La grande divergenza: appunti su comparazioni e opposizioni

Le scienze sociali e la cultura europea

Le scienze sociali si sono sviluppate per rispondere alla necessità di spiegare lo sviluppo delle società europee e per individuare l elemento unico o speciale che ha garantito il successo su scala globale delle nazioni europee. Questo approccio ha cercato di capire quale fosse la caratteristica fondante che permetteva all’Occidente di dominare in ambito economico e politico. Accanto a una tradizionale visione degli studi, è emersa una prospettiva critica che ha posto al centro delle attenzioni questioni di potere, sfruttamento e sistemi economici globali. Nei contributi critici, autori come Eric Williams, Samir Amin e Andre Gunder Frank hanno seguito le tracce di Marx, mettendo in primo piano il problema dell accumulazione primitiva attraverso lo sfruttamento coloniale. I lavori successivi hanno invece orientato l’attenzione sui fattori interni dello sviluppo economico europeo e sulla dinamica dei mercati e delle merci provenienti dal Nuovo Mondo, cercando legami e interconnessioni tra continente europeo e continente americano.

È indubbio che le istituzioni europee abbiano avuto un ruolo fondamentale nel successo dell Europa: l invenzione delle società per azioni e l uso del debito consolidato, soprattutto per finanziare imprese militari, hanno rappresentato strumenti eccezionali per sostenere la crescita economica e la capacità di proseguire l’espansione militare e commerciale. Inoltre, l impiego di tecnologie capaci di garantire un risparmio di lavoro ha contribuito a una maggiore produttività. Tuttavia, non va dimenticato che l Occidente fino al XIX secolo mostrava un ritardo nella produttività delle terre; senza la disponibilità delle terre del Nuovo Mondo, l Europa avrebbe dovuto ricorrere a un modello labor-intensive, simile a quello praticato dalla Cina e dal Giappone. L uso della violenza e della coercizione per lo sfruttamento delle terre colonizzate è stato uno dei fattori decisivi per spiegare la divergenza tra Europa Occidentale e Asia Orientale a partire dalla seconda metà dell’Ottocento.

Per comprendere questa Grande Divergenza è necessario adottare un approccio sia comparativo sia globale, mettendoli in relazione e facendoli interagire fra loro. Come passaggio preliminare, occorre ridiscutere la pretesa di unicità e la peculiarità attribuita alle società europee. Studiare su scala globale i processi economici permette di capire che il mondo, fino al 1800, non era centrato sull’Europa, ma piuttosto configurato come un sistema policentrico senza un’egemonia definita; solo dal XIX secolo in poi inizia a configurarsi una forma di egemonia europea. Una delle chiavi proposte è quella di individuare le unità di analisi rilevanti: le aree centrali che mostrano connessioni significative tra loro, come il delta del Yangzi, l’Olanda e l’Inghilterra, fino al XVIII secolo, presentano elementi comuni che non si riscontrano in modo altrettanto marcato in altre realtà dei loro continenti. Secondo questa lettura è utile abbandonare categorie grandiequivalenti come continenti o civiltà per concentrarsi su aree centrali ben definite. Seguendo R. Bin Wong, è consigliabile tornare alle comparazioni, abbandonando lo scetticismo epistemologico di stampo postmoderno e affrontando temi legati allo sviluppo economico. Le comparazioni devono essere biunivoche e bidirezionali, poiché tali confronti fanno emergere forti similitudini soprattutto nei settori del commercio, dell’agricoltura e della proto-industria. In questa prospettiva, la comprensione della Grande Divergenza implica anche riflettere su come l’Europa potrà uscire dalla trappola malthusiana.

Le false opposizioni

Le prospettive che puntano esclusivamente sulle qualità endogene delle società europee o che privilegiano il tema della accumulazione primitiva hanno posto l’Europa al centro del sistema mondiale, cercando spiegazioni in termini di opposizioni tra Occidente e Oriente o tra passato e presente. Secondo Pomeranz, tali approcci hanno operato argomentazioni polarizzanti, contrapponendo l Occidente moderno al proprio passato e l Oriente all Occidente, enfatizzando caratteristiche endogene e ignorando che fino al XVIII secolo non esistevano differenze sostanziali tra Oriente e Occidente. Parlare di miracolo europeo in termini esclusivisti ha minimizzato il ruolo delle istituzioni e delle politiche inglesi e ha trascurato l’importanza del contesto globale includendo il resto del mondo.

Sulla scia delle teorie neoliberali, lo sviluppo economico europeo è stato spesso spiegato tramite il miglioramento dell’efficienza dei mercati competitivi, riducendo al minimo o ignorando il contributo delle colonie e dei contesti esterni. In questa cornice, Patrick O’Brien ha sostenuto che per lo sviluppo del centro, cioè dell’Europa, “la periferia è stata periferica”, suggerendo una superiorità intrinseca dell’Europa mantenuta grazie a rapporti di dominio con le altre regioni.

A questo si aggiunge che la ricerca è stata spesso condizionata da confronti sbagliati: si è ricorso a unità continentali astratte o a civiltà intere, il che ha orientato in modo fuorviante l analisi. Per Pomeranz è essenziale individuare gli elementi caratterizzanti delle realtà continentali: ad esempio, il delta del Yangzi e la combinazione tra Olanda e Inghilterra fino al XVIII secolo mostrano punti in comune maggiori tra loro che con altre realtà dei rispettivi continenti. È dunque necessario identificare le giuste unità di analisi, abbandonando concetti di difficile gestione come continenti e civiltà e chiedendosi quali siano davvero le aree centrali. Seguendo le proposte di R. Bin Wong bisogna tornare alle comparazioni, superando lo scetticismo epistemologico tipico di alcune letture postmoderne, e affrontando temi concreti come lo sviluppo. Le comparazioni devono essere biunivoche e bidirezionali: tali approcci rivelano forti similitudini nel commercio, nell agricoltura e nella proto-industria. Come verrà mostrato, per comprendere la Grande Divergenza è necessario riflettere sul modo in cui l’Europa potrà uscire dalla trappola malthusiana.