Giovanni Boccaccio: il piacere di raccontare e il racconto del piacere
La vita di Giovanni Boccaccio in 3 tappe
Nasci e formazione
Giovanni Boccaccio nacque nel 1313, probabilmente a Firenze o a Certaldo. Trascorse i primi anni a Firenze, dove studiò grammatica e matematica, per apprendere l’arte della mercatura. Nel 1340-1341, a causa della crisi della banca dei Bardi, egli tornò a Firenze, un evento che per lui si rivelò traumatico. L'anno 1348 segnò un altro tragico evento nella sua vita: perse il padre e la matrigna a seguito dell'epidemia di peste.
Il periodo napoletano
Boccaccio si trasferì a Napoli a 14 anni, dove lavorò come agente di banca al fianco del padre. Qui iniziò a osservare i caratteri umani nelle varie classi sociali e frequentò la corte del re Roberto d’Angiò. Entrò in contatto con la ricchissima biblioteca della corte angioina e nel 1330 iniziò gli studi di diritto canonico presso l’Università di Napoli. Durante questo periodo, conobbe Cino da Pistoia e si formò sui classici e sui testi della tradizione volgare toscana.
Dopo il suo rientro a Firenze, nel 1360 divenne chierico, un passo che garantì stabilità economica. A causa di un tentato colpo di Stato che coinvolse alcuni suoi amici, fu allontanato da Firenze e si ritirò a Certaldo. Qui approfondì gli studi sul patrimonio greco e latino, si dedicò al culto di Dante e diffondette la poesia di Petrarca. Nel 1370, Boccaccio trascrisse il suo "Decameron", morendo nel 1375. Inoltre, divenne ambasciatore di Firenze in missioni diplomatiche e compose l'"Amorosa visione" tra il 1342 e il 1343, incontrando Petrarca nel 1350.
Letteratura tra diletto e utilità
Caratteri comuni delle opere di Boccaccio
Nella poetica di Boccaccio, si possono distinguere tre fasi: il periodo napoletano, il Decameron e le opere latine. Queste fasi presentano alcune caratteristiche comuni:
Funzioni della poesia: ha un valore consolatorio, serve a raggiungere la felicità e supporta la convivenza sociale.
Sperimentazione: in stretto dialogo con Dante e Petrarca.
Tensione: tra letteratura come fonte di piacere e come mezzo per trasmettere contenuti morali.
Le tre fasi della produzione di Boccaccio
Opere del periodo napoletano
Durante il suo periodo napoletano, l'ispirazione letteraria e l'ispirazione amorosa sono coincidenti; le donne sono un pubblico privilegiato, e la scrittura ha come fine principale il piacere. La letteratura riflette i desideri sia dell’autore che del lettore.
Opere del Decameron
Nel "Decameron", Boccaccio raggiunge un equilibrio tra libertà inventiva e razionalizzazione dei contenuti. I temi centrali includono l'amore e il desiderio, oltre al valore morale delle situazioni narrate.
Opere latine
Nelle sue opere latine il legame tra il pubblico femminile e la letteratura si attenua; la scrittura ha come finalità principale gli insegnamenti morali e una rivalutazione del mito attraverso una cornice letteraria.
Boccaccio storico e interprete della letteratura
Con Boccaccio si sviluppa l’idea di storia della letteratura. In due codici della Biblioteca Apostolica Vaticana raccoglie, oltre alle sue opere, scritti di Dante, Cavalcanti e Petrarca, mostrando un tentativo di leggere la tradizione precedente come una prima storia della letteratura italiana. Promuove inoltre la prima traduzione dal greco al latino dell’"Odissea", anticipando così l’attività degli umanisti.
Le prime opere di Boccaccio
Le prime opere di Boccaccio, risalenti alla prima metà degli anni Trenta, integrano diverse tradizioni, in particolare il mito classico e l'epica moderna cortese. La sua ricerca era orientata verso una letteratura di intrattenimento con cui coltivare la curiosità intellettuale e procurare piacere al lettore, con un pubblico principalmente femminile. Boccaccio difendeva l’autonomia dell’arte e coltivava un fervente sperimentalismo.
