IL NOVECENTO. IL SECOLO DEI BAMBINI. RIASSUNTO SAGGI SECONDO SEMESTRE

LA RICERCA STORICO EDUCATIVA SULL’INFANZIA NEL XX SECOLO

  • Secondo Mark Block, lo studioso deve cogliere i bambini reali con i loro vissuti, non solo le istituzioni in cui sono inseriti.
  • Mutamento terminologico: da storia dell'infanzia a storia dei bambini e delle bambine.
  • Si studia l’infanzia così com’è, dal punto di vista dei bambini, non solo degli adulti; i bambini sono attori della storia.

La progressiva attenzione verso l’infanzia

  • Nascita della storia dell'infanzia nel 1960 con Philippe Aries (L’enfant et la vie familiale sous l'ancien regime).
  • Precedentemente:
    • Secolo dei lumi: Rousseau nell’Emilio descrive l’infanzia come fase particolare della vita.
    • Tra il 1500 e il 1600: devozione religiosa al Bambin Gesù (Erasmo).
    • 1600: Comenio vede l’infanzia in maniera ottimistica, innocente.
    • 1700: Origini della pediatria, riviste di pedagogia e didattica, proto-industria del giocattolo, diritto all'istruzione per tutti i bambini.
    • Impero asburgico (dal 1774): istruzione obbligatoria per maschi e femmine (6-12 anni).
  • XIX secolo: attenzione al diritto all'istruzione elementare.
  • Tra 1800 e 1900: attenzione alla dimensione igienico-politico-sociale e disposizioni per la crescita sana dei bambini.
  • 1900:
    • Cure medico-igieniche per prevenzione di morbilità e mortalità.
    • Regolamentazione del lavoro minorile, allungamento dell'obbligo scolastico.
    • Politiche sanitarie di vaccinazione, miglioramento dell'alimentazione.
    • Introduzione della ginnastica e sviluppo di pratiche sportive.
    • Prevenzione del rachitismo e della tubercolosi.
    • Miglioramenti urbanistici e igienici, sterilizzazione microbica e diffusione del latte in polvere.
    • Aumento della speranza di vita e investimento affettivo dei genitori.
    • Pedagogia delle scuole nuove (puerocentrismo).
    • Psicoanalisi (dinamiche pulsionali infantili, ruolo fondamentale dei primi anni di vita).
    • Sviluppo della psicologia dell'età evolutiva (Montessori, Decroly, Claparede, Piaget).
    • Giuseppe Lombardo Radice (creatività del fanciullo).
    • Aumento dell'obbligo scolastico (scuola secondaria).
  • Difficoltà nello studio dell'infanzia a causa della scarsità di fonti dirette.
    • Aries studia famiglia, scuola e fonti iconografiche.
    • Prima dell'età contemporanea, pochi bambini erano scolarizzati e molti erano orfani o abbandonati.
    • La storia dell'infanzia non si limita alla famiglia e alla scuola: molti giovani vivono in strada o in istituti assistenziali.
    • Il lavoro è il fattore dominante della vita, non la scuola.
    • Impiego di bambini in marina, nell'esercito.
    • Studio di fanciulli abbandonati, orfani, poveri in istituti, vagabondi e devianti.
  • Critiche ad Aries: tra 1600 e 1700 emerge il sentimento dell’infanzia (affetto dei genitori dei ceti alti).
    • Riconoscimento della necessità di uno spazio dedicato all’educazione.
    • Differenza tra adulti e bambini.
    • Infanzia come età separata, con caratteristiche specifiche.
  • Attenzione all’infanzia correlata agli studi sulla storia delle donne e della maternità.
  • Alta mortalità infantile causata dall’indifferenza delle madri (madri nobili, balie, madri povere).
  • DeMause rilegge le fonti storiche alla luce della psicoanalisi, descrivendo la storia dell'infanzia come un incubo.
    • Non nega l'amore parentale, ma la mancanza di maturità emozionale dei genitori.

