La Musica nel Mondo Antico

Musica Greca e Civiltà Occidentale

La musica occidentale affonda le sue radici nella cultura greca, sebbene la sua storia sia dissimile da altre arti come pittura e scultura. La musica greca, pur essendo importante, non funge da modello di classicità come l'architettura o la letteratura. Le testimonianze musicali concrete sono scarse a causa della natura "d'uso" della musica antica, tramandata oralmente per secoli senza una precisa coscienza storica.

La storia della musica è problematica da ricostruire a causa di lacune documentali e ipotesi contrastanti. L'idea che la civiltà musicale occidentale derivi dalla Grecia classica richiede cautela. I teorici musicali dal Medioevo al Barocco si riferiscono alla classicità greca, ma è difficile paragonare un tempio greco a un madrigale rinascimentale. L'assenza di una tradizione musicale solida ha permesso alla musica di accogliere influenze culturali esterne, integrando nuovi stimoli senza traumi.

Musicisti e teorici dal Medioevo al Rinascimento si rifacevano a un modello teorico non più conosciuto nella pratica. Le testimonianze letterarie, filosofiche e teoriche sulla musica nell'antica Grecia sono numerose e permettono di ricostruirne la vita musicale. Il termine greco μovσική (musike) comprendeva musica, poesia, danza e ginnastica. La difficoltà di ricostruirne la storia nasce dalla trasmissione orale della musica, con pochi documenti musicali anteriori al III secolo a.C. Le testimonianze indirette attestano la sua importanza artistica, civile, religiosa e pedagogica.

I poemi omerici rivelano che la civiltà musicale greca è il risultato della fusione di tradizioni musicali diverse, create attraverso invasioni, conquiste e contatti con altri popoli. Reperti archeologici e resti di strumenti indicano che la civiltà musicale greca più antica deve molto alle civiltà mesopotamiche, egizie e orientali. Arpe, cetre e flauti risalgono al III millennio a.C. Le figure mitologiche come Dioniso e Orfeo dimostrano legami con miti mesopotamici, mentre le dottrine pitagoriche derivano da culture orientali. I Greci rielaborarono questi elementi in modo originale.

Miti Musicali e Testimonianze Antiche

La molteplicità delle testimonianze sulla musica dei greci permette di comprendere il suo ruolo nella cultura. La musica greca, a differenza di quella egizia o ebraica, ebbe un carattere più ricreativo, laico ed educativo. Lo Pseudo-Plutarco nel "De Musica" afferma che Omero considerava la musica adatta all'inattività, come dimostrato da Achille, e che Eracle utilizzava la musica allo stesso modo. Il sapiente Chirone integrava la musica con medicina, incantesimi, danza e ginnastica, considerandola essenziale per l'educazione aristocratica, con una funzione etico-conoscitiva. Nel periodo omerico, la musica perse il suo potere medico-religioso per acquisire una dimensione edonistica, con musicisti professionisti come Femio e Demodoco che cantavano per diletto, accompagnati dalla lira. Gli strumenti a fiato come l'aulos erano guardati con sospetto.

Il contrasto tra lira e aulos riflette un conflitto tra diverse civiltà. L'invenzione dell'aulos è attribuita a Marsia o Olimpo, legati al culto di Dioniso. Orfeo suonava la lira, inventata da Apollo. Le leggende sulla priorità di lira e aulos riflettono il desiderio di stabilire la priorità di una musica basata sulla potenza del suono o sulla razionalità della parola.

La Scuola Pitagorica e l'Armonia

La scuola pitagorica è un punto di riferimento essenziale nella storia del pensiero musicale greco. Pitagora non lasciò scritti, ma si parla di dottrine pitagoriche, perché i pitagorici erano anche una setta religiosa e politica. La musica è centrale nella cosmogonia pitagorica, imperniata sul concetto di armonia come unificazione dei contrari. L'anima è armonia e il numero è essenziale per la comprensibilità del mondo. La natura dell'armonia e del numero è rivelata dalla musica.

