ITALIANO

Dal latino alle lingue volgari

Durante l'Impero romano, la lingua ufficiale era il latino, che veniva parlato in un territorio molto ampio, dall'Africa del Nord fino all'Inghilterra e all'Europa centrale. Però, esistevano diverse versioni del latino rispetto a quello usato nei libri da grandi scrittori come Cicerone, Orazio e Virgilio.

C'erano differenze importanti tra il latino scritto e quello parlato. Il latino parlato era generalmente più semplice e usava espressioni superflue (cioè parole che non erano necessarie). Oltre a queste differenze, c'erano anche differenze locali:

in ogni regione dell'Impero, si parlava in modo diverso. La gente in città parlava in maniera diversa da quella delle campagne e le persone istruite usavano un linguaggio più complesso rispetto a quelle meno istruite.

Quindi, possiamo dividere il latino in tre versioni principali:

1. Il latino letterario, usato per scrivere libri e testi importanti.

2. Il latino parlato dalle persone colte ogni giorno.

3. Il latino volgare, parlato dalla massa popolare, che non aveva ricevuto un’istruzione formale.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'unità politica e linguistica si spezzò. In alcuni territori, come l'Inghilterra, la Germania e il Nord Africa, il latino scomparve quasi del tutto, perché le popolazioni locali iniziarono a usare le lingue dei popoli che avevano invaso quei territori. Ma nelle zone più influenzate dalla cultura romana, il latino volgare non scomparve del tutto, anzi si trasformò, dando origine a nuove lingue chiamate lingue neolatine o romanze. Questo termine deriva dall'espressione "parlare in romano" (romanice loqui), che si contrapponeva a "parlare in lingua barbara" (barbarice loqui).

Queste lingue sono il portoghese, lo spagnolo, il catalano, il francese, il provenzale, l'italiano, il sardo, il ladino e il rumeno. Queste lingue sono nate dal latino volgare parlato ogni giorno dalla popolazione comune.

Le prime testimonianze delle lingue volgari

Le prime prove scritte del volgare italiano sono poche e rare, e spesso si trovano in documenti pratici come quelli legati a questioni economiche, legali o amministrative. Anche queste prime testimonianze mostrano che già si era consapevoli della differenza tra il volgare e il latino. Un esempio di questo è l’Indovinello veronese e il Placito di Capua, dove troviamo formule in volgare accanto a quelle latine, ma ben distinte tra loro.

Le origini della letteratura occidentale

Con la nascita delle lingue romanze (che derivano dal latino, come il portoghese, lo spagnolo, il francese, l’italiano e altre), si sviluppano nuove forme di letteratura. Dall'XI secolo, la Francia diventa un punto di riferimento per la letteratura grazie alla vivacità delle sue corti feudali. In particolare, ci sono due grandi tradizioni:

• Nella Francia del Nord (lingua d’oïl), si diffonde una letteratura epica-narrativa.

• Nella Francia del Sud (lingua d’oc), si sviluppa la poesia provenzale.

Queste due tradizioni convivono per circa due secoli, influenzandosi a vicenda, ma mantenendo le loro differenze.

Le chansons de geste

Nella Francia del Nord, una delle principali forme letterarie in lingua d'oïl sono le chansons de geste, cioè "canzoni di gesta", poemi epici che raccontano le imprese eroiche di grandi personaggi del passato, spesso legati all'epoca di Carlo Magno. Questi poemi si chiamano "canzoni" perché venivano originariamente recitati o cantati dai giullari (cantastorie) con accompagnamento musicale.

Le chansons de geste non erano fissate in forma scritta subito e, per questo, venivano spesso modificate e semplificate. Gli eroi di questi poemi rappresentano i valori e le aspirazioni del popolo e incarnano gli ideali della società feudale. Il ciclo carolingio è il più antico ciclo narrativo di chansons de geste ed è incentrato sulle vicende dei paladini (cavalieri) di Carlo Magno.