La metodologia della ricerca sull’infanzia

  • Prima metà del 900: ricerche influenzate dalla psicologia dello sviluppo (infanzia come fase naturale).
  • Anni ‘80: modello sociologico (fanciullezza come fase autonoma).
    • I bambini non sono solo futuri adulti, ma esseri con i loro diritti.
    • Indagine sulle modalità di socializzazione e sulla vita quotidiana.
    • Metodologie della ricerca sociologica, psicologica ed educativa, approccio etnografico.
  • Ego-documenti (documenti prodotti dal bambino) come fonti primarie.
    • Problemi euristici: il ricordo è influenzato dalle esperienze successive.
    • Le descrizioni degli adulti presentano zone d'ombre, distorcimenti.
    • Necessità di accostare diverse tipologie di documenti.
  • Anni 80: studi sull'adolescenza e sulla gioventù (adolescenza come fase prolungata).
  • Volumi sulla storia dell’infanzia (aspetti e ambiti geografici diversi).
  • XX secolo: storia della scuola, dei totalitarismi e della gioventù.
  • Secondo dopoguerra: i ragazzi beneficiano del boom economico e sono considerati soggetti consumatori.
    • La sociologia considera i bambini come piccola società.
    • Capacità di condizionare il consumo.
    • Oggetto di politiche commerciali (industrie producono per l’infanzia).
  • Cultura infantile come oggetto di ricerca (autonomia dell’infanzia).
  • Riconoscimento della voce dei bambini come soggetti attivi.
  • Il minore è sempre agente da un punto di vista sociale.
  • Confusione terminologica tra bambini, ragazzi e giovani.
    • Necessità di distinguere tra diritti dei minori e diritti dei bambini.
    • Letteratura per l'infanzia e letteratura giovanile, storia dell'infanzia e storia dell'adolescenza.
  • Cultura infantile (due aspetti distinti):
    • Cultura per bambini/ragazzi proposta dagli adulti (libri, giocattoli, film).
    • Cultura dei bambini/ragazzi prodotta da loro stessi (diari, disegni, lettere).
    • Difficoltà di accesso alla scrittura per molti bambini.
    • Distinzione tra scritture spontanee e scritture disciplinate.
    • Lo studioso deve cogliere le espressioni effettive del bambino, non quelle condizionate dall’adulto.

Esempi sulla differenza tra cultura per l’infanzia e cultura dell’infanzia:

  • Pinocchio (Collodi):
    • Finale originale con l’impiccagione (modulo del ‘700).
    • Proteste dei piccoli lettori e modifica del finale.
  • Esposizione di igiene, educazione infantile e giocattoli (Milano, 1891):
    • Mescolanza tra mentalità adulta e stati d’animo infantile.
    • Genitori pensano che i figli si sarebbero divertiti, ma i bambini lamentano il divieto di toccare i giochi e l'obbligo di descrivere l'esperienza.
  • Battaglione (1797-1801):
    • Bambini inseriti per acquisire valori da buon cittadino.
    • Disciplina e salvezza per bambini abbandonati (gestito dai somaschi a Milano).

Piste di ricerca

  • Frijhoff: l’infanzia è un fatto biologico e psicologico, ma anche un concetto culturale.
  • Lo storico può assumere come costante la caratteristica biologica, ma studiare i fenomeni culturali con l’antropologia culturale.
  • Aspetti naturali (attaccamento materno, dimensione ludica) e componenti culturali (variano nello spazio e nel tempo).
  • Luoghi di educazione e vita quotidiana: famiglia, scuola, lavoro, istituti di assistenza, servizi per l’infanzia.
  • Iniziative della Chiesa per l’infanzia.
  • Studi novecenteschi: autobiografie e fonti orali (consapevolezza che il ricordo non coincide con il vissuto).
  • Fonti iconiche (importanza di famiglia reale).
  • Necessità di empatia con il soggetto della ricerca, ma anche di distacco scientifico.

