Pedagogia generale
CAP 1 Educazione · · termine presente nelle conversazioni e nelle attività intenzionali genitori, educatori, animatori o insegnanti. che vedono protagonisti Rappresenta una necessità vitale per la realizzazione della persona éduco(edere): con il significato di nutrire, allevare, quindi un far crescere; edúco(ex-ducere): con il significato di trarre fuori, far uscire. l’educatore e l’insegnante non vengono riconosciuti nella loro competenza (scientificità) pedagogico-educativa. · la parola educazione dovrebbe essere utilizzata preferibilmente in relazione all’età evolutiva: c’è un’educazione a scuola, ma anche in famiglia, in un’associazione sportiva, in un quartiere e tra pari. I codici comportamentali delle funzioni educative: 1) un “codice materno” che privilegia la dimensione dell’accoglienza, della protezione; 2) un “codice paterno”, che invece si concentra maggiormente sulla richiesta di prestazione · L’educazione ha a che fare con il cambiamento, necessità vitale proprio perché costitutiva della sua antropologia, tipologia di essere umano e processo dinamico in cui le dimensioni sociale e personale devono essere compresenti · · è possibile definire l’educazione come un processo: personale, relazionale, socio culturale Allo stesso modo, l’intervento educativo si caratterizza per essere una proposta, mai un’imposizione e, contemporaneamente, una promozione. In ogni epoca e in ogni luogo l’educazione è stata intesa come formazione dell’uomo (influenza condizioni storico-culturali di un’epoca). I 3 CAMPI SPECIFICI DELL’EDUCAZIONE 1) educazione formale ci si riferisce a quelle attività che promuovono un cambiamento in termini intenzionali e progettuali, che si svolge all’interno di confini istituzionali riconosciuti . 2) educazione non formale si fa riferimento a quelle attività, intenzionali e progettuali come le precedenti, ma che tuttavia appartengono al terzo settore. 3) educazione informale si intendono, infine, tutte le esperienze a cui i soggetti possono andare incontro e che possono costituire, anche se non formalizzate o progettate, occasioni di cambiamento e trasformazione. Le nostre idee di educazione nascono dalla nostra esperienza vissuta e sono frutto di una pedagogia implicita, convinzioni date per vere e accettate in modo acritico SO Il primo passo da compiere è indagare quel “aver ricevuto un’educazione” in termini problematici, trasformando ciò che consideriamo scontato in riflessione. ë> la possibilità di proseguire lungo un cammino di decentramento riflessivo può essere offerta dall’acquisizione di una disposizione scientifica, attraverso metodi sistematici di ricerca che ci consentono una migliore comprensione e un controllo più intelligente e meno confuso e abitudinario. Nella prospettiva deweyana, significa approfondire le basi scientifiche dell’arte di educare contando su specifici strumenti di analisi, di riflessione e di intervento→ scopo della pedagogia che costituisce il sapere più antico intorno ai processi educativi Pedagogia: scienza che raggruppa le conoscenze intorno all’educazione e che si occupa della gestione dell’azione educativa, che riflette quei processi rivolti alla crescita, all’istruzione e alla formazione, sia individuali che collettivi. · Tra la Riforma protestante e la Controriforma cattolica iniziarono a prendere avvio le prime sistematizzazioni che individuarono la pedagogia come una “scienza del metodo”. L’attenzione posta ai “metodi di insegnamento” diffusa in questo frangente storico, continuò ad avere a che fare con la filosofia, chiamando in causa la condizione umana e le connesse implicazioni etico-politiche o religiose. Ex. Rousseau & Kant Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI · · L’affermazione della cultura positivistica nel XIX secolo, e con essa, della centralità assunta dall’osservazione della realtà, pose le basi per qualificare anche la pedagogia come “scienza sperimentale”. 1850: pedagogia= scienza dell’educazione—> scienze dell’educazione, cit. Dewey X Dewey, la disposizione scientifica consiste nell’assunzione di un punto d’osservazione del “complesso di fatti” educativi, uno strumento per dare luogo a una “comprensione migliore” e “intelligente”. · Nella realtà contemporanea sono molti i saperi che si interessano all’educazione, tra i quali la psicologia, la sociologia, l’antropologia—> specializzazione settoriale. L’avvento del post-moderno ha portato maggiore libertà, democrazia e opportunità di conoscenza. Oggi siamo nell’era dei diritti ma ci si dovrebbe anche rifare al senso di dovere. CAP 2 DEFINIZIONI IN NEGATIVO DI EDUCAZIONE Il fine dell’educazione consiste - nel conoscere le esperienze pregresse, cioè saper leggere la propria storia; - nel riconoscere per tempo le occasioni formative, cioè saper scrivere la propria vita. • Educare non è creare: con il termine “creazione” si intende un atto che dà origine a qualcosa dal nulla. La formazione è frutto di una concatenazione di eventi ed esperienze. Ogni progetto formativo può essere adatto ad alcuni e non ad altri • Educare non è allevare: si educa anche attraverso la materialità del preservare la funzionalità del sostrato biologico. • Educare non è modellare, ma sbozzare dal soggetto tutta la materia inerte. • Educare non è addestrare, ma selezionare e regolamentare esperienze scoordinate con il fissaggio delle sole stimolazioni che appaiono significative per il miglioramento del soggetto. • Educare non è comunicare, ma è anche “far comunicare”. • Educare non è curare, ma è occuparsi e preoccuparsi dell’altro • Educare non è formare: il termine “forma” può richiamare sia qualcosa di esterno ma anche il tema aristotelico di entelechia che indica perfezionamento ed è tipicamente interno. Emerge dunque il contrasto tra il mito dell’efficacia e la necessità di efficienza Formazione: esigenze del contesto prevalgono VS educazione: esigenze individuali soggetto NB Nessun obiettivo, anche educativo/formativo, deve mai essere perseguito a tutti i costi. PERICOLO: ACCANIMENTO EDUCATIVO: tentativo di non dichiarare la propria sconfitta in quanto sforzo teso a raggiungere obiettivi ritenuti auspicabili pur non essendovi le condizioni che possano consentirlo. Ha 2 volti: o eccesso di azioni educative rivolte ai soggetti che non mancano di alcune