La Chanson de Roland

La Chanson de Roland è il capolavoro del ciclo carolingio. È un poema epico databile attorno al 1080 e racconta un episodio realmente accaduto, anche se molto ingigantito:

nel 778, l’esercito di Carlo Magno fu attaccato dai baschi sui Pirenei, e in questa battaglia morì Roland (Orlando in italiano), governatore della marca di Bretagna. Questo fatto è citato anche nella biografia di Carlo Magno, scritta dal suo consigliere Eginardo.

Tre secoli dopo, in un’epoca caratterizzata dal fervore religioso che porterà alla prima crociata, un giullare francese trasforma questo episodio minore in una grande storia epica. Roland diventa il simbolo del cavaliere perfetto: forte, coraggioso, fedele alla patria (la “dolce Francia”) e soprattutto devoto alla fede cristiana. Nella Chanson de Roland, il protagonista assume un ruolo quasi da santo, accettando il proprio destino e sacrificandosi per gli altri, come Cristo.

La Chanson de Roland riflette lo spirito delle crociate dell’XI secolo: un tempo in cui lo spirito cavalleresco e il fervore religioso cristiano si univano al desiderio di conquista contro gli “infedeli”. La storia è raccontata in modo semplice e lineare, utilizzando spesso ripetizioni e schemi tipici dell’epica: l’eroe contro il traditore, il cavaliere cristiano contro il nemico saraceno.

Il romanzo cortese

Il romanzo cortese è un genere di narrativa medievale che si sviluppa nel XII secolo in Francia, principalmente in lingua d'oïl (la lingua parlata nel nord della Francia). Il termine "romanzo" si riferisce alle opere narrative scritte nelle lingue romanze (quelle derivate dal latino), mentre "cortese" indica un legame con la corte feudale, cioè l’ambiente nobile e raffinato dove vivevano i cavalieri e i signori.

Caratteristiche del romanzo cortese:Temi principali:

• Amore e avventura sono al centro delle storie.

• Gli eroi sono spesso cavalieri nobili e gentili, che incarnano ideali come l'onore e il coraggio.

Stile narrativo:

I primi romanzi cortesi erano scritti in versi, ma dal XIII secolo si diffondono anche in prosa.

A differenza delle chansons de geste (poemi epici cantati), i romanzi cortesi erano destinati alla lettura privata, per un pubblico più ristretto e colto.

Fonti e ispirazioni:

Inizialmente, i romanzi cortesi si ispiravano a storie dell’antichità classica, come le avventure di Alessandro Magno o la guerra di Troia.

Successivamente, si affermano temi più leggendari, legati alla cosiddetta materia di Bretagna, cioè le storie dei cavalieri di Re Artù, come Lancillotto, Perceval, e il mago Merlino.

Un altro ciclo famoso è quello di Tristano e Isotta, una tragica storia d'amore e morte.

Differenze rispetto alle chansons de geste:I romanzi cortesi hanno una trama più complessa e articolata, mentre le chansons de geste presentano eventi giustapposti, cioè messi in sequenza in modo più semplice.

Nei romanzi cortesi, i personaggi sono psicologicamente più complessi, con emozioni e sentimenti profondi, mentre nelle chansons de geste gli eroi sono più stereotipati.

I personaggi femminili hanno un ruolo centrale nei romanzi cortesi, a differenza delle chansons de geste, dove appaiono solo di sfuggita.

I romanzi cortesi erano letti soprattutto dall’aristocrazia delle corti, e molti autori erano chierici, cioè intellettuali della Chiesa, che lavoravano sotto la protezione dei signori feudali del nord della Francia.

La poesia provenzale

La poesia provenzale nasce alla fine dell'XI secolo nella regione della Provenza, nel sud della Francia, dove si parla la lingua d'oc (detta anche occitano). Questa poesia è molto raffinata e viene scritta in volgare, cioè in una lingua accessibile anche a chi non conosceva il latino.

I poeti di questa corrente sono chiamati trovatori (dal provenzale "trobar", che significa "comporre poesie"). I trovatori provenivano da diversi ceti sociali: potevano essere nobili, cavalieri, borghesi o persino artigiani. Il primo trovatore di cui si ha notizia è Guglielmo IX duca d'Aquitania, uno dei più potenti feudatari del suo tempo.