L’INFANZIA NELL’ITALIA FASCISTA

Mussolini al governo

  • Dopo la Marcia su Roma, il PNF si attivò per coinvolgere le forze giovanili (Gruppi Balilla).
    • Obiettivi: portare la fanciullezza italiana a essere protagonista del nuovo corso politico.
    • Lenta affermazione iniziale, limitata ai centri urbani.
  • Riforma Gentile: ridisegnò il sistema scolastico italiano.
    • Asili parte del sistema formativo: dimensione educativa (metodo Pasquali-Agazzi e Radice).
      • Carattere ricreativo (canto, disegno, giochi, esercizi di costruzione, lavori manuali).
      • Obbligo del titolo legale di abilitazione per il personale docente.
      • Alla fine della guerra, 10.746 asili, frequentati da un terzo dei minori (3-6 anni).
    • Scuola primaria (impronta lombardo-radiciana):
      • Educazione come incontro di due spontaneità (insegnante e alunno).
      • Programmi orientativi, non nozioni trite.
      • Maestro come uomo culturale, chiamato a elevare l’animo dei fanciulli.
      • Infanzia come stagione creativa e attiva.
      • Spazio a disegno, musica, canto, folklore.
      • Reintroduzione dell’insegnamento obbligatorio della religione (intitium sapientae).
      • Scuola serena.
      • Commissione per valutare i libri di testo (aderenza ai princìpi della riforma Gentile).
      • Libro come romanzo di formazione.
    • Difficoltà nell'applicazione della spontaneità infantile in una didattica strutturata.
    • Spazio allo studio del dialetto (formazione dell’identità nazionale).
    • Educazione patriottica (italiano, geografia, storia).
    • Istituzionalizzazione del credo fascista.

All’indomani del 1925

  • Importanza della formazione dei più piccoli (Opera Nazionale Balilla - ONB).
    • Conquista dell’immaginario infantile.
  • Vigilanza sui luoghi della formazione: famiglia e scuola.
    • Considerazione della scuola come dolente nota.
  • Legge del 3 aprile 1926: istituzione dell’ONB per assistenza ed educazione fisica e morale della gioventù.
    • Volontà di Mussolini di creare un monopolio delle organizzazioni giovanili fasciste.
    • Dare ai giovani il senso della virilità, della potenza, della conquista.
    • Legame tra scuola ed extra scuola (ambizione totalitaria).
    • Iscrizione tramite i maestri.
    • Educazione fisica a scuola e formazione dei docenti (Accademia fascista di educazione fisica a Roma e Orvieto).
    • Balilla (8-14 anni) e Avanguardisti (14-18 anni).
    • Inizialmente maschile, poi inclusione delle femmine (Piccole e Giovani Italiane).
    • Struttura paramilitare e gerarchica.
    • Educazione preliminare dei più giovani (gioco della guerra).
    • Attività il sabato pomeriggio o la domenica (proteste della Chiesa).
    • Rito della leva fascista.
    • Decaloghi per Balilla e Piccole Italiane.
    • Educazione fisica (formare i tratti dell’italiano nuovo).
      • Virilità, salute fisica, forza, ardimento (ragazzi).
      • Irrobustimento, molti figli (ragazze).
    • Assistenza all’infanzia (Stato sociale).
      • Colonie estive, marine o montane (6-13 anni).
      • Tutela igienico-sanitaria, irrobustimento della razza, formazione ai valori.
  • Aumento progressivo dei tesserati.
  • Fascistizzazione tramite:
    • Inquadramento dei docenti nelle organizzazioni professionali fasciste.
    • Controllo sui contenuti dell’insegnamento.
    • Associazione Nazione Insegnati Fascisti.
  • Strumenti coercitivi per ottenere adesione degli insegnanti:
    • Licenziamento degli insegnanti contrari alle direttive politiche.
    • Obbligo della tessera del Partito per i concorsi pubblici.
    • Conformismo degli insegnanti primari.
  • Contenuti dell’insegnamento più fascisti.
    • Introduzione del libro unico di Stato nella scuola primaria.
    • Fascismo dal volto buono (prime redazioni).
    • Guerra, spirito di conquista, violenza (edizioni successive).
    • Staticità e monumentalità (ideologia imperiale).
    • Frasi breve, coincise e secche (stile mussoliniano).

