Note di studio – Politiche di marketing e valori d’impresa (pagina per pagina)

Page 1

  • Definizione di marketing
    • Insieme di conoscenze, competenze, attività e strumenti impiegati dall’impresa per creare valore per stakeholder e società tramite comprensione, gestione e controllo delle relazioni con il mercato.
    • L’impresa deve gestire la soddisfazione dei clienti come punto di riferimento chiave per il successo.
  • Orientamento e interdisciplinarità
    • Il marketing è un orientamento complessivo e una disciplina aziendale con connotazioni interdisciplinari.
    • Azioni di marketing si distinguono in due componenti:
      a) di carattere conoscitivo: analisi dell’ambiente e del mercato;
      b) di carattere strategico-operativo: decisioni e metodi per raggiungere gli obiettivi.
  • Marketing come scelte a due livelli
    • Marketing strategico: decisioni con impatto sul lungo periodo, decisive per successo o fallimento dell’impresa.
    • Marketing operativo: attuazione delle decisioni strategiche mediante strumenti e tecniche.
  • Il mercato come riferimento
    • Il mercato è un insieme di attori con cui l’impresa instaura relazioni. Nei mercati molto competitivi, le relazioni con i clienti hanno peso maggiore.
    • Il posizionamento distintivo e l’eccellenza esecutiva nelle relazioni quotidiane con il mercato sono chiavi per la redditività.
  • Obiettivo del marketing: generazione di valore per clienti, impresa e stakeholder. Richiede metodo e rigore in tutte le attività: equilibrio, correttezza e attenzione al mercato.
  • Presupposti del marketing
    • Domanda origina dai consumatori e clienti.
    • Esistenza di concorrenza.
    • Presenza di condizioni di cambiamento continuo.
    • Emergono finestre strategiche attribuibili a tre fattori: i consumatori, la tecnologia (prodotto e successo), e l’evoluzione del sistema distributivo (vicinanza domanda-offerta e trasferimento di valore).
  • Orientamenti nelle decisioni aziendali e creazione di valore
    • L’orientamento al marketing contribuisce a tre obiettivi specifici: (1) continua soddisfazione del cliente, (2) vantaggio competitivo duraturo e difendibile, (3) redditività di lungo periodo.
    • Prezzi elevati a costi bassi, volumi crescenti e redditività: la soddisfazione del cliente favorisce innovazione e differenziazione continua, con diffusione del passaparola e fiducia estesa a nuovi territori e mercati.
  • Quattro orientamenti di gestione di mercato
    1) Orientamento alla produzione: mercati stabili, concorrenza bassa, focus su efficienza e riduzione dei costi.
    2) Orientamento al prodotto: enfasi su caratteristiche e qualità del prodotto; miglioramento continuo.
    3) Orientamento alla vendita: mercati ad alto volume, economie di scala, enfasi su vendite elevate.
    4) Orientamento al mercato: concorrenza dinamica e domanda sofisticata; adattamento continuo e personalizzazione fino al limite della personalizzazione.
  • Generazione del valore e fonti del valore
    • Il valore nasce dall’individuazione delle fonti di valore e dall’attrazione di risorse esterne (fornitori, partner).
    • Tre macro-processi critici: innovazione, differenziazione e comunicazione.
    • Il valore si genera in diversi momenti e occasioni; il cliente è attore attivo nella co-creazione del valore (value-in-use vs value-in-exchange).
  • Nuova frontiera: value-in-use e co-generezione
    • La centralità del cliente si sposta verso la co-produzione del valore con il produttore; l’output è la co-creazione tra impresa e clienti.
  • Scott e i divari fondamentali
    • Tre divari nella società contemporanea: uso delle risorse naturali, soddisfazione dei bisogni individuali vs collettivi, e divario tra ricchi e poveri.
  • Contributi del marketing alla sostenibilità (4 aree)
    1) Sistema integrato di offerta: qualità sostenibile, prezzo trasparente e interazioni negoziali bilanciate.
    2) Presidio del valore creato: mantenimento del valore nel processo generativo e ridistribuzione etica tra stakeholder.
    3) Educazione alla sostenibilità: marketing come educatore verso mercato e dipendenti.
    4) Gestione integrata delle relazioni con gli stakeholder: attenzione agli stimoli di mercato, fornendo informazioni chiare.

Page 2

  • Processo di creazione del valore e fonti esterne
    • Fonti esterne di valore: molteplici, anche lontane; è necessario individuare partner potenziali e definire azioni per instaurare relazioni proficue.
    • Tre macro-processi critici per generare valore continuo per il cliente: innovazione, differenziazione, comunicazione.
    • Acquisizione del valore per iniziare processi di innovazione: creazione ex novо di soluzioni per clienti o differenziazione incrementale.
    • Progettazione: verifiche di fattibilità tecnica, interesse di mercato ed impatto economico.
  • Trasferimento del valore al mercato
    • Il valore può essere trasferito fisicamente (logistica, distribuzione) e attraverso la comunicazione.
    • Il ruolo attivo del cliente è una frontiera attuale: la clientela è soggetto attivo nella definizione del valore (value-in-use).
    • Nuova prospettiva customer-centric: il valore esiste solo se percepito dal cliente.
    • La co-creazione implica l’interazione tra cliente e produttore per generare valore, non solo distribuirlo.
  • Divari (Scott) e sostenibilità nelle 4 aree principali
    • Sistema integrato di offerta, presidio del valore, educazione alla sostenibilità, gestione integrata delle relazioni con gli stakeholder.
  • Applicazioni al mondo d’impresa
    • Il marketing può contribuire alla sostenibilità attraverso la gestione delle risorse, delle relazioni e della catena del valore, con attenzione alle dinamiche di domanda e offerta e ai principi etici.

Page 3

  • Fonti esterne di valore e gestione delle relazioni
    • Le fonti esterne possono essere distanti: opportunità di collaborazione, cooperazione e co-creazione di valore con partner esterni.
    • Tre macro-processi critici per generare valore per il cliente: innovazione, differenziazione e comunicazione.
    • Il valore continua a generarsi nel tempo anche in relazione alle risorse disponibili e alla loro mobilitazione dall’esterno.
  • Centralità del cliente e value-in-use
    • Cliente come soggetto attivo nella generazione di valore: la co-creazione richiede l’interazione tra ruoli di cliente e produttore.
    • Nuove prospettive di sostenibilità: l’accountability degli stakeholder e l’etica diventano centrali per la gestione aziendale.
  • Analisi del macro e microambiente
    • Macroambiente: include economico, politico-istituzionale, demografico, socioculturale, tecnologico, fisico; è soggetto a minacce e opportunità.
    • Microambiente: include azienda, fornitori, intermediari, concorrenti, clienti; analisi di forze e debolezze.
  • SWOT analysis e scenario analysis
    • SWOT: analisi delle opportunità/minacce e forze/debolezze; usa una matrice per guidare decisioni di mercato e posizionamento.
    • Scenario analysis: scelta tra scenari futuri basati su forze trainanti e incertezza; costruzione di uno o più scenari.

Page 4

  • Processo di marketing: due fasi principali
    1) Fase analitica e conoscitiva: raccolta di informazioni sull’ambiente e sulle competenze distintive.
    2) Fase decisionale: dimensione strategica (targeting e posizionamento) e operativo (marketing mix).
  • Il posizionamento e le scelte di marketing mix
    • Definizione di posizionamento dopo l’individuazione dei segmenti e delle caratteristiche dell’offerta.
    • Il marketing mix include politiche di prezzo, prodotto, comunicazione e distribuzione e va allineato al target di mercato.
  • Due meccanismi chiave nel processo di marketing
    1) Sistema informativo: fornisce misure sull’ambiente e sulle variabili di marketing.
    2) Sistema di valutazione, reporting e controllo: permette la misurazione dell’effettivo raggiungimento degli obiettivi e la governance delle performance.
  • Analisi dell’ambiente e valutazione delle decisioni
    • Ambiente esterno: riduzione di incertezza e complessità; macroambiente (minacce/opportunità) e microambiente (forze e debolezze dell’impresa).
    • SWOT e scenario supportano la transizione dalla fase analitica a quella decisionale.