L'amore cortese

Il tema principale della poesia provenzale è l'amore cortese. Questo tipo di amore si ispira ai valori della società feudale, come la lealtà, la fedeltà e la dedizione al signore. In questo caso, però, il poeta-amante si considera vassallo della sua amata, la quale è vista come una "signora" inaccessibile, spesso di rango superiore e già sposata.

Le regole dell'amore cortese sono simili a quelle del sistema feudale:

Il poeta-amante offre alla donna un servizio d'amore, proprio come un vassallo servirebbe il suo signore, in cambio di piccoli gesti di affetto.

L'amore deve essere tenuto segreto, per evitare scandali e maldicenze. Il nome della donna è spesso nascosto dietro un soprannome (detto "senhal").

L'amore è vissuto come un desiderio irraggiungibile. La donna è così perfetta e distante che il poeta sa di non poterla mai davvero conquistare. Questo crea una tensione continua, che diventa la fonte dell'ispirazione poetica. Il poeta canta la sofferenza dell'amore non corrisposto o amor de lonh ("amore da lontano").

Il De amore di Andrea Cappellano

I principi dell'amore cortese sono stati raccolti in un trattato in latino chiamato De amore, scritto da Andrea Cappellano intorno al 1185.

Questo testo, molto influente, descrive le regole e i valori dell'amore cortese:

• Rapporto feudale: l'amore tra l'uomo e la donna è come quello tra un vassallo e il suo signore; l'uomo serve la donna sperando di ricevere una ricompensa (un segno di affetto).

• Amore e bellezza: l'amore nasce quando l'uomo vede la bellezza della donna e la sua immagine si fissa nella sua mente.

• Nobiltà e gentilezza: l'amore nobilita l'uomo, lo spinge a migliorarsi per essere degno dell'amata. La vera nobiltà viene dal cuore e non dal sangue.

• Amore e matrimonio: il vero amore, secondo il trattato, non può esistere nel matrimonio. Gli amori cantati dai poeti provenzali sono sempre extra-matrimoniali e segreti.

Le origini della letteratura italiana

I primi documenti letterari in volgare italiano (la lingua parlata dal popolo, diversa dal latino) compaiono tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo. Questi testi erano probabilmente creati da giullari, artisti che intrattenevano le persone nelle piazze e nelle corti.

Il primo vero testo della letteratura italiana è considerato il Cantico di frate Sole di Francesco d’Assisi, composto intorno al 1224.

Il Cantico è uno degli esempi più importanti di una produzione letteraria in volgare legata alla religione. Durante il Duecento e il Trecento, molti testi in volgare avevano temi religiosi e si occupavano di diffondere i principi del cristianesimo. Tra questi troviamo:

1. Inni e laude (canti liturgici)Vite di santi Lettere Exempla (brevi racconti morali).Questi testi erano scritti per educare e ispirare le persone alla spiritualità cristiana e alla liturgia.

Francesco d'Assisi

francesco nacque ad Assisi, in Umbria, nel 1181 o 1182, figlio di un ricco mercante di stoffe, Pietro di Bernardone, e di madonna Pica, originaria della Francia. Da giovane, visse una vita spensierata, ricevendo una buona educazione letteraria, studiando latino e le letterature in lingua d’oc e d’oil (le lingue parlate nel sud e nord della Francia).

Nel 1202 partecipò alla guerra tra Assisi e Perugia, ma fu fatto prigioniero nella battaglia di Ponte San Giovanni e liberato solo nel 1204. Poco dopo, iniziò il suo percorso di conversione religiosa, culminato nel 1206 con la sua rinuncia pubblica ai beni materiali e alla sua famiglia. Si spogliò delle sue vesti di fronte alla gente, simbolizzando il suo abbandono della vita mondana per seguire gli insegnamenti del Vangelo.

Francesco condannava i valori economici della società del suo tempo, scegliendo una vita di povertà e predicazione. Dopo due anni di vita eremitica (solitaria, dedicata alla preghiera e alla meditazione), cominciò a predicare accompagnato da un gruppo di seguaci. Già nel 1210, il papa Innocenzo III diede una prima approvazione verbale alla sua Regola (le regole per il nuovo ordine francescano).

