Lezione 3: Il potere del popolo
Il modello democratico ateniese
1. La riforma di Clistene
Concetto chiave
Clistene è riconosciuto per aver posto le basi della democrazia ateniese. La sua convinzione centrale era che la stàsis (divisione interna e conflitto) potesse essere evitata solo ampliando la partecipazione popolare. Un primo atto emblematico del suo governo fu il “mescolare gli ateniesi”, una strategia mirata a intaccare il potere delle tribù controllate dagli aristocratici. Clistene era un aristocratico, ma cercava di stabilire l'eunomìa (buona ordine politico e sociale) e per riuscirvi, percepiva che si dovesse allargare il coinvolgimento dei cittadini nella vita della comunità.
2. Contesto storico: il conflitto tra fazioni
Nel periodo in cui Clistene iniziò a implementare le sue riforme, Atene era caratterizzata da un intenso scontro tra fazioni aristocratiche. Da un lato vi era Isagora, un alleato di Cleomene, re di Sparta, dall'altro Clistene stesso, appartenente alla potente famiglia degli Alcmeonidi. Le lotte tra rivalità della nobiltà si intrecciavano con le ingerenze esterne delle altre pòleis, come Sparta, presentando così un modello ricorrente nei periodi turbolenti della storia greca.
Nel 508 a.C., Isagora divenne arconte grazie al sostegno spartano e bandì Clistene e i suoi sostenitori da Atene. Tuttavia, Clistene, con il supporto del dèmos (popolo), riuscì a cacciare Isagora e a respingere la minaccia spartana. Questo evento segnò una differenza rispetto a precedenti tirannie, perché la strada intrapresa da Clistene era innovativa: lui attuò una riforma politico-istituzionale così profonda da stabilire non solo l’allontanamento immediato dei conflitti interni, ma anche gettò le fondamenta per la democrazia ateniese.
3. La riforma amministrativa: “mescolare” gli ateniesi
Un nuovo sistema di suddivisione della popolazione
Il nucleo della riforma di Clistene era rappresentato da una nuova ripartizione della popolazione. Atene, come molte altre pòleis greche dell'epoca, era suddivisa in tribù basate su origini comuni, sia reali che mitiche. Esistevano quattro tribù ad Atene (in greco "phylài"), eredità degli Ioni che avevano fondato la città, e ognuna di esse era suddivisa in fratrie, le quali avevano compiti significativi, inclusi quelli di culto comune, raccolta degli eserciti e giudizia.
Sebbene queste tribù rappresentassero l'intera popolazione, il potere all'interno di esse era esercitato dalle famiglie aristocratiche (ghène). Clistene si oppose a questo ordine abolendo formalmente il precedente sistema ed introducendo le seguenti modifiche:
Divise il territorio dell’Attica in tre settori: la città, la costa e l’entroterra.
In ciascun settore, creò dieci distretti, chiamati “trittìe”, composti da piccole unità chiamate “demi” che possono essere paragonati ai moderni comuni o quartieri.
Istituì dieci nuove tribù basate esclusivamente sulla territorialità, ognuna composta dalla popolazione proveniente da tre trittìe diverse (una dalla città, una dalla costa e una dall’entroterra).
Creazione di una comunità politica “artificiale”
L’innovazione di Clistene era un sistema complesso e decisamente progettato “a tavolino”. Questo approccio rappresentava la sua forza: le vecchie tribù gentilizie, legate a rapporti di nascita e dominati dalla proprietà terriera, perdevano peso in favore delle nuove tribù, dove si mescolavano attivamente residenti di ogni area dell'Attica, inclusi grandi proprietari, piccoli contadini, artigiani e mercanti. Ciò significava che la tribù, ora di fondamentale importanza per l'esercito e la rappresentanza nelle istituzioni pubbliche, ridimensionava il potere dell'aristocrazia, messa in discussione proprio da queste nuove formazioni.
Inoltre, questa riforma aboliva la creazione di gruppi a interessi particolari o locali, enfatizzando un concetto di interesse collettivo.
4. Importanza dei demi
I demi, che erano circa 140-150, assunsero un ruolo cruciale nella ristrutturazione. Funzionavano come centri della vita politica concreta dei cittadini, in particolare nelle aree rurali. I demi gestivano l'anagrafe dei cittadini, si occupavano delle questioni locali, redigevano le liste per la chiamata alle armi e inviando rappresentanti agli organi pubblici. Ciascun demi disponeva anche di assemblee e organi decisionali, con un capo chiamato demarco. Ogni cittadino doveva appartenere a un demi; per essere considerato cittadino di Atene era obbligatorio essere iscritto nel registro di un demi.
Con l'introduzione del demotico—il termine che identificava l'appartenenza di un cittadino a un determinato demi—cambiò il modo in cui gli ateniesi si identificavano: non più solo con il nome personale e il patronimico, ma anche con il demotico che indicava dove vivevano. Fino a quel momento, invece, il solo riferimento all'origine familiare era predominante.
La riforma promosse l'uguaglianza tra cittadini, riducendo l'importanza del patrimonio e facilitando un’integrazione che ampliò la cittadinanza ateniese. Con Clistene, fu finalmente possibile considerare tutta l'Attica come una vera pòlis degli ateniesi.
5. Mappa della nuova Attica di Clistene
Una rappresentazione grafica della nuova suddivisione dell'Attica mostra i tre ampi settori: città, costa e entroterra, con ogni area ulteriormente suddivisa in dieci regioni territoriali chiamate trittìe.
6. Riflessioni storiche
Un'importante vista cronologica di Atene nel periodo VIII-VII secolo a.C. evidenzia significativi momenti storici come:
Sinecismo nel 682 a.C.
Arcontato nel 636 a.C.
Tirannide fallita nel 624 a.C.
Leggi di Dracone nel 594 a.C.
Leggi di Solone nel 546-528 a.C.
Tirannide di Pisistrato nel 511 a.C.
Cacciata di Pisistrato e fine della tirannide nel 508 a.C.
Riforma di Clistene nel 508 a.C.