Dalla Guerra d’Etiopia al secondo conflitto mondiale

  • Connotazione guerriera nell’educazione.
    • ‘’Scuola dell’Italia imperiale’’: tema principale dell’attività didattica delle scuole elementari.
    • Preghiera per i soldati e lettura dei bollettini di guerra.
    • Seguire l’avanzata delle forze militari italiane.
    • Illustrare le ragioni del regime circa l’impresa in Etiopia.
    • Condanna delle sanzioni all’Italia (Società delle nazioni).
  • Introduzione della radio.
    • ‘’Cantuccio dei bambini’’ (Milano, 4 gennaio 1926).
    • Istruire e divertire.
    • Programmazione ad hoc per i bambini.
    • EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche): maggior investimento e uso a scopo propagandistico.
    • Diffusione nelle campagne (apparecchio a basso costo, centri di ascolto condiviso).
    • Uso della radio nelle scuole (proposta formativa).
  • Gioventù Italiana del Littorio (GIL, ottobre 1937).
    • Ragazzi (6-21 anni).
    • Controllo del PNF.
    • Militarizzazione dell’infanzia.
    • Radicalizzazione del progetto formativo di creazione dell’uomo nuovo.
    • ‘’Sezioni rapporti famiglie-GIL’’ (1941).
  • Carta della Scuola (1939), a cura del ministro Bottai
    • Formare la coscienza umana e politica delle nuove generazioni.
      • Conssegnava alla scuola il compito di formare la coscienza umana e politica delle nuove generazioni.
      • Traduzione in provvedimenti concreti di questo progetto pedagogico, non attuata.
      • Coinvolte più generazioni di ragazzi, cresciuti nel mito della guerra.
      • Limiti della politica di potenza del regime.

L’INFANZIA NEL NAZIONALSOCIALISMO

L’idea di bambino e la politica per l’infanzia

  • I nazionalsocialisti consideravano i bambini e i giovani come artefici della società del futuro.
  • Idea dell’infanzia di sviluppo (il modo in cui un bambino cresce condiziona il futuro).
  • Garantire condizioni favorevoli di crescita era il presupposto per una società e una nazione futura migliore.
  • I bambini erano la risorsa centrale per il riscatto della società.
  • Salute dei bambini (priorità per gli educatori, medici e igienisti).
  • I bambini fisicamente deboli erano considerati un problema.
  • Lo sport acquisì un ruolo centrale.
  • Bambino di razza pura come portatore futuro della nazione tedesca (non come individuo).
  • Obiettivo educativo: tutti i giovani dovevano diventare parte utile della comunità di popolo.
  • Pedagogia nazionalsocialista: formazione di un individuo che esegue i compiti per la comunità di popolo.
  • Modifica della concezione dell’infanzia: al compimento del decimo anno di vita, i bambini erano considerati giovani.
    • Fino ai dieci anni, i bambini crescevano prevalentemente in famiglia.
    • Acquisizione di un accesso diretto alla vita dei bambini.
    • Propaganda nazionalsocialista in un’età ricettiva.
    • I bambini si sentivano presi sul serio.
    • I media giocarono un ruolo fondamentale.
  • Sistema scolastico:
    • Inizialmente molte cose rimasero inalterate.
    • Reso compatibile con gli obiettivi del regime.
  • Costituzione di un’organizzazione giovanile unica (esclusione degli ariani).
  • Hitlerjunged:
    • Organizzati separatamente in base al sesso e all’età.
    • Non legalmente obbligatoria fino al dicembre 1939.
    • Distacco dal nucleo familiare.
    • Organizzazione strutturata in modo gerarchico (ordine e obbedienza).
    • Caposaldo nella quotidianità dei bambini.
    • Addestramento premilitare (soprattutto per i ragazzi sopra i 14 anni).
    • Indottrinamento politico (persone fisicamente forti, prestanti, laboriose, convinte dell’ideologia nazionalsocialista).
    • Politica nazionalsocialista volta alla cultura del corpo (sport).
    • Idee specifiche di femminilità e di mascolinità.
    • Legittimazione della violenza e dell'esclusione.
  • L’influsso dell’ideologia nazionalsocialista avvenne gradatamente e con più forza nei casi in cui non era possibile attivare energie morali di difesa.
  • I provvedimenti di riorganizzazione coinvolsero tutte le sfere della quotidianità dei fanciulli.
  • Anche l’amicizia tra bambini fu condizionata.

