Appunti: La rivoluzione informatica
Lavoro e innovazione tecnologica
Nel XX e XXI secolo la scienza e la ricerca hanno permesso un miglioramento della qualità della vita impensabile rispetto ai secoli passati. Una serie di scoperte e innovazioni hanno modificato il nostro concetto di tempo, di spazio, la nostra aspettativa di vita e il modo in cui vediamo il mondo. Il lavoro, come altri aspetti dell’esistenza, è stato rivoluzionato dalle innovazioni: vecchi mestieri sono scomparsi, mentre ne sono nati di nuovi, direttamente connessi allo sviluppo delle nuove tecnologie, che comprendono mansioni fisicamente meno usuranti grazie al sostegno dell’informatica, della robotica e di una serie di novità che sono emerse soprattutto negli ultimi 50 anni. Con l’avvento della digitalizzazione, negli ultimi vent’anni un numero cospicuo di mestieri sono diventati obsoleti; d’altro canto, per compensazione, molti lavori sono nati, figli delle nuove opportunità fornite da un mondo sempre più connesso. Dal punto di vista economico, il decennio aperutosi con la crisi economica del 2007-2008 e con l’accelerazione del processo di digitalizzazione ha condotto verso una modifica strutturale e una messa in discussione di alcune certezze che in passato sembravano granitiche. Come sottolinea Luca De Biase, il frutto di questo nuovo processo fa sorgere una serie di domande molto semplici: le giovani generazioni staranno meglio o peggio dei loro genitori? L’informatica e le nuove tecnologie creano o distruggono posti di lavoro? L’Unione Europea, con i programmi di infrastrutturazione informatica, sembra dare risposte affermative: le connessioni internet genereranno nei prossimi anni circa euro di PIL in più, e posti di lavoro entro il 2025. Non tutti sono concordi con le policy dell’Unione Europea; economisti Frey e Osborne dell’Università di Oxford stimano che nei prossimi vent’anni scomparirà circa (47 ext{%}) dei posti di lavoro negli Stati Uniti. Keynes nel 1930 affrontava temi simili, distinguendo tra gestione del processo innovativo e potenzialità degli investimenti in nuove tecnologie, ed elaborando il concetto di disoccupazione tecnologica: una forma di disoccupazione causata dal fatto che si scoprono nuovi modi per risparmiare lavoro a una velocità superiore a quella con cui si scoprono nuovi modi per impiegarlo. Tuttavia, secondo Keynes, si tratta in gran parte di un disallineamento temporaneo: il tempo necessario per adeguare la forza lavoro alle nuove tecnologie può essere limitato da investimenti pubblici e da politiche formative mirate. L’Italia, ai nostri giorni, resta ai margini del processo di informatizzazione economica e di digitalizzazione, con livelli di investimento inferiori rispetto ad altri paesi dell’Unione come Germania e Olanda. Inoltre, Italia e Regno Unito mostrano una mobilità sociale ancora statica, indice della necessità di adeguare l’agenda della work policy per rendere il sistema più resiliente e aumentare i posti di lavoro sia in senso quantitativo sia qualitativo. Nella cultura d’impresa delle PMI italiane si osserva spesso un approccio conservativo, sebbene esportino ricchezza significativa e opponano resistenza ai ritmi del cambiamento. Alcuni mestieri sono legati a cicli brevi di determinate tecnologie, altri evolvono e hanno successo duraturo. In pratica, le tecnologie信息 informatiche hanno effetti sia sull’occupazione sia sulle opportunità: colpiscono rapidamente l’occupazione in tempi brevi, ma generano opportunità nuove con lentezza. Di fronte a ciò si configura un investimento occupazionale a lungo termine che richiede formazione e innovazione, insieme, per creare nuovi mercati e sviluppare know-how. L’aumento delle informazioni disponibili tramite internet richiede una gestione pianificata dei processi; per questo, nel contesto produttivo si è diffuso il paradigma toyotista: l’organizzazione della produzione si fonda su un rapporto dinamico tra operaio e macchina e su flessibilità, coordinamento e just-in-time. Il salariato di una fabbrica informatizzata deve possedere qualità diverse rispetto al passato: prontezza al cambiamento, predisposizione al lavoro di squadra, cooperazione tra settori e competenze di livello universitario per i quadri intermedi. L’elaborazione dell’informazione deve essere rapida, l’azione deve essere coordinata, e la gestione deve puntare a una cooperazione elevata per evitare sbavature e difetti di produzione. Anche in ambiti non strettamente produttivi, come la finanza, l’andamento tecnologico impone una gestione informata e puntuale. L’introduzione della rete e della capacità di elaborare dati ha favorito la velocità di aggiornamento e la propagazione di informazioni: il telegrafo rivoluzionò i mercati, la rivoluzione informatica ha decuplicato questa velocità. Sebbene l’operatore moderno debba rimanere costantemente connesso per monitorare indici e valutazioni, la produzione e l’organizzazione del lavoro si basano sempre più su una rete di informazione integrata, che richiede livelli crescenti di specializzazione: secondo dati OCSE, meno del 40% di chi lavora con dispositivi e software informatici ha una formazione sufficiente per gestire tali processi. Questo rende cruciale l’aggiornamento costante delle competenze e la pianificazione formativa come strumenti per restare competitivi in un mercato globalizzato.
