Appunti: Crisi e conflitti globali 1915/1945

La globalizzazione

L’apertura dei mercati è stata caratterizzata da una grande crescita del commercio internazionale, evidenziata da un aumento generalizzato della percentuale del commercio sul PIL; i grafici mostrano una tendenza di crescita tra gli anni ’70 e ’90 (es. dati riportati tra 1970 e 1997). L’aumento della crescita commerciale non è stato omogeneo: è avvenuto principalmente nelle manifatture e ha contribuito a trasformare le strutture economiche nazionali. Viene sottolineato che la globalizzazione non è un fenomeno nuovo, ma si è sviluppata in cinque fasi distinte: la fase germinale, la fase iniziale, la fase del decollo, la fase della lotta per l’egemonia e la fase dell’incertezza. Ogni fase è caratterizzata da particolari dinamiche: dalla nascita degli Stati nazionali e delle conquiste territoriali, al passaggio dalle relazioni nazionali a quelle internazionali, al consolidarsi della rete globale di produzione, scambio e finanziamento, fino alla presa di coscienza di una dimensione planetaria con la cittadinanza globale. Le fasi iniziano dal periodo tra XV secolo e XVIII secolo, si sviluppano attraverso la modernizzazione capitalistica e la crescita di nuove reti di scambio, e si confrontano con la modernità più ampia, con momenti di crisi e revisioni delle mondanità economiche. È presente anche una visione di “terzo atto” della globalizzazione, che considera l’odierna globalizzazione come la terza ondata, dopo due precedenti ondate sorte in epoche diverse, e pone l’attenzione sul possibile miglioramento o peggioramento della distribuzione della ricchezza globale, a seconda del contesto, delle tecnologie e degli investimenti nei paesi in via di sviluppo. Una parte sostanziale del dibattito riguarda la lotta tra processi di integrazione economica e conflitti politici, inclusa la nascita delle Nazioni Unite, la Guerra Fredda e la nascita di forme di cittadinanza planetaria.

Le fasi della globalizzazione

La globalizzazione è articolata in cinque fasi principali:

  • Fase germinale – Dagli inizi del XV secolo alla metà del XVIII secolo. Si assiste all’affermazione degli stati nazionali e alla conquista di territori extraeuropei.

  • Fase iniziale – Dalla metà del XVIII secolo agli anni ’70 dell’800. Si verifica il passaggio dallo stato nazionale alle relazioni internazionali.

  • Fase del decollo – Dagli anni ’70 dell’800 agli anni ’20 del ’900. Appaiono società nazionali, individui, società internazionali e l’idea di umanità.

  • Fase della lotta per l’egemonia – Dagli anni ’20 agli anni ’60 del ’900. Guerre e dispute per la supremazia; nascita delle Nazioni Unite; contrasti legati alla modernità e alla Guerra Fredda.

  • Fase dell’incertezza – Dagli anni ’60 al 2000. Presa di coscienza della dimensione globale e dei rischi; potenziale di cittadinanza planetaria.

Oltre a queste fasi, si presenta una descrizione delle continuità e delle rotture: la globalizzazione può essere letta come successione di fasi, o come processo in evoluzione continua che coinvolge mercati, capitale, tecnologia e conoscenze. Viene discussa anche una lettura che individua tre ondate della globalizzazione nel lungo periodo, con riferimento alle trasformazioni nei flussi commerciali, nei movimenti di capitale e nel ruolo delle reti di potere globale. Circostanze discordanti circa la modernità includono la Guerra Fredda e le ricadute politiche della globalizzazione, nonché la possibilità di una cittadinanza planetaria, che implica una prospettiva oltre i confini nazionali.