Page 5

  • Strumenti e dinamiche per l’avvicinamento alla fase decisionale
    • SWOT e Scenario: definizioni, utilizzo e costruzione di matrici per supportare le decisioni.
    • Analisi delle forze e degli attori: macro e microambiente, strumenti di supporto, basi per decisione.
  • Analisi delle risorse interne
    • Risorse intangibili (conoscenze tecnologiche, reputazione, fiducia, relazioni, cultura), risorse tangibili (risorse finanziarie e fisiche) e risorse umane.
    • Le risorse devono trasformarsi in competenze tramite le routine organizzative: core competences per vantaggio competitivo duraturo.
  • Modelli organizzativi per l’analisi/conoscenza
    • Modelli: saltuari, regolari, continui; osservazione indiretta quando l’ambiente è complesso o instabile.
    • SWOT e scenario come strumenti per guidare l’orientamento strategico.

Page 6

  • Analisi ambientale: macro- e micro-ambiente approfonditi
    • Macroambiente: ambienti economico, politico-istituzionale, demografico, socioculturale, tecnologico, fisico; minacce e opportunità.
    • Microambiente: imprese, fornitori, intermediari, concorrenti, clienti; analisi di forze e debolezze.
    • Per l’analisi della domanda: elementi quantitativi e comportamenti/motivazioni.
    • SWOT e la matrice per individuare opportunità/ minacce, punti di forza e debolezza.
    • Analisi interna: risorse (intangibili, tangibili, umane) e core competences.

Page 7

  • Modelli di analisi interna ed esterna
    • Tre tipologie di modelli organizzativi per fase analitico-conoscitiva: modelli saltuari, regolari, continui.
    • La gestione dell’ambiente come modello di rappresentazione futura in mercati instabili ma influenzabili dall’impresa.
  • Forze e attori e la scelta tra osservazione, esplorazione ed esplorazione profonda
    • Strumenti per avvicinarsi all’analisi decisionale: SWOT e scenario, e strumenti per monitoraggio continuo dell’ambiente.

Page 8

  • Analisi SWOT e scenario: consolidamento delle informazioni
    • SWOT come procedura logica per sistematizzare le informazioni raccolte, dai stimoli esterni e interni.
    • Scenario: identificazione di forze trainanti, probabilità, incertezze, creazione di scenari; permette di immaginare come potrebbe configurarsi il contesto futuro.
  • Decisioni strategiche e operative in marketing
    • Distinzione tra decisioni strategiche (prodotto-mercato) e operative (variabili del marketing mix).
    • Il marketing mix è composto da prezzo, prodotto, comunicazione e distribuzione; l’innovazione e la transazione di valore richiedono coordinamento con processi di generazione del valore e trasferimento al mercato.

Page 9

  • Processi complementari al marketing
    • Processi di generazione del valore per il cliente: analisi, progettazione, costruzione e trasferimento di soluzioni per risolvere problemi del cliente.
    • Processi innovativi: due sorgenti principali di innovazione: tecnologia e mercato; l’innovazione è la messa in opera della conoscenza per creare nuovo valore.
    • Processi di trasferimento del valore e adattamento al cliente: l’impatto di tensioni con la relazione di mercato può incidere sui costi e sull’effort di trasferimento del valore. Customer involvement è una frontiera cruciale.
  • Customer-centric e valore in uso
    • Il valore non è solo creato dall’impresa, ma è frutto di co-creazione nel rapporto con i clienti.

Page 10

  • Il sistema informativo di marketing
    • I principi fondamentali: correttezza, efficacia ed efficienza.
    • Fasi: valutazione fabbisogno informativo, raccolta/archiviazione dati, elaborazione, distribuzione delle informazioni.
    • Business intelligence: trasformare i dati in informazioni utili e conoscenza per i decision maker.
  • Struttura del sistema informativo di marketing
    • Sottosistemi: rilevazioni interne, marketing intelligence, sistemi a supporto delle decisioni, ricerche di marketing.
  • Ricerca di marketing (AMA)
    • Definizione: raccolta, registrazione e analisi sistematica dei dati di marketing.
    • Tipologie: ad hoc, multiclient (incluso omnibus).
    • Fasi: definizione del problema, definizione del modello, definizione del metodo, rilevazione dati, elaborazione risultati, stesura del rapporto, presentazione dei risultati.

Page 11

  • Metodi di ricerca qualitativa e quantitativa
    • Qualitativa: approfondimento di processi e fenomeni; metodi principali: intervista in profondità (colloquio diretto, intervista proiettiva, intervista semi-strutturata), focus group, osservazione, etnografico.
    • Quantitativa: contatto tramite questionari strutturati (intervista personale, telefonica, postale, via web); uso di domande chiuse/aperture; gestione dati in formato elettronico.
  • Campionamento
    • Campionamento non probabilistico: quote, ragionato, convenienza.
    • Campionamento probabilistico: casuale semplice, stratificato, a grappolo, a stadi.
  • Data sources: primari vs secondari
    • Dati primari: raccolti ad hoc per ridurre l’incertezza informativa.
    • Dati secondari: già prodotti; costo ridotto; utili per definire ipotesi e requisiti.

Page 12

  • Processo di marketing e ruoli delle fasi
    • Le ricerche di mercato hanno fasi dettagliate: definizione del problema, modello, metodo, rilevazione dati, elaborazione risultati, report e presentazione.
    • I metodi qualitativi rimandano a conoscenze profonde (interviste/semi-strutturate, focus group, osservazione, etnografia); i quantitativi puntano a misure puntuali e generalizzazioni a popolazioni più ampie.
  • Aspetti pratici della progettazione della ricerca
    • Assetto di campionamento qualitativo: campione limitato ma informativo; i campioni quantitativi mirano a estendere i risultati all’intera popolazione.

Page 13

  • Metodi qualitativi e quantitativi in dettaglio
    • Interviste in profondità: varie tipologie (colloquio diretto, intervista proiettiva, intervista semi-strutturata).
    • Focus group: 7-10 partecipanti con moderatore; omogeneità e differenze di vedute.
    • Osservazione e etnografia: per fenomeni difficili da ricreare in laboratorio; mistery shopping come tecnica.
    • Interviste quantitative: interviste personali, telefoniche, postali, via web; domande chiuse/aperture; gestione campioni.
    • Controllo delle condizioni di domanda: chi intervistare, dimensione del campione, criteri di inclusione.

Page 14

  • Campionamento e strumenti di indagine
    • Quote, ragionato, convenienza; campionamento casuale semplice, stratificato, grappolo, stadi.
    • Dati primari vs secondari, uso di dati interni ed esterni all’impresa.
    • Stimare parametri di popolazione senza interrogare ogni elemento.

Page 15

  • Campionamenti e logiche di campionamento in dettaglio
    • Tabelle e categorie di approcci: descrittivi a priori, predittivi a priori, post-hoc descrittivi, post-hoc predittivi.
    • Forward approach, backward approach, e conjoint analysis come strumenti avanzati per segmentazione e comprensione delle preferenze.
  • Definizione dei segmenti e profili
    • Fasi per definire segmenti: descrizione, attribuzione di profili, azioni di marketing per segmenti.

Page 16

  • Definizione di mercato e segmenti
    • Definizione di mercato: domanda e offerta, contesto in cui domanda e offerta convivono; confini del settore e del mercato per decisioni di marketing.
    • Elasticità della domanda, segmentazione basata su bisogni, tecnologia, funzioni d’uso; omogeneità dei bisogni come criterio chiave della segmentazione.
  • Confini dell’impresa e altri concetti
    • Controllo interno vs esterno: controllo proprietario vs contrattuale; confini interiori vs esterni.
    • Impresa chiusa vs aperta: apertura e rete relazionale come elementi chiave della gestione delle risorse.
    • Quadro di impostazione strategica e coerenza tra elementi strutturali del settore e politiche aziendali.
  • Concentrazione e dinamismo settoriale
    • Concentrazione: misurata spesso con C4 (quota delle prime 4 imprese). Settori concentrati mostrano vantaggi di scala; frammentati mostrano differenziazione e potenziale dinamismo.
    • Due forze principali: potere di mercato vs concorrenza; dinamismo dipende dall’equilibrio tra questi elementi.