Nel 1212, Chiara d'Assisi si unì a lui, fondando l'ordine femminile delle clarisse. Durante il decennio successivo, Francesco e i suoi seguaci predicarono in diverse città italiane, ma anche in Egitto e in Palestina. Nel 1223, la sua Regola fu ufficialmente approvata da papa Onorio III.

Gli ultimi anni di Francesco furono segnati da malattia e cecità, ma anche da esperienze mistiche. Nel 1226, poco dopo aver composto il Cantico di frate Sole, chiese di essere portato alla chiesa della Porziuncola, vicino ad Assisi, dove scrisse il suo Testamentum in latino, un invito alla povertà evangelica. Morì il 3 ottobre 1226. Due anni dopo, nel 1228, fu proclamato santo da papa Gregorio IX.

La Scuola Siciliana e la corte di Federico II

Nel periodo tra il 1230 e il 1250, alla corte di Federico II di Svevia, nasce e si sviluppa una corrente poetica chiamata Scuola Siciliana. Questa produzione letteraria segna la nascita della lirica profana in volgare (cioè non religiosa) in Italia. Federico II, imperatore del Sacro Romano Impero, passava molto tempo in Sicilia, dove la sua corte diventò un centro culturale innovativo e molto avanzato per l'epoca.

Federico promuoveva una cultura laica e in volgare, cercando di creare un’alternativa alla cultura religiosa in latino. Nella sua corte, detta Magna Curia, non si coltivava solo la poesia, ma anche altre discipline come la retorica, la grammatica, l’astronomia, la filosofia e le scienze naturali.

I poeti della Scuola Siciliana

I poeti della Scuola Siciliana non scrivevano solo in Sicilia, ma anche in altre città dell’Italia meridionale, seguendo l’imperatore nei suoi spostamenti. Molti di questi poeti erano funzionari di corte (come notai e giudici), che si dedicavano alla poesia per piacere e non per professione. Tra i più noti troviamo:

• Rinaldo d'Aquino

• Guido delle Colonne

• Pier delle Vigne

• Stefano Protonotaro

• Giacomo da Lentini (considerato il caposcuola, citato anche da Dante nel Purgatorio).

Un poeta particolare, legato alla Sicilia ma fuori dalla cerchia di corte, è Cielo d'Alcamo, che scrive in uno stile più popolare.

I poeti siciliani, a differenza dei trovatori provenzali, non erano musicisti. Quindi, le loro poesie erano destinate principalmente alla lettura, piuttosto che alla recitazione o al canto.

I legami con la lirica provenzale e le novità della scuola siciliana

I poeti della Scuola Siciliana si ispiravano ai trovatori provenzali, prendendo da loro i temi tipici dell'amor cortese:

• La lealtà e dedizione assoluta verso la donna amata

• L'amore che rende l’uomo migliore

• La sofferenza per la lontananza dell'amata

• La segretezza dell’amore.

Tuttavia, i poeti siciliani introdussero alcune novità. Mentre i trovatori trattavano anche temi politici, i siciliani si concentrarono solo sull'amore. Inoltre, anziché raccontare episodi o storie d’amore, si soffermavano soprattutto sulle emozioni e le conseguenze che l’amore provocava nell’animo del poeta.

Il siciliano illustre e la lingua poetica

La lingua usata dai poeti della Scuola Siciliana era un volgare raffinato e colto, chiamato siciliano illustre. Era un dialetto siciliano “nobilitato” con l’aggiunta di elementi del latino, della lingua d’oil e della lingua d’oc, per renderlo più elevato. Tuttavia, molte poesie sono state trascritte da copisti toscani, che hanno adattato il siciliano al loro dialetto, influenzando così la lingua poetica italiana.

Origini del Dolce Stil Novo

Il Dolce Stil Novo è un movimento poetico nato tra Bologna e Firenze nella seconda metà del Duecento (1200). Dante Alighieri lo definì così nella Commedia. Il movimento inizia con Guido Guinizzelli a Bologna, ma è Firenze a diventare il centro principale, soprattutto tra il 1280 e il 1310. I poeti più famosi di questo periodo sono Dante Alighieri, Guido Cavalcanti, Lapo Gianni, Dino Frescobaldi e Cino da Pistoia.

