SENECA

SENECAVITA E OPERE

Lucio Anneo Seneca nasce a Cordova, città della Spagna, di antiche tradizioni repubblicane; la città aveva parteggiato per Pompeo contro Cesare nella guerra civile.

Nasce tra il 12 e il 4 d.C. da famiglia appartenente all’ordine equestre che si distingue per gli interessi intellettuali e letterari.

Seneca arriva in tenera età a Roma e studia retorica presso i migliori maestri che lasciano su di lui una indelebile traccia sulla formazione umana e intellettuale → la sua filosofia avrà un’impronta ascetica e austera.

Dopo il 26 vive alcuni anni in Egitto per problemi di salute → asma.

Torna a Roma e ottiene la questura → acquista rinomanza per la sua abilità oratoria.

Nel 41 Seneca viene accusato di essere coinvolto nell’adulterio di una delle sorelle di Caligola da Messalina → viene quindi mandato in esilio in Corsica dove rimane 8 anni.

Qui scrive la “Consolatio ad Helviam Matrem” e la “Consolatio ad Polybium” per far sì che Claudio lo richiami. Polybium era un liberto di Claudio che perde il fratello, Seneca lo consola per farsi aiutare a tornare dall’esilio. C’è anche un grande elogio a Claudio.

Dopo la morte di Messalina e il matrimonio di Claudio con Agrippina, madre di Nerone, viene accettato a Roma → gli viene dato l’incarico dell’educazione di Nerone.

Quando Claudio muore, probabilmente avvelenato da Agrippina, sale al potere Nerone e Seneca diventa consigliere del principe.

Allo stesso tempo Seneca scrive una velenosa satira su Claudio e l’elogio funebre sempre di Claudio.

Tra il 55 e il 56 scrive il De Clementia → guida Nerone e indirizza il suo comportamento politico. È una lode di Nerone dove dice che è importante essere clemente.

Allo stesso tempo Nerone uccide Britannico, discendente di Claudio e Messalina.

Nerone uccide anche Agrippina e Seneca aiuta a compiere il delitto, sprona Nerone a farlo.

Seneca resta vicino a Nerone fino alla morte di Burro (uomo che guidava Nerone) e si ritira a vita privata.

Nel 65 viene scoperta la congiura pisoniana e Seneca è costretto ad uccidersi.


LE CONTRADDIZIONI DI SENECA

La figura di Seneca è molto contraddittoria tra ciò che esprime nelle opere e come vive.

C’è incoerenza tra le austere dottrine professate e le ricchezze accumulate.
Austeritas = essenziale

Contraddizioni:

  1. Vita politica vs vita privata → professa di vivere nell’essenzialità eppure accumula ricchezze senza scrupoli.

  2. Professa la clemenza ma aiuta a uccidere Agrippina → scrive il De Clementia ma giustifica e è complice dell’assassinio.

  3. Elogio funebre vs satira → scrive l’elogio funebre di Claudio allo stesso tempo di una satira feroce contro Claudio.

  4. Vita ascetica contemplativa vs vita politica → non ha senso della misura.

Lo stile di scrittura perde armonia, è inquieto e drammatico.


IL PENSIERO DI SENECALa ricerca della saggezza

La ricerca filosofica di Seneca è incentrata sull’essere umano che secondo lui sebbene sia composto da corpo e spirito con un corpo mortale e uno spirito immortale vede queste 2 parti non scindibili (divisibili) e non come nella religione cristiana in conflitto tra loro (nel pensiero cristiano il corpo = peccato, anima = no). L’anima però vive un’interiore separazione tra tensione al bene e tensione al male.

Secondo Seneca l’uomo nasce buono ma è indotto al male da circostanze esterne che portano ad una deviazione dal bene.

Nessuno è immune da vizi o peccati e la vita è una lotta costante contro i vizi che necessita di reciproco perdono.

Tra i vizi peggiori c’è l’ira, che costa al genere umano enormi sofferenze.

La conquista della saggezza per Seneca significa la capacità di usare la ragione per moderare gli eccessi.

L’obiettivo di un uomo deve essere la ricerca della serenità che è una virtù che si conquista con la sapienza.

Per questo l’educazione e la formazione morale sono strumenti importanti che l’uomo deve usare per tutta la vita per liberarsi dai vizi e dai mali.


Tra le varie discipline quella più importante è la filosofia, che educa alla sapienza.

