FILOSOFIA
SCHOPENAHUER
SCHOPENHAUER
VITA E LE OPERE
Schopenhauer nasce nel 1788 a Danzica, in Polonia. È uno dei più grandi pensatori dell’800 e ha ottime possibilità a livello di studio → nasce in una famiglia agiata, la mamma è una scrittrice mentre il padre era un famoso banchiere → ha un’ottima educazione.
È uno dei principali filosofi pessimisti della storia, è già pessimista in infanzia a causa di traumi → il padre si suicida e si rompe quindi il nucleo familiare. Incolpa la madre di questo suicidio e perde la figura di riferimento del padre. Questo evento rafforza la sua visione tragica della vita.
A fine ‘700 dominava la corrente filosofica dell’idealismo, era un periodo fortemente Hegeliano. La filosofia più diffusa è quella Hegeliana, che è ottimista. Dopo l’antitesi, il momento di rottura, c’era sempre una sintesi risolutiva. Schopenauer rovescia l’hegelismo, secondo lui l’idealismo non descrive la vera esperienza della vita.
Hegel=storia come progressista razionale, il negativo porta uno sviluppo progressista
Schopenhauer= il negativo è la caratteristica della storia, c’è il dolore
Schopenhauer è molto pessimista. Nel 1818 pubblica la sua più importante opera “Il mondo come volontà e rappresentazione” che fù però un fiasco tremendo, viene disprezzata. C’era in quel periodo un’ambiente contrario all’opera, molto ottimista.
Per sfidare Hegel mette un corso di filosofia lo stesso giorno, alla stessa ora nella stessa università di quando c’è lo aveva Hegel. Il corso di Hegel era pieno mentre quello di Schopenhauer vuoto.
Nel 1848 ci fu una rivalutazione positiva di Schopenhauer per 2 motivi:
Stampo storico: prima del 1848 in Europa c’erano i moti rivoluzionari molto conflittuali, volevano cambiare l’Europa e migliorare la condizione dei popoli, si credeva nel progresso continuo. Vedevano i periodi di grande conflitto come una grande antitesi. La sintesi non arrivò però mai, l’antitesi non si era risolta →l’ottimismo perde credibilità e arriva in Europa uno scontento generale, un pessimismo che abbraccia la visione di Schopenhauer. La realtà diventa più simile al suo pensiero.
Stampo editoriale: nel 1851 pubblica una 2a opera chiamata “Parerga e Paralipomena”= significa in aggiunta delle cose omesse, tralasciate → è un’edizione migliorata del “mondo come volontà e rappresentazione”. È la stessa opera con l’aggiunta di cose omesse e leggermente semplificata per essere compresa da tutti → si diffonde
Schopenhauer ha stampo romantico →come Leopardi= visione della natura di Leopardi e di Schopenhauer come matrigna e ingannevole, uomo zimbello della natura. Hanno in comune la visione del tedio, della noia e del dolore.
IL MONDO COME VOLONTÀ E RAPPRESENTAZIONE
Alla base del suo pensiero c’è l’idea del suo mentore Kant→è di stampo Kantiano. Schopenhauer parte dalla distinzione Kantiana di fenomeno e nemmeno.
Fenomeno=ciò che si manifesta Neumeno= verità che non è conoscibile ma è solo pensabile
Schopenhauer fa un superamento= dice che anche il neumeno è conoscibile, l’uomo può arrivare alla verità→ abbatte i limiti del conoscibile
Il mondo per Schopenhauer è la rappresentazione di una volontà di vivere, assoluta, unica e irrazionale. Il mondo è il prodotto di una volontà di vivere cieca.
La volontà di vivere è la grande matrice che produce la realtà fenomenica. Il fenomeno è la mia rappresentazione del mondo: rappresentazione= fenomeno
La mia rappresentazione del mondo non corrisponde con la verità del mondo, con il nemmeno. Secondo Schopenhauer il fenomeno è finto.
Per Schopenhauer il mondo è manifestazione di una forza irrazionale, cieca e infinita che si chiama Volontà. La Volontà è una forza irrazionale che sta alla base del mondo e vuole solo continuare a volere (l’impulso a vivere, la fame).
La Volontà non è dentro l’uomo.
L’uomo è dentro la Volontà.
Essa si oggettiva in:
natura inorganica → forze fisiche
piante → crescita cieca
animali → istinto
uomo → desideri infiniti
Noi siamo solo una delle sue manifestazioni.
