politiche sociali - intro

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primo capitolo del primo libro di politiche sociali (introduzione e definizione dei termini e concetti principali)

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POLITICHE SOCIALI

corsi d’azione volti alla risoluzione di problemi di natura collettiva, per garantire uno stato di benessere al cittadino.
Esse operano direttamente sulla vita del singolo, gestendo risorse e opportunità che possono migliorare le sue condizioni di vita.
Agiscono su due fronti:

  • definiscono un quadro normativo che disciplina la distribuzione di risorse e opportunità (importanti tali da essere garantite dall’autorità dello Stato)

  • organizzano nel concreto, trasformando prinicipi astratti in prestazioni e servizi tangibili.

Concetto chiave è la cittadinanza sociale, la quale garantisce il riconoscimento di diritti politici, civili e sociali (i c.d. diritti-spettanze).
Esistono diverse tipologie di politiche sociali, tutte con l’obiettivo dell’inclusione sociale (ancoramento dell’individuo o del nucleo familiare al tessuto sociale)

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DIAMANTE DEL WELFARE

Per comprendere meglio le logiche di intervento pubblico, dobbiamo analizzare due concetti fondamentali:

  • bisogno: indica una carenza specifica

  • rischio: indica l’eventualità che un certo evento accada e produca effetti negativi, quali la generazione di nuovi bisogni.

Per far fronte a questi due elementi ci si rivolge alle sfere di protezione:

  • sfera dello Stato

  • sfera della famiglia (che include reti amicali e parentali)

  • sfera del mercato (soprattutto mercato del lavoro)

  • sfera delle associazioni intermedie: ossia sia comunità informali (es. il vicinato) sia il Terzo settore (l’insieme di organizzazioni che agiscono senza scopo di lucro).

Queste quattro sfere formano il c.d. diamante del welfare.
Esse interagiscono costantemente tra di loro e la loro relazione definisce il regime di welfare (o welfare mix).
I bordi esterni del diamante indicano i confini territoriali entro cui si sviluppa il welfare state e fanno da filtro per i non cittadini.

Gli accordi di Schengen hanno garantito la possibilità per i cittadini europei di muoversi e soggiornare liberamente in ogni Stato membro, nonchè di godere di alcune forme di protezione, stabilite dalla legge.
Per gli extracomunitari, invece, a decidere sono i singoli Stati membri, in coordinamento tra loro.

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WELFARE STATE

insieme di interventi e politiche pubbliche sociali attuati dallo Stato per proteggere da rischi predefiniti, attraverso metodi quali assistenza, assicurazione sociale e sicurezza sociale, producendo diritti individuali e doveri di contribuzione finanziaria.

Nasce dal processo di modernizzazione vissuto dalle società europee occidentali nel XIX secolo, il quale ha portato una serie di cambiamenti sociali (come l’urbanizzazione. l’industrializzazione, la democratizzazione e burocratizzazione dei sistemi amministrativi, ecc.) che hanno prodotto nuovi bisogni e rischi.

Si tratta di un insieme di politiche dinamico, in quanto si deve adattare alle esigenze storiche e sociali del periodo in cui viene attuato.

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ASSISTENZA SOCIALE

Tra i modelli di intervento nei welfare state occidentali abbiamo l’assistenza sociale, la forma più antica di questi: la si può far risalire al ‘600 inglese, quando furono emanate le poor laws, ossia le leggi dei poveri.
Prevedevano un’intervento di protezione da parte dello Stato nei confronti di chi viveva in condizioni di forte indigenza.
In realà erano delle leggi fortemente repressive e stigmatizzanti, in quanto il beneficiario era considerato immeritevole e riceveva prestazioni a discrezione del funzionario. Inoltre veniva rinchiuso nelle workhouses, delle case lavoro simili a un carcere, in cui l’individuo viveva in condizioni di emarginazione sociale.

Nel XIX secolo, tuttavia, questa impronta repressiva e punitiva si andò attenuandosi.
Le forme di assistenza, tuttavia, richiedono la presenza di due elementi valutati dall’autorità pubblica:

  • la presenza di un bisogno manifesto

  • l’assenza di risorse effettiva per soddisfare il bisogno e fronteggiare il rischio.

Tale assenza viene valutata in base alla prova dei mezzi, una valutazione eseguita dall’autorità pubblica basata sull’analisi del patrimonio e del reddito dell’individuo.