Page 17

  • Fonti del vantaggio competitivo
    • Fonti di vantaggio: risorse tangibili, intangibili (conoscenza, fiducia, reputazione, relazioni, marchio) e core competences. Le risorse intangibili si rigenerano con l’investimento continuo.
  • Modelli organizzativi e dinamiche ambientali
    • Tre modelli: saltuari, regolari e continui; in scenari complessi si usa l’osservazione indiretta.
    • L’evoluzione del settore richiede adattamenti delle strategie e del posizionamento.
  • Ciclo di vita del settore (curva logistica)
    • Quattro fasi: emergenti, in sviluppo, maturi, declino; le dinamiche di concorrenza cambiano secondo la fase.
  • Convergenza settoriale e customer-based view
    • Convergenza: imprese di settori diversi convergono verso ambiti competitivi più ampi; customer-based view integra offerte per creare valore comune per il cliente.

Page 18

  • Concorrenza e differenziazione
    • Omogeneità di bisogni tra imprese determina l’appartenenza a uno stesso settore.
    • Tre riferimenti per il business: bisogni dei clienti, tecnologia utilizzata, funzioni d’uso del prodotto.
    • Confini dell’impresa: controllo proprietario vs contrattuale; la quota di mercato riflette capacità di attirare preferenze.
  • Tipi di imprese e confini
    • Impresa chiuda: non attrae risorse esterne; rischi maggiori in ambienti dinamici.
    • Impresa aperta: attrae e mobilita risorse tramite una rete relazionale; i confini definiscono la capacità di attrarre risorse.
  • Importanza della conoscenza del settore per decisioni di marketing
    • La coerenza tra elementi strutturali e politiche aziendali premia la performance.
  • Sistemi di rappresentazione del settore
    • La precisione delle analisi dipende dall’uso corretto delle variabili: barriere all’entrata, dinamiche tecnologiche e altre condizioni strutturali.

Page 19

  • Concentrazione e dinamica competitiva e fonti di vantaggio
    • Le economie di dimensione guidano la competitività; differenziazione consente di presidiare segmenti specifici.
    • Le risorse possono essere tangibili o intangibili; le intangibili includono conoscenza e fiducia, che rigenerano valore.
  • Strategie, volumi e rischi
    • Strategie di trading-up e trading-down (allungamenti di portafoglio): bilanciare opportunità di crescita con rischi di cannibalizzazione o perdita di immagine.
  • Barriere all’entrata e all’uscita
    • Tipologie: tecnologiche, istituzionali, finanziarie, di marketing; esistono anche barriere competitive create dai comportamenti reattivi dei concorrenti.
  • Analisi interna del settore (infrasettoriali)
    • Si parte dalle proprie risorse e competenze per definire una strategia autonoma, non solo dalla struttura di mercato.

Page 20

  • Fonti del vantaggio e risorse nel tempo
    • Le risorse sono soggette a obsolescenza; cambiamenti ambientali, azioni della concorrenza e evoluzione delle esigenze di domanda mantengono vivide le fonti di vantaggio.
  • Economie di scala e di apprendimento
    • Economie di scala: costi medi decrescenti con l’aumentare della produzione.
    • Curve di esperienza e apprendimento: i costi unitari scendono man mano che la produzione cumulativa aumenta.
    • Vantaggi assoluti di costo: potere contrattuale su fornitori, economie di scala, ecc.
    • Scope economies: riduzioni di costi quando lo stesso processo serve più prodotti.

Page 21

  • Differenziazione e valore nel marketing orientato al mercato
    • Differenziazione produce preferenze di domanda e permette di sostenere prezzi superiori o volumi maggiori.
    • Modi di differenziare: caratteristiche fisiche, livello qualitativo, costi di accesso/utilizzo, immagine.
    • Differenziazione verticale vs orizzontale.
  • Legami tra settore e decisioni di marketing
    • I confini del settore e la coopertiva con i concorrenti influenzano la scelta di politiche di marketing.
    • Le fonti di vantaggio competitivo possono essere industry-, market-, o firm-specific.
  • Confronto tra grandi imprese e dinamismo di mercato
    • Dinamismo richiede adeguamento alle esigenze differenziate; solo imprese in grado di assecondare dinamismo sopravvivono.

Page 22

  • Risorse e differenziazione: sintesi pratica
    • Le tre grandi colonne di vantaggio: risorse tangibili, risorse intangibili (conoscenza, reputazione, fiducia) e risorse umane.
    • Le risorse intangibili si rigenerano con investimenti continui in capacità e competenze.
  • Strategie di prodotto e portafoglio ( Levitt )
    • Cuore del prodotto, prodotto generico, prodotto atteso, prodotto ampliato, prodotto potenziale.
    • Portafoglio: ampiezza (numero di Linee) e profondità (numero di prodotti per linea).
    • Strategie: offerta limitata vs ampia; focalizzarsi su nicchie o su mercati estesi; evoluzioni di gamma (specializzazione di prodotto/segmento).
  • Qualità del prodotto e gestione del portafoglio
    • Qualità tecnica vs qualitativa; soddisfazione del cliente; post-vendita come parte della qualità.
    • Innovazione di processo e tecnologica; R&D e integrazione con produzione/marketing.

Page 23

  • Innovazione di prodotto e ciclo di vita
    • Innovazioni incrementali, radicali, uso di servizi associati; innovazione di trade e interazione industria-distribuzione.
    • Ciclo di vita: introduzione, sviluppo, maturità, declino; scelta di prezzo, distribuzione, comunicazione.
  • Strategie di portafoglio in base alla fase di ciclo di vita
    • Introduzione: target innovatori; prezzo cost-plus; distribuzione selettiva; investimento in notorietà.
    • Sviluppo: crescita rapida; prezzo basato sul valore; canali ampliati; differenziazione di prodotti e servizi accessori.
    • Maturità: prezzo competitivo; massima intensità distributiva; enfasi su differenziazione e brand; marketing mix bilanciato.
    • Declino: riduzione di prezzo; riduzione distribuzione; focus su relazioni con i clienti fedeli; gestione del portafoglio e possibile riposizionamento.
  • Impatto della dimensione del portafoglio sui costi e sui benefici
    • Numero di prodotti ha vantaggi (efficacia d’uso, stabilità di vendite) ma anche costi elevati (costi di gestione, promozione, logistica, cannibalizzazione).
    • Azioni di revisione: riposizionamento, miglioramento qualità, caratteristiche, estetica, immagine.

Page 24

  • Strategia di portafoglio e decisioni di prodotto
    • Esempi di allungamenti del portafoglio: trading up (alto di gamma) e trading down (basso di gamma) con rischi associati (cannibalizzazione, immagine, competizione).
    • Packaging e servizi al cliente come leve del valore.
  • Servizi al cliente e categorie di servizi
    • Servizi di vicinanza/prossimità, servizi d’informazione, completezza dell’offerta, garanzia, assistenza.
  • Impatto della qualità e della velocità di innovazione sulla redditività
    • Investimenti in R&D promuovono la tenuta della posizione e l’accesso a nuovi mercati; l’innovazione deve allinearsi alle esigenze del mercato e al portafoglio offerta.