La storia della globalizzazione

La storia della globalizzazione non è un fenomeno uniforme né lineare. Richard E. Baldwin e Philippe Martin (1999) hanno proposto l’idea di due grandi epoche: una prima periodo dal 1870 al 1914 e una seconda a partire dal 1960 fino ad oggi, la quale sarebbe divisa in due ondate. In entrambe le epoche si riscontrano somiglianze: Kuznets (1965) osserva che nel 1910 il grado di apertura medio dei paesi industrializzati fosse intorno al 40%, cifra non molto distante dal 50% riscontrato dai livelli di apertura nei Paesi industrializzati nel 1995. Jeffrey G. Williamson (1996) segnala che, anche nella prima ondata, si verificano importanti aggiustamenti strutturali e impatti sui prezzi dei fattori; le cause comuni includono la riduzione delle barriere agli scambi internazionali. Le differenze principali riguardano la composizione dei flussi commerciali e i movimenti di capitale e di lavoro: nella I epoca si scambia principalmente tra manufatti e beni primari; nella II epoca domina il commercio intra-industriale; nella II epoca i movimenti di capitale a breve hanno la prevalenza rispetto al passato; i movimenti di persone erano più consistenti nella I epoca rispetto alla II; il Nord si industrializza e il Sud si de-industrializza nella I epoca, mentre l’opposto si verifica nella II; se le barriere artificiali si riducono in entrambe le epoche, le barriere naturali si manifestano in modo diverso (nella II epoca l’effetto relativo è diverso). Inoltre, una differenza significativa è la riduzione dei costi di trasmissione delle informazioni nella seconda epoca.

La storia della globalizzazione è anche legata alle ondate di colonizzazione e decolonizzazione, con una narrazione che riporta le dinamiche di potenza tra Europa, Americhe, Asia e Africa. Si discute dell’impatto delle reti del commercio internazionale durante i periodi di conflitto e dei meccanismi di ripristino delle reti di approvvigionamento dopo crisi belliche, come nel caso della Prima Guerra Mondiale, quando la caduta del Gold Standard e la diffusa protezione delle economie nazionali ridefiniscono i meccanismi di scambio e di sostegno alle imprese. Un contributo importante in questa lettura è la nota di Cohen sulla terza ondata, in cui l’innovazione tecnologica e i cambiamenti nelle reti di trasporto e comunicazione accompagnano una crescente polarizzazione economica globale. Le ondate di colonizzazione e decolonizzazione sono illustrate attraverso fonti storiche come David P. Henige sull’andamento delle colonizzazioni e delle autonomie nelle élites coloniali, offrendo uno sguardo sincronico sull’irrompere dei processi di decolonizzazione e sulle trasformazioni politiche che ne derivano.

Crisi e conflitti globali. 1915/1945

Il periodo che precede la Prima Guerra Mondiale è caratterizzato da una “dialettica fra globalizzazione e frammentazione”: si alternano processi di integrazione economica e conflitti politici. La sconfitta russa contro il Giappone nel 1904/1905 segnala l’emergere di potenze non europee capaci di mettere in discussione il predominio occidentale. Le dinamiche internazionali che promuovono diversi modelli di potere vengono poi travolte dall’emergere della Prima Guerra Mondiale, che non è semplicemente il risultato dei processi di globalizzazione ma un’esplosione di crisi interna al sistema politico europeo e di resistenze delle aree non pienamente integrate nell’economia internazionale. I conflitti mondiali hanno come protagoniste principali le potenze europee, ma si combattono su scala planetaria con risorse globali mobilitate. Le guerre mondiali accelerano i processi di globalizzazione in parte grazie all’impegno di attori come l’impero ottomano, l’ingresso in guerra di Giappone e USA, la rivolta dei paesi arabi sostenuta dai tedeschi e l’impiego di truppe coloniali. Allo stesso tempo, le reti del commercio mondiale si incrinano a causa di blocchi commerciali e della sospensione della divisione internazionale del lavoro, con conseguenti crolli del commercio e della possibilità di scambi su base globale.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale emerge una crisi dell’influenza europea su scala globale, con il balance of power compromesso. La conferenza di pace di Versailles del 1919 tenta di rifondare un nuovo ordine planetario fondato sui quattordici punti di Wilson, su autodeterminazione nazionale, democrazia e libero scambio, e sull’azione della Società delle Nazioni. Lo Stato-nazione resta l’architrave delle relazioni internazionali; dalla dissoluzione degli imperi centrali nascono nuove nazioni. Tuttavia si diffonde un nazionalismo fortemente anticoloniale, parallelo all’universalizzazione delle ideologie: Leninismo, internazionalismo comunista, fascismo, nazionalsocialismo e nazionalismo estremo giapponese. Queste ideologie si contrappongono al liberalismo liberista di ispirazione anglosassone e imprimono una logica di “grandi spazi” che esasera le dinamiche imperialistiche. Mentre nel XIX secolo si verifica una politicizzazione dell’economia, nel XX secolo si assiste a un’ideologizzazione della politica globale, con ideologie che orientano l’appartenenza transazionale (ad esempio durante la Guerra Civile Spagnola).