Esempi di opere del periodo napoletano
Caccia di Diana: poemetto mitologico in terza rima che racconta la ribellione delle ninfe devote a Diana, riflettendo l’ideologia dell’amore cortese.
Filostrato: poemetto epico in ottava rima che narra le vicende di Filostrato, che perde dignità e vita per amore.
Filocolo: romanzo in prosa che racconta le vicende di Filocolo e il suo amore contrastato.
Teseida: poema epico in ottava rima che narra le gesta di Teseo.
Rime: raccolta di 150 rime ispirate al modello dantesco e stilnovistico, trattanti meditazioni amorose, considerazioni politiche e religiose.
Opere del periodo fiorentino
Con il ritorno a Firenze e l’incontro con la tradizione poetica toscana, Boccaccio cercò di unire l'utilità morale all'originale vocazione al realismo e al racconto. Ecco alcune delle sue opere fiorentine:
Commedia delle ninfe fiorentine: prosimetro di ambientazione pastorale che racconta l'educazione di Ameto, un uomo rozzo, attraverso l'incontro con sette ninfe.
Amorosa visione: poemetto allegorico in terza rima che narra l’itinerario dell’anima dall’amore alla virtù.
Elegia di Madonna Fiammetta: romanzo in prosa che esplora la sofferenza d'amore di Fiammetta come soggetto, occupando un ruolo attivo nella passione.
Ninfale fiesolano: poemetto mitologico-pastorale in ottava rima che narra l’amore legittimato tra Africo e Mensola.
Opere posteriori al Decameron
Negli anni '60, Boccaccio si orienta verso una letteratura più impegnata e dotta, dove la poesia deve servire come insegnamento morale. La componente del diletto non sparisce, mantenendo un ruolo ricreativo e consolatorio. Negli ultimi anni, si dedica a opere in lingua latina, consacrandosi come preumanista.
Testi in lingua latina
Ecco alcune delle sue opere latine:
De mulieribus claris: un catalogo di storie di celebri donne, ispirato al "De viris illustribus" di Petrarca.
De casibus virorum illustrium: raccoglie personaggi della storia antica, con particolare attenzione per quelli biblici e il mito greco-romano.
Genealogia deorum gentilium: una enciclopedia dei miti antichi, composta di quindici libri, che utilizza una triplice chiave di lettura: naturalistica, evemeristica e allegorico-morale.
Opere in volgare
Nel genere volgare, le opere includono:
Corbaccio: satira scritta tra il 1355 e il 1365, caratterizzata da un tono invettivo, in cui Boccaccio incontra lo spirito di un defunto.
Trattatello in laude di Dante: ricostruzione celebrativa della vita di Dante, è considerato l'inizio della consuetudine di definire “divina” la sua Commedia.
Il Decameron: l'uomo come fine
Il "Decameron" è una raccolta di 100 novelle e rappresenta il primo grande libro di narrativa della letteratura romanza. Composto probabilmente tra il 1348 e il 1353, si afferma come un modello di prosa per secoli. Rispetto ad opere precedenti come il "Novellino", Boccaccio introduce una suddivisione tematica dei contenuti e il concetto di "cornice": una storia di raccordo che giustifica la disposizione delle novelle.
Il titolo e il pubblico
Il titolo "Decameron" significa "dieci giornate" e l'opera narra le avventure di dieci giovani che fuggono dalla peste del 1348 rifugiandosi in campagna. Per dieci giorni, raccontano storie per alleviare la sofferenza e fuggire dalla paura della morte. Il pubblico destinatario è prevalentemente femminile, dal quale Boccaccio vuole alleviare le sofferenze amorose.
Struttura narrativa
Il "Decameron" presenta diversi livelli di racconto:
Narratore di primo grado: racconta la storia di cornice.
Narratori di secondo grado: i giovani che raccontano le novelle.
L'autore: discute scelte letterarie e si difende dall'accusa di superficialità, presente nel proemio e nella quarta giornata.