caratteristiche, potenzialità e tempo o nei confronti di soggetti diversi dal tipo 1) L’educatore si distingue per il modo in cui caratterizza la relazione educativa poiché il fatto educativo si fonda su una particolare relazione interpersonale: la quotidianità CONTESTUALIZZAZIONE E INVARIANZE DELLA RELAZIONE EDUCATIVA 1. L’asimmetria che porta con sé la simmetria ma non è superiorità di status 2. pregiudizio: Valutazione antecedente alla conoscenza; categoria interpretativa consapevole di sé e legato all’autoriflessione 3. coinvolgimento emotivo: giusto equilibrio tra coinvolgimento e distanziamento; non certezza preventiva, ma attenta considerazione delle diverse variabili. RELAZIONE EDUCATIVA: RISCHIO, GIOCO & RECIPROCITà (mette anche in gioco l'autorevolezza) 1. prossimità e distanza: L'empatia è l'esperienza della massima prossimità con l'altro ma non comporta l'evaporazione dei confini. Nell'empatia allarghiamo la nostra esperienza sino ad accogliere il vissuto altrui ma non lo viviamo come se fosse il nostro vissuto giacché dentro di noi continuiamo a sentirlo a sperimentarlo come vissuto dell'altro 2. 3. 4. valorizzazione della differenza Dall’eteronomia all’autonomia esperienza biologica e culturale All’educatore non spetta né il rifiuto all'esercizio del comando né una smania di comandare (Freire) ma di creare un clima di fiducia che è una scommessa perché non potrebbe essere ricambiata Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI • l'educatore deve gestire anche la resistenza e il conflitto • L'educatore deve saper riconoscere l'altro come prossimo e accettare la sfida del contatto La fragilità è una parte ineliminabile della costitutiva essenza/esistenza del soggetto e non deve evocare significati negativi di incapacità VS la vulnerabilità, che narra di condizioni di vita per nulla umane e tanto meno naturali; nasce da un vulnus, una ferita inferta per malvagità, calcolo o indifferenza. SOLUTION: Per i soggetti maggiormente “deboli” poter contare su routine consolidate anche se può, a lungo andare, prevalere la stanchezza della ripetitività. In alcuni casi potrebbe essere una delle rare persone significative incontrate nelle vita, uno di quegli educatori che ancora viene ricordato a distanza di anni. ¹ Si sta diffondendo il trend dell’adulto inconsistente, perennemente ripiegato su se stesso o in crisi per ogni nonnulla, mentre al bambino serve trovare un adulto che rimandi un segnale costante e indichi un percorso preciso. Tra adulto e minore: estrema vicinanza e una accurata lontananza PRINCIPI PER EDUCARE • L’autenticità: Il “coraggio di essere se stessi” riguarda entrambi i soggetti coinvolti. • L’educatore deve essere trasparente. Ci deve essere congruenza/coerenza fra quel che l’educatore è/ciò che pensa, tra quel che pensa/ciò che dice; tra quel che dice/ciò che fa. • L’educazione consiste in proposte, non imposizioni e deve saper far leva sulla motivazione aka attivare il soggetto, orientarlo, sostenerlo nel tempo. Secondo la teoria dei bisogni di Maslow (1954) le spinte verso il cambiamento possono nascere da carenze o da volontà di miglioramento, dai bisogni primari al sociale e poi spirituale. cap 3: Educare in contesti formali: la scuola nella Costituzione italiana o 3.1 Stato e istruzione: brevi cenni storici o nella vita di una comunità l’istruzione riveste un ruolo fondamentale in quanto contribuisce a determinare gli elementi caratterizzanti dei suoi componenti o l’istruzione risulta infatti cruciale per lo sviluppo della persona umana, ma è contemporaneamente “precondizione necessaria per la tenuta dell’intero sistema democratico”, nonché “terreno di raccolta” per le sfide che attendono i cittadini europei sul fronte socio-economico, demografico, ambientale e tecnologico o l’intervento dello Stato in materia d’istruzione ha rappresentato tuttavia un fenomeno dell’età moderna, essendosi manifestato durante l’Illuminismo, anche se in realtà la percezione dell’istruzione come necessità sociale era già avvertita nelle civiltà antiche (civiltà greca + Roma imperiale) successivamente l’istruzione diventa affare della Chiesa, fino all’Illuminismo o per quanto concerne l’Italia, al momento dell’unificazione la situazione non si dimostrava omogenea il Regno di Sardegna, aveva scelto di demandare allo Stato il compito di occuparsi dell’istruzione nonostante lo Statuto albertino non contemplasse l’istruzione come un diritto e viene quindi sottoscritta la Legge Casati (dal cognome del ministro proponente) approvata nel 1859 come regio decreto amministrativo e successivamente estesa a tutto il Regno d’Italia, tale legge si prefiggeva di disciplinare in modo organico il sistema dell’istruzione, affidando al Ministro competente il compito di governare le scuole pubbliche e di vigilare su quelle private la legge introdusse anche l’obbligo scolastico per il primo biennio, ma non ne favorì in modo rilevante il rispetto regola per mezzo secolo il sistema italiano dell’istruzione Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI la legge era suddivisa in cinque titoli che disciplinavano, rispettivamente, gli organi centrali e locali dell’amministrazione della pubblica istruzione, gli istituti d’istruzione superiore, l’istruzione secondaria classica, l’istruzione tecnica e infine quella elementare la libertà d’insegnamento non veniva espressamente annunciata ma, nella prassi, non poteva essere considerata priva di tutela o dopo la Prima Guerra Mondiale il Governo fascista approvò la Riforma Gentile (nuovamente dal nome del Ministro proponente), fra le cui innovazioni si annoveravano l’enunciazione espressa, seppur solo in riferimento a quello universitario, della libertà d’insegnamento (fortemente limitata però nei fatti) e l’introduzione dell’esame di Stato, volto a equiparare gli alunni delle scuole private a quelle pubbliche o negli anni successivi l’ordinamento scolastico venne ulteriormente modificato nel senso di un suo maggiore accentramento e della limitazione delle garanzie giuridiche in esso previste o 3.2 L’istruzione nella Costituzione fra principi fondamentali e diritti o a differenza dello Statuto albertino, la Costituzione della Repubblica italiana contempla l’istruzione sia fra le disposizioni dedicate ai diritti dei cittadini, sia fra quelle rivolte al