Impero, geografia e cultura

  • Le strategie per interpretare il presente spesso si richiamano al passato.
  • Alla base di questi richiami c'è incertezza sul fatto che il passato sia veramente concluso o se continui nell'oggi.
  • T.S. Eliot afferma che il poeta lavora all'interno di una tradizione che si acquisisce "con grande fatica".
  • Avere senso storico significa essere consapevoli che il passato è anche presente.
  • Il senso storico costringe a scrivere con la coscienza che tutta la letteratura europea da Omero in avanti ha un'esistenza simultanea.
  • Il senso storico è senso dell'a-temporale e del temporale insieme.
  • Nessun poeta o artista, preso per sé solo, ha un significato compiuto.
  • Pur dovendo comprendere pienamente “il carattere passato del passato”, non c’è modo di isolare il passato dal presente.
  • Passato e presente si modellano a vicenda, implicando l'esistenza dell'altro e coesistono.
  • Singolarmente presi, né il passato né il presente, e tanto meno un poeta o un artista, possono avere un significato compiuto.
  • La sintesi tra passato, presente e futuro è idealistica e funzione della storia particolare.
  • Il modo in cui formuliamo o rappresentiamo il passato determina la nostra comprensione e visione del presente.
  • Durante la guerra del Golfo, Iraq e Stati Uniti avevano storie opposte.
  • Il partito iracheno Baath vedeva la storia araba moderna come una promessa non realizzata di indipendenza.
  • L'Iraq giustificò l'occupazione del Kuwait come compensazione per i torti subiti dall'imperialismo.
  • Gli Stati Uniti si consideravano giustizieri del mondo, combattendo la tirannia in difesa della libertà.
  • L'imperialismo è una parola controversa, carica di interrogativi e premesse ideologiche.
  • Il dibattito sull'imperialismo implica la definizione della nozione stessa: fenomeno economico, portata, cause, carattere sistematico, fine.
  • Autori che hanno contribuito alla discussione: Karl Kautsky, Rudolf Hilferding, Rosa Luxemburg, John Hobson, Lenin, Joseph Schumpeter, Hannah Arendt, Fred Magdoff, Paul Kennedy.
  • Scarsa attenzione è stata prestata al ruolo della cultura nella moderna esperienza imperialista.
  • L'espansione globale dell'imperialismo europeo classico dell'Ottocento e del primo Novecento allunga ancora le sue ombre sul nostro tempo.
  • Difficile che qualcuno non sia in qualche modo toccato dagli imperi del passato.
  • Gli imperi moderni hanno reso possibile un mondo globale attraverso comunicazioni elettroniche, commercio, risorse, viaggi e informazioni.
  • L'impero britannico inglobava e fondeva ogni cosa al suo interno, facendo della Terra una cosa sola.
  • Patrick O’Brien afferma che la “propaganda a favore dell’espansione dell’impero creò un’illusione di certezza e la falsa speranza che investire oltre confine avrebbe generato enormi profitti”.
  • Gli intrecci tra cultura e imperialismo sono inevitabili.
  • Tutto nella storia umana ha radici nella terra.
  • Imperialismo significa pensare in termini di territorio, colonizzare e controllare una terra distante, abitata e posseduta da altri.
  • Edmund Spenser immaginò lo sterminio degli abitanti dell'Irlanda da parte dell'armata britannica.
  • L'era dell'imperialismo classico continua a esercitare una considerevole influenza a livello culturale.
  • Nel XIX secolo, un potere senza precedenti era concentrato nelle mani di Gran Bretagna e Francia, e più tardi in quelle di altri paesi occidentali (in particolare degli Stati Uniti).
  • Nel 1800 le potenze occidentali rivendicavano il 55% delle terre emerse, possedendone in realtà circa il 35%, e che nel 1878 tale percentuale era salita al 67%, con un incremento di 215.000 km2215.000 \text{ km}^2 all’anno.
  • Nel 1914 tale crescita annua aveva raggiunto i 622.000 km2622.000 \text{ km}^2, e l’Europa controllava circa l’85% della superficie terrestre sotto forma di colonie, protettorati, possedimenti, domini e commonwealth.
  • William McNeill afferma che “il mondo venne unito in un unico insieme che interagiva al suo interno come mai era accaduto prima”.
  • Le economie erano assetate di mercati d’oltreoceano, di materie prime, di manodopera a basso costo, di terre ad alto profitto.
  • L'esperienza americana si fondava sin dall'inizio sull'idea di un imperium.
  • La politica imperiale e la cultura sono direttamente connesse.
  • L'atteggiamento statunitense sulla “grandezza” americana, sulle gerarchie razziali e sui pericoli rappresentati dalle altre rivoluzioni non è mai cambiato.