La Prima Guerra Mondiale distrugge l’equilibrio dell’ordine precedente senza sostituirlo in modo immediato: si crea un vuoto di potere determinante per lo sviluppo successivo. Le Conferenze di pace e l’istituzione della Lega delle Nazioni rappresentano tentativi di costruzione di nuove reti di cooperazione, ma falliscono nell’evitare nuove crisi. Le guerre accelerano in parte la globalizzazione, ma creano anche nuove tensioni: i costi di riconversione industriale, l’indebitamento, la perdita di fluidità nelle vendite e nei mercati, e la crescente dipendenza degli USA come esportatore e creditore influenzano profondamente le dinamiche internazionali.

La crisi che culmina con la Grande Crisi degli anni ’30 ha una dimensione planetaria: il crollo della borsa di New York nell’ottobre del 1929 segna l’inizio di una crisi che si propaga in tutto il mondo. Tra i fattori chiave vi sono l’impoverimento delle economie, la deflazione, la fragilità del credito e la riduzione drastica della domanda. Il commercio internazionale cala di circa due terzi tra il 1929 e il 1935. Le risposte politiche variano a livello nazionale: in molti casi si afferma un trend regionalista e autarchico, con una chiusura verso le dinamiche di integrazione globale, accompagnata da misure protezionistiche. Il periodo segna anche la progressiva fine dell’egemonia del Gold Standard, che lascia spazio a una volatilità monetaria con scenari in assenza di un meccanismo di stabilizzazione globale.

Il terzo atto e le conseguenze della globalizzazione

L’analisi di Daniel Cohen in Globalization and Its Enemies presenta l’idea che l’attuale globalizzazione possa essere letta come il terzo atto di una storia lunga, iniziata con le esplorazioni dei conquistadores spagnoli nel XVI secolo e proseguita con l’impero britannico del commercio libero nel XIX secolo. Secondo questa visione, nel XIX secolo la rivoluzione nei trasporti e nelle comunicazioni non portò automaticamente a una diffusione globale della ricchezza, ma piuttosto a una polarizzazione della ricchezza; nel XXI secolo la possibilità di distribuire meglio la ricchezza dipende fortemente dalle condizioni politiche e dai contesti di sviluppo. Questi scenari sono analizzati anche con riferimento, ad esempio, ai paesi che potrebbero diventare “global players” in modo diverso (la Cina vs l’Africa), evidenziando che la via della globalizzazione comporta sia opportunità sia rischi legati a investimenti, infrastrutture e istituzioni politiche.

Le dinamiche demografiche e lo sviluppo della popolazione

Durante la trasformazione globale si osserva una trasformazione demografica importante: la popolazione mondiale diventa sempre più globale, in parte grazie all’aumento della longevità e all’aumento della popolazione in varie regioni del mondo. Si descrive la cosiddetta globalizzazione demografica e la transizione demografica, che coinvolge cadute della fecondità e cambiamenti delle strutture di età. Alcune tavole e grafici indicano i seguenti aspetti:

  • La popolazione mondiale cresce nel lungo periodo, con particolari picchi di crescita in fasi successive; la durata della vita aumenta, con differenze significative tra OECD e Paesi meno sviluppati (LDCs): l’aspettativa di vita è notevolmente più bassa nelle LDCs rispetto all’OECD, con trend di miglioramento nel tempo. Esempi: OECD passa da valori di vita intorno ai 55-60 anni agli anni successivi a circa 77 anni, mentre nelle LDCs i valori crescono da circa 26-40 anni a livelli più alti ma con grande variabilità.

  • Il tasso di crescita della popolazione mostra variazioni sostanziali tra periodi e aree geografiche; si osservano periodi di forte espansione demografica, seguiti da fasi di stabilizzazione in alcuni contesti.

  • Il ciclo di innovazione tecnologica attraversa varie onde: dall’elettricità e acciaio al vapore e automobili, poi all’informatica, ai trasporti moderni e all’Internet.

  • Esistono disuguaglianze di reddito e accesso alle risorse: i grafici mostrano differenze di reddito pro capite tra paesi e regioni, con un divario tra paesi sviluppati e in via di sviluppo. L’andamento dell’output globale mostra la crescita cumulativa della produzione nel lungo periodo, con i cicli di economicità Tecnologica che segnano i principali salti infrastrutturali.