Page 25

  • Brand e gestione del marchio
    • La marca è composta da nome, simbolo e payoff; facilita riconoscimento, facilita acquisti ripetitivi, e funge da garanzia per i clienti.
    • Funzioni della marca: segnale, praticità, garanzia.
    • Il valore di marca è costruito attraverso la fiducia e la fedeltà; esperienze positive rafforzano la brand equity.
  • Brand equity e asset della marca
    • Brand equity: custodi della fedeltà, notorietà, qualità percepita, associazioni di valori, altre risorse legate al brand.
    • Due filoni di misurazione: finanziario (valorizzazione della marca in termini di vendita/licensing) e di marketing (effetti di marketing sul valore della marca).
  • Brand Asset Valuator e le quattro fasi di sviluppo della marca
    • Diversità, Rilevanza, Stima, Familiarità determinano la forza della marca; differenze tra brand e corporate brand.
  • Impatti sull’impresa
    • La gestione del corporate brand influenza reputazione, fiducia, fedeltà e valore aziendale complessivo.

Page 26

  • Brand e valore economico della marca
    • La brand equity può essere descritta in cinque asset: fedeltà, notorietà, qualità percepita, associazioni di valori e altre risorse legate al brand.
    • Le variabili di marketing influiscono su questi asset e determinano l’efficacia della marca nel lungo periodo.
  • Ruolo della marca nella relazione con i mercati e stakeholder
    • Immagine di marca e valore reputazionale impattano la relazione con i consumatori e con la rete commerciale; in B2B l’immagine di prodotto è spesso una sintesi delle capacità dell’azienda.
  • Correlazioni tra brand equity e redditività
    • Le potenzialità di una marca includono premi di prezzo, minore sensibilità al prezzo dei concorrenti, e fiducia dei clienti, con impatti sulla fedeltà e sulla retention.

Page 27

  • Dinamiche di consumo e processi decisionali
    • Il processo di acquisto può essere descritto in vari modelli decisionali: compensatori o multi-attributo (es. indice di Fishbein), lessicografici e discriminatori.
    • I processi d’acquisto includono percezione del bisogno, ricerca, confronto, decisione e valutazione post-acquisto; la soddisfazione dipende dal confronto tra aspettative e risultati.
  • Fasi della decisione e risposta del consumatore
    • Risposte: cognitiva (notorietà, memorizzazione, rilevanza), affettiva (preferenze, valutazioni), comportamentale (acquisto o non acquisto).
  • Fattori che influenzano i comportamenti d’acquisto
    • Variabili: tipo di prodotto (alto vs basso apprendimento), modalità di apprendimento (intellettuale vs affettivo), coinvolgimento del consumatore, rischio percepito (prevenzione tramite garanzie, soddisfazione pregressa, prezzo).
  • Modello del comportamento d’acquisto: cinque fasi chiave
    • Riconoscimento del bisogno, ricerca informazioni, valutazione delle alternative, decisione sull’acquisto e acquisto/uso; al punto vendita si può rivalutare l’offerta.
  • Soddisfazione e fedeltà
    • La soddisfazione deriva dal rapporto tra aspettative e risultati; una relazione positiva con l’impresa genera fiducia e fedeltà.
    • Fedeltà definita come comportamento intenzionale, ripetuto nel tempo, orientato a beni di marca e integrato in un processo decisionale.
  • Indicatori di fidelizzazione a lungo termine
    • Customer retention rate, coefficiente di fedeltà, redditività del cliente, customer share, lifetime value (LTV).

Page 28

  • Segmentazione e rapporto con la domanda
    • Segmentazione come base per ottimizzazione risorse, riduzione dispersioni e definizione di strategie di marketing mirate.
    • Variabili per segmentazione: generali (età, genere, reddito), prodotto-specifiche (utilizzo, frequenza), osservabili/non osservabili (comportamenti mentali o interessi).
  • Strategie di segmentazione e validità dei segmenti
    • Modelli a priori descrittivi/predittivi, post-hoc descrittivi/predittivi (forward, backward, etc.)
    • Criteri di validità: distintività, identificabilità, sostanzialità, stabilità, accessibilità, azionabilità.
    • Costi associati: modifiche prodotto, ricerche di mercato, gestione scorte, promozioni, canali distributivi.
  • Tipi di segmenti e basi di classificazione
    • Variabili descrittive, psicografiche, legate a benefici ricercati, comportamentali.
    • Esempi di uso pratico: impatto su prezzo, brand management e canali di vendita (retail vs consumer level).

Page 29

  • Metodi di definizione dei segmenti
    • Metodi a priori descrittivi: definizioni iniziali e descrizioni dei segmenti; uso di sette fasi (basamento, variabili, campione, raccolta, formazione segmenti, descrizione profilo, traduzione in strategie).
    • Metodi a priori predittivi: forward (segmenti definiti in base a variabili psicografiche o sociodemografiche) e backward (basati su variabili prodotto specifiche).
    • Metodi post-hoc descrittivi: raggruppamento di soggetti con comportamento omogeneo rispetto a un set di variabili.
    • Metodi post-hoc predittivi: identificano segmenti stimando relazioni tra variabili dipendenti e predittori (conjoint analysis).
  • Validità generale e costi della segmentazione
    • Sei criteri di validità per la segmentazione: distintività, identificabilità, sostanzialità, stabilità, accessibilità, azionabilità.
    • Costi di modifica prodotto, ricerche di mercato, produzione in lotti più piccoli, gestione delle scorte, promozioni e distribuzione.

Page 30

  • Indicatori di qualità della relazione con il cliente
    • Quattro indicatori di fidelizzazione: retention rate, coefficiente di fedeltà, livello di redditività per cliente, customer share ed LTV.
  • Tre profili di consumatori attenti alle tematiche etiche/sostenibilità
    • Attenti e sostenibili, Confusi e incerti, Cinici e disinteressati, Inconsapevoli: diversi livelli di consapevolezza e disponibilità all’acquisto di prodotti sostenibili.

Page 31

  • Domanda e sensibilità al marketing in mercati sostenibili
    • La domanda è sensibile agli investimenti di marketing; la domanda espandibile vs non espandibile dipende dal livello di marketing e dall’attrattività del mercato.
    • Definizioni di domanda potenziale, domanda effettiva, domanda prevista; indicatori di sviluppo del mercato: prezzo, disponibilità, notorietà, potenziale di crescita, ecc.
  • Gap potenziale e indicatori di sviluppo
    • Gap tra domanda potenziale e domanda effettiva: non-user gap, light-user gap, light-usage gap.
    • Tasso di penetrazione e copertura ponderata definiscono la qualità del portafoglio clientela e la penetrazione: formule e indicatori per la penetrazione e la copertura.

Page 32

  • Domanda potenziale: quattro livelli di mercato e due indicatori
    • Livelli: mercato totale, mercato potenziale, mercato disponibile, mercato disponibile qualificato, mercato servito (obiettivo), mercato acquisito.
    • Indicatori: domanda potenziale teorica e reale; tasso di penetrazione: rapporto tra potenziale reale e potenziale teorico.
  • Domanda effettiva e quota di mercato
    • Domanda effettiva: vendite reali; quota di mercato = vendite del prodotto dell’impresa / vendite totali del prodotto.
    • Quota di mercato relativa: confronto con il concorrente leader o primo seguitore.
  • Misure di livello di penetrazione e copertura a livello retail e consumer
    • Retail: rapporto tra penetrazione e copertura ponderata; indicatori come peso medio distributori, copertura numerica, indice di dispersione.
    • Consumer: quota di mercato basata su campionamento di consumatori; si aggregano penetrazione, fedeltà e intensità per determinare la quota di mercato a livello consumer.

Page 33

  • Metodi di previsione della domanda futura
    • Metodi qualitativi: intenzioni d’acquisto, opinione della forza vendita, parere di esperti (es. metodo Delphi).
    • Metodi quantitativi: estrapolativo, simulato (econometrici), normativo (obiettivi e azioni pianificate).
    • Metodi sperimentali: test di mercato, come il mercato di prova, per stimare probabilità di successo.

Page 34

  • Gap e potenziale di mercato in dettaglio
    • Gap di non utilizzaotori (non-user gap): convertire non utilizzo in utilizzo.
    • Gap di occasioni (light-user gap): utilizzare il prodotto in meno occasioni di quelle potenziali.
    • Gap di quantità minima utilizzata (light-usage gap): uso per occasione inferiore al potenziale.
  • Definizione e stima del potenziale di mercato
    • Potenziale di mercato = numero di acquirenti potenziali × frequenza × prezzo medio per periodo.