IL VELO DI MAYA
Il velo di Maya è una metafora che usa Schopenhauer, è la metafora con la quale tende a spiegarci la differenza tra fenomeno e neumeno. Schopenhauer prende l’immagine del velo di Maya dalla filosofia indiana → Maya significa illusione, apparenza: è ciò che Fa sembrare reale qualcosa che in realtà non è verità ultima
Fenomeno/rappresentazione= ciò che traspare dal velo è il fenomeno
Neumeno= è la realtà che il velo nasconde, per Schopenhauer la realtà nascosta è la Volontà
Il velo di Maya è il modo in cui la nostra mente costruisce il mondo che vediamo.
REALTÀ VERA = NOUMENO = VOLONTÀ
(non la vediamo direttamente)
↓ il nostro modo di conoscere la copre
VELO DI MAYA
= spazio, tempo, causalità
= il modo in cui la nostra mente organizza tutto
↓ attraverso questo velo appare
MONDO CHE VEDIAMO = FENOMENO = RAPPRESENTAZIONE
(la realtà così come appare a noi)
Esempio:
Se guardo l’orologio, vedo che è ora di pranzo, vado in cucina e prendo da mangiare si potrebbe pensare che è perchè ho fame. La fame però non la scegli tu, è un impulso. Questo impulso è la manifestazione della volontà.
Il velo di Maya ti fa vedere la situazione come se sceglierei di mangiare fosse una azione logica, causa effetto(ho fame allora mangio).
Io vivo il mangiare come mangiare per nutrirmi.
La fame è in realtà una manifestazione della Volontà di vivere che la nostra mente organizza attraverso il velo di Maya.
Il velo di Maya è ciò che filtra le 12 categorie e le forme a priori, strumenti che noi abbiamo per interpretare il fenomeno. Velo di Maya= forme a priori.
Possiamo paragonare il velo di Maya a una nebbia o un maschera che impedisce di vedere la verità profonda ma mostra solo l’apparenza.
Il fenomeno è la mia rappresentazione modificata del neumeno attraverso le forme a priori. Schopenhauer dice che l’uomo di natura è un essere metafisico= che vuole tendere al neumeno (vuole cogliere l’essenza del reale). Per Schopenhauer si può raggiungere il Neumeno squarciando il velo di Maya, andando oltre le apparenze e le illusioni.
FORME A PRIORI CHE PERMETTONO DI CREARE LE RAPPRESENTAZIONI
Secondo Schopenhauer il mondo che conosciamo non è la realtà in sè, ma è il risultato dell’attività del soggetto che lo rappresenta.
Le forme a priori sono gli strumenti attraverso cui la nostra mente organizza ciò che percepiamo e rendono possibile la rappresentazione del mondo. Queste forme sono già presenti nel soggetto e costituiscono il modo necessario con cui conosciamo la realtà.
Queste forme a priori sono di stampo Kantiano →conoscenza sensibile= spazio e tempo
→categorie Kantiane=intelletto
Schopenhauer elimina quasi tutte le categorie, tiene solo:
Spazio e tempo (rimangono uguali)= matematica
Principio di ragion sufficienza (causa effetto)= fisica e logica
Il velo di Maya è l’insieme delle 3 forme a priori e le relative discipline.
Secondo Schopenhauer la verità è puro caos, disordine. Il neumeno è una volontà cieca e senza scopo.
Matrix ricorda Schopenhauer= c’è un mondo finzionale che è molto ordinato, un mondo digitale, la loro mente è collegata a una macchina che proietta su di loro un mondo finto (rappresentazione). Poi c’è uno spinotto che collega l’uomo alle batterie (spinotto=forme a priori) e poi c’è la verità, il neumeno, che è il mondo fuori da Matrix=un mondo in guerra →caos e distruzione, il neumeno è puro caos
Come si raggiunge il velo di Maya (il Neumeno)?
Secondo Schopenhauer il nemmeno non si raggiunge con la ragione ma con il corpo, il corpo sente ciò che la mente non è in grado di sentire. La verità non si dimostra con il pensiero ma si sente come manifestazione della Volontà. Il sublime si sente fisicamente, è un sentire romantico.
Caratteristiche del Neumeno
Il neumeno in Schopenhauer è la “volontà di vivere”, le realtà in sé del mondo. Ogni singolo ente è soggetto alla volontà di vivere, sia le cose inanimate che animate, in gradi diversi.
