Giovanni Giolitti
La prima apparizione di Giovanni Giolitti a capo dell’esecutivo l’abbiamo nel 1892-93 quando fu incaricato di ricoprire il vuoto dell’interruzione di Francesco Crispi.
si dimette nel 1893 quando fu accusato di uno scandalo associato alla Banca Romana, dove fu stato accusato di aver coperto irregolarità sullo stampo di moneta senza autorizzazione.
torna sulla scena politica nel 1901 quando ricopre l’incarico di ministro degli interni sotto il governo Zanardelli. In questo governo vengono applicate nuove norme che regolavano il lavoro per donne e bambini e forma il consiglio superiore del lavoro, un ulteriore riforma fu quella di municipalizzare i servizi pubblici.
dopo le dimissioni di Zanardelli nel 1903 torna a capo dell’esecutivo e forma il suo primo governo. Durante il suo primo governo ha come obiettivo quello di rendere il cittadino parte integrante delle funzioni statali, andando a riconoscere il diritto di sciopero.
invita durante il suo primo governo un esponente del PSI Filippo Turati per una collaborazione ma quest’ultimo rifiuta.
ulteriori riforme furono attuate in questo periodo, leggi speciali per il mezzogiorno che vedevano ridotto a massimo di 12 ore al giorno di lavoro per le donne e l’età minima di 12 anni per i bambini. ci fu inoltre una statalizzazione delle ferrovie 1904-1905 che però fu soggetta a critiche. critiche che portano alle dimissioni di Giolitti che lascia nel 1905 la guida dell’esecutivo ad Alessandro Fortis.
nel 1906 ritorna attua una riforma per la conversione della rendita con la quale abbassa il tasso di interesse dal 5 al 3.5%. nel 1907 pero in seguito ad una grande crisi internazionale che inaspriscono le lotte sociali portano Giolitti ad un ulteriore ritirata.
nel 1911 ritorna con l’intento di attuare la riforma che avrebbe allargato il suffragio maschile. estendendo la vecchia riforma di de Pretis a tutti coloro che avevano 30 anni o che avevano prestato servizio militare. prima di fare ciò pero voleva assicurarsi di ricevere gran parte del consenso quindi con il patto Gentiloni, si assicura il voto dei cattolici.
POLITICA ESTERA GUERRA ITALO-TURCA
In politica estera Giolitti abbandona la vicinanza all’Austria e alla Germania e si riavvicina alla Francia, stringendo con quest’ultima nel 1902 un accordo che pone fine alla guerra doganale e definisce le sfere di influenza sull’africa settentrionale (Francia sul Marocco-Italia sulla Turchia).
quando la Francia invia truppe sul Marocco allora anche l’Italia invia 35'000 unità in Libia e inizia cosi nel 1911-1912 la guerra italo turca che vede nel 1912 con la pace di Losanna la supremazia italiana sulla Libia.
Nonostante la sua politica coloniale abbia riscontrato successo, non mancavano critiche. i partiti repubblicani e radicali o alcuni intellettuali come Gaetano Salvemini criticarono molto queste spedizioni.
col passare del tempo diventa sempre più difficile la situazione fino a che nel 1914 rassegna le dimissioni e passa il governo in mano ad Antonio Salandra.