Intelligenza umana e computer
Secondo De Biase, le esternalità della fabbrica del passato, come i rumori delle macchine, sono ormai scomparse e oggi la fabbrica lavora in silenzio: i rumori si ritrovano solo nei robot di assemblaggio, mentre i computer gestiscono le fasi della produzione. Tablet e computer sono diventati strumenti comuni tra gli operai, che si muovono tra linee gialle segnate sul pavimento per controllare l’azione dei dispositivi informatici. Sensori, cloud e microchip sono i nuovi propulsori della catena di montaggio nell’industria 4.0. L’età media nelle moderne fabbriche americane è di circa 35 anni, mentre i giovani assunti sono intorno ai 25 anni, freschi di percorsi di formazione professionale. Le nuove figure intermedie includono data scientist e business analyst, e molto è orchestrato dalla rete informatica amministrata da ingegneri gestionali, con pezzi di produzione controllati via server centrale. Le strutture sono progettate da architetti; una generazione di giovani lavora esclusivamente con mezzi digitali e produce macchine capaci di connettersi. La sensoristica è alla base del nuovo processo produttivo: un tempo i capi reparto controllavano macchina per macchina, ora si affido a sistemi centralizzati. Sebbene una fabbrica moderna possa dipendere da diversi fornitori, le macchine sono collegate a un unico dispositivo o soggetto produttore, cioè a una rete omologata. Questa è una delle caratteristiche fondamentali dell’informatizzazione: la possibilità che macchine diverse si colleghino alla stessa rete e al computer centrale, che indica al lavoratore cosa fare e in quale istante. In più, trattandosi di un sistema computerizzato capace di elaborare dati in tempo reale, la produzione toyotista può essere affinata in funzione della domanda del cliente, che cambia quotidianamente, pur rimanendo gestibile grazie al supporto della rete informatica. Questo comporta una richiesta di operai diversi rispetto al passato, con età inferiore, maggiore flessibilità lavorativa e capacità di cooperazione. La programmazione e la progettazione seguono i canoni del just-in-time e sostengono una maggiore offerta di lavoro, con un livello di istruzione più alto richiesto di pari passo. L’aumento degli strumenti di informazione implica che l’istruzione globale sia superiore rispetto al passato, e la figura dell’operaio non specializzato tende a lasciare spazio a ruoli più qualificati. Tuttavia, l’aggiornamento professionale resta cruciale, poiché un livello superiore di istruzione potrebbe non bastare per inserirsi nel nuovo mondo del lavoro informatizzato. Inoltre, il rapporto uomo-computer è diventato sempre più vincolante: non è solo la tecnologia a creare problemi, ma la mancanza di innovazione che rende un’impresa meno competitiva nel mercato globale. Una riduzione della produttività di un’azienda solida può portare a una riduzione degli investimenti in capitale variabile e a una perdita occupazionale significativa. La nuova fabbrica non è solo un luogo di coesistenza tra uomo e macchina, ma un concentrato di tecnologie che richiedono sempre l’apporto umano per funzionare; il ruolo dell’essere umano non è inferiore a quello della macchina, ma è integrativo o sostitutivo a seconda dei processi. Quante occupazioni vengano sostituite dall’informatica è difficile da quantificare: i cambiamenti si concentrano principalmente in ambito manageriale e gestionale; per un’operazione che un tempo richiedeva tre quadri intermedi, ora servono circa 1,5 figure. Anche i rischi occupazionali riguardano ruoli indiretti nel processo produttivo. Per l’attività diretta, l’approccio al lavoro cambia: la manutenzione di una macchina fordista degli anni Sessanta richiedeva competenze diverse rispetto a una moderna macchina