Per i pitagorici, i rapporti musicali esprimono la natura dell'armonia universale, quindi i rapporti tra i suoni, esprimibili in numeri, sono modello dell'armonia universale. La musica è un concetto astratto, non coincidente con la musica udibile. L'armonia può essere prodotta dal suono degli strumenti, dallo studio teorico degli intervalli o dalla "musica delle sfere", prodotta dagli astri. Lo studio matematico degli intervalli musicali e la divisione della scala derivano da questo concetto. L'animo è armonia, quindi la musica ha un grande potere sull'animo, ricostituendo l'armonia turbata. La catarsi indica una parentela tra musica e medicina, con la musica considerata medicina per l'anima. La musica acquisisce una carica etica e pedagogica rimasta un punto fermo nella cultura musicale greca.

Armonia e «ethos» della Musica

A Pitagora si attribuisce la relazione tra musica e animo umano, sviluppata dalla filosofia greca successiva. Damone accentuò il potere etico della musica, positivo o negativo. Ogni tipo di musica imita un certo carattere, con spiegazioni diverse. Alcuni associano la tensione delle corde alla tensione dell'anima, mentre Damone associa il carattere della musica al modo (armonia, tonos o tropos), attribuendo effetti specifici sull'animo, legati anche ai costumi del paese e al regime politico. Platone nella Repubblica riprende questo concetto.

Le dottrine pitagoriche e di Damone trovano una sistemazione nella filosofia di Platone, dove il valore etico della musica diventa centrale. Platone oscilla tra condanna e considerazione della musica come suprema bellezza. Nella Repubblica, condanna la musica, equiparandola a spettacoli da fiera, e nega la sua virtù educativa. La musica va condannata o accettata con riserve, limitandosi a quella tradizionale. Platone si oppone alle innovazioni musicali del V secolo, ancorandosi alla tradizione. La condanna della musica deriva dal piacere che essa procura, ma essa può anche essere una scienza, avvicinandosi alla filosofia come forma di sapienza. Nel Fedone, Socrate identifica il comporre musica con il filosofare.

Questa identificazione si ritrova nel mito delle cicale nel Fedro, dove la musica è un dono divino appropriabile solo al raggiungimento della sophia. Platone si riferisce a due concetti di musica: la prassi musicale del suo tempo e una musica puramente intelligibile. L'atteggiamento negativo è verso la musica del suo tempo e le sue innovazioni, che allontanano dalla musica come scienza divina. Conservare la tradizione significa conservare alla musica il suo valore di legge (nomos). Nelle Leggi, Platone considera la musica come passaggio dal puro intelligibile alla realtà sensibile, mantenendo il suo valore educativo. L'educazione musicale corretta rende i ragazzi euritmici e armoniosi.

I «nomoi» e la Rivoluzione Musicale del V Secolo

Il legame della musica con la legge si ricava dagli scritti di Platone e da una tradizione più antica. Lo Pseudo-Plutarco parla di Terpandro come inventore dei nomoi, schemi melodici stabiliti per occasioni specifiche. I nomoi costituivano il nucleo di una tradizione musicale e la base di un insegnamento. Alla loro pratica è collegata la teoria dell'ethos musicale e uno stabile insegnamento musicale risalente al 670 a.C. I nomoi rappresentavano la tradizione musicale più antica e austera, concepita secondo una legge rigida. I primi nomoi sono stati composti per la cetra o la lira.