Fin da piccoli si devono avere educazioni che devono prima operare una fase distruttiva, cioè distruggere il male.

Poi una costruttiva, cioè indirizzare al bene.

Il maestro deve educare per piccoli passi coltivando lo spirito dell’alunno.

L’alunno deve sapere che nemmeno il maestro è perfetto, poiché il perfezionamento interiore dura una vita.

L’alunno a un certo punto dovrà sganciarsi dal maestro ma proseguire con l’autoeducazione attraverso i libri perché leggere un libro è come un colloquio con un maestro antico.

Cultura per Seneca è far diventare proprio quanto detto dai maestri di ogni epoca.

Una parte del percorso verso la saggezza è data secondo Seneca anche dalla autoanalisi e dalla introspezione.

Seneca crede nell’esame di coscienza, cioè analizzare il proprio animo cogliendo lati negativi e positivi per lavorare con la ragione.


RELAZIONI UMANE IN SENECA

Secondo Seneca l’uomo è l’animale più forte perché ha 2 cose in più degli altri:

  1. la ragione

  2. la società, cioè il vivere e l’aiutarsi con gli altri.

È inevitabile quindi che per Seneca siano importanti i rapporti umani, primo fra tutti l’amicizia.

Secondo Seneca un compito fondamentale del saggio è il prodesse, cioè essere utile agli altri e alla società.

Anche se (contraddizione) Seneca a volte mostra diffidenza nei confronti degli amici, della società e persino dei propri cari perché a volte possono corromperci e contagiarci con i loro vizi.

In particolare non ama il popolo, la massa, che vede facilmente indirizzata ai vizi.

Crede quindi nella solidarietà ma mostra a volte un distacco aristocratico.

Crede in assoluto nell’uguaglianza fra gli uomini e anche tra schiavo e padrone, poiché crede che la schiavitù a Roma sia solo una condizione giuridica e quindi che uno schiavo deve essere trattato con dignità.

La scala gerarchica esiste da un punto di vista sociale ed economico ma non deve esistere sul piano morale e umano.


IL RAPPORTO TRA VITA E MORTE

Spesso nelle sue opere Seneca si interroga sul rapporto tra vita e morte e si chiede se la vita sia troppo breve.

Secondo Seneca sbaglia chi si lamenta della brevità della vita perché il problema non è quanto sia breve la vita ma quanto tempo noi per stupidità sprechiamo.

La nostra vita è spesso frenetica, piena di impegni inutili nei quali sprechiamo troppo tempo dedicandone troppo poco a noi stessi.

L’uomo deve imparare a distinguere i veri beni da quelli superflui che creano solo piaceri apparenti e portano via troppo tempo ed energia.

L’uomo deve imparare a dare il giusto valore ai concetti di bene e di male.

Tra i beni per i quali l’uomo spreca tempo ed energie c’è la ricchezza.

Secondo Seneca la ricchezza è una adiaphora.

ADIAPHORA = una di quelle cose umane che non sono né positive né negative in sé ma moralmente indifferenti.

È l’uso che ognuno ne fa che determina il valore.

Il saggio può essere povero ma non è un male se è ricco se fa buon uso della ricchezza.

Tra le cose che l’uomo considera un male e che teme c’è la morte.

Anche la morte è per Seneca una adiaphora: siamo noi a darle valore.

Secondo Seneca la morte non è il momento in cui la vita finisce ma la morte ci accompagna ogni giorno.

Ogni giorno che passa è una piccola parte di noi che muore e non torna più, quindi noi moriamo un poco ogni giorno.

Questo dovrebbe farci apprezzare il tempo e dovrebbe spingerci a non sprecare momenti della vita.


RAPPORTO CON IL DIVINO

Per Seneca il cammino verso la saggezza è una costante tendenza alla perfezione che diventa tendenza verso l’assoluto, che è Dio.

Dio per Seneca è un’entità che con la sua ratio ordina, regola e rende armonico l’universo secondo la visione del divino tipica dello stoicismo.

Per Seneca esiste un fato che è la volontà di Dio che muove e indirizza le cose nell’universo.

Anche se Seneca crede che l’uomo abbia margini di libertà di azione (scelte non decise da Dio), l’uomo ha l’autonomia per scegliere il bene o il male.

L’uomo per Seneca può arrivare a elevarsi al divino e in alcuni casi può teoricamente superare il divino perché arriva al bene attraverso la fatica dello scegliere e il superamento di ostacoli, cosa che Dio, che è bene in sé, non deve fare.


