Dante Alighieri - 4 opere principali

La Vita Nova

  • Datazione tra 1294-1295 (quando l’opera è conclusa)

  • Scritto in volgare con stile stilnovistico

    Stilnovistico = l’argomento trattato è unicamente l’amore

  • È un prosimetro e un canzionere:

    • Prosimetro = opera costituita da parti in prosa e da parti in poesie
    • Canzoniere = raccolta di rime (31 in totale) introdotta ognuna da una prosa che specifica l’occasione in cui quella poesia è stata scritta; è seguita da un brano prosastico dove la poesia viene “divisa”, cioè analizzata e spiegata parte per parte
  • Di cosa parla? Parla dell’amore che Dante dedica e rivolge a Beatrice.

    L’amore non è quello attuale, si tratta di un amor cortese: tra il poeta e l’amata non avviene nessun contatto fisico; per Dante Beatrice ha una funzione di elevazione spirituale verso il divino. è per questo che anche oltre la sua morte Beatrice rimane una guida spirituale per Dante. Beat. Rappresenta inoltre l’ideale di perfezione umana e l’apportatrice di beatitudine; anche solo un suo saluto migliora le persone a cui è rivolto.

  • Come nasce?

    Dopo la morte di Beatrice, Dante è in una profonda crisi, ma decide di ricordare l’amore che provava per lei e pensare di lei come una presenza ancora viva, che li fa da guida spirituale.

    Dante allora riprende le poesie scritte per Beatrice che aveva iniziato a scrivere ai 18 anni; alcune le riordina, in altre ne commenta, alcune le corregge o esclude. Le ricompone quindi in un percorso autobiografico coerente.

    L’opera però non può essere considerata come una biografia perchè non presenta tutti gli avvenimenti completi della vita di Dante, infatti ci sono dei salti temporali come dal primo al secondo incontro di Beatrice, dove nel mezzo non si sa niente.

  • Racconta la storia dell’amore di Dante per Beatrice; è divisa in due parti:

    • Prima della morte di Beatrice: Il racconto inizia con il loro primo incontro ai 9 anni, e ne seguirà un secondo ai 18 anni; che è quando Dante si innamorerà veramente di Beatrice. Dante all’inizio segue le caratteristiche tipiche dell’amor cortese: cerca il saluto da parte dell’amata, aspetta qualche segno che gli dimostri l’attenzione di Beattrice nei suoi confronti. Per non creare pettegolezzi sul suo amore per lei, Dante decide di usare il trucco della “donna schermo”, ovvero finge di essere innamorato di una donna diversa da Beatrice. Questo piano li riesce 2 volte, però poi causa lo sdegno di Beatrice stessa, che non rivolgerà a Dante neanche il saluto. Dopo un periodo di solitudine, Dante capisce che non deve più cercare il saluto dalla donna amata, e che non deve aspettare un qualsiasi contraccambio da parte di lei. è solo sufficiente canatarle lodi sulla sua bellezza e le sue virtù. Così è come nasce Donne ch’avete intelletto d’amore
    • ==Dopo la morte di Beatrice==: Muore il padre di Beatrice, e durante una febbre violenta Dante sogna la morta dell’amata stessa; che avverrà veramente.

    La sua morte è annunciata come un cataclisma universale, e Dante è anche tentato di dimenticarla e di innamorarsi di un’altra donna, detta “donna gentile”. Beatrice però ricompare in una visione e Dante si convince di rivolgere l’intera opera unicamente a lei. ==La presenza fisica dell’amata non è più necessaria==; anzi sarà l’opera stessa a eternare il ricordo della sua presenza, anche se in spirito.

  • Tanto gentile tanto onesta pare: la ==Gentilezza è nobiltà d’animo, una virtù spirituale== o morale che ingloba tutte le altre: la modestia, la magnanimità, la dolcezza

Convivio

  • L’inizio della stesura di quest’opera avviene fra 1303-1304

  • è un prosimetro; opera con significato interamente allegorico

  • Scritta in volgare italiano

    • Motivo: il Convivio è il primo trattato con l’ambizione di essere una enciclopedia del sapere
  • Organizzata in 15 trattati, il primo era di introduzione, i 14 dopo erano canti e commenti

    • I Libri:
    1. ==Introduzione== (primo trattato): descrive il pubblico e l’oggeto del Convivio, giustifica l’uso del volgare in un’opera filosofica e dottrinaria

      1. ==Secondo trattato==: illustra il metodo di decifrazione allegorica adottato da Dante per analizzare le sue canzoni
    2. ==Terzo trattato==: la lode della donna viene allegoricamente convertita in lode della filosofia e della felicità che porta

    3. ==Quarto trattato==: completamente diverso dagli altri. Non si tratta di una canzone d’amore con significato allegorico, ma di una vera e propria canzone dottrinale con oggetto la nobiltà.

  • Opera molto ambiziosa, ==uno dei progetti più ambiziosi di Dante==, un’opera che sarebbe stata imponente quanto la Divina Commedia. Era un ==progetto di espansione e democratizzazione della cultura== (a vantaggio per chi non poteva permettersi di deidcare tutto il suo tempo al sapere).

  • Opera ==mai condotta a termine==, probabilmente interrotta insieme al De Vulgari Eloquentia perchè Dante ha iniziato a dedicarsi unicamente sulla Divina Commedia.

    Finisce solo 4 dei 15 trattati che desiderava scrivere (ognuno composto da prosa e 3 canzoni)

  • .

