cina e giappone

CINA E LE DUE GUERRE DELL’OPPIO

Il contesto dell'Impero Cinese nel XIX secolo

All’inizio del XIX secolo, la Cina era il più grande Stato del mondo retto da un unico governo. L'Impero cinese includeva anche vaste "dipendenze esterne" come il Tibet, il Turkestan, la Mongolia e la Manciuria. Il cosiddetto "Celeste Impero" esercitava una forma di egemonia politica e culturale su tutta l’Asia centrale. I paesi limitrofi, tra cui la Birmania, l'Annam (Vietnam) e la Corea, erano considerati stati vassalli tenuti a pagare tributi periodici, un sistema tipico del mondo sinocentrico.

La figura dell'imperatore

A capo dell'Impero vi era l'imperatore, appartenente alla dinastia manciù o Qing, che era di origine non cinese, ma profondamente radicata nel Paese dal XVII secolo. L'imperatore era visto come "figlio del Cielo", portatore di un'autorità di natura divina.

Struttura territoriale e burocratica

Il territorio cinese era diviso in 18 province, governate da una complessa burocrazia, composta da circa 40.000 funzionari mandarini. Questi funzionari venivano selezionati tramite duri esami imperiali, basati sulla conoscenza della lingua letteraria e dei classici confuciani, che costituivano la dottrina ufficiale dello Stato.

L'esercito e le crisi interne

L'esercito, composto da truppe manciù e unità cinesi, svolgeva un ruolo cruciale nel mantenere ordine. Tuttavia, già all'inizio dell'800, il potere della dinastia Qing mostrava segni di crisi interna, dovuti a spinte autonomiste delle province e malcontento delle masse contadine.

Problemi demografici e sociali

Il forte aumento demografico portò a una scarsità di risorse, aggravando situazioni di carestie, inondazioni e rivolte contadine.

GUERRE DELL'OPPIO

Alla fine del 1700, la dinastia Qing impose una politica di isolamento commerciale per difendere l’autosufficienza cinese, ma l’espansione europea non si arrestò. L'Inghilterra avviò un traffico illegale di oppio contrabbandato nel porto di Canton in cambio di tè, seta e porcellane.

Prima guerra dell'oppio (1840-1842)

Preoccupato per gli effetti devastanti dell’oppio sulla popolazione e per la crescente ingerenza economica inglese, il governo cinese nel 1839 vietò severamente l’importazione del narcotico, dando inizio alla Prima guerra dell'oppio nel 1840. Durante questo conflitto, le truppe inglesi occuparono Shangai, Canton e altri porti cinesi. La sconfitta cinese portò nel 1842 al Trattato di Nanchino, che impose alla Cina:

  • Cessione dell'isola di Hong Kong al Regno Unito.

  • Apertura di cinque porti al commercio inglese con dazi molto bassi.

Seconda guerra dell'oppio (1856-1860)

La Seconda guerra dell'oppio (1856-1860) scoppiò in seguito all'attacco di una nave britannica nel porto di Canton e coinvolse anche la Francia. La sconfitta cinese costrinse la Cina ad accettare il Trattato di Tientsin nel 1858, che:

  • Apriva altri undici porti.

  • Concedeva agli europei il diritto di extraterritorialità, ovvero l’immunità dalle leggi cinesi.

Conseguenze delle guerre dell'oppio

Negli anni seguenti varie potenze approfittarono della debolezza dell'Impero Qing, con:

  • La Francia, che si impadronì di territori.

  • L'Inghilterra e la Russia, che ampliarono le proprie sfere d'influenza economica e militare.

FINE DELL’IMPERO

Tra il 1851 e il 1864 scoppiò la rivolta dei Taiping, guidata da Hong Xiuquan, un leader religioso che si proclamava fratello minore di Gesù Cristo. Questo movimento ottenne vasto sostegno contadino e instaurò un governo alternativo nel sud con capitale a Nanchino.

Riforme Taiping

Lo Stato Taiping introdusse riforme radicali come:

  • Abolizione della proprietà privata

  • Redistribuzione delle terre

  • Parità dei diritti tra uomini e donne

Repressione della rivolta

L'esercito imperiale, sostenuto da consiglieri e ufficiali occidentali, represse brutalmente la rivolta nel 1864, lasciando la dinastia Qing ulteriormente indebolita.

Guerra sino-giapponese (1894)

Nel 1894, la guerra con il Giappone segnò un ulteriore disastro per la Cina: l'impero, sconfitto, dovette firmare il Trattato di Shimonoseki, dove:

  • Riconobbe l'indipendenza della Corea.

  • Cedette al Giappone le isole Pescadores e Formosa (Taiwan).

Divisione delle potenze europee

A questo punto, le potenze europee si spartirono zone di influenza e concessioni commerciali nei principali porti cinesi, con:

  • La Russia in affitto di Port Arthur.

  • La Germania nella baia di Chiaochou.

  • La Gran Bretagna a Wei-hai-wei e nel bacino del fiume Yang-tze.

  • L'Italia con una piccola concessione nel porto di Tientsin.

