storia

Il 1492 è una data fondamentale per la storia europea, perché segna la fine dell’età medievale e l’inizio dell’età moderna. simbolico per la scoperta dell’America. che segna un punto di svolta nelle conoscenze geografiche e nella percezione del mondo.

La scoperta dell’America non è avvenuta per caso, ma è il risultato di diversi fattori: culturali, tecnici, economici e politici. Dal punto di vista culturale, l’Umanesimo e il Rinascimento avevano diffuso l’idea che l’uomo fosse artefice del proprio destino, di esplorare e scoprire nuovi mondi. Dal punto di vista tecnico, nuovi strumenti di navigazione, mappe e imbarcazioni come le caravelle hanno reso possibili viaggi più lunghi e sicuri. Sul piano economico e politico, l’Europa era spinta a cercare nuove rotte verso l’Oriente, per evitare la mediazione dei mercanti arabi e raggiungere direttamente le spezie e altri beni preziosi. Anche la religione giocava un ruolo: le monarchie europee vedevano l’evangelizzazione come un mezzo per guadagnare alleati contro l’espansione dell’Islam.

È importante anche capire la differenza tra il colonialismo portoghese e quello spagnolo. I portoghesi creavano principalmente insediamenti commerciali e militari lungo le rotte oceaniche, mentre gli spagnoli miravano a conquistare e colonizzare i territori, imponendo il proprio controllo e sfruttando le popolazioni locali. Questo approccio portò alla creazione di veri e propri imperi coloniali e alla diffusione del sistema delle “encomiendas”, in cui i coloni ricevevano terre e persone da sfruttare economicamente. La scoperta dell’America, inoltre, comportò l’incontro e spesso lo scontro con civiltà precolombiane, come Aztechi, Maya e Inca, che vennero in gran parte distrutte o assimilate.

Il 1492 è un anno cruciale anche per la storia italiana, perché coincide con la morte di Lorenzo il Magnifico, figura chiave della politica italiana e promotore della pace di Lodi. Questa pace aveva garantito un equilibrio tra gli stati italiani, evitando che straniere intervenissero nel territorio della penisola. Con la morte di Lorenzo, questo equilibrio si rompe e l’Italia diventa teatro di conflitti, le cosiddette guerre italiche, coinvolgendo Francia, Spagna e Austria.

L’episodio scatenante è la richiesta di aiuto da parte di Ludovico il Moro, reggente di Milano, al re di Francia Carlo VIII per difendere il ducato dall’espansione del Regno di Napoli. Questo porta all’ingresso degli stranieri nella penisola e a decenni di , che si concluderanno con la pace di Noyon (1516), sancendo il dominio francese su Milano e quello spagnolo sul Sud Italia.

Successivamente, il protagonista principale della politica europea diventa Carlo V, detto anche Carlo I d’Asburgo, che eredita vastissimi territori: dall’Austria alla Spagna, dalle colonie americane all’Italia meridionale e settentrionale. Il suo obiettivo è creare un impero universale sotto la bandiera cristiana, ma deve confrontarsi con diversi ostacoli: la rivalità con la Francia, le differenze culturali e giuridiche all’interno del suo impero, le minacce ottomane e la divisione della cristianità causata dalla Riforma luterana.

Nonostante alcune vittorie, Carlo V decide di abdicare nel 1556, dividendo l’impero tra il fratello Ferdinando (ramo austriaco) e il figlio Filippo II (ramo spagnolo). Le guerre tra Spagna e Francia si concludono con la pace di Cateau-Cambrèsis (1559), confermando la divisione dell’Italia e la supremazia spagnola, che governerà attraverso viceré e legami con la nobiltà locale.

La Chiesa nel Cinquecento è un’istituzione con due anime: religiosa universale e potere secolare. È una monarchia elettiva, dal Papa, ma con una forte dimensione politica.

All’interno di questo contesto emergono figure come Erasmo da Rotterdam, che promuovono un rinnovamento della Chiesa, volto a riportare l’attenzione sulla spiritualità. Quando, nel 1517, Lutero espone le sue 95 tesi contro la pratica delle indulgenze, nasce la cosiddetta riforma luterana. Lutero sostiene che l’uomo si salva solo grazie alla fede e alla grazia di Dio, in contrasto con le pratiche della Chiesa.

La reazione della Chiesa non si limita alla scomunica di Lutero, ma si allarga a livello politico, quando Carlo V interviene con l’editto di Worms, sostenendo la Chiesa contro Lutero. I principi tedeschi, però, approfittano della riforma per affermare la autonomia, dando vita al protestantesimo. La divisione religiosa sfocia in conflitti politici e militari, risolti parzialmente dalla pace di Augusta, che stabilisce che la religione dello Stato sia scelta dal principe.

Parallelamente, nascono diversi rami del protestantesimo: il calvinismo, diffuso anche in Francia con gli ugonotti, e la chiesa presbiteriana in Scozia. L’Inghilterra vive invece uno scisma, non una riforma, quando Enrico VIII crea la Chiesa anglicana per motivi politici, separandosi da Roma.

La reazione della Chiesa cattolica è la cosiddetta Controriforma. Il Concilio di Trento (1545-1563) riafferma la dottrina cattolica: i sacramenti, il ruolo dei sacerdoti, la liturgia in latino e il purgatorio. Sul piano organizzativo, si istituiscono seminari per la formazione dei sacerdoti, si impone l’obbligo di residenza ai vescovi e sacerdoti e si crea il catechismo per educare i fedeli.

, tra la fine del Cinquecento e il Seicento, si verifica una crescita economica accompagnata dall’aumento della popolazione, dovuto alla minore diffusione delle epidemie. Le città che crescono di più sono Siviglia e Amsterdam, diventate poli commerciali internazionali. L’aumento demografico richiede una maggiore produzione agricola, ottenuta attraverso la bonifica, il disboscamento e la messa a coltura dei terreni abbandonati.