La volontà di vivere è assoluta, unica, irrazionale, eterna e senza scopo. Il mondo è il prodotto di una volontà di vivere irrazionale. Noi siamo piccole volontà di vivere prodotte da una volontà di vivere assoluta che ci ha prodotti perché vuole vivere. La volontà di vivere produce la realtà fenomenica.
Questa volontà di vivere si esprime in gradi diversi, ciò che cambia è la consapevolezza del soggetto che sperimenta la forza della volontà:
Oggetti inanimati= sono il grado più basso, non hanno consapevolezza
Piante=hanno una minima consapevolezza (reagiscono all’ambiente)
Animali=hanno un istinto e una percezione
Uomo=hanno una ragione. Tra gli uomini coloro che hanno più consapevolezza sono i geni, sentono di più. Il genio avendo più consapevolezza sente di più e soffre di più
La volontà appartiene al mondo nuumenico →non rispetta le forme a priori:
Non è gestita dalla forma a priori dello spazio= è infinita (non è qui o li)
È slegata dal tempo= è eterna
È slegata dal principio di ragion sufficienza= è illogica, è puro caos, puro disordine→è una divinità folle, una forza libera e cieca (cieca=non ha direzione, è caotica, non tende al bene)
3 concetti fondanti la vita dell’uomo per Schopenhauer
Concetto di dolore: il dolore ha sempre origine da una mancanza (lasciare il ragazzo=mancanza di una persona, sbucciarsi=mancanza di pelle), il dolore è mancanza di un bisogno, di un desiderio, un mancato soddisfacimento di un bisogno.
Secondo Schopenhauer la vita è dolore (come Leopardi). La vita dell’uomo è manifestazione della volontà di vivere, l’uomo desidera, ma i desideri prodotti non si realizzano tutti, lo scarto tra la produzione di desideri e la realizzazione di essi crea l’infelicità. Siamo destinati all’infelicità.
Siamo destinati all’infelicità perché non possiamo desiderare ma realizziamo pochi desideri.
Raggiunto un obiettivo c’è ne è sempre un altro→la sofferenza non finisce mai
→pessimismo cosmico: è il mondo che soffre, dato che tutto è soggetto alla volontà di vivere ed è tutto animato dal desiderio. Il mondo è la lotta tra le cose
Concetto di piacere: il piacere è la cessazione del dolore (se hai fame e lo stomaco soffre hai dolore, se mangi hai appagato il bisogno e tolto il dolore= piacere). Il piacere per Schopenhauer è sempre fugace, dura poco. Dice che il rapporto tra dolore e piacere non è paritetico, c’è squilibrio→c’è più dolore e meno piacere→il dolore è bastante a se stesso, il piacere necessita di un dolore per esistere (non esistono rose senza spine, ma esistono spine senza rose)
Concetto di noia: la noia è l’assenza di desiderio, una volta realizzato un desiderio c’è fermezza e staticità. Il piacere è stato consumato e si arriva alla noia.
Per riassumere i 3 concetti Schophenauer dice: “La vita dell’uomo è come un pendolo che oscilla costantemente tra dolore e noia, con brevi istanti di piacere nel mezzo”
Dolore=quando desideri Noia= quando ottieni
La mancanza genera il desiderio e quindi il dolore, la cessazione del dolore produce piacere, quando viene meno il desiderio subentra la noia
Desiderio → Dolore
Desideri realizzati→sazietà=noia
Fine del dolore → Piacere (momentaneo)
Assenza di desiderio → Noia
Concetto di amore per Schopenhauer
Schopenhauer ha una visione negativa dell’amore. Dice che l’amore è un inganno della natura nei confronti dell’uomo. Dietro l’amore c’è il disegno della volontà di vivere che porta l’uomo ad amarsi perché il fine è la sopravvivenza →la volontà di vivere vuole vivere. Mettendo al mondo altri uomini si realizza il disegno della volontà di vivere →amore=strumento ingannevole.
L’uomo è zimbello della natura.
Secondo Schopenhauer la volontà usa le donne come strumento per procreare. Dice che le donne sono belle e attraenti fino a quando sono fertili, poi si abbruttiscono
→l’amore è inganno →per questo Schopenhauer dice che l’uomo ha vergogna a parlare di amore perché l’uomo sà che è menzogna.