riparto di competenze fra lo Stato e gli enti territoriali o l’aspetto della tutela del diritto si rinviene negli articoli 33 e 34 che si trovano fra le disposizioni sui “Rapporti etico-sociali” della Parte I e che, secondo la dottrina, costituiscono insieme all’articolo 9 (uno dei Principi fondamentali) la cosiddetta “Costituzione scolastica” del nostro sistema o l’articolo 9 va ad inserire fra i compiti dello Stato sia quello di attivarsi direttamente, sia quello di favorire le iniziative poste in campo da altri soggetti in tutti i settori ascrivibili alla cultura, oltre che nella ricerca scientifica e tecnica o il dettato delle disposizioni degli articoli 33 e 34 sono il frutto dell’Assemblea Costituente; questi si possono identificare nella garanzia della libertà della scienza e dell’arte ma anche del loro insegnamento; nell’affidamento allo Stato del compito di dettare le norme generali nella materia dell’istruzione nonché di mettere a disposizione dei cittadini scuole per tutti gli ordini e gradi, con la previsione di un esame finale; nella possibilità della coesistenza, accanto alle strutture pubbliche, di istituti privati; nella previsione di un obbligo formativo di otto anni, che connota l’istruzione anche come dovere; nell’onere, per lo Stato, di mettere a disposizione i mezzi per consentire ai meritevoli l’esercizio del diritto allo studio o 3.3 La libertà d’insegnamento (p. 72) o se l’affermazione della libertà dell’arte e della scienza rimanda sostanzialmente all’idea dell'inammissibilità di un’arte o di una scienza ufficiali dello Stato, la sfera di libertà ad esse relativa si estende anche sul fronte della loro diffusione a terzi attraverso l’insegnamento o la libertà d’insegnamento può essere considerata il nucleo centrale della disposizione in oggetto o uno degli aspetti su cui sono stati posti degli interrogativi ha riguardato il rapporto fra la libertà in questione e quella di manifestazione del pensiero, che in qualche modo pare ricomprenderla la principale differenza tra le due però viene individuata nell’oggetto della tutela, che nel caso della manifestazione del pensiero può essere ravvisata solo nel soggetto che esprime il proprio pensiero, mentre nel caso dell’insegnamento riguarda anche colui cui tale insegnamento è diretto e, più in generale, tutta la società il terzo interesse viene tradotto nell’introduzione dell’insegnamento “cittadinanza e Costituzione” o un ulteriore aspetto su cui si è incentrato il dibattito ha riguardato l’ampiezza della sfera di libertà da riconoscere agli insegnanti nonché la delimitazione delle situazioni in cui questa può trovare applicazione Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI o si ritiene che la libertà d’insegnamento venga più ragionevolmente ravvisata solo in relazione al contesto scolastico, all’interno del quale essa gode di un livello differenziato di tutela a seconda del grado dell’istruzione che viene esercitata o 3.4 L’attribuzione allo Stato del potere di dettare le norme generali in materia o l’attribuzione allo Stato del compito di disciplinare l’istruzione da un lato esclude che si possa verificare una totale assenza dell’intervento pubblico in materia e, dall’altro, preclude il fatto che possano profilarsi sistemi d’istruzione interamente sottratti alla disciplina e al controllo statali o lo Stato ha il dovere etico-politico di provvedere all’istruzione dei suoi cittadini anche a motivo del fatto che rappresenta “un’idea universale” o in riferimento al contenuto effettivo delle “norme generali” menzionate nella Costituzione (art 33), la dottrina non ha mancato di sottolineare la differenza che intercorre fra il termine “istruzione” e quello di “insegnamento” istruzione risultato complessivo cui tende l’insegnamento e che si raggiunge attraverso una pluralità d’insegnamenti sistematici e coordinati tra loro costituisce effettivamente l’oggetto della regolamentazione statale insegnamento connotato soprattutto dall’aspetto della manifestazione del pensiero, si può ritenere escluso dalla sottoposizione alle norme generali dello Stato o 3.5 Il sistema delle scuole statali con esame di Stato finale o oltre a dettare le norme generali in materia d’istruzione, lo Stato è tenuto a predisporre un’organizzazione scolastica in grado di accogliere tutta la popolazione studentesca della fascia d’obbligo, che include tutti gli istituti, pubblici e paritari, che rientrano nel sistema nazionale dell’istruzione o nei primi decenni di vita della Repubblica, il sistema scolastico era improntato al principio gerarchico e posto quindi completamente alle dipendenze del Ministero della Giustizia o Le riforme che, a partire dalla seconda metà degli anni Novanta, hanno interessato il sistema amministrativo italiano portando al trasferimento di molte funzioni dal centro alla periferia, hanno promosso anche un decentramento di tipo funzionale, che mira a valorizzare cioè il ruolo di quegli “enti pubblici dotati di una peculiare forma di autonomia sia dallo Stato, sia dagli enti territoriali” in tale categoria (“autonomie funzionali”) rientrano le Università, le Camere di Commercio, ma anche le scuole, cui la legge n.59/1997 ha riconosciuto la personalità giuridica e la conseguente acquisizione di funzioni precedentemente svolte dallo Stato l’autonomia riconosciuta alle scuole si declina in diverse forme, riguardando sia il piano finanziario (bilancio e patrimonio propri + potere di esercitare decisioni in materia), sia quello organizzativo (determinare il proprio assetto interno e relative regole, negli spazi lasciati liberi dalla legge), sia e soprattutto quello didattico (con la facoltà di definire i curricoli e i programmi d’insegnamento, sperimentando anche nuovi modelli di azione didattica e culturale) o per quanto riguarda invece la disposizione costituzionale sugli esami di Stato, ne sono previste due tipologie: quello di tipo scolastico e quello di tipo professionale tipo scolastico mira a garantire la serietà della scuola e la parità di trattamento degli alunni di tutte le scuole tipo professionale ha lo scopo di accertare requisiti e capacità necessari allo svolgimento di determinate attività professionali o secondo quanto ha precisato la Corte costituzionale, la disciplina legislativa di questi due esami di Stato deve