Questi poeti sono spesso amici e consapevoli di partecipare a una grande innovazione poetica.

Le novità dello Stilnovo

La novità principale del Dolce Stil Novo rispetto alla poesia precedente (come quella della Scuola Siciliana) è l'interiorizzazione e spiritualizzazione dell'amore. Ci sono importanti cambiamenti sia nei contenuti che nello stile:

• L'amore diventa il centro dell’esperienza umana e poetica.

• La poesia nasce da un’ispirazione interiore.

• I temi politici ed etici vengono abbandonati.

• Si ricerca una dolcezza e una melodia naturale nel verso.

Gli stilnovisti uniscono la tradizione dell’amor cortese con una riflessione filosofica sull'amore, cercando di conciliare l'amore terreno con la morale cristiana. Per loro, l’amore è un mezzo per migliorarsi spiritualmente e avvicinarsi a Dio, grazie alla donna che diventa una figura quasi divina.

La donna-angelo

Uno dei concetti centrali dello Stilnovo è la donna-angelo, che rappresenta un essere perfetto, capace di elevare spiritualmente l'uomo. La donna non è più solo una figura di potere, come nella tradizione cortese, ma è vista come una mediatrice tra l'uomo e Dio. Il suo saluto e la sua presenza portano salvezza spirituale e miglioramento morale all’uomo che la ama.

La nuova concezione di nobiltà

Per gli stilnovisti, non tutti possono partecipare a questo percorso di elevazione spirituale: solo i cuori gentili (cioè nobili d'animo, non di sangue) possono raggiungere questa perfezione. Questo concetto di nobiltà si distacca dalla nobiltà di nascita e si adatta ai cambiamenti sociali dell'epoca, soprattutto a Firenze, dove le classi sociali erano più mobili e si dava importanza al valore individuale. Tuttavia, gli stilnovisti non cercavano un pubblico vasto: la loro poesia era destinata a persone colte e sensibili, capaci di apprezzare i riferimenti filosofici e l'intensità dei sentimenti.

Lo stile del Dolce Stil Novo

Il termine "dolce" si riferisce allo stile delicato e melodioso delle poesie stilnoviste.

La sintassi è semplice e chiara, il lessico è raffinato e si evitano artifici retorici troppo complicati. La lingua utilizzata è il fiorentino illustre, ripulito dagli eccessi dialettali o provenzali. Nonostante lo stile sia dolce, la poesia è complessa e richiede un pubblico capace di comprendere i riferimenti filosofici e le riflessioni profonde sull'amore.

Guido Guinizzelli: il precursore

Guido Guinizzelli è considerato il padre del Dolce Stil Novo. Nacque intorno al 1240 ed era un giurista e politico legato ai ghibellini. Venne esiliato a Monselice e morì nel 1276. Tra le sue opere più importanti c’è la canzone "Al cor gentil rempaira sempre amore", considerata un manifesto dello Stilnovo. In essa, Guinizzelli esprime l’idea dell’amore come strumento di elevazione spirituale, ma anche come una forza dolorosa che può tormentare l’animo.

Guinizzelli introduce i temi che verranno poi approfonditi dagli altri stilnovisti:

1. La lode della donna come simbolo di luce e purezza.

2. Il saluto della donna come atto salvifico.

3. L’ineffabilità dell’amore, cioè la sua difficoltà a essere pienamente descritto.

4. La nobiltà del cuore, che prevale su quella di sangue.

Accanto a questa visione positiva dell’amore, Guinizzelli esplora anche il lato tormentato dell’amore, che provoca sofferenza e angoscia, un tema che sarà sviluppato ulteriormente da Guido Cavalcanti

Biografia di Guido Cavalcanti

Guido Cavalcanti nasce a Firenze intorno al 1255 in una famiglia aristocratica appartenente alla fazione guelfa. Nel 1267 viene fidanzato con Bice, figlia di Farinata degli Uberti, un importante esponente del partito ghibellino. Guido ricopre vari incarichi pubblici nel governo di Firenze, entrando anche nel Consiglio generale. Tuttavia, nel 1293, gli Ordinamenti di giustizia di Giano della Bella escludono Guido e tutta l’aristocrazia dai pubblici uffici.