Un’indagine empirica

  • Non tutti i bambini vissero la stessa quotidianità.
  • Milieu: stili, orientamenti e comportamenti di vita specifici.
    • Differenze interne dovute a valori (orientamento confessionale o politico).
  • Quattro milieu:
    • Borghesia: figli di proprietari di grandi aziende (infanzia senza lavorare, tempo libero).
    • Operai: collaborazione dei bambini nei lavori quotidiani.
    • Paese:
      • Industriali protestanti: aiuto e collaborazione ai lavori.
      • Agricolo cattolico tradizionalista: aiuto e collaborazione ai lavori.
  • Differenze e analogie tra i diversi milieu.
  1. Condizioni economiche, sociali e culturali cambiarono poco durante il nazionalsocialismo (tranne nel milieu operaio).
  2. Dialogo e relazioni familiari non compromessi (tranne nel milieu operaio).
  3. Scuola: sfera di vita maggiormente influenzata dalla politica nazionalsocialista.
  4. Hitlerjunged:
    • Tutte le associazioni sportive nella Hitlerjunged.
    • Possibilità di ritagliarsi spazi individuali e soddisfare esigenze di comando.
    • Paese industriale protestante: membri entusiasti (scusa per sfuggire ai lavori domestici).
    • Milieu borghese: non particolarmente influenzato.
    • Paese cattolico: debole presenza (difficoltà a trovare reclute).
    • Hitlerjunged come componente marginale.
  5. Corpo e divisione dei ruoli tra i sessi: forte continuità in tutti i milieu.
  6. Media: ruolo più invasivo.
  7. Valori: crescita e cambiamento durante il nazionalsocialismo.
  8. Percezione dell’esclusione e della persecuzione dei dissenzienti e della popolazione ebrea (milieu urbani).
  9. Reazioni diverse dei bambini alle possibilità e alle sfide.
    • Non esposti passivamente, ma attori.
    • Possibilità di mantenere o interrompere amicizie.
    • Comportamenti diversi nei confronti della Hitlejunged.

IL ‘’NUOVO BAMBINO’’ IN UNIONE SOVIETICA DALLA RIVOLUZIONE D’OTTOBRE ALLA CADUTA DEL REGIME COMUNISTA (1917-1991)

Introduzione

  • Ellen Key (‘’Il secolo dei fanciulli’’): auspicava una nuova fase storica che restituisse ai bambini l’infanzia.
  • Il messaggio della Key poneva il bambino al centro di un progetto educativo.
  • Riflessione sul concetto particolare di infanzia/infanzie, emerso grazie alle indagini storiografiche più recenti.
  • Obiettivo: formare e indottrinare l’infanzia dell’uomo nuovo (cittadino-lavoratore del collettivo).
  • Uomo nuovo: mito scaturito dalla Rivoluzione d’ottobre.
  • Progetto sovietico: mutevole e accompagnato da rappresentazioni simboliche.
  • Propaganda rivoluzionaria: infanzia come simbolo di un regime giusto (progetto di rigenerazione dell’infanzia abbandonata).
  • Riflessione della realtà sociale e dell’ideologia ufficiale.

Il ‘’nuovo bambino’’ in famiglia

  • Interventi legislativi sulla famiglia (quattro fasi dal 1917 al 1985).
  • Prima riforma (dopo la Rivoluzione d’Ottobre):
    • Diritto del matrimonio, della famiglia, della tutela della Repubblica russa.
    • Equiparazione dei figli legittimi e di quelli naturali.
    • Nuovo bambino educato nello spirito del comunismo.
  • Seconda guerra mondiale:
    • Intensificazione delle misure a favore della famiglia legittima.
    • Abolizione dell’equiparazione fra i figli legittimi e quelli naturali (codice della famiglia del 1944).
    • Aiuto per le ragazze madri.
  • Dopo la morte di Stalin: processo di destalinizzazione.
    • Progressivo abbandono delle misure relative al divorzio.
    • Abolizione dell’aborto negli ospedali statali.
    • Divorzio per mutuo consenso (procedura di conciliazione).