FILOSOFIA E POTERE

Seneca si differenzia da altri scrittori contemporanei per la sua partecipazione alla vita politica.

Nelle opere filosofiche vediamo inevitabilmente il rapporto tra vita attiva e vita contemplativa.

Ci saranno risposte diverse e spesso opposte.

Negli anni ’50 quando Seneca era al fianco di Nerone sostiene la necessità di partecipare alla vita pubblica per poi concentrarsi invece sull’interiorità della coscienza.

Anche il periodo storico legato all’assolutismo rendeva più difficile la conciliazione dei due aspetti.

Il principio a cui Seneca resta sempre fedele è quello della necessità di tutti di rendersi utili a tutti gli uomini senza sottrarsi alle responsabilità umane e civili.


LE OPEREDE TRANQUILLITATE ANIMI

Nel De tranquillitate animi Seneca parla del tema dell’utilità.

Dice che se non si ha la possibilità di essere utili in un modo allora bisogna provare ad esserlo in un altro.

Sostiene che in ogni caso bisogna trovare un modo per aiutare lo stato romano, poiché questo gesto non sarà mai inutile.

Esempio: “bevo vino da privato, farò l’oratore”.

Nella visione tipica romana è sempre possibile essere utili.

Seneca si basa sul principio del bene comune.


DE CLEMENTIA

Nel De Clementia Seneca vuole dare una soluzione al problema del rapporto fra principe e sudditi.

È composto da 3 libri.

I principi teorici sono quelli ellenistici dello stoicismo: il rex iustus governa lo stato come la mens divina regola razionalmente e provvidenzialmente l’universo.

La monarchia è un’istituzione conforme a natura non solo utile ma anche necessaria.

Il re è l’incarnazione del sapiens → irradia le proprie virtù al mondo a lui sottomesso.

Il problema è: visto che la monarchia è necessaria devo rendere saggio il princeps.

Compito che spetta alla filosofia e a Seneca stesso.

Negli ultimi 40 anni ogni volta che saliva al potere un nuovo principe seguivano sempre vendette ed eliminazioni di persone.

L’elogio di Nerone all’inizio del De Clementia provoca 2 sentimenti opposti ma legati tra loro:

  1. Da una parte lo stupore davanti alla clemenza mostrata da Nerone finora.

  2. Dall’altra il timore che questa sua clemenza durasse poco.

Seneca conosceva bene Nerone.

Il problema era come limitare il potere assoluto di un sovrano.

Dove non bastavano più le leggi dello stato serviva la legge morale.

Al tempo i sudditi contavano solo sulla virtù del principe, cioè la capacità di controllarsi con il potere, sull’umanità e sulla capacità di moderarsi.

La clemenza era fondamentale per il buon funzionamento del governo monarchico.

Come esempio Seneca usa l’esempio delle api: la regina non ha il pungiglione perché la natura non voleva che fosse crudele.

Secondo Seneca imperatore e sudditi creano un unico organismo → imperatore = anima, sudditi = corpo.

Risparmiare un suddito = risparmiare parte di sé stesso.

Il De Clementia è a metà fra una richiesta al principe e uno specchio di virtù.

Seneca vuole che Nerone segua questi principi.


IL DE OTIO

Il De Otio è un’opera in contrasto con le precedenti, scritta nel 62.

Nel finale del De Otio Seneca scrive cosa deve fare il saggio quando è costretto a vivere in uno stato in cui la guerra civile non finisce mai, in cui c’è crudeltà e ostilità verso i cittadini.

Il saggio eviterà questo stato.

Nel De Otio prevale un atteggiamento pessimista e sfiduciato.

Seneca dice che passando in rassegna tutti gli stati non ne trova nemmeno uno in grado di accogliere un saggio o che il saggio possa sopportare.

Se non si può essere utili, se non esiste lo stato ideale, è meglio una vita appartata.

Ozio = ritorno alla ricerca di sé, dell’interiorità.


EPISTULAE AD LUCILIUM

Nelle Epistulae ad Lucilium Seneca si concentra sul perfezionamento interiore rivolgendosi agli uomini del futuro, parlando come guida spirituale.

Ci sono 2 poli su cui gira il pensiero di Seneca negli anni:

  1. il problema del potere

  2. quello della vita interiore

Questi aspetti non sono in conflitto → il saggio essendo utile agli altri è utile anche a sé stesso.

