Machiavelli and Purgatory
Machiavelli (1469) proveniva da una famiglia borghese di Firenze. Il suo periodo storico è quello umanistico-rinascimentale, segnato da eventi come la scoperta dell'America nel 1492 e la morte di Lorenzo il Magnifico. Nel 1494, la morte di Matteo Maria Boiardo pose fine alla politica equilibrata in Italia, con l'invasione di Carlo (re di Francia) e la cacciata dei Medici da Firenze. Machiavelli ricevette un'educazione umanistica, studiando i classici latini. Girolamo Savonarola, politico, religioso e predicatore dell'ordine domenicano, morì nel 1498. Dal 1498 al 1512, durante l'esilio dei Medici, Machiavelli ebbe importanti incarichi politici nella repubblica fiorentina, criticando Savonarola. Svolse attività politica come segretario della cancelleria di Firenze, gestendo l'esercito e partecipando a missioni diplomatiche in Francia e presso Cesare Borgia.
Nel 1512, Machiavelli fu licenziato dagli incarichi pubblici. Le sue opere sono funzionali alla sua attività politica, che deve essere scissa dalla morale privata e familiare. Con il ritorno dei Medici al potere nel 1512, Machiavelli andò in esilio volontario all'Albergaccio, dedicandosi all'attività letteraria. Successivamente, Cosimo de' Medici gli affidò la scrittura della storia di Firenze. Machiavelli stava rientrando nelle grazie dei Medici, nonostante non approvasse la loro politica. Scrisse le Istorie fiorentine, interrompendole al 1492 a causa del suo dissenso verso gli eventi successivi.
Gli scritti politici del periodo della segreteria (1498-1512) includono brevi trattati su denaro, Stato, armi, decisioni, economia e vita militare, con riferimento a Cesare Borgia. Machiavelli vide in Borgia un vero principe, importante per i suoi testi. Altri scritti riguardano la Germania e la Francia. Le opere pre-1512 sono occasionali e pratiche, basate su esperienze personali, mentre quelle post-1512, come l'Epistolario, sono più teoretiche e riflettono conoscenze ed esperienze politiche. L'Epistolario, diverso da quello pubblico di Seneca, è un colloquio autentico e libero con i destinatari, esponendo riflessioni su argomenti vari. La lettera dall'Albergaccio all'amico Francesco Vettori racconta la vita insoddisfacente di Machiavelli in campagna e la composizione de "Il Principe". La lingua utilizzata è il fiorentino d'uso, diverso dalla proposta di Bembo. San Casciano in Val di Pesa si trova a sud di Firenze.
Nella lettera, Machiavelli adotta uno stile più aulico e cerimonioso, esprimendo inferiorità rispetto a Vettori e temendo per la segretezza delle sue lettere. Racconta la sua vita di campagna, lamentandosi del commercio di legna e delle difficoltà economiche. Descrive le sue giornate tra caccia, letture (Dante, Petrarca, Tibullo, Ovidio) e osteria, dove si imbarbarisce. La sera, torna a casa e studia gli antichi, traendo insegnamento dalla storia per la politica attuale. Machiavelli crede che la natura umana sia immutabile e negativa, a differenza di Guicciardini. Per lui, la repubblica è la forma di governo migliore, mentre il principato è una fase intermedia. "Il Principe", circolante come manoscritto, finì nell'indice dei libri proibiti.
Machiavelli chiede a Vettori di leggere "Il Principe", dedicato a Giuliano e Lorenzo de' Medici. Spera che i Medici possano mettere a frutto la sua esperienza politica. "Il Principe" appartiene al genere degli "specula principis", ma Machiavelli introduce una scissione tra etica, morale e politica. L'opera, concisa e incalzante, divide vita pubblica e privata, giustificando la violenza se necessaria per mantenere il potere politico. Il principato è visto come una fase di transizione. L'opera è divisa in 26 capitoli, con titoli in latino. Machiavelli analizza i vari tipi di principati: ereditari, nuovi e misti. I principati si acquistano con le armi proprie o altrui, e Machiavelli è contrario all'uso di armi altrui. Fortuna (sorte) e virtù (capacità di adattamento) sono fondamentali.
Nel capitolo VI, Machiavelli considera esempi di principi che crearono principati con armi e virtù. La virtù, intesa come capacità di governare e adattarsi, è essenziale per la durata di un principato nuovo. Machiavelli cita Mosè, Romolo, Ciro e Teseo come esempi di occasioni che hanno innescato la loro virtù. La differenza tra chi ha creato il principato con la fortuna e chi con la virtù risiede nella capacità politica personale. Nel capitolo XV, Machiavelli afferma che il potere del principe deve basarsi sulla realtà pratica, scindendo morale e politica. Un principe deve imparare a non essere buono secondo la necessità, fuggendo dai vizi che farebbero perdere lo stato. Nel capitolo XVIII, Machiavelli insegna che il principe deve usare astuzia (volpe) e forza (leone) per mantenere il potere, ingannando se necessario, poiché gli uomini non sono tutti buoni. Lo scopo è conquistare e mantenere lo Stato, e i mezzi saranno giudicati onorevoli. Un buon principe è colui che tiene il suo Stato con qualsiasi strumento, accontentando il popolo.
Nel capitolo XXV, Machiavelli affronta il tema della fortuna, paragonandola a un fiume rovinoso che può essere controllato con previsione e manutenzione. La peculiarità del principe ottimo è la combinazione di parte animale (volpe e leone) e uomo, con previsione e adattamento. Machiavelli conclude dicendo che è meglio essere impetuoso che rispettoso, poiché bisogna battere la fortuna. Nel capitolo XXVI, Machiavelli esorta i de' Medici a liberare l'Italia dai conflitti, abbandonando l'aspetto tecnico e adottando uno stile aulico. Auspica un programma politico in cui i de' Medici difendano la virtù italiana con un esercito di non stranieri, criticando gli altri eserciti. Il capitolo si conclude con un passo di Petrarca, segnando un cambio tra le due parti dell'opera.
Nel Purgatorio di Dante (canto XXX, verso 43), Dante arriva al paradiso terrestre e sente la presenza di Beatrice, Adamo ed Eva. Si gira cercando Virgilio, ma lo trova scomparso, provando sconforto. Beatrice lo rimprovera, ma gli angeli chiedono carità. Dante descrive la condizione di Catone, che si uccise per amor di patria, preferendo la libertà alla tirannia di Cesare. Nel Purgatorio, le anime si purificano per arrivare al Paradiso. Dante usa riferimenti al mito, come le figlie del re Pierio, e si sente vicino alle anime. Vede costellazioni mai viste prima, simbolo delle quattro virtù