  • Il titolo significa “banchetto”; a questa tavola alla quale partecipavano filosofi e uomini di cultura veniva mangiato del cibo, che però non era quella comune ma il ==“pane degli angeli”==, cioè la conoscenza scientifica, filosofica, teologica di cui questi uomini parlavano. Dante stesso non partecipa a questo banchetto perché non si ritiene un filosofo/teologo di professione; quindi non degno abbastanza per essere parte di questo gruppo.

    • Si fa però da ==mediatore tra chi faceva parte del banchetto e chi era escluso==; perciò scrive per mettere queste “briciole” a disposizione di coloro che non sono specializzati.
    • Perché? Dante è convinto che la fonte della felicità terrena per gli uomini sia la sete di conoscenza, che per l’appunto si assume grazie ai vari argomenti specializzati di cui gli uomini colti discutono solo nel banchetto.

De Vulgari Eloquentia

  • Composto poco dopo il Convivio, fra 1303-04 e 1304-05

  • Opera interrotta come Convivio, probabilmente per la stessa ragione che Dante si concentra unicamente alla Divina Commedia

  • Traduzione titolo: Eloquenza volgare.

    è un ==titolo provocatorio==: per eloquenza si intendeva (nel Medioevo) la letteratura in latino. Siccome Dante accosta l’agg. volgaris (volgare) significa che secondo lui è possibile una letteratura nella lingua del popolo.

  • Dante però ==scrive l’opera in latino==.

    Giustificato perchè: l’obiettivo è di difendere la dignità della lingua e della letteratura italiana nella maniera più illustre possibile, ovvero nella lingua di cultura più prestigiosa

  • Parlare di volgare apre delle questioni complicate: linguistiche, sociali, politiche.

    Non c’è solo un volgare, Dante ne identifica 14 che sono parlate localmente

    • ==Dante non pensa che ci sia un volgare che può essere preso come modello o che sia un volgare “illustre==” (di cui Dante va in cerca), cioè una lingua alta e nobile, adatta alla poesia e alla letteratura.

    Perchè? Secondo Dante nessuna parlata locale può vantare un qualche primato. Pensa che ==un volgare davvero degno può nascere solo dalla fusione e dalla sintesi dei vari aspetti delle varie parlate==. Per lui un volgare illustre rappresenta la migliore sintesi possibile di quello che è comune tra tutte le città italiane e le loro parlate

    • Posizione contradditoria da quello che Dante fa con la Divina Commedia dove usa una lingua puramente fiorentina; anche se è aperta all’uso di altre parlate e del latino.

      è proprio l’uso del fiorentino nella Commedia che imporrà la lingua di Firenze come la linguna nazionale; ed è per questo che Dante viene considerato il padre della lingua italiana.

  • Il volgare ricercato da Dante deve essere:

    • illustre, nel senso che deve dare decoro a chi lo usa; diffonde luce e si solleva sopra le altre parlate
    • cardinale, in quanto deve fungere da cardine rispetto alle altre parlate, cioè come punto di riferimento di tutte le parlate principali
    • regale, cioè degno di poter essere usato alla presenza di un sovrano e nelle regge.
    • Visto che l’Italia però non presenta una reggia (e di un potere unitario), il volgare è come un pellegrino in cerca di patria
    • curiale, cioè tanto nobile da poter essere usato a corte

De Monarchia

  • Scritta in latino

  • Scopo: dimostrare l’indipendenza del potere laico dal potere religioso (cioè dell’imperatore rispetto al papa).

    • Dante così si oppone alle tesi teocratiche che erano emerse più volte nella Chiesa di Roma, e che erano di recente affermate nella politica di Bonifacio VIII
  • Dante argomenta audacemente contro le pretese del potere ecclesiastico; questo dopo la sua morte causa il De Monarchia alla condanna da parte del potere ecclesiastico, e Dante stesso venne accusato di eresia.

  • Dante però, solo perchè voleva l’indipendenza dei potere, non voleva dire che considerasse la Chiesa e lo Stato come nemici; anzi vedeva nell’uno e nell’altro le due diverse strade attraverso cui l’umanità può raggiungere la felicità:

    Inoltre Dante desiderava ci fosse una concorde collaborazione dei due poteri affinchè ci sia la pace universale e la salvezza eterna

  • Organizzato in 3 libri:

    • Primo libro: c’è la premessa generale dove Dante afferma che lo scopo della comunità umana è il pieno sviluppo delle risorse intellettuali, siccome questa porta alla felicità terrena. Le condizioni di pace e tranquillità sono però indispensabili, e queste possono essere garantite solo dalla istituzione dell’impero.

    L’esempio è l’impero di Augusto, che è il regno sotto il quale Roma si sviluppò e preparò il terreno all’avvento di Cristo

    • Secondo libro: si concentra sulla fonte dell’autorità imperiale.

    Visto che l’impero nacque direttamente per intervento di Dio, che è anche confermato dalla nascita e morte di Cristo che si sottomise alle leggi dell’impero, significando la forza e l’efficacia delle istituzioni e delle leggi dell’Impero di Roma, allora il diritto di scegliere l’imperatore spettava al popolo romano e non ai principi tedeschi.

    • Terzo libro: pone su un piano di perfetta parità le autorità del papa e dell’imperatore, visto che entrambe emanano in modo diretto a Dio.

    L’imperatore risulta soggetto al papa in quanto uomo, ma non in quanto rappresentante dell’autorità imperiale. Al papa non spetta nessuna autorità temporale.

    I due poteri devono collaborare in modo indipendente alla realizzazione dei fini dell’umanità: l’imperatore provvede perchè l’uomo raggiunga la felicità terrena, il papa quella eterna.