La filosofia di Seneca sposta il centro dell’interesse dall’ambito pubblico a quello individuale.

Porta a compimento un processo cominciato già da due secoli a Roma e che si richiama alla filosofia ellenistica.

Il saggio si sottrae dalle passioni e dal caos del mondo esterno diventando padrone di sé stesso.

→ si rende libero e diventa padrone di sé stesso.

Il concetto di libertas passa dal piano pubblico a quello personale.

Solo chi ricerca il sapere è libero.

In Cicerone la filosofia era un servizio per la Res Publica.

Con Seneca la filosofia è la ricerca della saggezza.


DE BREVITATE VITAE

In questa opera Seneca affronta il problema del tempo.

Dice che la vita è lunga se la si usa bene ma è una piccola parte quella che viviamo davvero.

Tutto il resto dell’esistenza è solo tempo.

Non ha importanza quanto tempo si ha ma come lo si spende.

Secondo Seneca la maggior parte degli uomini sono fannulloni oziosi.

Dice che la natura non è avara con gli uomini ma siamo noi a sprecare il tempo.

Se facessimo buon uso del tempo potremmo compiere grandi cose.

Seneca dice che è sciocco rimandare la vita e confidare sempre nel futuro, sprecando così il presente.

La vita di chi è sempre impegnato è brevissima perché non sanno guardare nel passato e quando lo fanno si accorgono solo di aver sprecato tempo.

Solo il saggio può guardare serenamente il proprio passato.

Il tempo è velocissimo e per questo è un tema centrale nella riflessione morale di Seneca.

Seneca afferma che dobbiamo imparare a vivere nel presente perché è l’unica cosa che davvero possediamo.

L’uomo stupido rende poco il tempo sprecandolo.

Seneca mette la qualità davanti alla quantità.

Il saggio sa che non deve vivere sempre pensando al futuro inseguendo speranze inutili e rinviando le cose.

Il saggio deve cercare:

  • equilibrio

  • libertà interiore

  • autarkeia (autonomia spirituale)

Il presente è il vero tempo che viviamo e deve essere valorizzato, non sprecato.

Seneca usa metafore per parlare del tempo:

  1. il fiume → tempo che scorre e travolge ogni cosa

  2. il punto → tempo che si contrae fino quasi a scomparire

  3. l’abisso del passato e del futuro → tempo che l’uomo perde nel buio

Questo pensiero è la proiezione di una situazione politica → basta un cenno dell’imperatore perché la tua vita finisca.

L’unico uomo che può opporsi a questa angoscia del tempo che scorre è il saggio.

→ sposta il valore dalla quantità alla qualità della vita e si concentra sul presente.


NATURALES QUAESTIONES

Sono importanti i 7 libri di Seneca chiamati Naturales Quaestiones, di argomento scientifico.

L’opera è dedicata a Lucilio e affronta argomenti di carattere meteorologico:

  • arcobaleni

  • meteore

  • tuoni

  • lampi

  • acque terrestri

  • le piene del Nilo

  • grandine

  • neve

  • terremoti

  • comete.

Seneca spiega che studiare la natura significa capire l’ordine razionale e provvidenziale del cosmo governato dalla mens divina.

La scienza della natura era quindi legata alla teologia.

Seneca nell’epistola 90 distingue sagacitas e sapientia:

  • sagacitas = prodotto di un ingegno inferiore che osserva la terra e i fenomeni visibili

  • sapientia = frutto di una ricerca spirituale che permette all’uomo di elevarsi verso il cielo.

Gli studi scientifici assumono valore solo all’interno di una prospettiva morale.

Non conta sapere ma diventare più saggi.

Seneca vuole liberare gli uomini dalla paura dei fenomeni naturali.

Nella prefazione del 3° libro Seneca indica 7 punti che dicono ciò che è veramente importante nella vita dell’uomo.

Nel 6° invita Lucilio a liberarsi dagli adulanti (persone che dicono complimenti falsi).

Nel finale critica gli studi contemporanei.

Seneca chiude il trattato con una riflessione morale: gli uomini sono spinti dal commercio e dall’avidità.

Dice che il mondo è governato da una legge razionale e che non bisogna abbandonare la filosofia e che si continuerà a scoprire.

Ogni progresso porta al progresso nelle virtù e viceversa.