Un proverbio affermava che «la musica non udita è migliore di quella udita», idea prevalente nella cultura greca. Platone viveva in un momento storico in cui il musicista acquistava preminenza nella vita sociale. L'eco di questa situazione si ritrova nelle commedie di Aristofane. Euripide diventa il prototipo del nuovo musicista, aperto alle innovazioni. La satira di Aristofane è un appello alla tradizione e una testimonianza di una profonda frattura nella cultura musicale. Platone è considerato il maggior responsabile della scissione tra una musica puramente pensata e una musica realmente udita. Democrito affermava che la musica nasce dal superfluo e non dalla necessità. Filodemo considerava la musica un gradevole passatempo. Un retore confuta le dottrine etiche di Platone con argomentazioni empiriche. Le idee di Damone e Platone non si sono affermate senza opposizione.

Aristotele si occupa della musica nei testi politici, indicando come essa fosse uno strumento sociale ed educativo. Nella Politica, Aristotele enuncia la linea del suo ideale educativo per la musica, secondo una prospettiva più empiristica e flessibile. La musica ha come fine il piacere e rappresenta un ozio. L'inserimento della musica nell'educazione dei giovani si giustifica considerando che anche per il riposo sono necessarie nozioni e pratiche. Per gli antichi greci il concetto di ozio non aveva connotati negativi. La musica è considerata una disciplina nobile e liberale. Si accentua la contrapposizione tra l'ascolto e l'esecuzione: il primo è degno di un uomo libero, la seconda è un mestiere. La conclusione è che la prassi esecutiva è solo un momento preparatorio.

Aristotele è possibilista riguardo alla dottrina dell'ethos, ammettendo tutte le armonie purché usate nella circostanza opportuna. L'arte è imitazione e suscita sentimenti, quindi è educativa. Aristotele riprende il concetto pitagorico di catarsi, modificandolo osservando che la purificazione avviene attraverso la liberazione delle passioni imitate dal musicista. Non vi sono armonie dannose in assoluto dal punto di vista etico. Aristotele rappresenta un ponte verso l'età ellenistica. La scissione platonica tra musica come speculazione e piacere dei sensi viene ripresa come frattura sociale tra ozio e attività servile.

Questo aspetto pratico ed empirico si accentua nel pensiero di Aristosseno, allievo di Aristotele. Aristosseno si occupa di musica come specialista, ridefinendo le teorie armoniche e formulando una filosofia della musica più attenta ai problemi legati alla percezione uditiva. Con Aristosseno si apre la strada ad una considerazione del carattere estetico della musica. Nell'età ellenistica il pensiero musicale si incanala su due binari: la corrente peripatetica accentua gli aspetti scientifici e la corrente platonica, legata all'etica musicale, si avvicina al neoplatonismo cristiano. Plotino afferma che la musica è la rappresentazione terrena del ritmo del regno ideale. Il mondo greco lascia in eredità questi problemi al Medioevo cristiano.

Musica e Musicisti nella Grecia Antica

Ricostruire la storia della musica vera e propria è difficile a causa delle notizie indirette e dell'intreccio di miti e dati reali. La musica nella Grecia antica è indissolubile dalla poesia. Il termine poesia lirica deriva dalla lyra. I valori ritmici della musica erano gli stessi della poesia lirica o epica. L'isola di Lesbo era un centro della musica e della poesia lirica, patria di Terpandro e Arione. A Terpandro si attribuisce l'aumento delle corde della lira da quattro a sette. Ad Arione si attribuisce l'invenzione del ditirambo. Nel VII-VI secolo si fissano i nomoi, schemi melodici di riferimento. Nel VII secolo Alcmane sostituì i nomoi con melodie ispirate ai canti degli uccelli. Verso la fine del VI secolo i nomoi sono stati abbandonati e sostituiti dalle armonie o modi.

Nel IV secolo la tradizione musicale greca giunse al suo apogeo ed iniziò una lenta trasformazione. Timoteo di Mileto elevò il numero delle corde della lira a undici. Ciò porto alla rottura della fusione tra musica e poesia, rendendo la musica parzialmente indipendente dal metro poetico. Questa rivoluzione avvenne nella tragedia, in particolare con Euripide. La tragedia tende a trasformarsi da solenne rito civile e religioso a spettacolo, e la musica conquista maggiore autonomia. L'introduzione di intervalli enarmonici e cromatici spezzò la concezione razionale della musica, introducendo possibilità più ampie. Il melodizzare diventa più flessibile e la prassi esecutiva più complessa. Nasce la professione dell'esecutore, e la parodia di Aristofane contro Euripide è il documento più significativo di questa querelle tra antichi e moderni. La musica uscirà trasformata e si aprirà a nuove possibilità.