Si tratta, quindi, di una tipologia di intervento selettiva (in quanto risponde a solo determinati bisogni) e residuale (diretta ad alcune categorie di persone che rientrono in determinati canoni).

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ASSICURAZIONE SOCIALE OBBLIGATORIA

L’assicurazione sociale obbligatoria è il nucleo centrale dei welfare state occidentali.
Consiste in prestazioni semistandardizzate e a rilascio tendenzialmente automatico.

Nasce in fine ‘800 (il primo paese è la Germania bismarckiana che nel 1883 istituisce la prima assicurazione contro le malattie - seguirono 1884 contro gli infortuni e 1889 contro la vecchiaia e invalidità. In Italia, la prima assicurazione contro gli infortuni verrà istituita nel 1898).
Fa proprie alcune delle caratteristiche delle assicurazioni private, già presenti da tempo sul mercato, tuttavia si differenzia da esse per due elementi principali:

  • obbligatorietà di adesione: che permette di proteggere gli individui da forme di imprevidenza individuale, spalma i rischi su platee più ampie e stabili di lavoratori e impedisce il fenomeno della scrematura (tipico dell’assistenza privata, consiste nell’evitare soggetti più a rischio)

  • metodo di finanziamento: si passa dai premi (somme forfettarie, legate al livello di rischio individuale) ai contributi sociali (somme fisse, proporzionali al reddito dell’assicurato e indipendenti dal profilo di rischio)

Cambia anche l’impostazione attuariale (che si basa sul calcolo delle probabilità che un evento si verifichi), passando a logiche più solidaristiche.
Si passa infatti:

  • da un sistema di capitalizzazione: in cui i contributi versati venivano raccolti in un conto individuale e investiti in prestazioni future di cui lo stesso soggetto avrebbe usufruito

  • a un sistema di ripartizione: in cui i contributi versati dai lavoratori attivi vengono immediatamente utilizzati per finanziare prestazioni rivolte a lavoratori inattivi

Anche le formule di calcolo cambiano:

  • da formule contributive: legate ai contributi versati

  • a formule retributive: legate alle retribuzioni percepite


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SICUREZZA SOCIALE

Il termine emerge per la prima volta negli USA con il Social Security Act del 1935 e successivamente in Nuova Zelanda nel 1938 (indicava il sistema sanitario nazionale).
Tuttavia, l’accezione che noi attualmente diamo al termine risale al Rapporto Beveridge redatto in Inghilterra nella seconda guerra mondiale.
Esso stabiliva che vi doveva essere un sistema di protezione:

  • rivolto a tutta la popolazione attiva per quanto riguarda il reddito

  • rivolto a tutti i cittadini riguardo l’assistenza sanitaria.

Inoltre era previsto un minimo nazionale, ossia un livello di prestazioni minime da garantire uno stile di vita dignitoso per i singoli cittadini, indipendentemente dai contributi versati.

La sicurezza sociale, dunque, consiste in:

  • copertura universale

  • prestazioni uniformi

  • finanziamento fiscale.

Un esempio concreto lo abbiamo con la pensione popolare, istituita in Svezia nel 1946:

  • a somma fissa

  • erogata a tutti i cittadini over65

  • finanziata dal gettito fiscale

  • senza alcuna prova dei mezzi nè tenendo conto dello status occupazionale precedente.

Si passa così da una protezione legata al lavoro a una protezione legata alla cittadinanza.


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FASE DI INSTAURAZIONE DEL WELFARE

Le prime forme di welfare state risalgono al XVII secolo, quando vennero emanate le poor laws.
Coloro che usufruivano degli aiuti statali erano considerati immeritevoli, le misure di protezione erano assistenziali e repressive, a discrezione del funzionario e non cadenzate regolarmente.

Nel XIX sec. la situazione migliora con l’istituzione dell’assicurazione obbligatoria (Germania di Bismarck).
Si trattò della prima forma di collaborazione e dialogo tra protagonisti antagonisti del capitalismo, ossia datori di lavoro, lavoratori e talvolta lo Stato.

Il welfare, quindi, nacque come risposta ai bisogni generati dalla rivoluzione industriale.
Secondo Polanyi, la Grande Trasformazione sorse grazie a:

  • l’ascesa del capitalismo

  • l’ascesa del movimento operaio e delle forze ad esso connesse (partiti politici e sindacati).