Conseguenze per la Cina

La Cina, ormai semicoloniale, entrò nel 1900 come un impero privo di sovranità, incapace di controllare il proprio territorio, sempre più vicina al collasso politico che avrebbe portato, pochi anni dopo, alla rivoluzione repubblicana del 1911.

RIVOLTA DEI BOXERS

Le minacce all'indipendenza cinese da parte europea e statunitense generarono un sentimento nazionalista. Nel 1901, la società segreta "Pugno del diritto e dell'unità" organizzò, nelle province orientali, una ribellione nota come la rivolta dei boxers. Questa associazione aveva lo scopo di difendere i valori tradizionali cinesi e opporsi alle intromissioni straniere e alla diffusione del cristianesimo.

Azioni dei Boxers

I boxers attaccarono missionari e cinesi convertiti, e, sostenuti dall’imperatrice Tzu Hsi, assediarono il quartiere delle ambasciate.

Intervento delle potenze straniere

Le potenze europee e il Giappone intervennero, sconfiggendo i boxers nel 1901 e imponendo un trattato che obbligava l'Impero a reprimere ogni opposizione alle potenze straniere.

Ultimi eventi dell'Impero

Dopo la morte dell'imperatrice Tzu Hsi (1908), fu nominato un bambino di tre anni, P’u-yi, come nuovo imperatore.

Le nuove classi dirigenti

Le classi dirigenti cinesi, in particolare quelle della Cina meridionale, ispirate dai modelli europei, miravano alla trasformazione del paese.

LA REPUBBLICA CINESE

Il medico repubblicano Sun Yat-sen fondò nel 1905 la Lega di alleanza giurata (nel 1911 divenuta il Kuomintang), un’organizzazione ispirata da idee europee e dai Taiping, fondata sui "tre principi del popolo":

  • Indipendenza nazionale

  • Potere del popolo (con istituzioni rappresentative)

  • Benessere del popolo (con riforma agraria)

Proclamazione della Repubblica

Nel 1911, una serie di sommosse, innescate dalla decisione del governo di assegnare il controllo delle ferrovie agli stranieri, spinse i delegati di 16 parlamenti regionali a dichiarare decaduto il potere imperiale e proclamare la Repubblica. Il 1° gennaio 1912, Sun Yat-sen fu nominato presidente.

Alleanze e conflitti

Il nuovo regime, per evitare la guerra civile, non avendo il controllo delle regioni del nord, dovette allearsi con il generale conservatore Yuan Shi-Kai, cui cedette la presidenza. Yuan Shi-Kai, ostile a ogni riforma agraria, trasformò il suo governo in una sorta di dittatura fino alla sua morte nel 1916.

IL GIAPPONE

Fino alla metà dell'800, il Giappone seguì una politica isolazionista, limitando severamente gli scambi commerciali, che erano molto ridotti, e proibendo la partenza dei giapponesi all'estero.

La struttura feudale

Nello stato giapponese, il sistema feudale era ancora predominante. Alla sua sommità stava l'Imperatore, con un ruolo ormai simbolico, che rappresentava la sacralità della dinastia, un discendente dalla dea del sole, e uno shogun, una guida militare della famiglia Tokugawa, che dal 1603 deteneva il potere.

Il potere degli shogun e dei daimyo

Il potere effettivo era nelle mani degli shogun, che risiedevano a Edo (che divenne poi Tokyo). Lo shogun era il capo dei daimyo, 250 grandi feudatari che possedevano gli han (feudi assegnati dallo shogun in cambio di tributi), pagati dai contadini in riso.

La vita dei contadini e la prosperità delle città

La maggioranza della popolazione viveva nelle campagne. I contadini non erano proprietari della terra, ma avevano concessioni ereditarie in cambio di tributi.
Nel 1700 e nel primo 1800, emerse una fascia di agricoltori benestanti, che allargarono i loro possedimenti a spese dei contadini più miseri. Le città divennero centri commerciali e artigianali vivaci, con un ceto mercantile arricchito grazie all’immissione nel circuito commerciale delle rendite dei signori feudali e dalle anticipazioni di denaro.

Scolarizzazione e analfabetismo

La scolarizzazione nel Giappone di quel tempo era molto elevata e lo Stato riuscì a combattere l’analfabetismo.

L’ERA MEIJI

Tra il 1854 e il 1858, il Giappone subì trattati "diseguali" che imponevano l’apertura dei porti nipponici e condizioni vantaggiose per gli stranieri. Lo shogun fu ritenuto responsabile sia dai signori feudali, che videro aumentare le proprie spese per l’esercito, sia dai mercanti e artigiani, che si trovavano a dover competere con prodotti stranieri.

La fine dello shogunato

Dopo una sanguinosa guerra civile nel 1868, si giunse alla fine dello shogunato e alla restituzione dei pieni poteri all’imperatore Mutsuhito, con l’inizio dell’era Meiji. Durante questa fase:

  • Si creò uno Stato forte e centralizzato sul modello prussiano.

  • Si istituì una forza militare moderna con il servizio militare obbligatorio.

