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L’ITALIA LIBERALE TRA 1800 E 1900

L’ITALIA Dopo l’unificazione

  • Il «paese reale» italiano era composto da 22 milioni di persone.

  • Il 75-80% della popolazione italiana era analfabeta.

  • Solo una piccola minoranza della popolazione era italofona.

  • Le condizioni di vita erano molto dure:

    • Elevato tasso di mortalità infantile.

    • Forti ristrettezze alimentari.

    • Basso livello igienico-sanitario e degrado delle abitazioni.

  • Le epidemie di malattie come tifo, colera e tubercolosi erano comuni.

  • La frattura principale era tra città e campagne:

    • 65% della popolazione nel 1861 era impiegato in agricoltura.

    • I contadini vivevano in «case sparse» e borghi isolati, spesso in famiglie patriarcali.

    • L'influenza della Chiesa era forte nelle campagne.

  • Le cento città italiane erano sedi di attività mercantili, professionali e imprenditoriali, in crescita grazie alle migrazioni dalle campagne.

  • Le città subivano sventramenti e risanamenti, con l’emergere di un proletariato industriale, inizialmente concentrato nel settore tessile.

FARE GLI ITALIANI

  • Contesto storico: era necessario «fare gli italiani», secondo la frase di D’Azeglio.

  • D’Azeglio posited the idea that it was the state that was to create the nation, not the nation that made the state.

  • Gli stati europei affrontarono la «nazionalizzazione delle masse».

  • Il suffragio censitario portava a una forte ristrettezza della classe dirigente nel Regno d'Italia, con il voto attraverso collegi uninominali, favorendo il confronto tra individui piuttosto che tra partiti.

  • Assenza di partiti politici moderni influenzò la vita politica.

  • Si diffuse la Massoneria, con un forte richiamo al sentimento democratico e anticlericale.

  • I «notabili» cercavano di controllare le funzioni statali per vantaggi locali e clientelari, piuttosto che per il bene comune.

  • Nonostante questi limiti, la classe dirigente liberale contribuì alla modernizzazione del paese.

L’ORGANIZZAZIONE DELLO STATO

  • Il Regno d’Italia, governato dalla Destra storica, era caratterizzato da un forte accentramento e continuità con lo Stato sabaudo.

  • Lo Statuto Albertino fu esteso all'intero Regno e nel 1865 l'unificazione amministrativa si ispirò al modello francese.

  • La figura chiave era il prefetto, rispondente al Ministero dell’Interno, responsabile della vita amministrativa comunale e della tutela dell’ordine pubblico.

  • Comuni e province avevano poco potere.

  • La legge Casati del 1859 stabilì la supremazia dell’istruzione statale laica e la gratuità della scuola elementare, lasciando però l’organizzazione scolastica ai Comuni.

IL BRIGANTAGGIO, LA TASSA SUL MACINATO E LE RIVOLTE CONTADINE

  • Dalla piemontesizzazione delle istituzioni e dall'ostilità del Nord verso il Mezzogiorno scaturirono tensioni sociali.

    • Tra il 1861 e il 1865 esplose il brigantaggio, guerriglia contadina nel Sud, supportata da ex militari borbonici.

  • Le bande di briganti assaltavano villaggi e i notabili liberali, mostrando un ribellismo acuito dalla leva militare obbligatoria e dal carico fiscale.

  • Risposta del governo: dure repressioni.

    • La Legge Pica del 1863 dichiarò lo stato d’assedio e conferì poteri straordinari all’esercito.

  • In Sicilia, la mafia emerse come reazione alla centralizzazione del potere e strumento di controllo sociale per i latifondisti.

  • La tassa sul macinato del 1869 colpì duremente le popolazioni rurali, scatenando rivolte popolari.

    • Repressione militare portò alla morte di circa 250 persone.

  • Questi eventi evidenziarono la frattura tra Stato e contadini, un simbolo delle difficoltà dell'unità nazionale.

LA POLITICA DEL REGNO D’ITALIA DOPO IL 1861

  • La tassa sul macinato mostrò il carattere elitario del nuovo Stato.

  • Il Regno d’Italia era governato da una ristretta classe dirigente:

    • Destra storica:

    • Liberalismo moderato ispirato a Cavour.