Appartenendo ai guelfi bianchi, Cavalcanti si oppone fortemente alla famiglia dei Donati, che guidava il partito dei guelfi neri. Nel 1300, per cercare di calmare le tensioni tra le due fazioni, i priori del Comune (tra cui il suo amico Dante Alighieri) decidono di esiliare i capi delle fazioni, incluso Guido. Così, viene mandato a Sarzana (al confine tra Toscana e Liguria), dove si ammala gravemente. Poco dopo, torna a Firenze ma muore alla fine di agosto del 1300.

La poesia di Cavalcanti

Guido Cavalcanti ha lasciato circa cinquanta componimenti, tra cui sonetti, ballate e canzoni. Uno dei suoi testi più importanti è la canzone "Donna me prega", considerata il manifesto della sua poetica.

La visione dell'amore

Per Cavalcanti, l'amore è il tema principale della sua poesia, ma lo interpreta in modo molto diverso dagli altri stilnovisti. Analizza l'amore in maniera scientifica, utilizzando le conoscenze filosofiche e mediche dell'epoca. Per lui, l'amore è una passione sofferta, che il poeta subisce, e porta sentimenti negativi come:

• Angoscia

• Paura

• Disperazione

• Morte

Cavalcanti descrive l'amore come una forza che distrugge l'equilibrio interiore del poeta, facendolo sentire frammentato. Usa il termine "spiriti" per indicare i pezzi dell'animo che si sono spezzati a causa dell'amore, e questi "spiriti" lamentano continuamente la loro condizione di dolore.

Un’altra caratteristica della sua poesia è il modo in cui oggettivizza i sentimenti e le parti del corpo coinvolte nell’amore, facendoli parlare come se fossero personaggi di una rappresentazione teatrale.

Contesto e caratteristiche

La poesia comico-realistica è un movimento che si sviluppa in Toscana nella seconda metà del Duecento. Si distingue dalla poesia stilnovista, che è più elevata e aulica. In questo contesto, la poesia comico-realistica si occupa di temi quotidiani e concreti, usando uno stile più semplice e accessibile. Non forma una scuola unitaria, ma un gruppo di poeti come Rustico Filippi, Cecco Angiolieri e Folgère da San Gimignano condividono l'intento di affrontare argomenti più terreni e umani, contrastando l'eleganza della poesia cortese.

Parodia e tradizione

La poesia comico-realistica può essere vista come una parodia della poesia stilnovista, mettendo in discussione sia i temi che lo stile di questa tradizione. Non si tratta di una scrittura ingenua, ma di un approccio consapevole e culturale. Anche i poeti stilnovisti scrivevano poesie comiche e viceversa; quindi, i poeti comico-realistici conoscevano bene il mondo raffinato della poesia colta.

Pubblico e lettori

I poeti comico-realistici si rivolgono a un pubblico più ampio, composto da mercanti e artigiani, rispetto ai poeti stilnovisti, che scrivevano per una ristretta élite aristocratica. Questo approccio apre la poesia comica a temi e situazioni che riflettono la vita quotidiana della classe media.

Temi principali

I temi della poesia comico-realistica riflettono una visione urbana e borghese della vita. Alcuni argomenti ricorrenti includono:

• Elogio dei piaceri: celebrazione della vita sregolata, del vino e del gioco d'azzardo.

• Critica ai genitori: lamentela per la mancanza di denaro, che impedisce di godere dei piaceri.

• Aggressione personale: attacchi letterari a personaggi politici o privati.

• Anticlericalismo: avversione nei confronti del clero.

• Visione delle donne: rappresentazione realistica dell'amore e della sessualità, con una tendenza misogina che rovescia l'immagine idealizzata della donna stilnovista.

• Lamento per la fortuna: espressione dell'inaffidabilità della fortuna e dei suoi cambiamenti.

Questi elementi rendono la poesia comico-realistica un'importante espressione della vita e dei sentimenti dell'epoca, rendendola accessibile a un pubblico più vasto e diverso rispetto alla poesia cortese.