Il ‘’nuovo bambino’’ negli orfanatrofi sovietici

  • Creazione di un sistema di assistenza ai bambini privi di un genitore o senza famiglia (Commissariato del popolo per l’Istruzione).
  • Orfanotrofi, comunità di lavoro e colonie.
  • Istituti dotati di una disciplina differenziata (bambini crescevano collettivamente nello spirito del comunismo).
  • Orfanotrofi insufficienti e inadeguati.
  • Riforme per migliorare la vita al loro interno (teorie psicopedagogiche) e avviare la formazione al lavoro.
  • Progetto di educazione collettiva abbandonato (bambini figli di deportati e di “nemici del popolo”).
  • Bambini in piena libertà per le strade (pericolo di ordine pubblico).
  • Scarsità di edifici adeguati, mancanza di personale preparato e mancato controllo sui bilanci.
  • Orfanotrofi come luoghi di semplice custodia e passaggio.
  • Priorità accordata alla tutela della famiglia legittima.

Il ‘’nuovo bambino’’ a scuola

  • Riforma scolastica ispirata all’ideologia marxista.
  • Scuola unica del lavoro gratuita.
    • Formare una società senza classi sociali, promuovere l’alfabetizzazione di massa e un’educazione comunista.
    • Frequentata da bambine e bambini fra gli 8 i 17 anni di età.
    • 9 anni di frequenza scolastica obbligatoria (poi ridotti a 7).
    • Programmi che cercano di coniugare la pedagogia marxista con quella attiva.
    • Il principio dell’istruzione politecnica porta un asservimento del sistema scolastico alla produzione economica.
  • Obbligo dell’istruzione scolastica elementare (1931).
    • Raddoppio del numero degli scolari.
    • I figli degli operai hanno l’accesso agli istituti superiori,
    • mancato accesso alle università e quindi non vi è mobilità sociale.
  • Organizzazione dei Pionieri (bambini comunisti ispirandosi allo scoutismo).
  • Riforma sulla formazione professionale (avvicinarsi della Seconda guerra mondiale):
    • Adolescenti formati direttamente nelle industrie, nelle aziende agricole, nell’edilizia e nei trasporti.
    • Riduzione della durata delle scuole professionali.
  • Memoria del passato glorioso e tragico.

I CONFLITTI DEL NOVECENTO E L’INFANZIA

Un secolo di guerre

  • Studio dell'ONU (1996) sull’impatto dei conflitti armati sui bambini.
  • La violenza della guerra ha attraversato ogni epoca.
  • Nel XX secolo c'è stato un coinvolgimento dei bambini (bambini soldato).
  • Conseguenze:
    • Morti per cause dirette o indirette (denutrizione, malattie).
    • Distruzione di campi e servizi sanitari.
    • Crescita in un clima di odio e vendetta.
  • Violazione dei diritti dei bambini (vita, famiglia, sviluppo, alimentazione, istruzione, protezione).
  • Stima di due milioni di bambini uccisi (1985-1995).
  • Orfani e disabili.
  • Il ‘900 è ricordato come un secolo tragico sconvolto dalle guerre.
  • Scienza e tecnologia applicata ai conflitti (armi atomiche, campi di sterminio).
  • Periodo di prodigiosi cambiamenti e conquiste (Onu e Comunità europea).