Page 35

  • Misurazione della domanda effettiva e quota di mercato
    • Domanda potenziale reale vs teorica, tasso di penetrazione e indicatori di sviluppo di mercato.
    • Quota di mercato a livello consumer: combinazione di penetrazione, fedeltà e intensità di consumo.
  • Equazioni e definizioni utili
    • $PEN$ = penetrazione; $COP$ = copertura ponderata; $QM$ = quantità/valore; Quota di mercato relativa = $QME / QAM$ (confronto tra impresa e concorrente leader).
  • Esame e interpretazione di dati di mercato
    • L’analisi della domanda è cruciale per definire obiettivi, politiche e azioni di marketing volti a generare valore per il cliente mediante il marketing mix.

Page 36

  • Tipi di misurazione della quota di mercato e livelli
    • A livello retail e a livello consumer: finalità diverse (penetrazione, copertura, monitoraggio portafoglio).
    • Retail: vendite di mercato al dettaglio includono stock iniziale, sell-in e sell-out; formula della quota di mercato = indice di penetrazione × indice di copertura ponderata.
  • Componenti della copertura ponderata
    • Peso medio dei distributori serviti, copertura numerica, indice di dispersione.
  • Interpretazione della quota di mercato
    • La quota di mercato è un indicatore diagnostico della performance competitiva e dei costi/unità di mercato.

Page 37

  • Analisi di posizionamento e strumenti statistici
    • Mappa delle preferenze e mappe di percezione per valutare posizionamento rispetto a concorrenti.
    • Tecniche multivariate per costruire mappe di posizionamento: Analisi dei fattori, discriminant analysis, analisi delle corrispondenze, multidimensional scaling.
  • Requisiti del marketing mix
    • Il marketing mix deve rispondere alle esigenze di mercato e alle risorse dell’impresa; coerenza tra le variabili e coerenza con la struttura del mercato.
    • Il marketing mix deve avere una logica di compatibilità interna e coerenza con la realtà di mercato.

Page 38

  • Modalità di classificazione e coerenza operativa
    • Il posizionamento richiede una gestione basata sulle percezioni del cliente e su differenze chiave che distinguono l’offerta.
    • Due tipi di approccio al posizionamento: management-based (basato sull’esperienza manageriale) e customer-based (basato sull’importanza degli attributi e sulle differenze tra marche).
  • Tecniche e strumenti per il posizionamento
    • Tecniche multivariate per analizzare le mappe di posizionamento: Analisi delle componenti principali (Factor Analysis), discriminant analysis, analisi delle corrispondenze, multidimensional scaling.

Page 39

  • Strategie di segmentazione e relazione con il marketing mix
    • Definizione di segmenti e profili basati su variabili descrittive, psicografiche, benefici ricercati e comportamentali.
    • Tipi di segmenti: a priori descrittivi, a priori predittivi (forward/backward), post-hoc descrittivi, post-hoc predittivi (conjoint analysis).
  • Criteri di validità e costi della segmentazione
    • Distintività, identificabilità, sostanzialità, stabilità, accessibilità, azionabilità; costi legati a modifiche prodotto, ricerche di mercato e canali.

Page 40

  • Modalità di definizione del segmento e sottoinsiemi
    • Variabili descrittive e psicografiche; dati osservabili e non osservabili.
    • Generali-osservabili, Generali-non osservabili, Prodotto-specifiche-osservabili, Prodotto-specifiche-non osservabili.
  • Ulteriori livelli di classificazione e validità
    • Generali/osservabili, Generali/non osservabili, Prodotto-specifiche/osservabili, Prodotto-specifiche/non-osservabili.
  • Criteri di classificazione: variabili generali, prodotto-specifiche e comportamentali.

Page 41

  • Definizione di segmenti e scelta delle variabili
    • Le variabili possono essere generali o prodotto-specifiche, osservabili o non osservabili.
    • L’utilizzo di variabili descrittive, psicografiche, e benefici ricercati aiuta a definire segmenti utili a scopi di marketing.
  • Esempi di applicazione pratica
    • Segmenti basati su stile di vita (Harley Davidson) o su bisogni specifici (prodotti per esigenze specifiche).
  • Output: segmenti e profili per azioni di marketing mirate

Page 42

  • Metodologie per la costruzione dei segmenti
    • A priori descrittivi: definizione iniziale di segmenti, sette fasi.
    • A priori predittivi: forward e backward.
    • Post-hoc descrittivi: raggruppamento di elementi per similarità su variabili;
    • Post-hoc predittivi: identificazione segmenti tramite relazioni tra variabili dipendenti e predittori (conjoint).
  • Symmetries and validity criteria in segmentation
    • Distintività, identificabilità, sostanzialità, stabilità, accessibilità, azionabilità.
  • Aspetti di costo e gestione
    • Valutazione: costi di modifiche di prodotto, costi promozionali, gestione scorte.

Page 43

  • Definizione dei profili e validità dei segmenti
    • Dalla definizione dei segmenti si passa alla determinazione dei profili e all’uso operativo per decisioni di marketing.
  • Conclusioni sulla segmentazione
    • La segmentazione è una strategia chiave per ridurre la complessità della domanda e migliorare la performance di business.

Page 44

  • Strategie di relazione con il mercato
    • Marketing indifferenziato: mercato omogeneo, un’offerta unica, economie di scala ma rischio di non soddisfare specifiche esigenze.
    • Marketing differenziato: segmenti multipli, offerte ad hoc, costi elevati ma potenziale di vendita e fedeltà maggiori.
    • Marketing concentrato: focus su una nicchia; gestione personalizzata; rischi di cambiamento della domanda.
  • Strategie alternative di approccio al mercato
    • Strategia di concentrazione, specializzazione (prodotto o cliente), specializzazione selettiva, specializzazione estesa.
  • Posizionamento: definizione e strumenti
    • Identifica quella posizione che la marca deve occupare rispetto alle esigenze dei consumatori e rispetto alle offerte concorrenti.
    • Mappe delle preferenze e mappe di percezione per individuare differenze tra offerte e concorrenti.

Page 45

  • Elementi e fasi del posizionamento
    • Fasi di posizionamento: definizione del profilo dell’offerta ideale, mappa delle preferenze, confronto tra la marca e i concorrenti.
    • Quadro operativo: scegliere attributi fisici, benefici funzionali/simbologici, prezzo, paese di origine, uso/occasione, ecc.
  • Tipi di posizionamento: management-based vs customer-based
    • Management-based: basato sull’esperienza manageriale.
    • Customer-based: incrocio tra importanza degli attributi e differenziale di performance per creare una matrice posizionamento.
  • Strumenti di analisi e interpretazione
    • Tecniche di analisi multivariata per supportare posizionamento: analisi fattoriale, discriminant analysis, analisi delle corrispondenze, multidimensional scaling.

Page 46

  • Output del posizionamento e integrazione con il marketing mix
    • Il posizionamento è integrato nelle decisioni riguardanti gli attributi del prodotto, prezzo, distribuzione e comunicazione.
  • Collezione di mappe per guidare le scelte di segmentazione e posizionamento
    • Mappe delle preferenze e mappe delle percezioni sovrapposte per identificare gaps e opportunità.

Page 47

  • Le mappe di posizionamento in pratica
    • Presentazione dei quadranti per distinguere tra posizioni relative positive/negative: differenze tra marchi e offerta.
  • Tecniche di costruzione delle mappe
    • Factor analysis, discriminant analysis, correspondence analysis, multidimensional scaling.

Page 48

  • Riassunto sul marketing mix e le quattro variabili classiche
    • Marketing mix tradizionale: prezzo, prodotto, distribuzione, comunicazione (pubblicità, promozione, trade marketing, vendita personale, comunicazione interattiva).
    • Requisiti per una formulazione unitaria: coerenza tra variabili, allineamento col mercato, coerenza con risorse disponibili, obiettivi chiari.

