JOHN LOCKE
John Locke
John Locke nasce nel 1632 e studia ad Oxford, dove viene influenzato dalle idee del suo tempo. Egli funge anche da consigliere, sebbene indirettamente, del consigliere di Carlo II d’Inghilterra. È considerato un teorico dello Stato liberale e il primo a formulare una teoria organica sulla tolleranza. È descritto come "padre dell’empirismo", il quale sostiene che le idee derivano dall’esperienza. Locke critica l’innatismo, la teoria secondo la quale alcune idee sarebbero innate nell’essere umano fin dalla nascita. Inoltre, è il primo teorico della separazione dei poteri e distingue tra qualità primarie e secondarie.
Due Trattati sul Governo
Locke scrive due trattati sul governo, i quali sono ispirati a una risposta polemica nei confronti di Robert Filmer, un teologo che argomenta nel suo "Patriarca" che il potere politico ha origine divina. L’opera di Locke diventa uno dei testi fondamentali per i Tories. Nei suoi trattati, Locke non solo critica Filmer, ma elabora anche una vera e propria teoria politica.
Concetto di Stato di Diritto
Lo Stato di diritto viene presentato come il contrario dello Stato in cui il potere derivi da Dio. Hobbes sostiene che ogni individuo possiede tutti i diritti, ma che questa situazione porta a una lotta di tutti contro tutti. Pertanto, Hobbes propone un patto in cui gli individui rinunciano a tutti i loro diritti e li affidano allo Stato, che a sua volta non deve essere soggetto alla legge, quindi deve essere assoluto. Al contrario, Locke afferma che lo scopo dello Stato è quello di garantire i diritti individuali. Se lo Stato non garantisce i diritti, l'individuo ha il diritto di resistere. In questa visione, gli individui non rinunciano ai loro diritti attraverso il patto sociale, ma piuttosto conserveranno i loro diritti.
Potere Esecutivo e Legislativo
Locke inizialmente ritiene che il potere esecutivo e il potere legislativo siano equivalenti, ma integra la magistratura nel potere del governo, considerando i magistrati come coloro che eseguono gli ordinamenti già espressi. Le tre forme principali di potere, secondo Locke, sono:
Potere esecutivo (governo)
Potere legislativo (parlamento)
Potere federativo (diritto internazionale odierno)
I cittadini eleggono il parlamento e, dalla maggioranza di questo, si forma il governo. Tuttavia, il parlamento mantiene il suo ruolo fondamentale stabilendo le leggi, suggerite dal governo.
Saggio sulla Tolleranza
Il "Saggio sulla Tolleranza" rappresenta un approfondimento della lettera sulla tolleranza. In questo saggio, Locke affronta il problema del rapporto tra Chiesa e Stato, contrapponendosi a Hobbes che sostiene che non sia possibile separare il potere temporale da quello spirituale. Locke, al contrario, afferma che Stato e Chiesa appartengono a due sfere distinte e vanno assolutamente separati.
Critiche alla Violenza Religiosa
Locke esprime che le violenze perpetrate in nome della religione cristiana sono inaccettabili, sia che avvengano nei confronti di chi compie infedeltà o di chi assume atteggiamenti contrari alle decisioni ecclesiastiche. Sostenendo la tolleranza, Locke specifica che essa deve applicarsi a tutti tranne che agli atei e ai cattolici.
Motivazioni della Non-Tolleranza
Atei: Locke considera gli atei come al di fuori della morale, quindi non meritevoli di tolleranza.
Cattolici:
- In quanto hanno un papa che è anche un capo di stato, il che crea un conflitto di lealtà;
- In quanto non hanno mai tollerato nessuno.
Locke enfatizza che non è l'esistenza di altre religioni il problema, ma piuttosto la mancanza di tolleranza verso di esse.
Saggio sull’Intelletto Humanum
Il "Saggio sull’Intelletto Umano" è diviso in quattro parti, la prima delle quali è dedicata alla confutazione dell’innatismo.