prevedere precise condizioni di ammissione, programmi d’esame e composizioni e funzioni della commissione giudicatrice o gli esami attualmente previsti sono quelli che concludono il primo e il secondo ciclo dell’istruzione o 3.6 Il riconoscimento della parità a scuole private Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI o la scelta portata avanti dalla nostra Costituzione (art 33) si ispira al principio del pluralismo scolastico o tali disposizioni offrono tutela a due diverse tipologie di diritti: la libertà dei soggetti privati di istituire scuole e la possibilità di scegliere fra opportunità formative diverse che vedono, accanto alle scuole pubbliche, dei percorsi alternativi ma suscettibili di condurre allo stesso risultato o una delle principali differenze fra i due modelli di scuola può essere ravvisata nel fatto che mentre quella pubblica mira potenzialmente a consentire l’avanzamento culturale di ogni componente della società, quella privata persegue la protezione di una identità culturale e ideologica precisa o solo nel 2000 la legge n. 62 ha disposto che gli istituti che ottengono la parità entrano nel sistema nazionale d’istruzione, composto da scuole statali, pubbliche non statali, private paritarie o le paritarie sono abilitate a rilasciare titoli di studio aventi valore legale, hanno piena libertà di orientamento culturale e indirizzo pedagogico ma devono possedere alcuni requisiti fondamentali, su cui lo Stato esercita il controllo, relativi: al progetto educativo, al piano dell’offerta formativa, alla titolarità della gestione e alla pubblicità dei bilanci, alla disponibilità di locali e arredi adeguati, all'istituzione di organi collegiali improntati alla partecipazione democratica, all’obbligo di accettare l’iscrizione di tutti gli allievi i cui genitori ne fanno richiesta (se in possesso di titoli adeguati), all’attuazione delle norme a tutela dei portatori di disabilità o svantaggio, alla costituzione organica di corsi completi, all’impiego di personale docente abilitato e alla tipologia dei contratti di lavoro o un altro aspetto particolarmente controverso di questa disposizione è la previsione dell’assenza di oneri in capo allo Stato (interpretato così in Assemblea) dell’impossibilità, per gli istituti privati, di pretendere aiuti dallo Stato nel momento della loro costituzione di fatto, per le scuole paritarie le leggi hanno previsto dei sussidi ma li hanno destinati non agli istituti in sé ma ai loro alunni o 3.7 Il diritto e il dovere all’istruzione o le disposizioni sulla c.d. “Costituzione scolastica” denotano inequivocabilmente l’intento del Costituente di configurare l’istruzione come un diritto sociale, che assume un particolare rilievo non solo in quanto finalizzato a consentire a tutti il raggiungimento di un livello minimo di conoscenza, ma in quanto presupposto essenziale ai fini dell’esercizio di un altro diritto fondamentale, quello del lavoro o “la scuola è aperta a tutti” se intesa come istitutiva solo del diritto a una prestazione amministrativa (l’iscrizione alla scuola), la disposizione sulla gratuità dell’istruzione avrebbe implicato l’assenza di costi d’iscrizione che (in quella pubblica) è garantita a tutti se intesa come istitutiva del diritto di ognuno di ricevere l’istruzione in modo adeguato alla sua situazione, la disposizione in oggetto avrebbe invece comportato anche la possibilità di ricevere, da parte dello Stato, quegli aiuti atti a rimuovere gli eventuali ostacoli di natura sociale o economica (tra gli aiuti potrebbe rientrare la fornitura gratuita dei libri di testo) o l’obbligo scolastico si delinea quindi non solo come diritto, ma anche come dovere della cui violazione rispondono sia il minore sia coloro che avrebbero dovuto effettuare la vigilanza o 3.8 I sussidi ai capaci e meritevoli o nella fascia dell’obbligo l’istruzione deve quindi essere garantita a tutti non solo attraverso la gratuità dell’iscrizione ma anche mettendo a disposizione dei discenti quegli strumenti accessori che permettano loro di poter effettivamente frequentare con profitto le lezioni o per l’accesso ai livelli superiori, la Carta pone invece una regola parzialmente diversa che subordina la concessione di aiuti da parte dello Stato al principio meritocratico e all’applicazione del metodo concorsuale (art. 34) o 3.9 Il riparto delle competenze fra lo Stato e gli enti territoriali in materia d’istruzione o dal punto di vista della potestà legislativa, il testo originario della Costituzione assegnava alla competenza concorrente fra Stato e Regioni ordinarie “l’istruzione artigiana e professionale” e “l’assistenza scolastica” Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI o la revisione costituzionale del 2001 ha introdotto una diversa e complessa redistribuzione della materia, assegnando allo Stato le “norme generali” e i principi fondamentali e demandando alle Regioni la disciplina di dettaglio o l’istruzione e le norme generali sull’istruzione vengono annoverate fra quelle materie in cui le Regioni potrebbero richiedere “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” o per quanto concerne le funzioni amministrative, nel tempo si è assistito a un loro graduale trasferimento al sistema degli enti territoriali o con il DPR 616/77 l’assistenza scolastica è stata assegnata alla competenza amministrativa dei Comuni due decenni dopo ha invece devoluto alle Regioni un più ampio numero di funzioni fra cui quelle di programmazione e assegnato importanti compiti anche a Comuni e Province o 3.10 Il ruolo dell’Unione europea nel settore dell’istruzione o l’istruzione e la formazione professionale non rientrano fra le materie di competenza dell’Unione, ma vengono mantenute in capo agli Stati membri o nonostante questo, tali materie risultano contemplate sia dagli atti normativi, sia e soprattutto dalle linee guida delle politiche dell’Unione o per quanto concerne gli atti normativi dell’Unione si possono individuare sia richiami indiretti, sia disposizioni puntuali che intervengono in proposito o riferimenti impliciti all’istruzione sono contenuti nel Trattato sull’Unione europea (art. 3) o un’altra disposizione fondamentale è l’articolo 14 della Carta di Nizza, che annovera quello “all’istruzione nonché all’accesso alla formazione professionale e