La militarizzazione dell’infanzia e ‘’l’inutile strage’’

  • Allo scoppio della Prima guerra mondiale in Italia vi erano circa 12 milioni di bambini, di età inferiore ai 14 anni.
  • Sistema di propaganda (scuole che formavano all’obbedienza, all’amor di patria, al coraggio, all’abnegazione).
  • Riflessioni sul significato del conflitto, si seguivano le posizioni degli eserciti, scrisse letterine ai soldati.
  • Esaltazione della patria, dell’eroismo e della morte eroica nei libri di testo e giornali per ragazzi.
  • Inculcare l’odio verso il nemico; educazione alla guerra nella scuola anche prima del 1914.
  • La guerra doveva apparire giusta e necessaria.
  • Rielaborazione di classici della letteratura italiana per l’infanzia (Pinocchio).
  • Processo di “infantilizzazione della guerra”.
  • Giochi e giocattoli calibrati sulla nuova realtà (trincee e cannoni).
  • Arruolamento del bambino (educare il bambino ad essere soldato).
  • La Prima guerra mondiale, ostacolò la funzione educativa dei genitori.
  • Adolescenti al fronte: ''ragazzi del ‘99''.
  • Lavoro minorile e giovanile (70.000 ragazzi fino a 16 anni nelle industrie di guerra).
  • Tema dell’invasione da parte dei nemici.
  • Sfruttamento di ogni risorsa, malnutrizione (tubercolosi e malattie gravi).
  • Il fascismo, il nazismo, il comunismo continuarono la militarizzazione dell’infanzia.

Verso la Seconda guerra mondiale

  • Trasformazione delle scuole in sedi di esposizioni.
  • Bambini e adolescenti al centro della guerra.
  • Produzione di combattenti in miniatura nella letteratura per l’infanzia.
  • Nascita di film con messaggi chiari.
  • La Prima guerra mondiale iniziata nel 194 terminò definitivamente nel 1945.
  • Proseguimento della Prima guerra mondiale alla seconda (questione di arruolamento).
  • Organizzazioni dei giovani (Opera Nazionale Balilla in Italia, la Hitlerjugend e l’organizzazione dei Pionieri in Russia) per plasmare le giovani generazioni fanatizzandole.
  • I figli erano proprietà del Fuhrer (progetto per realizzare la razza ariana, piano di rapimenti).
  • Calvario per i non ariani (uccisioni, esperimenti, lavoro schiavo).
  • Distacco dalla famiglia (conseguenze sulla personalità).

Dai diari di ragazzi e adolescenti

  • La letteratura dei loro diari scritti durante i conflitti possono fa comprendere gli avvenimenti visti dagli occhi di persone che li vivono in prima persona.
  • Modo per non sentire l’angoscia interiore e per trovare il coraggio di continuare a vivere.
  • Stati psicologici specifici.
  • Scrivere per combattere la solitudine, per il bisogno di aprire il proprio cuore a un amico.
  • Strumento di autoanalisi o per studiare la propria maturazione in rapporto alla guerra.

Un fragile presente

  • A causa dei conflitti, si riducono le produzioni agricole, viene distrutto il tessuto della società.
  • Cause della mortalità infantile: dissenteria, infezioni respiratorie, morbillo, colera, malaria.
  • Bambini e adolescenti sono i soggetti esposti a maggior rischio di violenza sessuale.
  • Ferite nella psiche dei bambini a causa di esperienze traumatiche che aumentano livelli d’ansia che sono causa di fobie e reazioni di panico..
  • Intere generazioni di bambini crescono nell’insicurezza e nel desiderio di vendetta.
  • Per la protezione dei più deboli l’Onu ha approvato la carta dei diritti dei bambini, attivando degli organismi come l’Unicef.

IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI DELL’INFANZIA NEL XX SECOLO

