Notes on the Peloponnesian War
Alla radice delle ostilità: l'espansionismo di Pericle
Il periodo di pace di cinquant'anni dopo le guerre persiane terminò nel 431 a.C. con la guerra del Peloponneso tra Atene e Sparta, durata circa trent'anni. La politica estera di Atene divenne sempre più aggressiva, sfruttando i conflitti tra le città stato per espandere il suo dominio e le aree commerciali, specialmente verso il Mar Nero e la Tracia occidentale. Pericle continuò questa politica, ritenendola necessaria per la prosperità di Atene, ma ciò portò a conflitti con gli interessi spartani. Atene estese la sua supremazia anche in aree controllate da Sparta, come l'isola di Egina nel 457 a.C., costringendola a entrare nella Lega delio-attica.
Atene continuò a combattere i Persiani per allontanarli dall'Egeo, inviando supporto ai ribelli in Egitto nel 460 a.C., motivata anche da interessi economici legati al grano egiziano. La reazione persiana portò a una sconfitta navale nel 456 a.C., ma non pose fine alla guerra. Tuttavia, l'assenza di azioni aggressive ateniesi e di navi persiane nell'Egeo suggerisce un trattato di pace, probabilmente la "pace di Callia" del 449 a.C., anche se i Persiani continuarono a rivendicare il dominio sui territori limitrofi.
Dopo la spedizione fallita in Egitto, Pericle cercò una tregua quinquennale con Sparta nel 451 a.C., promossa da Cimone. Le ostilità ripresero, con Atene che respinse un'invasione dell'Attica e affrontò ribellioni degli alleati. Nel 446 a.C., un nuovo accordo di pace trentennale ripristinò lo status quo: Atene riconobbe l'egemonia spartana nel Peloponneso, mentre Sparta riconobbe l'Impero marittimo ateniese. Tuttavia, l'espansionismo ateniese rendeva probabile la violazione della pace.
La situazione precipita: gli antefatti e lo scoppio della guerra
Un preludio alla guerra fu l'intervento di Atene contro Corinto e Megara, alleate di Sparta. Corcira chiese un'alleanza difensiva ad Atene nel 434 a.C., e Atene, interessata alla flotta corcirese, accettò, ignorando l'opposizione di Corinto. Il supporto navale ad Atene aumentò l'ostilità dei Peloponnesiaci, violando il trattato di pace.
Un'altra causa di conflitto fu Potidea, colonia di Corinto nella penisola Calcidica. Pericle impose a Potidea di interrompere le relazioni con Corinto, ma Potidea rifiutò e fu assediata nel 432 a.C. Sparta intervenne, ma Atene vinse, sebbene con perdite economiche. La tensione culminò quando Atene decretò il divieto per le navi e le merci di Megara nei porti e nei mercati controllati dalla Lega di Delo nel 432 a.C. Il rifiuto di Atene di annullare il divieto presagì la guerra.
Il casus belli fu l'occupazione di Platea, alleata di Atene, da parte di Tebe nell'aprile del 431 a.C. Atene intervenne a fianco di Platea, e Sparta e i suoi alleati invasero l'Attica. Iniziò così la guerra del Peloponneso nel giugno del 431 a.C., descritta dallo storico Tucidide come «il più grande sommovimento che sia mai avvenuto fra i Greci».