  • Fu abolito il sistema feudale e riconosciuta la proprietà privata sulla terra.

  • Si riformarono il sistema fiscale e l'istruzione, introducendo l'obbligo di frequenza elementare.

  • Si avviò una progressiva industrializzazione, sostenuta dallo Stato.

La Costituzione del 1889

Nel 1889, l'Imperatore, che trasferì la capitale a Edo (Tokyo), concesse una Costituzione che prevedeva grandi poteri per lui e poteri limitati per il Parlamento.

POLITICA ESTERA DEL GIAPPONE

In politica estera, il Giappone mostrò una crescente accentuazione nazionalistica, abolendo i trattati ineguali.
Dopo la guerra con la Cina, il Giappone sviluppò pulsioni imperialistiche sempre più forti che lo portarono a conquistare l'isola di Sakhalin dopo la guerra russo-giapponese e a annetterla.

Protettorato e annessione della Corea

La Corea, già controllata dal Giappone dal 1895, divenne nel 1905 un protettorato, fino alla vera e propria annessione.

Controllo di Formosa (Taiwan)

Il Giappone controllava anche l'isola di Formosa (Taiwan) dal 1895.

LA FINE DELL’ISOLAMENTO

Fino alla metà dell’800, il Giappone manteneva una struttura politica di tipo feudale, consolidata dall’ascesa degli shogun Tokugawa nel 1600. Durante questo periodo, a partire dal 1639, il paese optò per un isolamento quasi totale dai paesi occidentali, limitando gli scambi commerciali alla Cina. Questo isolamento fu spezzato dagli Stati Uniti, che nel 1854 inviarono una flotta navale nelle acque giapponesi, imponendo allo shogun l'apertura dei porti e l’avvio di relazioni commerciali.

RESTAURAZIONE MEIJI E MODERNIZZAZIONE

L’iniziativa americana fu seguita rapidamente da Gran Bretagna, Francia e Russia, cogliendo il Giappone impreparato. Lo shogun fu costretto a firmare i "trattati ineguali" nel 1858, concedendo ampie possibilità di penetrazione economica alle potenze occidentali, suscitando profondo malcontento nazionale.

Ribellione e restaurazione dell'autorità dell'imperatore

La protesta si concentrò contro lo shogun, considerato responsabile della capitolazione. Nel 1868, i daimyo dichiararono la fine del regime dello shogun e restaurarono l’autorità dell’imperatore Mutsuhito. Questa fase, nota come "Restaurazione Meiji", segnò l’inizio di una radicale trasformazione del Giappone.

Classe dirigente giapponese

Le nuove classi dirigenti, composte da intellettuali e funzionari provenienti dal ceto dei samurai, riconobbero che l’arretratezza del Giappone rispetto all’Occidente derivava dall’arretratezza economica e sociale.

Trasformazione del sistema politico-economico

Nel 1871, vennero proclamati:

  • Uguaglianza giuridica tra i cittadini.

  • Abolizione dei privilegi feudali.

  • Trasformazione dei feudi in unità amministrative.

  • I feudatari vennero indennizzati, mentre i samurai ricevettero pensioni vitalizie.

Evoluzione del sistema educativo e fiscale

Furono introdotti l'obbligo elementare, una moneta unificata, un moderno sistema fiscale e la creazione di un esercito nazionale basato sulla coscrizione obbligatoria.

DECOLLO INDUSTRIALE DEL GIAPPONE

La crescita dell’industria giapponese fu eccezionale, sviluppandosi quasi da zero grazie ai massicci investimenti di capitali statali. Parte di questi capitali derivava dalla vendita delle terre dello shogun.

Acquisizione di tecnologia e costruzione di infrastrutture

Il Giappone acquisì rapidamente tecnologia straniera, acquistando brevetti, assumendo esperti occidentali e inviando giovani all'estero per studiare. Le infrastrutture crebbero rapidamente; le prime ferrovie furono inaugurate nel 1871, seguite dallo sviluppo delle comunicazioni telegrafiche e del sistema bancario.

Crescita economica veloce

Nel giro di due decenni, il Giappone registrò uno dei tassi di crescita economica più alti del mondo, sviluppando un consistente nucleo industriale, soprattutto nei settori tessile e meccanico, anche se rimaneva ancora distante dai paesi occidentali più avanzati.

IL MODELLO GIAPPONESE

La modernizzazione giapponese fu una "rivoluzione dall’alto", condotta dalle classi dirigenti tradizionali, senza la partecipazione delle masse popolari.
A differenza dell'Europa, in Giappone il cambiamento non fu accompagnato da una crescita autonoma della classe borghese né da uno sviluppo delle istituzioni liberali.

Formazione della Costituzione del 1889

Fino al 1889, il Giappone si dotò di un Parlamento con suffragio ristretto e poteri limitati, mantenendo le classi dirigenti feudali le loro posizioni, che investivano le loro rendite nel nuovo sistema economico, trasformandosi da aristocrazia terriera in oligarchia industriale e finanziaria. Questo processo di modernizzazione mantenne intatti i valori culturali e religiosi tradizionali.