Schopenhauer dice che l’amore è bello fino all’atto, poi subentra la noia e si cambia partner.
→ fare figli è il peggior atto criminale che un uomo possa fare= si condanna il figlio al dolore: “cos’è far figli se non l’unione di due infelicità che ne generano una terza”
Critiche che Schopenhauer porta sulle correnti ottimiste:
Ottimismo cosmico: secondo l’ottimismo cosmico il mondo è organizzato da una legge razionale superiore (Hegel) che porta il mondo al bene. Per Schopenhauer è il contrario: la volontà di vivere non ha fini, non c’è un Dio ordinatore, il mondo è una lotta continua (animali si divorano)
Ottimismo sociale: Aristotele dice che l’uomo ha bisogno del rapporto con gli altri per poter vivere. Schopenhauer invece dice che l’uomo è portato al conflitto, alla dominazione con gli altri, l’uomo non è buono, non c’è un rapporto pacifico tra gli uomini.
Ottimismo storico: l’ottimismo storico sostiene che la storia si muova verso il bene, che per natura la storia migliori con il tempo. Schopenhauer dice che è falso → dice che la storia porta con se gli errori del passato che tenderanno a ripetersi. Storia=ripetersi di guerre, violenza, errori
A che cosa porta una visione così pessimista?
Vita uomo=sofferenza amore=inganno della natura piacere= breve, fugace
→l’unica soluzione sarebbe il suicidio. Schopenhauer medita il suicidio come soluzione al dolore, anche dopo aver visto suo padre suicidarsi.
Schophenauer medita sul suicidio partendo da una frase di Shakespeare “essere o non essere, questo è i dilemma”
Non essere sarebbe una valida risposta=suicidio→la cosa non è però in questi termini ma è sconfiggere la causa del dolore o farsi vincere, essere sconfitto dalla causa, una causa definitiva ad un problema temporaneo. Per lui il suicidio è inutile e dannoso → bisogna sconfiggere la volontà di vivere
Inutile perché un singolo individuo che si toglie la vita non ha eliminato la volontà di vivere che è assoluta, infinita, incassata ed eterna (se x si toglie la vita la volontà di vivere continua a vivere)
È dannoso perché Schopenhauer dice che il suicidio è il trionfo della volontà di vivere perché volendo vivere e non riuscendo a vivere ti togli la vita, il suicida si uccide perché non ha ottenuto i desideri che aveva, non riesce a vivere come vorrebbe vivere→suicido è la massima espressione del “voglio vivere”, manifestazione massima del desiderio, si è ancora dentro la volontà di vivere
L’obbiettivo di Schopenhauer è sconfiggere la volontà di vivere, vivere nel non volere
Passare da:
voluntas → noluntas
(da volontà → non-volontà)
Come si sconfigge la volontà?
Schophenauer propone 3 vie di liberazione, dal meno efficace al più efficace:
L’ARTE: Schopenhauer dice che quando l’arte è pura, vera, contemplazione disinteressata di forme → l’uomo contemplando l’arte si stacca dal mondo, smette di desiderare, di provare dolore e avere problemi=l’arte per l’uomo ha una funzione catartica (liberatoria)
Non tutte le arti sono uguali ma in base al loro distacco dal mondo cambia l’efficacia.
Ordine crescente, dalla più legata al mondo alla più libera, più efficiente:
Architettura: la più legata al mondo (la peggiore)
Pittura: mantiene l’adesione al mondo, rappresenta il mondo materiale
Poesia e tragedia: meno legata alla materia ma la parola si riferisce al mondo
Musica: pura melodia, la più elevata, staccata dal mondo
Quali sono i limiti i limiti dell’arte?
L’arte non è fissa, non è duratura (se smetti di ascoltare la musica torni al mondo e tornano i problemi), deve essere superata
2. MORALE DELLA COMPASSIONE E DELLA PIETA’ : Schopenhauer dice che la morale arriva in noi dal momento in cui l’uomo prende consapevolezza della tragicità della vita, quando capiamo che tutti soffriamo, andando a comprendere questo sviluppiamo la compassione. Tutti soffriamo allo stesso modo e gli altri sono nella stessa situazione → si sviluppa pietas e nasce il concetto di solidarietà sociale.
