APPUNTI STORIA DELLA LINGUA
STORIA DELLA LINGUA ITALIANA
ALFABETO E PRONUNCIA
- L'alfabeto italiano è composto da 24 lettere: A, B, C, D, E, F, G, H, I, K, L, M, N, O, P, Q, R, S, T, U, V, X, Y, Z.
- La pronuncia è simile a quella italiana con alcune eccezioni:
- la lettera v veniva usata sia per il suono /v/ sia per il suono /u/ (esempio: DIVVS = divino);
- il suono y si pronuncia come i (esempio: TYRANNUS = tiranno);
- ph si pronuncia come f (esempio: PHILIPPUS).
- Il gruppo ti seguito da una vocale si pronuncia zi (esempi: LATIUM, HORATIUS, NATIO = nazione), tranne in alcuni casi:
- se l'accento cade sulla i (esempio: TOTÌUS);
- se preceduto da un'altra t, da s o da x (esempi: VESTIO = vesto, HOSTIA = ostia).
GRAFEMI E FONEMI
- Un grafema è un simbolo associato a un fonema, che è un suono in grado di formare parole.
- Esempio di grafemi e fonemi:
- La parola CANE è composta da 4 fonemi (C, A, N, E) e da 4 grafemi (lettere).
- La parola FAMIGLIA ha 6 fonemi (F, A, M, I, GLI, A) e 8 grafemi.
VOCALI LATINE
- Le vocali latine sono 6: A, E, I, O, U, Y e si pronunciano come nell'italiano.
- Il dittongo è l'unione di due fonemi che si articolano insieme:
- ae = e (esempi: CAELUM, AEMILIUS);
- oe = e (esempi: COENA, OEDIPUS).
- Alcuni dittonghi non formano un dittongo ma uno iato:
- Si utilizza la dieresi (aë e oë) in casi come aër = aria, poëta = poeta.
ACCENTO E QUALITÀ DELLA LINGUA LATINA
- Il latino si basava sulla quantità (durata di pronuncia delle sillabe), un aspetto perso nel volgare e nelle lingue neolatine.
- Le sillabe lunghe in latino erano indicate con ˉ e pronunciate in tempo doppio rispetto alle brevi (indicate con ̆).
NORME SULL'ACCENTO
- L'accento nelle parole latine segue queste regole:
- Nelle parole bisillabe, l'accento cade sempre sulla prima sillaba; nel latino, non ci sono parole tronche (ad esempio: CANIS).
- Nelle parole con tre o più sillabe:
- Se la penultima è lunga, l'accento cade sulla penultima (esempio: natūra).
- Se la penultima è breve, l'accento cade sulla terzultima (esempio: pericŭlum).
GENERE E NUMERO
- Il numero in latino è riconoscibile dalle terminazioni singolare o plurale, e differisce per il genere:
- Maschile, femminile, neutro.
- Il singolare del genere neutro termina in -um e il plurale in -a (esempio: OSSO - OSSI - OSSA).
CASI LATINI
- I casi latini sono 6, ognuno con funzione logica:
- Nominativo: soggetto
- Genitivo: complemento di specificazione
- Dativo: complemento di termine
- Accusativo: complemento oggetto
- Vocativo: esortazioni
- Ablativo: modalità di un’azione.
STRUTTURA SINTATTICA
- La struttura del latino consentiva una libertà indice nella disposizione degli elementi all'interno della frase, quest'aspetto è più rigido nell'italiano (SVO).
- La lingua latina non era ambigua, contrariamente all'italiano che ha una struttura sintattica fissa.
DECLINAZIONE DEI SOSTANTIVI
- Prima declinazione: nomi femminili, forma dell'accusativo: -ăm al singolare e -ās al plurale.
- Seconda declinazione: nomi maschili. Accusativo: -ŭm al singolare e -ōs al plurale.
- Nomi neutri: forma dell'accusativo -ŭm al singolare e -ă al plurale.
ESEMPI DI DECLINAZIONE
PRIMA DECLINAZIONE: rosa, rosae = la rosa
| CASO | SINGOLARE | PLURALE |
|---|
| Nominativo | ros-ă | ros-ae |
| Genitivo | ros-ae | ros-ărŭm |
| Dativo | ros-ae | ros-īs |
| Accusativo | ros-ăm | ros-ās |
| Vocativo | ros-ă | ros-ae |
| Ablativo | ros-ā | ros-īs |
SECONDA DECLINAZIONE: lupus, lupi = il lupo
| CASO | SINGOLARE | PLURALE |
|---|
| Nominativo | lup-ŭs | lup-ī |
| Gen | | |