I romani ereditarono questo stile musicale. Tuttavia, mancano testimonianze musicali dei romani. Dopo aver subito l'influsso della musica etrusca, la musica dei romani risentì di quella greca e poi di nuove influenze egiziane ed orientali. L'ideale classico fu estraneo alla mentalità romana. Il periodo di contatto tra Greci e Romani avvenne nell'età ellenistica, quando gli ideali classici stavano tramontando. Dal II secolo a.C. molti musicisti greci furono presenti a Roma, ma i romani non attribuirono un carattere formativo alla musica, affidandola a schiavi e liberti. La musica era praticata per le sue qualità edonistiche e per la sua funzione socializzante. La musica dei romani fu più vivace e coloristica, mescolata con elementi di origine italica, ed eseguita con grandi complessi. Tra gli strumenti usati dai romani vanno ricordati l'organo idraulico e i numerosi strumenti a percussione. Alcuni letterati romani ripresero i temi della musicologia alessandrina e del pensiero neoplatonico e neopitagorico. I letterati romani si rammaricavano della decadenza della loro musica. L'atteggiamento di sospetto dei primi cristiani verso la musica doveva avere origine anche dalla prassi musicale della civiltà romana.

Notazione e Teoria Musicale nell'Antica Grecia

Le informazioni sulla musica greca provengono da fonti letterarie, filosofiche, iconografiche e da testimonianze musicali dirette: documenti con notazione musicale alfabetica e dissertazioni teoriche. I documenti musicali superstiti sono stati tramandati da papiri, incisioni su lastre marmoree e trascrizioni di studiosi. Tutti questi documenti sono posteriori all'epoca classica. Fino al IV secolo a.C. la musica si tramandava oralmente. Anche nei periodi successivi la notazione musicale non entrò nell'uso corrente, ma servì a scopi teorici o come sussidio mnemonico per cantori professionisti. Non fu usata per tramandare il patrimonio culturale.

Alcuni teorici hanno lasciato indicazioni sulla decifrazione dei simboli musicali. Siamo in grado di ricostruire l'andamento della melopea greca con una certa approssimazione. La ricostruzione non è automatica a causa della distanza storica e culturale tra le testimonianze musicali dirette e quelle dei teorici. L'Introduzione alla musica di Alipio è della seconda metà del IV secolo d.C. In che misura può servire come chiave per decifrare testimonianze di secoli prima? In che misura un principio di notazione espressamente finalizzato a scopi teorici può rispecchiare la pratica musicale viva?

I trattati dei teorici offrono elementi indispensabili per comprendere aspetti strutturali del linguaggio musicale in uso nell'antica Grecia. La teoria della musica greca non presenta una trattazione univoca. I principali argomenti trattati dai teorici sono il ritmo, l'intonazione degli intervalli e delle scale e la loro classificazione. La ritmica coincideva con la metrica testuale. Dalla combinazione della breve e della lunga deriva una certa quantità di «piedi» che danno origine a metri poetico-musicali. La trattatistica della musica greca è equivalente a quella della metrica.

Per quanto riguarda l'aspetto acustico, risale a Pitagora la costruzione razionale di una scala musicale operata mediante una progressione di quinte ripetendo il rapporto numerico di 32\frac{3}{2} all'interno di un'ottava fino a un totale di 21 gradi. L'ambito-base di strutturazione melodico-scalare era il tetracordo, legato alla lyra. Le note cardini del tetracordo erano quelle terminali, fisse, mentre le due centrali potevano variare l'ampiezza intervallare secondo il ghenos. Nel ghenos diatonico la successione intervallare era tono-tono-semitono, nel ghenos cromatico terza minore-semitono-semitono, e in quello enarmonico terza maggiore-quarto di tono-quarto di tono. L'ampiezza degli intervalli delle note mobili variava secondo le gradazioni espressive (chroai).