    • Malgrado difesa delle libertà costituzionali, si opponeva all'allargamento democratico.

    • Sosteneva la laicità dello Stato e un'economia liberista.

    • Esponenti inclusi Quintino Sella, Marco Minghetti, Silvio Spaventa.

    • Sinistra storica:

    • Liberalismo più progressista, favorevole a maggiore partecipazione politica.

    • Voleva completare l'unità attraverso una maggiore partecipazione popolare.

    • Leader come Agostino Depretis, Francesco Crispi e Benedetto Cairoli.

LA DESTRA STORICA AL GOVERNO (1861-1876)

  • Obiettivo principale della Destra storica: completare l’unificazione della penisola.

  • Anche se liberisti, attuarono politiche interventiste per ottenere il pareggio di bilancio.

  • La politica fiscale, sotto il ministro Sella, era severa e colpiva i ceti meno abbienti (esempio: tassa sul macinato).

  • Sforzo per ridurre le spese pubbliche, investendo in infrastrutture come strade e ferrovie.

  • Il pareggio di bilancio fu raggiunto nel 1875.

  • La legge delle Guarentigie del 1871 riconosceva al Papa l’autonomia spirituale.

    • Risposta di Papa Pio IX: il Non Expedit del 1874 vietò ai cattolici di partecipare alla vita politica.

LA SINISTRA STORICA: DEPRETIS (1876-1887)

  • Elezioni del 1874 portarono a un avanzamento della Sinistra storica.

  • Conflitti interni nella Destra causarono la caduta del governo Minghetti nel 1876.

  • Il governo la Sinistra, sotto Depretis, attuò politiche che includevano:

    • Legge Coppino: istruzione pubblica gratuita e obbligatoria per il biennio elementare.

    • Riforma elettorale che ampliò il corpo elettorale.

LA POLITICA ECONOMICA E IL TRASFORMISMO

  • Cambiamenti nella politica economica della Sinistra, con sgravi fiscali alle imprese.

  • Abbandono del liberismo per un crescente interventismo statale.

  • Introduzione di dazi per proteggere l'industria e l'agricoltura.

  • Fenomeno del trasformismo: passaggio di eletti della Destra a sostegno del governo Sinistra.

LA POLITICA ESTERA

  • Nel 1882, il governo Depretis firmò la Triplice Alleanza con l'Impero austro-ungarico e la Germania.

  • L’alleanza fu influenzata dall’occupazione francese della Tunisia.

LE CAMPAGNE E L’INCHIESTA JACINI

  • La crisi agraria europea del 1870 colpì i produttori di grano del Sud.

  • L’inchiesta Jacini (1877-86) rivelò le condizioni in cui vivevano gli italiani nelle campagne.

  • Diverse aree agricole in Italia:

    • Valle Padana: grande azienda capitalistica.

    • Regioni centrali: mezzadria predominante.

    • Mezzogiorno: agricoltura specializzata solo nelle zone costiere.

IL PRIMO GOVERNO CRISPI

  • Francesco Crispi salì al governo nel 1887.

  • Ristrutturazioni:

    • Elezione diretta dei sindaci.

    • Riforma sanitaria.

    • Codice Zanardelli del 1890: abolizione della pena di morte.

IL SECONDO GOVERNO CRISPI

  • Nel 1893, Crispi tornò al potere con una linea politica repressiva.

  • Repressione dei Fasci Siciliani.

  • Leggi eccezionali limitarono il diritto di associazione.

LA CRISI DI FINE SECOLO

  • Dopo la caduta di Crispi, l'Italia entrò in crisi politica.

  • Le elezioni del 1897 segnarono un aumento della Destra e dell'Estrema.

  • Moti popolari scatenati dall’aumento del prezzo del pane, portando a severe repressioni.

L’ETÀ GIOLITTIANA (1901-1914)

  • Dopo la crisi, stabilità politica e espansione economica sotto Giolitti.

  • Politica neutrale nei conflitti sociali.

  • Riforme sociali, tra cui la legge di tutela del lavoro minorile nel 1902.

L’ITALIA CHE CAMBIA

  • Economia italiana con produzione industriale in crescita del 6,7% tra 1896 e 1908.

  • Aumento del commercio con l’estero.

  • Riforme giolittiane come la statalizzazione delle ferrovie nel 1905.