Page 49

  • Il modello di Levitt per i livelli del prodotto
    • Quattro livelli: cuore del prodotto (vantaggio essenziale), prodotto generico, prodotto atteso, prodotto ampliato, prodotto potenziale.
  • Ambiti decisionali legati al prodotto e al portafoglio
    • Ampiezza e profondità dell’assortimento; gestione della gamma e delle linee; equilibrio tra offerta e domanda.
  • Strategia di prodotto: coerenza con la domanda e gestione delle risorse
    • Strategie di differenziazione del prodotto, controllo delle interazioni tra variabili (prezzi, distribuzione, comunicazione, servizio post-vendita).
  • la qualità e l’innovazione
    • Qualità tecnica e qualità funzionale; investimenti in R&D e gestione del ciclo di vita del prodotto.

Page 50

  • Evoluzione delle politiche di prodotto e gestione del portfolio
    • Decisioni su ampiezza e profondità dell’assortimento; governance di portfolio e allineamento con i segmenti target.
  • Strategie di differenziazione e condizioni di coerenza
    • Differenziazione basata su attributi concreti, prezzo, immagine, e funzionalità; la coerenza con le esigenze del mercato.
  • La gestione del portafoglio e le fasi decisive
    • Pianificazione del portfolio in funzione delle condizioni di mercato, della differenziazione e delle potenzialità di crescita.

Page 51

  • Innovazione e sviluppo di nuovi prodotti
    • Innovazioni incrementali e radicali; innovazione di mercato e di metodo; innovazione di trade e di utilizzo.
  • Ciclo di sviluppo di un nuovo prodotto in fasi
    • Idea generation, idea screening, development, test di mercato, lancio. Tre macro-fasi: esplorazione, sperimentazione, preparazione al lancio.
  • Tecniche di generazione delle idee
    • Brainstorming, analisi morfologica, elencazione degli attributi, analisi delle situazioni d’uso, confronto tra oggetti.
  • Output della fase esplorativa
    • Idea di prodotto, customer insight, main benefit, reason why.

Page 52

  • Fase di sperimentazione e preparazione al lancio
    • Descrizione delle dimensioni del mercato obiettivo, posizionamento, vendite, quota di mercato e obiettivi di profitto; determinazione della strategia di prezzo e delle politiche di distribuzione e budget.
  • Test di mercato e validazione
    • Tipi di test: acquisto simulato, testa di marketing controllato, mercato di prova.
  • Step del ciclo di vita del prodotto (riassunto)
    • Introduzione, sviluppo, maturità, declino; differenze tra strategie di prezzo, distribuzione, comunicazione a seconda della fase; focus su innovazione e differenziazione in tutte le fasi.

Page 53

  • Approfondimenti sui test e le fasi di sviluppo
    • Dettagli delle fasi di esplorazione e di sperimentazione; dinamiche di budget e di posizionamento; come integrare funzioni aziendali per convergere su un prodotto reale.
  • Tecniche avanzate di generazione idee
    • Tecniche specifiche (brainstorming, morfologia, attributi, situazioni d’uso, confronto tra oggetti) per arricchire l’output del processo di innovazione.

Page 54

  • Test e lanci di nuovo prodotto
    • Test di acquisto simulato, test di mercato, mercato di prova: definiscono condizioni e riscontri utili al lancio.
  • Fasi di lancio e gestione del portafoglio di prodotti
    • Le fasi di lancio includono introdurre, sviluppare, maturare e, se necessario, modificare o eliminare prodotti in declino.

Page 55

  • Strategie di portfolio: trading up e trading down con rischi associati
    • Trading up: espansione verso fasce di mercato superiori; rischi includono reazioni di competitor e resistenza al cambiamento.
    • Trading down: espansione verso fasce inferiori per proteggere quota di mercato; rischi includono cannibalizzazione e relazioni trade non favorevoli.
  • Funzioni del packaging e dei servizi al cliente
    • Packaging come strumento di protezione, funzionalità, economia, informazione e promozione.
    • Servizi al cliente: vicinanza, informazione, completezza dell’offerta, garanzia, assistenza.
  • Capitolo 9 – Brand management e brand equity
    • La marca è composta da nomi, simboli e payoff; facilita riconoscimento, selezione e soddisfazione del cliente.
    • Funzioni della marca: segnale di soluzioni, praticità (facilita la memorizzazione), garanzia (affidabilità).
    • Brand equity: effetto della marca sul valore del prodotto; comprende fedeltà, notorietà, qualità percepita, associazioni di valori e altri asset relativi al brand.
    • Le basi di valutazione: finanziaria (valore potenziale in vendita/licensing) e di marketing (effetti di marketing sul valore della marca).

Page 56

  • Brand equity e corporate brand
    • Corporate brand estende i confini oltre al prodotto; costruisce reputazione e valore complessivo dell’impresa.
  • Dinamiche della fedeltà e firma di marca
    • Fedeltà: origine e risultato della brand equity; legata alla fiducia, alle esperienze positive e al valore percepito.
  • Percorsi di sviluppo della marca (Brand Asset Valuator)
    • Quattro fasi: diversità, rilevanza, stima, familiarità; la forza della marca dipende dall’equilibrio tra diversità e rilevanza e dalla fiducia nel tempo (stima e familiarità).
  • Ruolo della R&S e delle relazioni intra-aziendali
    • Innovazione, differenziazione e comunicazione come competenze chiave per la crescita della marca.

Page 57

  • Brand e valore economico della marca
    • Brand equity e asset della marca: fedeltà, notorietà, qualità percepita, associazioni di marca, ecc. L’immagine di marca influenza la scelta di consumo, specialmente nel B2B.
  • Corporate brand e reputazione
    • Il corporate brand è comunicato oltre la semplice pubblicità; contribuisce a formazione della reputazione d’impresa.

Page 58

  • Brand equity e performance finanziaria
    • Brand equity può ridurre la percezione del rischio e aumentare la fedeltà; gli effetti positivi si riflettono su margini, redditività e posizionamento competitivo.
  • Metriche del valore di marca
    • Fedeltà, notorietà, qualità percepita, associazioni di valori, altre risorse legate al brand.
  • Il ruolo della marca nel contesto del mercato
    • Il valore di marca è strettamente legato alla fiducia, alle esperienze e al contesto competitivo.

Page 59

  • Brand equity: prospettive e modelli di sviluppo
    • Il modello Brand Asset Valuator propone quattro fasi: diversità, rilevanza, stima, familiarità; l’obiettivo è costruire una marca solida e differenziata.
  • Ruolo della marca nel business-to-business
    • L’immagine di prodotto è spesso una sintesi delle capacità dell’azienda fornitrice; l’immagine di marca dell’impresa è particolarmente importante.

Page 60

  • Capitolo 10 – Prezzo, costi e valore
    • Il prezzo è spesso l’ultima variabile considerata; può essere analizzato insieme al prodotto a causa della stretta relazione tra prezzo e valore percepito.
    • Il prezzo riflette la posizione competitiva e gli obiettivi di marketing; si distinguono situazioni di price competition e non-price competition.
  • Tre componenti del valore per il cliente
    • Valore costruito: costi e investimenti per offrire valore al cliente; comprende la costruzione del valore nel prodotto.
    • Valore percepito: valore valutato dal mercato/clienti; la soglia minima e massima guidano i limiti del prezzo.
    • Valore trasferito: interazione tra offerta e domanda; valore si trasferisce al cliente includendo ulteriori servizi e relazioni che giustificano il prezzo.
  • Formulazione del prezzo e condizioni di mercato
    • Il prezzo è influenzato dalla situazione competitiva, dalla concentrazione del settore e dalle reazioni della concorrenza.
    • Il prezzo può essere una leva competitiva quando è accompagnato da differenziazione dell’offerta (premium price) o da economie di scala e controllo dei costi.
  • Esempi di modelli e metriche
    • Break-even point: BE=C<em>fPC</em>vBE = \frac{C<em>{f}}{P - C</em>{v}} donde $Cf$ è costi fissi, $P$ prezzo unitario, $Cv$ costo variabile unitario.
    • ROI: ROI=EBITCapitalextinvestedROI = \frac{EBIT}{Capital ext{ invested}}
    • ROS: ROS=EBITRicaviROS = \frac{EBIT}{Ricavi}
    • ROE: ROE=UCapitaleextrmproprioROE = \frac{U}{Capitale extrm{ proprio}}
    • EVC (Economic Value to the Customer): EVC=P(Vattualizzato<em>residuo+C</em>manutenzione+C<em>sostituzione+C</em>gestione)EVC = P - \big(V^{attualizzato}<em>{residuo} + C</em>{manutenzione} + C<em>{sostituzione} + C</em>{gestione}\big)
    • Allegati: altre formule utili per l’analisi del valore percepito e per la gestione dei costi comuni.