Partendo dal tetracordo, Aristosseno elaborò un Systema teleion che permetteva di classificare le note, gli intervalli e le scale in un ambito di due ottave. Le note erano identificate mediante una denominazione che indicava la posizione e la funzione all'interno del sistema. Il sistema perfetto aveva uno scopo puramente astratto. Allo stesso modo, il principio della classificazione delle scale musicali in tonoi sembra appartenere alla sfera della speculazione. La confusione tra armonia e tonos è uno dei sintomi della decadenza della cultura musicale del periodo classico. Il concetto di armonia indica la definizione della melopea, dell'idioma musicale, mediante i suoi caratteri costitutivi. Il tonos è un concetto teorico che consiste nel trasporto della scala del «Sistema perfetto» sui diversi suoi gradi mediante rotazione progressiva. La confusione fra nomenclatura, relative scale e tonoi è uno dei problemi teorici dell'antichità.

Musica Greca e Civiltà Occidentale

La musica occidentale trae origine dalla Grecia, ma le fonti sono limitate, rendendo difficile ricostruirne la storia. A differenza di altre arti, la musica greca ha integrato influenze esterne.

Miti Musicali e Testimonianze Antiche

La musica greca era ricreativa, laica ed educativa. Il contrasto tra lira e aulos simboleggia diverse civiltà e la dicotomia tra suono e parola.

La Scuola Pitagorica e l'Armonia

I pitagorici vedevano la musica come essenziale per l'armonia cosmica, influenzando etica e pedagogia.

Armonia e «ethos» della Musica

Damone e Platone svilupparono il legame tra musica e anima. Platone oscillò tra accettazione e condanna, influenzando l'educazione musicale.

I «nomoi» e la Rivoluzione Musicale del V Secolo

I nomoi erano schemi melodici tradizionali, ma il V secolo portò innovazioni e divisioni culturali. Platone fu ritenuto responsabile della separazione tra musica teorica e pratica.

Musica e Musicisti nella Grecia Antica

La musica era legata alla poesia, con Lesbo come centro musicale. Nel IV secolo, divenne più indipendente, trasformandosi.

I Romani ereditarono questo stile senza valorizzarne l'aspetto educativo, usandola per

Musica Greca e Civiltà Occidentale

La musica occidentale trae origine dalla Grecia, ma le fonti sono limitate, rendendo difficile ricostruirne la storia. A differenza di altre arti, la musica greca ha integrato influenze esterne.

Miti Musicali e Testimonianze Antiche

La musica greca era ricreativa, laica ed educativa. Il contrasto tra lira e aulos simboleggia diverse civiltà e la dicotomia tra suono e parola.

La Scuola Pitagorica e l'Armonia

I pitagorici vedevano la musica come essenziale per l'armonia cosmica, influenzando etica e pedagogia.

Armonia e «ethos» della Musica

Damone e Platone svilupparono il legame tra musica e anima. Platone oscillò tra accettazione e condanna, influenzando l'educazione musicale.

I «nomoi» e la Rivoluzione Musicale del V Secolo

I nomoi erano schemi melodici tradizionali, ma il V secolo portò innovazioni e divisioni culturali. Platone fu ritenuto responsabile della separazione tra musica teorica e pratica.

Musica e Musicisti nella Grecia Antica

La musica era legata alla poesia, con Lesbo come centro musicale. Nel IV secolo, divenne più indipendente, trasformandosi.

I Romani ereditarono questo stile senza valorizzarne l'aspetto educativo, usandola per