Filosofia 1 - Capitolo 1.1

Il progetto della nuova capitale, Heijōkyō (Nara), fu ideato dall’imperatrice Genmei, che nel 710 ne ordinò la fondazione fra i campi di riso della pianura del Kansai. Quando un sovrano moriva, il suo palazzo veniva abbandonato e raso al suolo, considerato segnato dall’impurità della morte, e la residenza del sovrano si spostava in un’altra zona.

I secoli che precedono Nara erano stati segnati da trasformazioni profondi in ogni campo della società. Fondamentale era stata l’influenza cinese della dinastia Tang, che costituiva un modello.

La riforma Taika, il codice Taihō, i codici penali ed amministrativi erano l’espressione di una strategia ideologica di vasto respiro. Il Giappone passò dall’essere un’arcaica federazione di potentati locali guidata dal clan Yamato ad uno stato unitario incentrato sull’autorità assoluta e sacrale dell’imperatore, il tennō.

Il confucianesimo influenzò il sistema legale e le scelte culturali.

La planimetria di Nara era ordinata, solare e rigorosamente simmetrica. Era orientata lungo l’asse nord-sud, la direzione più fausta secondo la dottrina yin-yang. A segnare le quattro direzioni c’erano i primi maestosi templi buddhisti, il Tōdaiji, il Daianji, lo Yakushiji ed il Gangōji.

La città era delimitata da una cinta di mura. All’interno della città c’era solamente lo spazio abitativo. La natura era «addomesticata» dall’uomo e ordinata nello spazio privato e nascosto di un giardino.

Nella capitale fu costruito un fondamentale polo architettonico, il Tōdaiji, il più importante tempio buddhista. L’imperatore Shōmu aveva decretato che in ogni provincia fossero edificati grandi templi di stato (kokubunji). Era stato creato un sistema di relazioni gerarchiche fra tutti i templi buddhisti sul territorio e al vertice della piramide c’era il Tōdaiji, che custodiva una statua ricoperta d’oro del Buddha Birushana.

L’imperatore Shōmu si dichiarò «servo dei Tre Tesori»: il Buddha, il Dharma (la Legge), e il Samgha (la Comunità dei seguaci del Buddha).