Dal latino ai volgari
Il latino parlato è diverso da quello scritto poiché quello scritto presenta delle diversità grazie alle lingue di sostrato (le lingue che vi erano prima che arrivasse il latino).
Nel 476 d.C., dopo la caduta dell’Impero Romano, si torna all’analfabetismo e con l’arrivo degli invasori nei popoli una volta dell’Impero Romano si può iniziare a parlare di bilinguismo.
Il latino, ormai incomprensibile al popolo, diventa la lingua della cultura e della Chiesa.
Nascono le lingue romanze e neolatine:
il volgare del si: l’italiano (sic est→ è così)
la lingua dell’oil: il francese (hoc illud→ questo quello→ oui)
la lingua dell’oc: il provenzale (hoc→ questo)
il catalano, il dalmatico, il castigliano, il sardo, il romeno,
Generi importanti:
le agiografie, raccontano le vite dei santi;
le cronache, sono dei racconti nei quali l’esistenza dell’uomo è influenzata da quella di Dio;
gli inni, accompagnano le cerimonie religiose;
gli exempla, raccontano vicende esemplari di contenuto morale;
gli erbari, bestiari e lapidari, sono come delle enciclopedie nella quale la natura viene interpretata in modo simbolico e morale;
le visioni, descrivono il mondo ultraterreno;
opere di carattere filosofico-teologico.
Nasce la poesia dotta: la poesia dei colti. Essa nasce grazie alla letteratura goliardica ovvero una corrente letteraria profana nella quale vengono raccontate le vite trasgressive dei chierici. Viene usata dai letterati come maschera per promuovere la cultura e la letteratura con una mentalità più aperta.
Nella poesia greca e latina veniva usata la metrica quantitativa, ovvero il ritmo del verso era dettato dalla lunghezza delle sue sillabe. Adesso invece nella poesia esistevano le rime e veniva usata la metrica accentuativa, dove il ritmo si basa sull’alternarsi di sillabe tronche e atone.