La solidarietà porta all’attuarsi delle 2 virtù cardinali: Giustizia e Carità
Giustizia: è intesa con accezione negativa, riguarda il non fare qualcosa, è il non fare del male agli altri, faccio del bene non facendo del male, giustizia è non recare danno
Carità: è in senso positivo → fare qualcosa di buono, utile per gli altri, è la più alta forma di amore, disinteressata (posso fare del bene sia dando i soldi al senzatetto-carità che non dandoli-giustizia)
Problema della morale della compassione → adottando la morale della compassione e della pietà mantengo i legami con il mondo, devo farlo nei confronti di qualcuno
Ascesi: l’ascesi è il percorso di presa di distacco da tutto, il separarsi, è il ricongiungimento dell’uomo a Dio. Con schopenhauer si intende il raggiungimento di uno stato di estasi e di pace perpetua eterna → il raggiungimento di uno stato massimo di godimento possibile
Il modo migliore per sconfiggere la volontà è un percorso di negazione di noi stessi per raggiungere il Nirvana. È la negazione di te stesso, annulli te e i tuoi desideri, bisogna iniziare a desiderare lo spiacevole → negare le richieste dei tuoi apparati organici (se hai fame non mangiare)
Nirvana= silenzio assoluto con massimo godimentoÈ un percorso progressivo, bisogna godere della sofferenza e stare bene in essa, ogni apparato organico è manifestazione della volontà di vivere.
KIERKEGAARD
Nasce a Copenhagen nel 1813, muore nel 1858.
È il precursore dell’esistenzialismo filosofico che sarà la principale corrente del ‘900 (Jasper, Heideger)
Esistenzialismo filosofico: corrente che predilige lo studio dell’esistenza concreta, siamo la nostra esistenza. Sarà uno dei principali critici di Hegel, Hegel è idealista e predilige l’infinito, la metafisica e l’assoluto, dice che il finito ha senso solo dentro il tutto.
Per Kirchegard bisogna guardare le singole cose (i cittadini non lo stato), ogni singola esistenza ha valore in sé, bisogna studiare l’uomo nella sua esistenza. Mette al centro l’individuo e non il tutto.
Kirchegard critica la visione idealista di Hegel sul rapporto tra finito e infinito (finito ha senso solo nell’infinito), individuo vale solon come parte del sistema. Kirchegard dice l’opposto, per lui è più importante la singola esistenza.
Kirchegard nasce in una famiglia molto religiosa, educato in modo severo dal padre, la famiglia di Kirchegard è attraversata da morte, dolore e sofferenza. Si laurea in teologia e l’argomento di tesi è “ironia socratica”= l’ironia è far emergere l’assurdo di ciò che si dice, la contraddizione con il reale, in Kichegard è importante l’ironia perché sarà importante la contraddizione. Secondo Kirchegard l’essere umano è contraddittorio pere natura, l’uomo si contraddice continuamente ed è afflitto da dubbi, paure, incertezze.
Il concetto fondamentale di Kirchegard→ concetto di scelta, è il filosofo della scelta, peso che la scelta ha sull’uomo.
CONCETTO CONTRADDIZIONE E SCELTA
Per capire questo concetto si usa un episodio biografico→ Kirchegard amava una donna chiamata Regina Holsen, era fidanzato con lei e la stava per sposare, convinto che fosse la donna della sua vita.
Poco prima del matrimonio Kirchegard lascia Regina→ contraddittorio
Perche la lascia?
Kirchegard dice che lasciare Regina è stato l’evento più traumatico della sua vita (scheggia nelle carni).
La lascia per 2 motivi:
CARATTERE RELIGIOSO: Kirchegard è convinto che la sua famiglia fosse maledetta da Dio e temeva di tramandare questa sua maledizione
CARATTERE FILOSOFICO: è importante il peso della scelta in Kirchegard→ non era pronto a uccidere la vita precedente per iniziarne una nuova con Regina, doveva cambiare vita uccidendo il vecchio sé. Non era pronto a cambiare vita, uccide la vita con Regina. La scelta in Kirchegard ha sempre un accezione negativa
→ la scelta non si concentra su ciò che viene scelto ma su ciò che non sarà mai, scegliendo una cosa uccido tutte le altre che non ho scelto
Scegliere = rinunciare a cose non scelte
→ la scelta porta ad angoscia esistenziale
Kirchegard scrive 3 opere principali tra il 43 e il 44:
Aut Aut (1843)
Timore e tremore (1843)
Concetto dell’angoscia (1844): è un saggio filosofico
Le prime 2 opere non hanno un identità letteraria singola ma sono un insieme di generi → difficoltà di scegliere un genere
Kirchegard ha difficoltà a firmarsi, a costruire un’identità, usava degli pseudonimi.