Page 61

  • Struttura del valore e prezzo
    • Il prezzo è una variabile strategica; la definizione del prezzo deve considerare la situazione competitiva, i costi e il valore per il cliente.
    • Il valore per il cliente è il frutto della percezione soggettiva e della relazione tra i benefici e i costi; è dinamico e multidimensionale.
  • Tre componenti del valore per il cliente
    • Valore costruito, valore percepito, valore trasferito (in equilibrio tra offerta e domanda).
  • Determinazione del prezzo e struttura dei costi
    • L’analisi dei costi (fissi e variabili) è essenziale per stabilire i margini di contribuzione e il break-even, utile per decisioni di prezzo e sconto.

Page 62

  • Dettagli sull’analisi di costo e margini
    • Suddivisione dei costi fissi/variabili; calcolo del margine di contribuzione: MC=PCvMC = P - C_v.
    • Break-even point come soglia di redditività: BEextunits=C<em>fPC</em>vBE ext{-}units = \frac{C<em>f}{P - C</em>v}.
  • Indicatori di performance finanziaria
    • ROS, ROI, payback period, Internal Rate of Return (IRR) e analisi di flussi di cassa per valutare opzioni di prezzo e investimenti.

Page 63

  • Condizioni e strutture del mercato e prezzo
    -Prezzo come forte leva competitiva in mercati concentrati e dinamici; meno leva in mercati frammentati.
  • Politiche di prezzo: discriminazione e pricing strategico
    • Prezzi differenziati tra prodotti simili (diff. di destinazione, volumi, condizioni di pagamento, canali) e pratiche di target pricing nel B2B.
  • Strategie di prezzo basate sul valore per il cliente
    • Scenari di prezzo di scrematura vs penetrazione: prezzo alto per margini elevati, prezzo basso per volumi e penetrazione.

Page 64

  • Condotte di prezzo nell’equilibrio competitivo
    • Quattro tipi di condotta: cooperativa, adattamento, opportunistica, offensiva.
  • Analisi del valore per il cliente e prezzo
    • L’analisi del valore per il cliente aiuta a posizionare il prezzo e a capire come i benefici si traducono in valore monetario per il cliente.
  • Discriminazioni di prezzo e pratiche comuni
    • Prezzi discriminanti in base a destinazione, volumi, modalità di pagamento e scelta del cliente; pratiche di price discrimination comuni in segmenti differenti.
  • Target pricing
    • Tecnica comune nel B2B, dove l'offerta è modulata in base alle capacità di riduzione dei costi da parte del fornitore.

Page 65

  • Riassunto sulle pratiche di prezzo
    • Prezzo può essere una leva competitiva in mercati concentrati, ma va usata con cautela in mercati frammentati; la differenziazione dell’offerta giustifica parti del prezzo.
  • Segmentazione, differenziazione e prezzo
    • Le strategie di prezzo devono essere sincronizzate con le politiche di prodotto, promozione e canali; il valore per il cliente influenza la scelta tra scrematura o penetrazione.

Page 66

  • Capitolo 11 – La progettazione e la gestione dei canali di distribuzione
    • I canali rappresentano un sistema organizzato di agenzie e istituzioni che collegano produttori a consumatori finali; sono una componente strategica per creare valore.
  • Trade marketing e canali
    • Il trade marketing si occupa di gestire i rapporti con i distributori; esiste un trade marketing mix con variabili quali prodotto, assistenza, prezzi/condizioni, comunicazione, logistica.
  • Strategie di canale: push vs pull
    • Push: enfatizza il ruolo dell’intermediario e la promozione di canale;
    • Pull: coinvolgimento diretto del mercato per sollecitare domanda; innovazioni di comunicazione al fine di ridurre il potere contrattuale dei distributori.
  • Logistica e canale
    • La logistica è una funzione di marketing, che supporta l’efficienza del canale (evasione degli ordini, magazzinaggio, gestione delle scorte, trasporto).
  • Distribuzione e infrastrutture
    • Scelte riguardo alla logistica, ai canali e all’organizzazione interna; trade marketing e canali: differenze tra consumatori finali e distributori.
  • Dinamiche del contesto distributivo
    • Crescente concentrazione del settore distributivo; internazionalizzazione delle insegne; innovazione nella distribuzione; sostenibilità della filiera.
  • Obiettivo delle politiche distributive
    • Allineare le esigenze dei clienti finali e degli intermediari; massimizzare i volumi, controllare la quota di mercato e ridurre i costi.
  • Struttura e obiettivi delle reti distributive
    • Scelte di canale (diretto, breve, lungo) e la loro relazione con la struttura di mercato; la lunghezza del canale influenza controllo e flessibilità.

Page 67

  • Sistemi verticali di marketing (SVM)
    • SVM aziendali: canale di proprietà; SVM contrattuali: reti tra imprese indipendenti; SVM amministrativi: controllo centralizzato da parte di un attore dominante.
  • Conflitti nel canale
    • Conflitti orizzontali, verticali, transversali; cause comuni: obiettivi non allineati, percezioni discordanti, mancanza di accordi sulla leadership.
  • Trade marketing: definizione e strumenti
    • Trade marketing è l’insieme delle strategie e strumenti impiegati dall’industria per relazionarsi con distributori e trade; due orientamenti principali: marketing al trade (push) e marketing attraverso il trade (pull).
  • Trade marketing mix (insieme di politiche per gestire la relazione con la distribuzione)
    • Prodotto, assistenza pre/post vendita e merchandising, prezzi e condizioni economiche, comunicazione di marketing, logistica.
  • Gestione della catena distributiva e logistica
    • Scelte di canale, sbocchi, gestione interna, logistica per supportare l’efficienza della supply chain; misurazioni chiave (KPI) e budget.
  • Scelte degli sbocchi e quota di mercato retail
    • Scelte legate a penetrazione, copertura, e alla gestione della portata di brand nel punto vendita; migliorare penetrazione e copertura con interventi mirati.

Page 68

  • Dinamiche esterne ed interne del canale
    • Fattori esogeni: ambientali, domanda, concorrenza, caratteristiche dell’intermediario; fattori endogeni: prodotto, impresa, brand e portfolio.
  • Analisi delle scelte di canale e obiettivi
    • Logiche di canale: push vs pull; intensità della distribuzione (intensiva, selettiva, esclusiva); numero di stadi nel canale (diretto, breve, lungo).
  • Controllo di canale e costo delle scelte
    • Livello di controllo, adattamento del canale, dimensione economica; la lunghezza del canale influisce sui margini e sui costi fissi.
  • Sistemi verticali di marketing (SVM) e trade marketing
    • Tre tipologie principali: SVM aziendali, contrattuali, amministrativi; conflitti di canale e dinamiche di trade marketing.
  • Trend e opportunità nel trade marketing
    • L’evoluzione della distribuzione e la sostenibilità della supply chain rappresentano opportunità per innovare modelli di collaborazione tra industria e distributori.

