Correzione DS 12/11
Comprehensione scritta
Leggere attentamente il testo e rispondere alle domande.
↘ Presentare il testo.
Questo testo è un brani tratto da libro/dal romanzo che si intitola « Nel mare ci sono i coccodrilli ». Scritto da Fabio GEDO, nel 2010. Si tratta della storia di un ragazzo straniero, clandestino, che arriva in Italia.
↘ Che cosa succede a Torino all'inizio del testo, dalla linea 1 a 4 ?
Payam e il narratore si sono riconosciuti a stento : sono amici dall’infanzia.
↘ Può stare in Italia il narratore ? Perché ? Che cosa non ha ?
No, non può stare in Italia perché è senza permesso di soggiorno perché è un clandestino.
↘ Perché potrebbe desiderare vivere in Italia ?
Potrebbe desiderare perché due persone gli erano piaciute tantissimo. « Se tutti gli italiani sono così, questo è un posto dove/in cui potrebbe fermarsi in Italia. »
↘ Perché vanno all'Ufficio minori stranieri ? Che cosa ricercano per il narratore ? Come si chiama il narratore ?
Vanno all’Ufficio minori stranieri perché non sa dove andare a dormire ricercano una casa, un tetto. Il narratore si chiama Enaiat.
↘ Che cosa succede con il ragazzo afghano ? Perché ?
È andato a casa del ragazzo afghano e dopo 3 giorni è dovuto partire. Perché se la polizia mi trovava a sua rischiava di perdere i documenti.
Documento 1: L'arrivo in Italia
A Torino, fra carrelli, bagagli e una comitiva di bambini che rientravano da una gita, Payam e io ci siamo riconosciuti a stento: l'ultima volta che ci eravamo visti io avevo nove anni (forse), ora quindici (forse), lui due o tre più di me, e la nostra lingua ci suonava straniera come non era mai successo, tra noi, durante l'infanzia.
È stato Payam ad accompagnarmi all'Ufficio minori stranieri, senza nemmeno darmi il tempo di abituarmi alle forme delle case o al fresco dell'aria (era metà settembre). Mi aveva chiesto subito - sentivo ancora il calore del suo braccio contro il petto - quali erano le mie intenzioni, perché non potevo stare nell'indecisione a lungo; l'indecisione non è sana per chi è senza permesso di soggiorno. Ho guardato fuori dalla caffetteria in cui eravamo entrati per un cappuccino - conosco un posto dove fanno i migliori cappuccini della città, aveva detto - e ho pensato a quelle due persone, il ragazzo di Venezia e la signora del treno per Torino, che mi erano piaciute tantissimo, entrambe, tanto da desiderare di abitare nello stesso paese in cui abitavano loro. Se tutti gli italiani sono così, ho pensato, questo è un posto in cui potrei anche fermarmi. Ero stanco, a dire il vero. Stanco di essere sempre in viaggio. Cosi ho detto a Payam: voglio restare in Italia. E lui ha detto: Va bene. Ha sorriso, ha pagato il cappuccino salutando il barista, che, a quanto pare, conosceva, e ci siamo diretti a piedi all'Ufficio minori stranieri. Il sole stava tramontando e c'era un vento forte che spazzava le strade. Quando siamo arrivati era tardi e l'Ufficio stava chiudendo. Payam ha parlato al posto mio, e quando la signora gli ha spiegato che non avevano posto per me da nessuna parte, in nessuna comunità o altro, e che per una settimana avrei dovuto arrangiarmi, ha chiesto alla signora di attendere un attimo, si è voltato e mi ha ripetuto ogni parola. Abbiamo ringraziato e siamo usciti. Anche lui viveva in una comunità. Non poteva ospitarmi. Posso dormire in un parco, ho detto. Non voglio che tu dorma in un parco, Enaiat. Ho un amico in un paese fuori Torino, gli chiederò di ospitarti. Così Payam ha chiamato questo suo amico, che ha subito accettato. Insieme siamo andati alla stazione dei pullman e Payam mi ha detto che non dovevo scendere finché non avessi visto qualcuno sporgersi e dirmi di seguirlo. Ho fatto così. Dopo un'ora di viaggio, a una fermata, sulla porta è apparsa la testa di un ragazzo afghano, mi ha fatto segno con la mano che ero arrivato. Sono andato a casa sua, si, ma dopo tre giorni - non so bene cos'era successo - se n'è uscito che gli spiaceva, che era triste eccetera, ma che non poteva più ospitarmi. Ha detto che ero un clandestino, anche se mi ero consegnato all'Ufficio minori di mia spontanea volontà, e se la polizia mi trovava a casa sua rischiava di perdere i documenti.
Fabio GEDA, Nel mare ci sono i coccodrilli, 2010
l'ultima volta: la dernière fois
un posto: un lieu
una fermata: un arrêt de bus
Italian | Francese |
Bisogno mangiare | Il faut manger |
Occorre mangiare | Il faut manger |
Gli piacciono le vacanze | Les vacances lui plaisent |
Gli piace la scuola | L’école lui plaît |
Ci vuole un libro | il faut un livre |
Ci vogliono due libri | Il faut deux livres |
Occorre un libro | Il faut un livre |
Occorrono due libri | Il faut deux livres |
Italian | Francese |
rimanere | rester |
rimanesto | resté(e)(s) |
il s’agit de | Si tratta del |
un biglietto | un billet |
un panino | un sandwich |
accogliere | accueillir |
accolto | accueilli |
cavaserla | s’en sortir |
Gli italiani sono molto accoglienti | Les Italiens sont très accueillants |
Per la sera | Pour le soir |
Espressione scritta
Sujet A
Sono d’accordo con il parere di Ludo.
Aiuta ad essere indipendenti perché dobbiamo cavarcela.
Dobbiamo trovare un lavoro per la sera. Dobbiamo scriverci all’università.
Andare a fare la spesa.
Riuscire a parlare un altra lingua.
ⓘ cavarcela : le ci se transforme en ce + le pronom la ne change pas ici |