Critica all'Innatismo
Cartesio sosteneva che le idee fossero innate. Locke controbatte che questa idea non riguarda solo la conoscenza, ma anche questioni politiche. Sostenere l’innatismo porterebbe al dogmatismo, e conseguentemente alla violenza e all’intolleranza. Locke argomenta che se un’idea è considerata innata e quindi assoluta, chiunque non la condivida è considerato infedele. Questa idea di infallibilità si estende non solo agli individui, ma anche agli Stati.
Consenso e Principi Innati
Locke sottolinea che gli innatisti sostengono l'esistenza di due tipi di principi innati:
Principi speculativi (ad es. l'esistenza di Dio).
Principi pratici (es. il principio etico "non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te").
Locke esamina entrambi i tipi di principi:
Per quanto riguarda i principi speculativi, egli utilizza l’esempio del principio di non contraddizione, affermando che non può essere provato essere innato.
- I bambini piccoli non possiedono l'idea innata di uguaglianza, né sanno come utilizzare concetti matematici come l’uguaglianza, fino a quando non vengono educati.Per quanto riguarda i principi pratici, Locke cita studi sul comportamento umano, inclusi i casi di tribù peruviane nel quale i capi delle tribù adottano comportamenti immorali, come mangiare i loro stessi figli durante periodi di guerra.
- La sua conclusione è che se i principi morali sono innati, non ci sarebbe bisogno di spiegazioni o giustificazioni. Se è necessario dimostrare e argomentare l’esistenza di un principio, questo non può essere considerato innato.
Rischi dell’Innatismo
Locke avverte che qualsiasi forma di innatismo comporta il pericolo di considerare come assoluti gli ideali che si ritengono innati, come nel caso dell'idea di Dio, dove si pongono interrogativi sulle divinità considerate valide da differenti religioni. Affermare che la propria idea di Dio sia l'unica valida potrebbe portare a conflitti di violenza.
Origine delle Idee
Locke sostiene che le idee nascono dall’esperienza. Negherebbe che siano innate, affermando che la mente è un foglio bianco. Per esempio, un antropologo per conoscere i costumi e la lingua di una tribù deve osservarli sul campo. Analogamente, i neonati non possiedono conoscenze innate; sono privi della percezione del pericolo e necessitano di accompagnatori per navigare nel mondo.
Esperienza e Consapevolezza
Locke enfatizza che le ideologie precedenti all'incontro con il mondo reale non possono essere innate e che la loro assenza sottolinea l'importanza dell'esperienza. Ciò ha importanti implicazioni politiche, illustrando come l’antiempirismo rispetto all’empirismo possa influenzare lo sviluppo di idee e tecnologie nella storia.
Qualità Primarie e Secondarie
Locke introduce la distinzione tra qualità primarie e secondarie:
Qualità Primarie: Esistono realmente negli oggetti (es. quantità, estensione). Queste sono quantitative e misurabili, come nel caso di acquistare riso, dove si specifica con precisione la quantità (ad es. 1 kg).
Qualità Secondarie: Sono soggettive e riguardano la nostra percezione degli oggetti, non la loro natura intrinseca.
Locke prosegue affermando che le idee semplici derivano dalle cose concrete, mentre le idee complesse scaturiscono dalla riflessione. Egli definisce il ragionamento come una pratica che consente alla mente umana di elaborare nozioni sempre più complesse che non hanno una corrispondenza oggettiva nel mondo.
Parole e Linguaggio
Locke condivide l’idea di Hobbes sul nominalismo: le parole sono segni convenzionali che rappresentano altre cose e non sono naturali. Le parole cambiano da lingua a lingua e da epoca a epoca (ad esempio, “cane” in italiano e “dog” in inglese).
Comunicazione e Imperfezioni del Linguaggio
Locke nota che sebbene le parole siano strumenti per il pensiero e la comunicazione, non sempre riescono a raggiungere il loro scopo, poiché il linguaggio è impreciso e può riferirsi a un ventaglio di significati. Di conseguenza, la conoscenza diventa incerta e difficilmente può raggiungere obiettivi oggettivi e universali.