continua” fra i diritti da garantire a ogni cittadino europeo o fra gli obiettivi cui l’azione dell’Unione è volta l’articolo 165 annovera quelli di sviluppare una dimensione europea dell’istruzione, soprattutto attraverso la diffusione delle lingue; favorire la mobilità di studenti e insegnanti; promuovere la cooperazione tra istituti d’insegnamento; sviluppare lo scambio di informazioni e di esperienze fra sistemi d’istruzione degli Stati membri cap 4: Lavorare insieme per educare: il valore del gruppo o il lavoro di gruppo, in termini professionali, è una grande risorsa perché favorisce la collaborazione tra esperti di diversi settori ma anche tra professionisti di una stessa disciplina, che recano sguardi inediti e soluzioni alternative, favorendo una gestione integrata dei problemi o 4.1 Tracce di collegialità: uno sguardo ai contesti educativi o nei contesti formativi la pratica del lavoro in team è prassi consolidata, legittima nell’ambito stesso delle teorie della formazione aziendale o basti pensare, in tal senso, alla prospettiva del knowledge management, che sostiene la strutturazione di learning organizations, ossia di ambienti di apprendimento ispirati alla condivisione e allo scambio di conoscenze, informazioni, saperi, competenze o la creazione di contesti di apprendimento condiviso consente di promuovere una cultura di apprendimento continuo e di condivisione della conoscenza (saper lavorare in modo interconnesso) o quando si affronta la sfida dell’educare insieme, l’alleanza tra educatori/insegnanti è strategica un’alleanza non formale, bensì basata sulla fattiva collaborazione, sul confronto, sulla contaminazione dei saperi e delle competenze o 4.2 Il lavoro di équipe, nella logica della corresponsabilità educativa o una concretizzazione particolarmente emblematica dell’alleanza educativa è il lavoro di équipe, ossia una strategia di lavoro che vede l’integrazione di professionisti che affrontano sfide e si pongono obiettivi comuni, operando in gruppo questa tipologia di lavoro stimola e rende più efficace il raggiungimento di obiettivi professionali e costituisce un contesto ideale per tutelare ogni professionista da eventuali rischi di isolamento e burnout Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI o la sindrome di burnout si manifesta con rilevante incidenza nelle professioni sociali ed educative (forte carico di responsabilità) o l’équipe è tanto un esito quanto un successo, il che attribuisce senso allo stare e al lavorare insieme dedicare tempo alla realizzazione degli obiettivi è tanto importante quanto prendersi cura delle relazioni interne, costitutive del noi il gruppo cresce equilibrando efficienza e razionalità o 4.3 Il valore del gruppo nella realizzazione del compito o il gruppo produce uno sguardo olistico sulla realtà e sulle strategie di problem solving più “sofisticate”, rispondenti alla complessità delle questioni da conoscere e da affrontare o l’interdipendenza è condizione fondamentale per lavorare in gruppo, producendo decisioni condivise o ciò che deve rimanere come criterio fondamentale per decretare il buon funzionamento del gruppo è comunque l’efficacia, ossia la realizzazione di interventi effettivi o è fondamentale che i membri del gruppo condividano delle regole di funzionamento, stabilite con lo scopo di favorire il raggiungimento degli obiettivi dall’analisi della situazione alla definizione del problema, sino all’individuazione delle strategie per affrontarlo o 4.4 Il piano delle relazioni: quali sono i bisogni che le persone manifestano all’interno del gruppo? o il bisogno di appartenenza e di riconoscimento sono istanze che il singolo porta in un contesto gruppale il gruppo è il contesto del “rispecchiamento”, nel quale la persona traccia i contorni del Sé, nella relazione con gli altri da sé, apprende aspetti della propria personalità, esprime la propria unicità o un gruppo che non funziona può minare profondamente l’autostima delle persone e inibirne l’autonomia o attraverso la promozione di pratiche riflessive e autoriflessive, lo stare in gruppo e il lavorare con altri rende possibile a ognuno l’esplicitazione delle proprie rappresentazioni, anche degli aspetti più taciti, perché nel gruppo si portano anche i caratteri distintivi del proprio Sé o a ciascuno va garantito uno spazio e un momento per portare alla luce pensieri, proposte, progetti, come pure dubbi e incertezze: ciò favorisce la cura dei processi e la cura delle persone allo stesso tempo o 4.5 Diventare gruppo: una sfida formativa o come in ogni gruppo, anche in un’équipe di professionisti ciascuno porta istanze, opinioni, valori e orientamenti tutt’altro che identici o il processo di team building parte dalla consapevolezza del fatto che non mancano tensioni nel lavoro con colleghi e divergenze di valutazione o nella realizzazione di autentiche pratiche di gruppo, sono implicati diversi piani relazionali e molteplici competenze, che vanno progressivamente costruiti, non certo improvvisati o è importante essere coscienti del fatto che ogni conoscenza è soggettiva e parziale, quindi si arricchirebbe solo nel confronto con l’altro, fonte di inedite e ulteriori conoscenze (logica della complementarietà) o la consapevolezza dei propri limiti è anche prerogativa essenziale per sviluppare anche una disponibilità all’ascolto, garanzia di apertura alla prospettiva dell’altro, nella sua dimensione personale e professionale o gli stessi conflitti possono diventare un’occasione per formare le persone alla capacità di confronto o 4.6 Traiettorie per il consolidamento del gruppo di lavoro o i quattro pilastri che costituiscono i punti di appoggio per costruire un gruppo di lavoro e che al tempo stesso rappresentano le dimensioni a cui tendere costantemente mentre si lavora in un’équipe sono: la fiducia, l’apertura al cambiamento, la responsabilità e la riflessività fiducia negli altri e nel gruppo; la presenza di fiducia reciproca è la prerogativa per un’autentica integrazione del lavoro Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI credere nella collaborazione e utilizzare il confronto come occasione di cambiamento sono una disposizione fondamentale per generare apprendimento nel gruppo la responsabilità può essere considerata come il motore della collaborazione; si è