Modelli dell'opera
I modelli di riferimento per il "Decameron" includono:
"Storie di storie": come il "Libro dei sette savi" e "Le Mille e una notte".
La letteratura religiosa: comprendente exempla e agiografie.
La letteratura laica: come vidas, lais e fabliaux.
Le cronache fiorentine e quella classica: come fabulae milesiae.
La vicenda del Decameron in sintesi
Nel 1348, la peste nera colpì l'Europa portando morte e una crisi di valori. Sette ragazzi e tre ragazze fuggono da Firenze e si rifugiano sulle colline fiesolane per dieci giorni. Utilizzano la narrazione come un "farmaco" spirituale per esorcizzare la paura della morte e ritrovare l'armonia nelle relazioni umane.
Giorno | Tema | Re/Regina che sceglie il tema |
|---|---|---|
I | libero | Pampinea |
II | avventure a lieto fine per fortuna | Filomena |
III | avventure a lieto fine per ingegno | Neifile |
IV | amori dall’esito infelice | Filostrato |
V | amori dall’esito felice | Fiammetta |
VI | motti di spirito | Elissa |
VII | beffe di mogli ai mariti | Dioneo |
VIII | beffe | Lauretta |
IX | tema libero | Emilia |
X | magnanimità di spirito | Panfilo |
Ogni giorno, un re o una regina sceglie un tema e ciascuno dei dieci ragazzi racconta una storia, per un totale di 100 racconti. L'alternanza dei narratori non è casuale e segue una sequenza: 3 donne, 1 uomo, 2 donne, 1 uomo, etc. I nomi dei giovani contengono allusioni autobiografiche e letterarie.
I temi delle giornate I-V (fortuna e amore)
La fortuna
La fortuna è descritta come un elemento casuale e imprevedibile. L'uomo non può dominare la propria sorte; tuttavia, la sorte non è sempre negativa.
L'industria
Rappresenta lo spirito di iniziativa dell’uomo, il quale può cercare di correggere la propria fortuna usando l’ingegno.
Il desiderio
L'amore è un sentimento umano da non censurare; è democratico e comune a tutte le classi sociali, il riconoscerne la supremazia è fonte di gioia. Piegare l’amore a interessi economico-sociali causa tragedia.
I temi delle giornate VI-X (l'uomo e i suoi simili)
I motti di spirito
Le parole giuste possono risolvere situazioni difficili, conquistando l'interlocutore con umorismo intelligente. Un uso corretto delle parole garantisce rapporti civili.
La beffa
Intrecciata con il tema dell'amore, la beffa porta spesso alla derisione e coinvolge mariti sciocchi e affascinanti donzelle.
La generosità
Rappresenta la sintesi tra la morale borghese e l’etica cavalleresca.
Tempo e spazio nel Decameron
Il tempo
I racconti si sviluppano tra passato e presente, adattati al contesto storico.
Lo spazio
Il mondo geografico del Decameron è ampio e variegato, muovendosi su una dimensione orizzontale, con focus sulle vicende umane, raramente verso il cielo, contrariamente alla Commedia dantesca.
Realismo e moralità nel Decameron
Boccaccio cerca di equilibrare gli istinti naturali con la voce della ragione, tentando di conciliare i valori dell’etica borghese (industria, masserizia) e le virtù cavalleresche (liberalità, sacrificio). I personaggi appartengono a tutte le classi sociali e sono influenzati dalla Natura, dalla Fortuna e dall’eros, supportati dalla Ragione. La sua rappresentazione della vita non è oggettiva, ma riflette i modelli letterari, portando ordine e civiltà attraverso l'opera del letterato.
Linguaggio e stile del Decameron
Ne "Il Decameron", Boccaccio utilizza molteplici registri stilistici, che spaziano da toni tragici, elegiaci, solenni, a quelli dimessi, comici e commossi. Lo stile generale si mantiene a un livello medio: più elevato rispetto alla farsa nelle parti comiche, e più basso rispetto alle pagine tragiche. L'espressività è alta, e il linguaggio si adatta anche al grado sociale dei personaggi che parlano.