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Flashcard di vocabolario relative alle origini delle lingue romanze, la trasformazione del latino e i primi documenti ufficiali in volgare italiano.
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Latino letterario
Forma scritta del latino usata dalle persone colte, di elevata condizione sociale o dai sacerdoti, che si conservò uguale nel tempo.
Latino volgare
Forma parlata del latino usata dal popolo ("volgo"), che subì profonde trasformazioni a contatto con le lingue locali dei popoli conquistati.
Lingue romanze (o neolatine)
Lingue derivate dal latino volgare parlato nei territori un tempo sottomessi a Roma, tra cui italiano, spagnolo, francese, portoghese, rumeno, sardo, ladino, provenzale, catalano, romancio e vallone.
Amanuensi
Monaci copisti che nei monasteri trascrivevano a mano i codici antichi, fondamentali per conservare la cultura classica ma responsabili di vari errori di trascrizione.
Codici
Antichi testi scritti a mano che i monaci raccoglievano, conservavano e copiavano nelle biblioteche dei monasteri durante l'alto Medioevo.
Mutamenti fonetici
Trasformazioni nella pronuncia e nella trascrizione delle parole, come la perdita della consonante finale nelle desinenze latine (ad esempio da patrem a patre).
Neologismi
Parole nuove che nascono ed entrano a far parte di una lingua durante il suo continuo processo di evoluzione.
Indovinello Veronese
Testo scritto a Verona risalente all'800 d.C. in cui uno scrivano paragona l'atto di scrivere all'arare un campo; presenta una mescolanza di latino e dialetto veneto.
Placito Capuano
Sentenza del 960 d.C. contenente una formula pronunciata in volgare da un testimone durante una causa tra il monastero di Montecassino e un signore locale; è il primo documento scritto in volgare italiano a noi noto.
Abbazia di Montecassino
Monastero fondato nel 529 d.C. a Cassino (Lazio) da Benedetto da Norcia, coinvolto nel 960 d.C. nella controversia legale per il possesso di alcuni terreni registrata nel Placito Capuano.
Volgare fiorentino
Varietà del volgare toscano che nel Trecento prevalse su tutte le altre parlate della penisola, diventando la base della lingua italiana.
Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio
Autori del Trecento che scelsero di scrivere le loro opere in fiorentino, conferendo a questa lingua una dignità letteraria pari a quella del latino.