chiamati a rispondere in prima persona dinanzi al gruppo e a se stessi intraprendere questa strada dialogica implica infine l’assunzione di una postura riflessiva, che mette nella condizione di rivisitare criticamente il proprio operato, interpellando la propria cultura educativa ma anche quella maturata dal gruppo stesso o 4.7 Riflessioni conclusive o la capacità di lavorare insieme ai colleghi non è riconducibile a una disposizione meramente innata o saper far parte di un gruppo in modo efficace e costruttivo richiede un profondo lavoro sul piano personale e professionale o coltivare una cultura dello scambio e della condivisione è fondamentale anche per innovare le pratiche educative, avviare processi generativi e mettere in atto risposte più efficaci nei confronti degli utenti/alunni CAP 5 LA RELAZIONE “un essere umano è tanto più persona quanto sono più ricche le sue relazioni” il legame esistente tra due persone o tra una persona e un oggetto, che costituisce il fondamento di ogni conoscenza, e che, per rivelarsi significativamente valido, deve prendere forma a partire dal ruolo che la dimensione affettiva gli conferisce. La pienezza dell’essere infatti non si manifesta solo venendo a contatto con l’Altro; l’uomo diventa Io nel momento in cui riconosce il Tu e viene riconosciuto da esso per mezzo di un continuo scambio di ruoli che si realizza solo se esiste il rispetto per l’Altro. la relazione che si crea e cresce progressivamente con la socializzazione e la trasmissione culturale di conoscenze, si fa strumento privilegiato del fare educazione poiché accoglie la differenza e riconosce il limite del singolo nella ricchezza dell’altro da sé • Elemento imprescindibile all’interno della relazione educativa è ovviamente la comunicazione e in particolare la sua declinazione particolare del dialogo. La comunicazione non è solo verbale ma anche l’ascolto emozionale che è “implicito” I limiti del dialogo possono essere superati grazie all’approccio della narrazione che permetta la soggettivizzazione dell’esperienza. • Nelle criticità del carattere liquido con cui la società si presenta, lo strumento della relazione educativa diventa prerogativa indispensabile di ogni contesto fin dai primissimi luoghi dell’educazione: la famiglia e la scuola. Ciò che accade è un disconoscimento dell’importanza e dell’esistenza di una differenza di ruoli tra giovani e adulti (scambio generazionale da cui può scaturire diffidenza reciproca). • Non tutte le relazioni educative sono ugualmente efficaci relativamente alla facilitazione degli apprendimenti e delle competenze relazionali • La base di una relazione che si definisce educativa è dunque costituita dalla disponibilità a uscire dalla propria singolarità per incontrare l’altro. • Lo studente non è termine passivo della relazione, ma influisce attraverso un feedback educativo. • La complessità del sistema comunicativo scolastico richiede agli insegnanti flessibilità e capacità di riconoscere le variabili che costituiscono la situazione comunicativa di un evento • Una comunicazione educativa aperta richiede di andare oltre la funzione referenziale e quella conativa, che danno maggiore spazio agli aspetti emotivo-affettivi, soggettivi e interpersonali • L’apprendimento è un processo attraverso il quale il soggetto modifica il proprio comportamento e le proprie conoscenze per adattarsi in maniera autonoma alle sollecitazioni provenienti dal suo stato personale e dall’ambiente • Si ha esperienza, poi, quando gli stimoli interni a un soggetto interagiscono con quelli esterni fornendogli le basi per la soluzione di problemi. La relazione studente-docente si sviluppa attorno alle quattro aree della comunicazione: senso motoria, cognitiva, emotivo-affettiva, socio-relazionale, cui intervengono numerosi fattori che condizionano l’apprendimento: motivazione, interesse, aspettativa, attenzione, memoria, capacità, competenza, gratificazione. Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI Grande vantaggio dell’utilizzo di strumenti tecnologici è la possibilità di autovalutazione da parte dell’utente, imparando dagli errori. ERRORI: occasione di riflessione cui agisce un’importante connotazione ludica-motivazionale: l’alunno, infatti, vive la prova come sfida e, in caso di insuccesso, è spinto a rivedere i contenuti per migliorare il risultato. Problem solving: il contenuto viene proposto sotto forma di problematizzazione, affinché diventi motivo di riflessione e di conquista autonoma. Il docente deve saper variare gli stili: o attivo (attraverso visite guidate, esplorazione su campo); o simbolico (con l’uso e la manipolazione del linguaggio); o iconico (da impiegare soprattutto nel metodo di studio, per stimolare l’analisi degli oggetti visualizzati); o analogico (come i giochi di simulazione); o tecnologico (che comprende gli altri tipi di mediatori). GLI ASPETTI CHE INCIDONO IL RUOLO DI INSEGNANTE 1. personalità 2. preparazione professionale 3. curiosità, interesse e passione 4. capacità nel creare un clima caldo 5. l’insegnante ideale deve essere leader indiscusso e suscitare ammirazione nei suoi studenti. cap 6: La corresponsabilità educativa fra scuola e famiglia o 6.1 Lo sguardo pedagogico sulla famiglia e sulla scuola nella società post pandemica o per alcuni, sembra addirittura sempre più difficile parlare della famiglia come realtà concreta, all’interno di una società definita non a caso post-familiare o di fatto, il ruolo dell’esperienza familiare nel percorso formativo individuale è talmente importante da indurre a ritenere che l’educazione è sempre, almeno implicitamente, educazione familiare o tanto la famiglia quanto la scuola sono informate da un processo di adattamento a tre importanti dinamiche socioculturali ed economiche, attualmente soggette a un’accelerazione senza precedenti, quale conseguenza dell’emergenza pandemica legata al COVID-19 e della crisi umanitaria esplosa in seguito alla guerra in Ucraina specificatamente, è possibile individuare nella pervasiva digitalizzazione e ibridazione dei processi relazionali, finanziari e sociali, e nella progressiva riduzione delle prospettive di sviluppo economico e socioprofessionale un preoccupante punto di svolta nello sguardo sulla famiglia, che chiaramente impatta anche sulla scuola o in ambito