Ha difficolta anche nel creare un nucleo individuale stabile.
Aut Aut
Aut Aut significa o-o, con carattere disgiuntivo, uno o l’altro. Esclude sempre 1 possibilità.
Per Kirchegard la scelta non è mai positiva→si concentra su tutto ciò che si uccide non scegliendo, la scelta implica rinuncia, è da vedere in relazione a ciò che perdi scegliendo.
Kirchegard dice che noi abbiamo la possibilità di scegliere tra 2 vite percorribili, scegliere o una o l’altra. Questi 2 stati esistenziali sono tra loro incompatibili e opposti: aut aut
VITA ESTETICA→ il personaggio che incarna la vita estetica è il Don Giovanni di Mozart. Don Giovanni è l’emblema dell’esteta, è caratterizzato dalla non scelta, non sceglie nella sua vita. Ogni giorno sceglie una donna diversa e ogni giorno torna al punto iniziale, vita dell’attimo. Sembra che azzarda una scelta ma non la porta avanti, tornando al punto iniziale, consuma e abbandona→pattern di ripetizione
Don Giovanni non ha progettazione futura, vive l’attimo. Questo implica una non consapevolezza, non ha percorso di crescita perché non porta avanti le scelte. Non ha e non vuole avere responsabilità.
Don Giovanni è l’esteta per eccellenza, insegue il piacere → cade nella NOIA, nella ripetizione dell’identico. La noia porta a disperazione
Il don Giovanni non ha nome perché non sceglie,il Giudice Willem ha il nome+professione
VITA ETICA→ è rappresentata dal Giudice Willem (personaggio finzionale), l’opposto del San Giovanni. Il Giudice Willem ha un’identità e una professione→ha scelto degli studi specifici. Il giudice per lavoro sceglie, emblema della scelta. Il giudice Willem è sposato→ha scelto una donna e ha portato avanti la relazione fino al matrimonio.
Matrimonio=massimo punto eticità. Ha una moglie, dei figli ed un lavoro→responsabilità
Per Kirchegard l’esito è sempre la noia, la monotonia→ l’uomo etico ha fame di infinito, vuole tutte le scelte che non ha preso (hai scelto un lavoro ma vuoi comunque gli altri che non hai scelto). Il tuo cuore desidera tutto ciò che non hai scelto→noia→disperazione
I 2 stati si escludono reciprocamente, sono opposti. Se voglio scegliere una via di mezzo, essendo contrarie, non concludo nulla. Contraddici il principio di non contraddizione (non puoi essere una cosa e il suo contrario allo stesso momento). Chi prova a stare in mezzo cade nell’abisso della non vita, nell’abisso dell’angoscia esistenziale, nella paralisi della non esistenza, della non vita
Seconda opera: Timore e tremore
È la continuazione dell’Aut Aut, introduce una terza vita percorribile→la vita religiosa
La vita religiosa è incarnata da Abramo. Per passare alla vita religiosa si deve passare da una delle altre due (etico o estetico), bisogna saltare l’abisso.
Abramo è l’uomo religioso per eccellenza: è sposato con una donna chiamata Sara, per tutta la vita provano a fare un figlio. Sara non riesce ad avere figli e allora Abramo fa un figlio con la serva che si chiama Ismaele. Ismaele è un figlioccio. Ad un certo punto Sara rimane incinta e nasce Isacco, il figlio prediletto. Abramo si affeziona al figlio ma un giorno Dio chiede ad Abramo di sacrificare suo figlio Isacco in suo nome e per dimostrare la sua fede. Abramo passa una notte d’inferno prima di uccidere suo figlio, attraverso l’abisso della scelta, non sapeva se uccidere suo figlio o no. Il giorno dopo quando sta per uccidere suo figlio un angelo lo ferma→ era la prova di Dio per testare la sua fedeltà
La vita religiosa viene raggiunta dopo il superamento di un ostacolo. L’atto di fede per raggiungere la vita religiosa è sempre paradosso e scandalo (paradossale uccidere il figlio tanto voluto e scandaloso uccidere). La parola di Dio è sempre incomprensibile a noi e produce scandalo→ la logica di Dio non è la tua, devi fidarti di lui. L’uomo religioso non sceglie la totalità, Dio che sceglie l’uomo. La vita religiosa è migliore perché non c’è scelta, deleghi Dio a scegliere per te, non hai angoscia, sai che la scelta di Dio è quella giusta. La tua entità, identità è essere figlio di Dio, scegli ciò che vuole Dio.