Nei regimi monarchici, dove il Parlamento era debole, l’istituzione dell’assicurazione obbligatoria fu concessa dalle elite aristocratiche, spaventate dall’insorgenza del movimento operaio.
Si trattò quindi di uno strumento di controllo sociale e autolegittimazione.

Nei regimi parlamentari, invece, si dovette aspettare che il partito operaio riuscisse a prendere abbastanza voti e consensi da sedere ai seggi del Parlamento, risultato che si ottenne solo dopo la democratizzazione del suffragio.


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FASE DI CONSOLIDAMENTO DEL WELFARE

Essa avvenne nel periodo tra le due guerre.

Fu caratterizzata da:

  • una copertura quasi totale dei rischi

  • un’estensione dei beneficiari

  • l’istituzione di nuovi schemi di protezione sociale, come gli assegni familiari (trasferimenti monetari destinati a persone che avevano a carico familiari dipendenti, solitamente a somma fissa e finanziati dalla fiscalità generale).


In questa fase, nei paesi scandinavi si attuarono politiche di stampo keynesiano, che intrecciavano l’economia con le esigenze sociali.
Da qui sorse l’idea della protezione minima, che doveva essere garantita dallo Stato.


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FASE DI ESPANSIONE DEL WELFARE

Dal 1945 alla metà degli anni ‘70.

Si osservò lo svilupparsi di due modelli principali:

  • modello universalistico: che si diffuse nei paesi anglo-scandinavi e si basava su interventi di sicurezza sociale

  • modello occupazionale: che si diffuse nell’Europa continentale, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di schemi di protezione, differenti in base alle categorie professionali e finanziati tramite contributi sociali.

In questo periodo si osservò:

  • la crescita della spesa sociale

  • il passaggio al sistema di ripartizione

  • l’istituzione di sistemi sanitari nazionali


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FASE DI CRISI DEL WELFARE STATE

Da metà degli anni ‘70 si osservò l’entrata del welfare in uno stato di crisi dovuto alla rivelazione di una realtà differente dalle premesse su cui era stato costruito:

  • l’idea del welfare state si fondava sulla presunzione di una economia in rapida crescita, mentre in realtà crebbero debiti e deficit pubblici

  • si fondava su una società industriale di stampo fordista, ma presto si osservò l’entrata nel postindustrialismo, caratterizzato da lavoro incentrato sui servizi, decentramento produttivo e flessibilità, nonchè sulla digitalizzazione e sul progresso tecnologico e informatico

  • si fondava sulla stabilità familiare e sulla ripartizione di genere delle mansioni, mentre si osservò la crescita della femminilizzazione del lavoro e sul vacillare dei matrimoni

  • si fondava sulla stabilità demografica, mentre cià che avvenne fu il declino della fertilità e il conseguente invecchiamento della popolazione

  • si fondava sulla solidità dello stato-nazione, che vacillò con l’integrazione nella comunità europea e con l’interdipendenza economica tra stati

  • credeva in aspettative moderate da parte della popolazione, mentre negli anni ‘60 iniziò la c.d. rivoluzione delle aspettative crescenti nei confronti della pubblica autorità


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FASE DI RIFORME DEL WELFARE STATE

Dagli anni ‘90 iniziarono le politiche di controllo dei costi, sia nel settore pensionistico (dove venne elevata l’età pensionabile e rese meno generose le prestazioni) sia nel settore sanitario (dove si cercò di garantire una maggiore efficienza, contenendo le uscite).
Questa fase viene detta di ricalibratura e portò molto malcontento da parte della popolazione.

Ad accellerare il tutto vi fu la globalizzazione, che portò una rapida crescita economica dei paesi in via di sviluppo, ma una forte disuguaglianza interna nei paesi sviluppati, tanto da parlare di destratificazione della struttura sociale, ora caratterizzata dalla presenza di:

  • un’elite di plutocrati: il decile più ricco del mondo, con forti poteri di influenza e unici beneficiari della globalizzazione

  • ceto borghese: benestante, ma ancorato ad attività nazionali, con forte influenza politica

  • massa media: comprende la classe operaia, è la categoria che riceve maggiormente gli aspetti negativi della globalizzazione

  • precari ed emarginati: non protetti dalle politiche di sviluppo non abbastanza sufficienti


La crisi del 2008 e la pandemia hanno peggiorato la situazione e messo a dura prova l’attuale welfare state.