Premessa

  • Il bambino è da sempre considerato il cucciolo dell’uomo, non gli è riconosciuta un’identità specifica se non come espressione negativa di ciò che non è ancora.
  • A partire dell’800 inizia a essere oggetto di tutela, anche se non riconosciuto come soggetto titolare di diritti autonomi.
  • Primi decenni del 900: innovazioni legislative a favore dell’infanzia.
  • Alcuni precursori dell’idea dei diritti umani dell’infanzia:
    • ELLEN KEY: diritto del bambino all’amore dei genitori.
    • JANUSZ KORCZAK: diritto di un minore di essere preso sul serio.
    • MARIA MONTESSORI: caratteristiche e esigenze peculiari dei primi anni di vita.
  • Rilevanza definitiva alla fine del secolo XX.
Primi riconoscimenti
  • 900, l’attenzione sociale, politica e giuridica si concentra intorno alla protezione e alla regolamentazione del lavoro minorile.
  • Dichiarazione dei diritti del bambino del 1918 elaborata da intellettuali sovietici.
  • Libertà di opinione, d’espressione e di riunione.
  • Convenzione n. 5:
    • adottata il 28 novembre 1919 dall’International Labour Organization fissando 14 anni l’età minima per l’assunzione.
    • Convenzione n. 6 (divieto di lavoro notturno per i minori).
  • Carta dei bambini dell’International council of women (1922).
    • Educazione all’igiene sessuale, madri lavoratrici, parchi giochi, vaccinazioni obbligatorie.
  • Dichiarazione dei diritti dell’adolescente: orario ridotto, riforma dell’apprendistato, prolungamento del periodo scolastico obbligatorio, parità di salario.
  • Unione Internazionale per il Soccorso dell’Infanzia (1920): Dichiarazione dei diritti dell’infanzia (1923).
  • Jebb: necessità di affermare i diritti inviolabili di cui ogni bambino dovrebbe godere.
  • 26 settembre 1924: adozione all’unanimità dalla quinta assemblea generale della società delle Nazioni.
  • Dichiarazione di Ginevra: costituisce il primo pronunciamento sui diritti del bambino non vincolante per gli Stati.
  • Necessità di metterlo nelle condizioni di svilupparsi,
  • Necessità di nutrirlo, curarlo, stimolarlo, educarlo.
  • Il diritto all’educazione anche al bambino in difficoltà.
  • Il bambino deve essere messo in grado di guadagnare la sua vita e deve essere protetto da ogni sfruttamento.
  • Il bambino deve essere allevato al sentimento che le sue migliori qualità dovranno essere poste al servizio dei suoi fratelli.
  • Più attenzione ai doveri dell’adulto verso il bambino che ai diritti di quest’ultimo.
  • Carta dell’infanzia elaborata a Londra:
  • Proclama il principio della sacralità della persona umana
  • Prende in considerazione solamente gli aspetti assistenziali, bensì allarga lo sguardo anche ad altre necessità.
  • Aggiunge il bisogno del bambino e la necessità di metterlo al centro di ogni sistema educativo, il cui accesso deve essere garantito a tutti.
  • Anch’essa è un elenco dei doveri dell’adulto verso il bambino.

La progressiva estensione dei diritti

  • 1948: Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo(Assemblea generale delle Nazioni Unite) sancisce i diritti umani e le libertà fondamentali di ogni essere
    umano.
  • 25-26: si ribadisce la necessità di garantire la salute, il benessere del bambino, il diritto alla prevenzione sociale al nato fuori dal matrimonio, l’educazione gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari.
  • L’Unione Internazionale per la Protezione dell’infanzia, rielabora i precedenti documenti dando vita a una Nuova Dichiarazione di Ginevra, affermando che l’umanità deve utilizzare le migliori risorse per aiutare a crescere il bambino.
  • 1950: Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
  • Unicef (1946) per dare aiuto ai bambini europei devastati dalla Seconda guerra mondiale.
  • Progetto di una Carta sui diritti dei bambini che integra la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
  • Dichiarazione dei diritti del fanciullo (1959, Dichiarazione di New York).
  • Dichiarazione di buone intenzioni che si propone di mantenere i medesimi intenti previsti nella Dichiarazione di Ginevra, chiedendo agli Stati sia di riconoscere i principi e di impegnarsi nella loro diffusione e applicazione.
  • Una sorta di “statuto” dei diritti del bambino e ordina in 10 articoli i temi già emersi dai documenti precedenti.
  • Non è cresciuta una diffusa coscienza dei diritti dei più piccoli per portare a una sua concreta applicazione.

La convenzione dei diritti del fanciullo

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