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RIVOLUZIONE RUSSA, STALIN E IL MODELLO SOVIETICO
LA CRISI RUSSA
La partecipazione della Russia alla Prima guerra mondiale fu voluta dallo zar Nicola II e dai circoli dirigenti del Paese per due motivi principali:
Difesa del ruolo della Russia come grande potenza europea.
Evitare una esplosione rivoluzionaria interna.
La decisione di entrare in guerra fu sostenuta dai “cadetti”, membri del Partito Costituzionale Democratico, e dalla Duma, che approvò i crediti di guerra (cioè i fondi necessari al conflitto).
Fronte socialista diviso:
Menscevichi moderati: favorevoli alla guerra, considerandola difensiva.
Bolscevichi: contrari, sostenendo che la guerra imperialista dovesse trasformarsi in una rivoluzione proletaria internazionale.
Socialisti rivoluzionari (tra cui Kerenskij): speravano che la guerra potesse aprire la strada a una trasformazione democratica e liberale della Russia.
Situazione interna drammatica:
Le sconfitte militari, l’assenza di milioni di lavoratori partiti per il fronte e il crollo della produzione agricola provocarono:
carestie
disoccupazione
scioperi di massa
La fiducia nello zar crollò e lo Stato imperiale iniziò a disgregarsi.
LA RIVOLUZIONE DI FEBBRAIO – DEMOCRATICA
In questo contesto di crisi, anche le minoranze nazionali dell’impero (ucraini, baltici, musulmani, caucasici) iniziarono a chiedere autonomia e autogoverno.
Scoppio del conflitto:
A metà febbraio 1917, gli operai delle officine Putilov entrarono in sciopero per protestare contro la mancanza di cibo e l'innalzamento dei prezzi.
La protesta si allargò, unendo le rivendicazioni economiche a quelle politiche (contro lo zarismo) e pacifiste (contro la guerra).
Ordini dello zar:
Il zar ordinò all’esercito di reprimere le manifestazioni; tuttavia, molti soldati si rifiutarono di sparare e si unirono agli insorti.
Risultato della ribellione:
Il 28 febbraio, Pietrogrado era in mano ai rivoltosi, che istituirono un soviet (consiglio rivoluzionario formato da operai e soldati).
L’insurrezione colse di sorpresa sia liberali che socialisti, molti dei quali vivevano ancora nella clandestinità.
Reazione della Duma:
La Duma nominò un governo provvisorio, composto da esponenti liberali e moderati, a cui si unì Kerenskij (in doppio ruolo, poiché era anche vicepresidente del soviet di Pietrogrado).
Pochi giorni dopo, Nicola II abdicò in favore del suo fratello Michele, che però rinunciò al trono.
Il 3 marzo 1917, l’Impero zarista cessò di esistere.
LE FORZE IN CAMPO
Dopo la rivoluzione di febbraio, la Russia si trovò in una situazione di dualismo del potere, con due autorità contendenti:
Governo provvisorio: sostenuto dai ceti borghesi e moderati, mirava a ristabilire l’ordine mantenendo monarchia costituzionale o democrazia parlamentare.
Soviet di Pietrogrado: eletto dai lavoratori e dai soldati, rappresentava la spinta rivoluzionaria e popolare.
Sviluppo dei soviet:
Il soviet di Pietrogrado divenne il modello di riferimento per la nascita di centinaia di soviet in tutto il Paese, esercitando un potere reale superiore a quello del governo provvisorio. Per evitare conflitti diretti, il governo accettò richieste del soviet, quali:
convocazione di un’Assemblea Costituente,
amnistia per i prigionieri politici,
legislazione più democratica,
riduzione della giornata lavorativa a otto ore.
Opinioni socialiste:
La maggioranza dei socialisti pensava che la Russia dovesse prima completare una fase di “democrazia borghese”, sul modello occidentale, per poi pensare a una rivoluzione socialista.
IL RITORNO DI LENIN E LE TESI DI APRILE
Nell’aprile del 1917, Lenin, dopo il rientro in Russia dall’esilio in Germania, elaborò le Tesi di aprile, proponendo una linea rivoluzionaria radicale.
Proposte di Lenin:
La Russia doveva passare direttamente alla rivoluzione socialista.
La guerra in corso era definita “guerra imperialista” e doveva essere trasformata in una guerra civile contro la borghesia e i proprietari.
Ritirare l’appoggio al governo provvisorio e dare tutto il potere ai soviet.
Strategia di propaganda:
Lenin sapeva che i bolscevichi erano ancora una minoranza, ma contava sulla propaganda e sull’agitazione politica per conquistare le masse, distaccandosi dal marxismo ortodosso, poiché credeva che la volontà politica potesse anticipare le condizioni economiche.
Misure economiche previste:
Nazionalizzazione delle banche e dei grandi gruppi industriali, sotto controllo operaio.
Controllo della produzione da parte dei soviet.
Nazionalizzazione delle terre, distribuzione ai contadini.
Cambiamento del nome del partito:
Proposta di rinominare il Partito bolscevico in “Partito Comunista” e fondare una nuova Internazionale rivoluzionaria, alternativa alla Seconda Internazionale, accusata di aver sostenuto la guerra.