La vita religiosa appare a te con qualcosa di paradossale e scandaloso, se accetti però avrà un senso.
2 tipi di paura e concetto di disperazione
Ci sono 2 forme di paura distinte→timore e angoscia
Timore=paura fatta al tempo presente, attuale, nei confronti di un ente specifico (uomo con il coltello davanti a te), nel qui ed ora
Angoscia= è subdola, è la paura rivolta al tempo futuro nei confronti di un ente ignoto, quando non sai (prima di un interrogazione)
L’esito di una scelta provoca angoscia, l’angoscia di non sapere come sarà la vita futura.
“Angoscia è come stare sul ciglio di un burrone nel quale saprai che dovrai saltare ma del quale non vedi il fondo”→burrone=scelta
2 episodi biblici dove emerge il concetto di angoscia
ADAMO ED EVA= Adamo ed Eva non erano 2 uomini ma 2 angeli all’inizio, Kirchegard dice che si scoprono uomini nel momento in cui sentono angoscia→quando sono posti davanti alla scelta (mela=atto di fiducia verso Dio) l’angoscia rende umani Adamo ed Eva, angoscia della scelta
LEGATO A GESU’= Gesù in relazione a Giuda (bacio di Giuda)→Giuda ha tradito Gesù, i soldati cercano Gesù e Giuda per segnalare all’esercito chi era Gesù lo bacia→ tradimento, lo consegna alle guardie imperiali→quando lo bacia Gesù sapeva cosa stava facendo Giuda e dice “affrettati a terminare quello che stai facendo”= Gesù è angosciato, affrettati a farmi uccidere così termino la mia angoscia. Nel momento in cui ha provato angoscia è diventato uomo e non figlio di Dio.
L’angoscia è causata dal non sapere il futuro, di non sapere la scelta che gli altri hanno fatto per lui.
Terza opera: Disperazione
La disperazione è un tipo di angoscia.
Differenza tra angoscia e disperazione: l’angoscia è un senso di disagio proiettato verso l’ignoto ed è una cosa esterna a me (ho fatto l’esame e non so il risultato).
La disperazione è rivolta all’interno, riguarda la tua identità.
Ci sono 2 tipi di scelte:
Interne→ rispondono a “chi voglio essere”, dettano l’identità→portano alla disperazione
Esterne→riguardano il cosa fare→portano all’angoscia
Ci sono 3 scenari dove emerge la disperazione:
Quando non si ha una faccia, un volto→ riguarda il Don Giovanni, cambia identità ogni volta, è tipico dell’esteta, di chi non sa chi è, di chi non ha un identità. Se non sai chi sei→disperazione
Essere te stesso→è legato alla vita etica, alla paura dell’infinito, paura di non riuscire ad assecondare tutte le vita che si voleva, finirà per scontrarsi con la sua natura contraddittoria che lo porterà a sbagliarsi, all’errore. Scegliere di essere te stesso porta a contraddirsi
Non essere te stesso→ fingere di essere chi non si è per conformarsi porta va non essere lo stesso, se forzi e vai contro la tua volontà vai alla disperazione →frantumazione dell’io
Soluzione per scappare dalla scelta, dalla disperazione
L’unico modo per scappare dalla scelta e dalla disperazione è affidarsi a Dio. Kirchegard dice che Dio sostituisce alla disperazione la speranza, non scegli più, deleghi e ti affidi a Dio. Dio ti dice cosa devi fare (scelte esterne) e come devi essere=figlio di Dio (scelte interne).
Dio per Kirchegard non è nel mondo ma è fuori dal mondo e infatti è slegato dalle nostre regole e dai nostri pensieri razionali e dal mondo→la sua parola sembra sempre paradosso e scandalo→dobbiamo affidarci a Dio
Kirchegard è contro il cattolicesimo, non riconosce il Papa e la Chiesa.
Crede che Dio si manifesta alla singola esistenza e che comunica con te quando vuole parlarti.