sociologico, sono definiti bonding e bridging questi due indici del capitale sociale, inteso come l’insieme delle relazioni reciproche, cooperative e fiduciarie sia interne sia esterne al nucleo familiare, che consente alle famiglie di implementare strategie di coping in particolare, mentre il bonding definisce le relazioni interne alle famiglie, il bridging consente invece di allargare in senso inclusivo le risorse sociali familiari alla comunità esterna o secondo Siles Rojas, una relazione positiva tra famiglia e scuola influenza non solo il successo scolastico degli alunni, ma anche la qualità generale della scuola o numerose ricerche dimostrano che gli insegnanti che sono interessati alla vita familiare e sociale degli alunni hanno maggiori opportunità di incidere sulla loro motivazione o durante la pandemia le famiglie hanno dovuto mettere a disposizione il proprio capitale pedagogico per fronteggiare l’interruzione della didattica in presenza, rinunciando in qualche misura alla propria privacy, come per esempio è avvenuto attraverso l’esposizione dei propri spazi domestici nel corso delle video-lezioni o la riorganizzazione dei tempi familiari per partecipare alle varie riunioni online Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI o l’esperienza della DAD e della DDI ha comportato sia nei genitori sia negli insegnanti un aumento generalizzato dei livelli di stress e della fatica nell’adempiere ai propri compiti educativi o 6.2 Dalla generatività familiare alla generatività sociale o il tema della corresponsabilità educativa affonda le sue radici in una rappresentazione del rapporto tra famiglia e scuola che oltrepassi una tradizionale o stereotipata visione di intralcio o di contrapposizione, per schiudersi verso l’orizzonte della generatività, quale cifra precipua del contesto familiare e precondizione per la costruzione di percorsi di cittadinanza attiva o la generatività è da intendersi come tratto peculiare dell’essere adulto, che si esplica non solo nella procreazione e nella genitorialità, ma anche nella creazione di nuovi prodotti e nuove idee (Erikson) nel 1993, Snarey riduce a tre le forme di generatività, ovvero biologica (strettamente parentale), tecnica culturale e infine sociale o i genitori di oggi sono sempre più sensibili e informati rispetto al proprio compito educativo, ma forse anche per questo più insicuri o sostenere i genitori significa aiutarli a percepirsi ed essere percepiti come figure credibili e affidabili, in grado di affrontare le ansie di inadeguatezza e il timore di sbagliare o la costruzione di una genitorialità efficace non può non tenere conto dell’asimmetria costitutiva della relazione tra genitori e figli, e si esplica nella complementarietà dei codici materno e paterno, intesi come capacità di proteggere e tenere in sé, ma anche di controllare e spingere fuori il codice materno coincide con l’elaborazione di una risposta al fabbisogno fondamentale dei figli di essere riconosciuti, accuditi e amati incondizionatamente il codice paterno risponde a un altro bisogno fondamentale dei figli, e cioè esistere con un significato o sia gli insegnanti sia i genitori svolgono una funzione pedagogica essenziale che va oltre i compiti di allevamento (in famiglia) e di alfabetizzazione (a scuola) o le evidenze scientifiche hanno messo in luce l’influenza della relazione genitori-figli nello sviluppo cognitivo, affettivo e sociale del bambino, sottolineando come l’esperienza con i caregiver e l’ambiente familiare condizionino fortemente la personalità e il comportamento di ogni individuo per l’intero corso della vita o dagli studi di Baumrind (1971) si evidenziano tre stili genitoriali prevalenti: autoritario permissivo autorevole negligente/trascurante (aggiunto successivamente da Maccoby e Martin, ‘83) o lo stile educativo del docente si esprime anche nella postura relazionale che assume verso i genitori degli alunni o i docenti dovrebbero promuovere un’equa partecipazione dei genitori alla vita scolastica dei figli, incentivando in particolare la collaborazione dei padri, soprattutto nei primi gradi scolastici o 6.3 Accordi educativi tra scuola e famiglia o i rapporti scuola-famiglia sono al centro della riflessione pedagogica soprattutto a partire dagli anni Settanta del secolo scorso, quando importanti riforme legislative, organizzative e sociali condussero la scuola a rivedere il proprio ruolo all’interno del cosiddetto “sistema formativo integrato” o oggi è ancora più importante che famiglia e scuola siano poste nelle condizioni di ricercare forme di raccordo educativo attraverso le quali condividere tensione valoriale e intenzionalità pedagogica o possibili fattori ostacolanti in termini di riconoscimento reciproco: gli insegnanti avvertono di aver perso l’autorevolezza di cui godevano nel passato e con essa anche il supporto delle famiglie che, da complici fidati, appaiono ora oscillare tra la delega completa delle funzioni educative e le forti intromissioni nelle questioni didattiche Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI si aggiunge un ulteriore elemento di criticità, dato dalla percezione di una costitutiva e ineliminabile separazione dell’azione formativa della scuola e della famiglia o il servizio che la scuola offre è sia pubblico che privato: è pubblico perché influenza la qualità della vita della comunità, ed è privato in quanto influisce sulla crescita dei singoli individui o la corresponsabilità tra famiglia e scuola, se da un lato richiede una postura democratica che rispetti la molteplicità degli orientamenti valoriali, dall’altra non può rinunciare ad ambire a un quadro assiologico unitario, rivolto alla ricerca del bene comune, nella direzione della formazione sociale e politica delle nuove generazioni o per l’insegnante si tratta soprattutto di imparare a padroneggiare le dinamiche relazionali, anche e soprattutto se di natura conflittuale o la scuola non può pretendere di risolvere tutte le problematiche che investono la famiglia oggi, così come la famiglia non può delegare alla scuola tutti i suoi compiti educativi o oltre a una solida base motivazionale all’esercizio condiviso della responsabilità educativa, è importante che gli insegnanti siano dotati di una buona conoscenza di sé e di un bagaglio di competenze