In questo contesto nasce l’economia protoindustriale, soprattutto in Inghilterra, dove il fenomeno delle enclosures privatizza le terre comuni e favorisce la nascita di una nuova borghesia imprenditoriale. Questo modello, sviluppato dal basso, anticipa la futura rivoluzione industriale. In altri paesi, come la Francia, l’innovazione economica dipende invece dall’intervento diretto dello Stato. L’Italia, invece, rimane legata a un sistema produttivo corporativo e focalizzato sui prodotti di lusso, perdendo progressivamente competitività.

Nel Seicento cambia anche la geografia del commercio mondiale: il Mediterraneo perde centralità a favore delle rotte oceaniche. Spagna e Portogallo vengono superate da Olanda e Inghilterra, che dominano i traffici internazionali e sviluppano il cosiddetto triangolo commerciale, basato sullo scambio di prodotti europei, materie prime americane e schiavi africani.

Dal punto di vista politico, la Spagna governata da Filippo II si indebolisce a causa dell’intolleranza religiosa e della perdita del controllo delle rotte commerciali. Il suo punto più fragile sono i Paesi Bassi, che ottengono l’indipendenza nel 1648. Al contrario, l’Inghilterra vive un periodo di stabilità sotto Elisabetta I: la rottura con la Spagna porta alla famosa sconfitta dell’“Invincibile Armata”.

La Francia, dopo le guerre di religione e l’Editto di Nantes, avvia un percorso verso la monarchia assolutistica, guidata da figure chiave come Richelieu, Mazzarino e poi Luigi XIV, il simbolo dell’assolutismo europeo.

La Guerra dei Trent’anni è considerata una delle prime guerre dell’età moderna. Si svolge tra il 1618 e il 1648 e comprende quattro fasi principali: boema, danese, svedese e francese. Pur essendo una guerra europea, ha ripercussioni globali perché gli Stati coinvolti possiedono colonie e interessi commerciali.

In origine la guerra nasce per motivi religiosi tra cattolici e protestanti, soprattutto nell’area tedesca ,frammentata politicamente e religiosamente. L’imperatore Rodolfo II e poi Mattia sostengono la Controriforma, provocando tensioni con i principi protestanti della Boemia,

Ben presto però la guerra assume motivazioni economiche e commerciali, con la Danimarca e la Svezia che lottano per il controllo del Mar Baltico e della Germania, e la Francia che interviene contro la Spagna nell’ultima fase. La battaglia di Rocroi segna il declino della Spagna e l’ascesa della Francia come potenza europea.

La guerra termina con la pace di Vestfalia (1648), che sancisce due principi fondamentali: la tolleranza religiosa e la politica dell’equilibrio tra gli Stati, basata sulla diplomazia piuttosto che sulla guerra. Questa pace ridisegna la mappa politica europea: le Province Unite e la Svizzera ottengono l’indipendenza, gli Asburgo perdono parte dei loro territori, la Francia diventa la principale potenza europea e la Spagna inizia un lento declino.

In conclusione, la Guerra dei Trent’anni non solo segna la fine di conflitti religiosi ma introduce concetti di equilibrio politico e diplomazia che influenzeranno la storia europea per secoli.

Nel Seicento, in Europa, due potenze si contendono il primato: Francia e Inghilterra.

In Francia, Enrico IV consolida il potere monarchico dopo le guerre di religione, diventando cattolico per essere incoronato. risana le finanze e favorisce la tolleranza religiosa con l’Editto di Nantes, che tutela gli ugonotti. Introduce anche la nobiltà di toga, valorizzando i borghesi e limitando il potere della nobiltà.

Alla morte di Enrico IV, il trono passa a Luigi XIII, guidato inizialmente dalla madre Maria de’ Medici e dal cardinale Richelieu. che rafforza il potere reale eliminando i privilegi dei nobili . Con lui inizia la costruzione di uno Stato centralizzato, tendenza che sarà portata all’estremo da Luigi XIV, il “Re Sole”.

Luigi XIV incarna l’assolutismo, identificando lo Stato nella propria persona: lo Stato è lui, e il suo potere deriva da Dio. Supportato dalla Chiesa gallicana e dai ministri Colbert e Louvois, modernizza le finanze, l’amministrazione e promuove il mercantilismo. Espande il territorio francese con varie guerre in Europa e concentra il potere dei nobili a Versailles, simbolo del suo dominio. Tuttavia, le continue guerre portano la Francia a problemi finanziari.

In Inghilterra, con Elisabetta I si raggiunge stabilità politica ed economica. Dopo la sua morte, sale al trono Giacomo I e poi Carlo I, che tentano di instaurare un’assolutismo simile a quello francese. Questo porta a conflitti con il Parlamento e alle guerre civili inglesi (1642-1649) tra realisti e parlamentari guidati da Oliver Cromwell. Carlo I viene giustiziato e nasce il Commonwealth, una Repubblica che però si trasforma in dittatura.

Dopo la morte di Cromwell, torna la monarchia con Carlo II, moderato rispetto ai predecessori. Con Giacomo II si verifica la Rivoluzione Gloriosa (1688), che porta al trono Guglielmo d’Orange e sancisce la supremazia del Parlamento con il Bill of Rights (1689). L’Inghilterra diventa così una monarchia parlamentare, dove il potere è bilanciato tra sovrano e Parlamento, mentre in Francia il potere resta concentrato nel sovrano assoluto.

In sintesi, nel Seicento la Francia sviluppa l’assolutismo e il centralismo monarchico, mentre l’Inghilterra avvia il processo verso una monarchia parlamentare e il bilanciamento dei poteri.