controllata da software. La convivenza tra macchine e uomini è attentamente curata nelle aziende consapevoli, che progettano i processi e li correggono lungo il percorso. I nuovi processi non sono esenti da problemi sociali: rappresentano un aggiornamento del contesto produttivo. Gli operai, i quadri intermedi e i manager possono sentirsi non appagati o invasi dalla tecnologia, che a tratti sembra tendere a ridurre la discrezione decisionale. Anche in una fabbrica del nuovo millennio l’individuo può sentirsi depersonalizzato, ma lavorando in squadra e partecipando attivamente ai processi decisionali, rispetto a modelli fordisti o a un semplice operaio del XIX secolo, l’esito può essere una minore sensazione di isolamento e un maggiore senso di poter incidere sul cambiamento.
Gli algoritmi e il lavoro
Un programma informatico, un social network o una app funzionano tramite un algoritmo, cioè una strategia matematica strutturata per risolvere un problema attraverso un numero finito di passi in un tempo definito. La parola algoritmo ha acquisito diversi significati a seconda del contesto: nel senso odierno è un insieme di istruzioni che deve essere applicato per eseguire un’elaborazione o risolvere un problema; in logica matematica è un procedimento effettivo di computo per una funzione o per decidere se un elemento appartiene a un insieme. Nell’uso quotidiano, un algoritmo gestisce la ricerca di pubblicazioni scientifiche sui motori di ricerca, modifica la visualizzazione dei contenuti in base alle ricerche pregresse e può informare sulle transazioni monetarie tramite Internet banking, oltre a influenzare le preferenze su Amazon, Booking e altre app legate allo svago o al lavoro. In breve, gli algoritmi sono alla base del nostro vivere quotidiano in una società iperconnessa e informatizzata. L’algoritmo è anche un organizzatore di lavoro, in grado di determinare scelte professionali momentanee e offrire margini decisionali, talvolta molto ampi. L’esempio di un rider evidenzia come una piattaforma possa assegnare una consegna in centro e come il rider possa decidere se accettare o meno, tenendo conto di molte variabili: clima, malattie, orario, zona di residenza e opportunità di guadagno. La piattaforma è una macchina che gestisce il lavoro e può uniformare qualità, competenze e cultura del lavoro, mettendo manager e rider sullo stesso piano: tutti interpretano i dati forniti dall’algoritmo secondo regole esplicite. Per aumentare l’autonomia decisionale è necessaria una formazione continua; senza adeguata preparazione, l’individuo rischia di essere guidato dall’algoritmo piuttosto che guidarne le decisioni. L’evoluzione tecnologica genera tensioni sociali: si può incorrere in una polarizzazione tra chi decide in accordo con l’algoritmo e chi subisce le sue determinazioni senza poterle modulare. Se non si investe nell’aggiornamento professionale, lavoratori di ogni livello possono trovarsi in situazioni analoghe a quelle del vecchio sfruttamento industriale: da una parte i decisori e dall’altra chi subisce l’algoritmo, che non ha le competenze per ridefinirlo. Le aziende moderne riconoscono che il successo dipende dall’avere persone di qualità superiore, soprattutto nel campo informatico, che fanno funzionare l’impresa. A differenza della teoria classica, la retribuzione non è determinata solo dal tempo di lavoro, ma dalla capacità di elaborare e realizzare progetti utilizzando le tecnologie informatiche. Le aziende che investono nell’informatica tendono a offrire condizioni salariali competitive e welfare privato, creando una sorta di comunione di intenti tra dipendente e azienda e legando l’individuo al progetto che porta avanti.
Bibliografia
- De Biase L., Il lavoro del futuro, Codice Edizioni, Torino, 2018.