sociali e organizzativo-istituzionali in grado di sostenere la loro effettiva disposizione cooperativa verso le famiglie e il contesto sociale più ampio o la collaborazione tra famiglia e scuola richiede un intreccio relazionale che chiama in causa rappresentazioni, atteggiamenti, modalità comunicative e retaggi culturali che possono emergere e essere eventualmente modificati solo attraverso la messa in rete di risorse, idee, azioni cap 7: La competenza emotiva: una indispensabile risorsa professionale o 7.1 Cognizione ed emozione: una dicotomia obsoleta o l’effettività umana è stata considerata tradizionalmente un “fattore di turbamento” e tutta la disciplina pedagogica e ascetica elaborata per secoli è riconducibile prevalentemente al tentativo di estirpare o dominare le passioni o a metà del Seicento, in piena Rivoluzione Scientifica, due voci hanno rappresentato l’alternativa possibile Cartesio afferma l'identità tra l’essere e il pensare Pascal propone di rivalutare il valore del sentire o tra i due fu il principio cartesiano della separazione tra soggetto (res cogitans) e oggetto (res extensa) ad avere la meglio, sancendo un’opposizione destinata a percorrere tutta la storia della cultura europea o le ricerche neuroscientifiche stanno dimostrando in modo sempre più convincente che i processi logici e quelli emozionali interagiscono continuamente e sono inseparabili: emozioni e sentimenti dunque non sono il retaggio superfluo di stadi evolutivi arcaici, ma costituiscono una parte essenziale dell’intelligenza o in generale, nelle esperienze formative, le emozioni sono da considerarsi un elemento cruciale, soprattutto perché possono rappresentare un fattore che agevola l’apprendimento e il cambiamento, oppure un ostacolo che li inibisce o un clima caratterizzato dalla fiducia, stima e comprensione tende a rassicurare le persone, abbassandone le difese e prevenendone l’irrigidimento o 7.2 La mancanza di competenza emotiva e le sue conseguenze o la cultura del sospetto nei confronti della sfera emozionale produce alcuni effetti non trascurabili sulla nostra vita personale e professionale: sul piano educativo, siamo formati perlopiù all’esercizio dell’intelletto e della volontà, mentre le dimensioni emotive sono lasciate in ombra o dell'implicito non avendo consuetudine con il linguaggio dei sentimenti, tendiamo a diffidarne e cerchiamo di screditarlo, oppure “tenerlo sotto controllo” tendiamo a considerare gli affetti una questione privata, dimenticando che la nostra vita pubblica è intrisa di sentimenti e di passioni Appunti Pedagogia 2023-2024 ANNA BERTI o sul piano lavorativo le conseguenze di questa scarsa conoscenza della vita emotiva sono onnipresenti e, talvolta, catastrofiche in determinati luoghi (inclusi quelli deputati all’educazione) una certa idea di professionalità intesa come sinonimo di impersonalità rischia di produrre una disumanizzazione delle relazioni e un disagio diffuso negli utenti e negli stessi operatori o le ricadute immediate di questa assenza di educazione emotiva si ripercuotono concretamente nel nostro modo di rapportarci a noi stessi: non sappiamo prestare ascolto a ciò che proviamo o non sappiamo definirlo esattamente non riconosciamo il senso e il valore di alcuni sentimenti “difficili” non sappiamo esprimere le emozioni e non riusciamo a gestirle nei momenti in cui sono particolarmente intense o le strategie inadeguate che più frequentemente si mettono in atto per difendersi dall’irruenza della vita emotiva sono riconducibili ad alcuni meccanismi disfunzionali: la negazione delle emozioni la simulazione/dissimulazione delle emozioni (l’abitudine di far finta di provare) la strumentalizzazione delle emozioni (manipolazione) o tuttavia, il meccanismo più diffuso consiste nella scissione tra emozioni “positive” ed emozioni “negative” il giudizio negativo ci toglie il diritto di provare e di esprimere anche i sentimenti “cattivi”, che di conseguenza cercheremo di occultare nonostante possano invece avere una funzione costruttiva la retorica dei “buoni” sentimenti ci impedisce di riconoscerne le ombre e di prevenirne le possibili degenerazioni (es. l’affetto può nascondere possesso) o subisce passivamente un’emozione chi, credendo di farla scomparire, l’ha celata a lungo o l’ha compressa a tal punto che esplode in modo incontrollato (sequestro emozionale) o diventa vittima delle proprie emozioni, invece, chi ne blocca il flusso e le trattiene o 7.3 Analisi fenomenologica della vita emotiva o le emozioni sono reazioni psicofisiologiche selezionate dall’evoluzione per facilitare l’adattamento all’ambiente e che insorgono in modo perlopiù automatico in relazione a uno stimolo o a un oggetto o i sentimenti ne rappresentano il risvolto fenomenologico: essi sono l’esperienza delle emozioni o la consapevolezza che abbiamo di esse o emozioni e sentimenti possono essere distinti anche per la loro profondità e durata: mentre le emozioni sono variazioni dello stato d’animo più o meno incisive, improvvise e normalmente passeggere, i sentimenti sono inclinazioni abituali del sentire, che in genere maturano più lentamente ma sono poi maggiormente persistenti o secondo Lacroix, se da un lato si assiste a una proliferazione delle emozioni, dall’altro si deve constatare un progressivo inaridimento dei sentimenti e della capacità di sentire l’eccesso di emozioni viene a colmare di fatto un vuoto di sentimenti o Scheler ha individuato quattro diversi gradi del sentire: i sentimenti sensoriali (superficiali, breve durata) sentimenti vitali (atmosfera che ci avvolge) sentimenti psichici (emozioni propriamente dette) sentimenti spirituali (radicati e duraturi) o a questi fenomeni potremmo aggiungere le passioni, che si presentano come sentimenti particolarmente intensi che tendono a determinare condotte impulsive o irrazionali o 7.4 Educare le emozioni: tracce per l’(auto)formazione o l’incapacità di nominare i vissuti emotivi, di distinguerne la gamma per qualità e per intensità, è la prima abilità che va ricostruita come mi sento? (primo passo; nominare le diverse emozioni) come posso esprimere ciò che sento? (interrogarsi sulla modalità più consona per comunicare ciò che si prova) che cosa significa questo sentimento? che cosa posso fare a riguardo? (tradurre l’emozione in azione)