→0, entrambe le successioni convergono al medesimo limite finito S.
Data la serie alternata con an=n1, quale indice minimo N garantisce un'approssimazione della somma con errore minore di 10−3 secondo il criterio di Leibniz?
Applicando la stima dell'errore di troncamento ∣sN−S∣≤aN+1≤10−3, si pone N+11≤10001, da cui N+1≥1000, ovvero N≥999.
Qual è il comportamento della serie alternata ∑n=1+∞(−1)nln(1+nα1) al variare del parametro α∈R?
Per α≤0 la serie non converge poiché il termine generale non è infinitesimo. Per 0<α≤1 la serie converge semplicemente per Leibniz ma non assolutamente. Per α>1 la serie converge assolutamente, in quanto per confronto asintotico ln(1+nα1)∼nα1.
Per quali valori dei parametri reali α e β converge la serie di riferimento ∑n=2+∞nα(ln(n))β1?
La serie converge se α>1 per qualunque valore di β∈R, oppure se α=1 con β>1. Diverge invece se α<1 per ogni β∈R, oppure se α=1 con β≤1.