sciiti e sunnitj
I sunniti: Non è storicamente corretto parlare già di una comunità "sunnita", distinta dagli sciiti e dottrinalmente definita come tale, nel periodo delle prime guerre civili e in epoca umayyade. In particolare, è improprio chiamare "sunniti? i sostenitori delle rivendicazioni califfali "vincenti" (gli Umayyadi). Anzi, la successiva tradizione sunnita guarda gli Umayyadi in una luce negativa, mentre riconosce a posteriori il califfato di "Ali (ma non dei pretendenti della sua discendenza) come legittimo.
In generale, per i sunniti l'autorità spirituale suprema non risiede in una singola guida politico religiosa, indipendentemente dalla persona, ma in un sapere religioso diffuso nella comunità, che non corrisponde dall'autorità politica del califfo.
Questa autorità politica viene comunque accettata, ma la sua accettazione non è più considerata determinante ai fini della salvezza, purché ci si comporti da buoni musulmani, seguendo la Legge religiosa, la Tradizione del Profeta (sunna) etil consenso della comunità. Questo consenso dottrinale (con diverse sfumature) si forma gradualmente tra la fine del settimo e l'inizio del nono secolo e va a definire la visione maggioritaria all'interno della comunità musulmana il pensiero sunnita ammette, entro certo limiti, la possibilità di disaccordo interpretativo tra i sapienti religiosi, e dunque un certo grado di pluralismo.
Al di fuori di questo consenso maggioritario abbiamo sia correnti di pensiero teologico (ad esempio i mutaziliti) sia vere comunità religiose minoritarie: di queste sopravvivono fino ad oggi gli ibaditi, ultima scuola superstite del movimento kharijita, e appunto le varie correnti sciite.
l khanjiti e gli ibaditi
Il movimento kharijita nasce nel corso della prima fitna, dal gruppo di seguaci di Ali ibn Talib che rinnega la sua autorità dopo che questa aveva accettato un compromesso con l'umayyade Mu'awiya: l kharijiti delle origini non identificavano una specifica personalità come imam (inteso come guida della comunità) ma esigevano da chiunque scegliessero come propria guida legittima una virtù assoluta; su questa base ritenevano la propria comunità come l'unica vera comunità di credenti e ritenevano che chi accettasse altri
governanti non fosse più musulmano.
La scuola ibadita, a differenza di altre scuole kharijite ora scomparse, sostiene che la convivenza con gli altri musulmani sia permessa. Attualmente gli ibaditi sono numerosi in Oman e sono rappresentati da piccole minoranze, concentrate in alcune zone del Nordafrica (l'isola di Djerba in Tunisia, la regione del Mzab in
Algeria, il Jabal Nafusa in Libia) e attorno all'Oceano Indiano.
Il termine "kharijiti" di solito non viene usato in relazione agli ibaditi di oggi, nonostante l'origine kharijita della loro dottrina. Nei primi secoli dell'islam, altri gruppi kharijiti si ritenevano autorizzati ad usare la violenza
contro il resto della comunità, non considerandola più credente: dunque erano visti come pericolosi ribelli e la parola ha assunto un’ associazione negativa
Gli sciiti
La comunità religiosa sciita, con le sue distinzioni interne, è l'evoluzione dottrinale del movimento politico-religioso legato alla figura di Ali ibn Abi Talib e alla sua linea di discendenza, ma non coincide con esso.
Questa evoluzione è complessa, legata agli sviluppi storici del secondo secolo dell'Egira (circa l'ottavo secolo)
e include numerose divisioni dottrinali.
Comune a tutti gli sciiti e la fedeltà alla Casa di 'Ali come guida per la comunità. Questa fedeltà si consolida in termini dottrinali attorno alla metà dell'ottavo secolo, nel rifiuto della legittimità sia degli Umayyadi che della successiva dinastia Abbaside, la quale era salita al potere rivendicando la propria appartenenza al clan del Profeta (e quindi col sostegno iniziale di una parte dei futuri sciiti). Tuttavia, la fedeltà alla Casa di *AJi;
inizialmente di ordine politico, assume una valenza prevalentemente religiosa nel corso della storia delle diverse tradizioni sciite.