  • Le dinamiche di povertà globale indicano una riduzione di povertà estrema in alcune aree, ma permane una quota significativa di popolazione che vive con meno di dollari al giorno, illustrando la complessità della transizione globale e la necessità di politiche mirate per ridurre le disuguaglianze.

Crisi economiche e politica economica nel periodo tra le due guerre

La crisi tra le due guerre mondiali è marcata dalla perdita di centralità europea, dal crollo della bilancia del potere e dall’instaurarsi di nuove nazioni in seguito al dissolvimento degli imperi centrali. Gli Stati Uniti emergono come primo esportatore di merci e capitale, ma la situazione è segnata da pesanti indebitamenti sia tra paesi creditor, sia tra paesi debitori, con la necessità di ripagare i debiti e ripensare i ruoli di mercato. Il sistema monetario internazionale viene messo in crisi dal crollo del Gold Standard, con la conseguente deflazione, la fragilità del credito e una domanda depressa. Il contesto generale è di protezionismo e di regimi auto-protezionisti, che restringono il commercio internazionale e rallentano la globalizzazione.

La crisi economica del 1929-1935 è una tappa fondamentale: si stima una riduzione del commercio internazionale di due terzi, e la risposta si concentra su politiche nazionali piuttosto che su una cooperazione internazionale più ampia. Il New Deal statunitense è uno degli esempi di risposta a livello nazionale, ma la tendenza generale è quella del regionalismo e dell’autarchia, che limitano le dinamiche di integrazione economica globale. Questi eventi hanno avuto ripercussioni significative sulle relazioni internazionali: hanno rafforzato la diffidenza tra paesi, hanno spinto verso chiusure protezionistiche e hanno cambiato radicalmente il quadro delle cooperazioni economiche e delle reti di scambio globale.

Riferimenti operativi e concettuali

  • Fasi della globalizzazione: germinale, iniziale, decollo, lotta per l’egemonia, incertezza.

  • Due grandi epoche: 1870-1914 e 1960-ad oggi, con due ondate principali nel periodo recente.

  • Somiglianze tra epoche: apertura commerciale moderata (es. apertura di circa il 40% nel 1910; circa 50% nel 1995).

  • Differenze tra epoche: composizione dei flussi (manufatti vs beni primari; intra-industriale), movimenti di capitale e di lavoro, livello di apertura tra Nord e Sud.

  • Terzo atto della globalizzazione (Cohen): attuale globalizzazione come terza ondata e questioni di distribuzione della ricchezza tra paesi.

  • Contesto demografico: transizione demografica, crescita della popolazione globale, miglioramenti dell’aspettativa di vita, cicli di innovazione tecnologica.

  • Crisi tra le guerre: riduzione del commercio internazionale, crollo del Gold Standard, diffusione di protezionismo e autarchia, nascita di nuove politiche economiche nazionali come risposta principale.

Note e riferimenti pratici: i grafici e le tabelle presenti nelle slide (ad es. relativo al commercio come percentuale del PIL tra 1970-2000, all’andamento della popolazione globale, al reddito pro capite e alla povertà) mostrano dati e trend chiave; i numeri specifici variano a seconda della fonte e del periodo considerato. Le citazioni principali includono il lavoro di Kuznets (1965) sull’apertura commerciale, Williamson (1996) sull’aggiustamento strutturale e Cohen (Globalization and Its Enemies) sull’“ondata” storica della globalizzazione. Le dinamiche indicano come la globalizzazione sia legata a trasformazioni tecnologiche, economiche e politiche che si intrecciano con conflitti, ideologie e nuove forme di governance transnazionale.

In sintesi, il contenuto mette in evidenza come la globalizzazione sia un processo complesso, con una storia lunga e multifattoriale, suscettibile di accelerazioni/ritardi in base a innovazioni tecnologiche, politiche economiche, crisi finanziarie e mutamenti geopolitici. Le lezioni chiave includono la comprensione delle fasi della globalizzazione, la differenziazione tra le epoche economiche, l’impatto delle crisi sul commercio e sul sistema monetario, nonché il ruolo cruciale delle istituzioni internazionali e delle ideologie nel plasmare le traiettorie di integrazione globale.