Page 69

  • Policy di canale e gestione degli intermediari
    • Le decisioni di canale includono logiche di approccio al mercato e l’intensità di distribuzione.
    • Scelte di canale determinano copertura, costi e profittabilità; le decisioni su sbocchi, organizzazione e logistica sono collegate agli obiettivi di canale.
  • Canali: diretti, brevi e lunghi
    • Diretto: contatto diretto tra impresa e consumatore (negozi propri, vendita a domicilio, e-commerce).
    • Breve: intermediari ridotti ma presenti (per esempio distribuzione partner).
    • Lungo: presenza di grossisti e dettagliante; maggiore logistica e costi ma ampia copertura.
  • Obiettivi e valutazioni delle politiche di canale
    • Tre criteri di valutazione: livello di controllo del mercato, capacità di adattamento del canale, dimensione economica delle scelte distributive.
  • Evoluzione dei sistemi distributivi
    • Sistemi verticali di marketing (SVM) e importanza della gestione di conflitti tra canali.

Page 70

  • Scelte di canale e gestione della rete
    • Tre dimensioni principali: logiche di approccio al mercato (push vs pull), intensità di distribuzione (intensa, selettiva, esclusiva), e numero di stadi nel canale (diretto, breve, lungo).
  • Impatto delle dimensioni del canale sull’azienda
    • Canali lunghi aumentano costi fissi e riducono la capacità di adattamento; canali diretti o brevi offrono maggiore controllo in mercati dinamici.
  • Quadro pratico delle opzioni di canale
    • Le scelte possono adattarsi a contesto, mercato e obiettivi di business; l’efficacia è legata alla coerenza tra canale, offerta e domanda.

Page 71

  • Decisioni strategiche sul canale e KPI di vendita
    • Le decisioni sui canali includono la gestione della rete, la logistica, l’organizzazione interna, con KPI come vendite, ordini, valore medio degli ordini, tasso di conversione, visitatori, costi per venditore.
  • Struttura della rete di vendita e remunerazione
    • Reti dirette: venditori dipendenti; reti indirette: agenti/monomandatari/plurimandatari. Le scelte dipendono dai costi totali e dalla complessità del prodotto.
  • Ruoli e competenze del venditore
    • Ruolo di consulente, business intelligence, team-working; capacità relazionali e di gestione della clientela.
  • KPI e valutazione delle performance della forza vendita
    • KPI: valore delle vendite, numero ordini, dimensione ordini, clienti attivi/persi, visite effettuate, formazione, promozioni, merchandising.

Page 72

  • Struttura della rete e gestione delle vendite
    • Calcolo del numero di venditori necessari mediante carico di lavoro per cluster di punti vendita e fatturato; modalità di gestione della rete (remunerazione, incentivi, valutazione).
  • Modelli di remunerazione e controllo della rete
    • Remunerazione differenziata per rete diretta/indiretta; incentivi; valutazione basata su contratti e performance di vendita; controllo da parte del direttore vendite.
  • Ruoli chiave del venditore
    • Funzione di consulente, raccolta di informazioni sui concorrenti, gestione relazioni, capacità di fornire soluzioni; ruolo di business intelligence.
  • Competenze chiave del Sales Manager
    • Attenzione al cambiamento, previsione di tendenze, flessibilità, capacità manageriali, analisi, problem solving, team-working, consulenza.

Page 73

  • Comunicazione di marketing e pubblicità
    • La comunicazione integra i flussi e gli strumenti verso il mercato; strumenti: pubblicità, promozioni, relazioni istituzionali, direct marketing, eventi, sponsorship e product placement.
  • Definizione e ruolo della pubblicità
    • Pubblicità: comunicazione a pagamento rivolta a pubblico bersaglio identificato; può riferirsi all’azienda, a un prodotto o a una marca; può essere informativa o persuasiva.
  • Modelli di effetti pubblicitari
    • Modello AIDA: Attenzione → Interesse → Desiderio → Azione.
    • DAGMAR (Defining Advertising Goals for Measured Advertising Results): consente di definire obiettivi e misurare i risultati della pubblicità.
  • Budget pubblicitario e metodi di definizione
    • Metodi comuni per definire il budget: percentuale dei ricavi, confronto competitivo, advertising share vs market share, obiettivi storici.
    • Voci di costo del budget pubblicitario: ricerche ex ante, servizi dell’agenzia, produzione media, acquisto spazi pubblicitari, ricerche ex post.
  • Mezzi di comunicazione e indicatori di raggiungibilità
    • Mezzi: stampa, radio, TV, web, social media, mobile; definizione di reach, frequency e GRP (Gross Rating Points): GRP=ReachimesFrequencyGRP = Reach imes Frequency.
  • Progettazione del messaggio pubblicitario
    • Elementi del messaggio: head line, body copy, immagini, payoff; coerenza tra linguaggio, posizionamento e marchio; utilità e memoria del messaggio.
  • Brief di comunicazione e relazione agenzia-impresa
    • Il brief deve includere mercato, comportamento d’acquisto, segmenti, trade, caratteristiche di prodotto, obiettivi, tono, budget, brand personality.
  • Promozioni delle vendite
    • Consumer promotion vs Trade promotion: obiettivi di fidelizzazione, aumento della brand equity, incentivi e promozioni per category e trade partner.

Page 74

  • Strumenti della comunicazione integrata e loro impatto
    • Relazioni pubbliche, direct marketing, eventi, sponsorizzazioni, product placement, real time marketing.
  • Strumenti del promotional mix
    • Pubblicità e promozione delle vendite come riferimento centrale; l’intervento congiunto di pubblicità e promozione crea processo cognitivo, affettivo e comportamentale verso i clienti.

Page 75

  • Capitolo 15 – Digital Marketing
    • Attività digitali principali: esserci online, farsi trovare, farsi sentire, interagire.
  • Il contesto digitale e l’esperienza dell’utente
    • La rivoluzione digitale porta a una enorme disponibilità di informazioni; confine tra realtà online e offline si assottiglia.
    • Influenzer e contenuti social hanno un ruolo crescente; gli utenti partecipano a test e co-progettazione.
  • Strategie digitali e approcci multicanale
    • Multimediale, crossmediale, multidevice, multicanale. Classificazione online: Owned media, Borrowed media, Paid media, Earned media.
  • SEO/SEM e content marketing
    • SEO: ottimizzazione per i motori di ricerca (keyword, contenuti, link building). SEM: campagne pay-per-click.
  • Content marketing e social media
    • Blog, social networking, content marketing; gestione della user experience; gestione di campagne integrate on e off-line.
  • Email marketing e mobile
    • DEM: obiettivi, database, messaggi, invio e valutazione. Mobile: siti mobile-friendly, velocità di caricamento, design, SEO mobile.
  • Ecommerce e mobile commerce
    • Il commercio elettronico comporta transazioni online; sicurezza dei pagamenti e consegna sono ostacoli principali; Ecommerce tramite web e marketplace.

Page 76

  • Pianificazione e controllo delle attività di marketing
    • Necessità di un processo sistematico per comprendere la domanda, gestire risorse e coordinare le relazioni con gli stakeholder.
  • Struttura della pianificazione di marketing
    • Due dimensioni: pianificazione di indirizzo (orizzonte medio-lungo) e pianificazione di dettaglio (breve periodo);
    • Due livelli: livello azienda e livello prodotto.
  • Il piano di marketing
    • Documento annuale che sintetizza obiettivi, strategie e politiche di marketing; serve a coordinamento, allocazione delle risorse e controllo.
  • Valutazione della validità del piano
    • Sette criteri: solidità, fattibilità, utilità, coerenza, redditività, vulnerabilità, flessibilità.
  • Quadri di controllo e performance management
    • Kaplan e Norton: prospettive chiave per il controllo di gestione: economico-finanziaria, cliente, gestione dei processi, sviluppo futuro.
    • Il tableau de bord (cruscotto): monitorare variabili chiave e i processi, per azioni correttive rapide.
  • Marketing audit
    • Esame completo, sistematico, indipendente e periodico dell'ambiente di mercato, degli obiettivi, delle strategie e delle attività; utile per individuare aree problematiche.