  • Per i cittadini francesi e inglesi del XIX secolo, l’impero costituiva uno dei temi centrali della vita culturale.
  • Con il termine imperialismo si intende la pratica, la teoria e gli atteggiamenti di un centro metropolitano dominante che governa un territorio lontano.
  • Colonialismo è la creazione di insediamenti su un territorio lontano.
  • Michael Doyle definisce: “L’impero consiste in un rapporto, formale o informale, in cui uno stato controlla l’effettiva sovranità politica di un’altra società politica. Può essere realizzato con la forza, con la collaborazione politica o mediante una dipendenza sociale, economica o culturale. L’imperialismo è semplicemente il processo, o la politica, di fondazione o di gestione di un impero”.
  • L’imperialismo resiste in una sorta di sfera culturale generale, così come in specifiche prassi politiche, ideologiche, economiche e sociali.
  • Varie idee sulla cultura furono approfondite, rafforzate, criticate o respinte sulla base delle esperienze imperiali.
  • L'idea che alcuni dei territori d’oltremare erano stati originariamente acquisiti dagli europei senza alcuna vera consapevolezza non spiega affatto le contraddizioni, la durata, la sistematicità del processo di acquisizione e di amministrazione dei territori.
  • David Landes afferma che “la scelta di certe potenze europee di creare ‘insediamenti’, considerando le proprie colonie alla stregua di imprese a lungo termine, a prescindere dalle implicazioni morali, fu un’innovazione di grande importanza”.
  • La supremazia dell’impero britannico e di quello francese non offusca in alcun modo la considerevole espansione coloniale dell’età moderna da parte di Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Germania, Italia e, in maniera differente, della Russia e degli Stati Uniti.
  • Russia acquisì il suo impero espandendosi quasi esclusivamente nei territori adiacenti.
  • Stati Uniti deriva da storie e percorsi imperiali alquanto differenti.
  • Nell’espansione dei grandi imperi occidentali, il profitto e la speranza di ulteriori guadagni erano di estrema importanza.
  • C’era un impegno che andava oltre e al di sopra del profitto, che consentiva a uomini e donne per bene di accettare l’idea che i territori lontani e i loro popoli dovessero essere sottomessi.
  • Non dobbiamo dimenticare che la costruzione degli imperi incontrò scarsissima resistenza all’interno delle società metropolitane.
  • In India, negli anni trenta del Novecento, “solo 4000 amministratori pubblici inglesi, coadiuvati da 60.000 soldati e 90.000 civili (principalmente uomini d’affari e di chiesa), si erano piazzati a capo di un paese di 300 milioni di persone”.
  • La costruzione di un impero deve essere sostenuta dall’idea di avere un impero.
  • Vi sono state difficili tensioni che si creano in società deformate dalla divisione di classe, e che si riflettono nelle idee distorte nelle menti degli uomini.
  • D.K. Fieldhouse: “Alla base dell’autorità imperiale c’era l’atteggiamento mentale del coloniale. La sua accettazione di uno status subordinato – vuoi per un positivo senso dell’interesse comune con la madrepatria, vuoi per l’incapacità di concepire una qualunque alternativa – consentì all’impero di durare nel tempo”.
  • Per molti versi l’era dell’imperialismo classico ottocentesco è finita.
  • Frantz Fanon afferma: “Noi dobbiamo apertamente rifiutare la situazione alla quale vogliono condannarci i paesi occidentali. Il colonialismo e l’imperialismo non si sono sdebitati con noi quando hanno ritirato dai nostri territori le bandiere e le forze di polizia. Per secoli i capitalisti si sono comportati nel mondo sottosviluppato come veri criminali di guerra”.
  • Dobbiamo prendere in considerazione la nostalgia per l’impero, così come la rabbia e il risentimento che essa provoca in coloro che sono stati dominati.
  • Dovremmo inoltre cercare di cogliere l’egemonia esercitata dall’ideologia imperiale.
  • Vi è una grave scissione nella nostra coscienza critica, che ci permette di dedicare molto tempo a riflettere sulle teorie estetiche di Carlyle e di Ruskin, senza prestare attenzione al fatto che le loro idee conferivano autorevolezza ai processi di sottomissione dei popoli “inferiori” e dei territori coloniali.
  • William Blake: “Alla base dell’impero, vi sono l’Arte e la Scienza. Toglietele o svilitele e l’impero non esisterà più. L’Impero segue l’Arte e non viceversa, come credono gli inglesi”.
  • Si tende a suddividere e moltiplicare i vari campi di specializzazione è contraria a una comprensione complessiva quando si tratta di analizzare la natura, l’interpretazione, la direzione o la tendenza dell’esperienza culturale.
  • Comprendere tale rapporto non significa affatto ridurre o ridimensionare il valore dei romanzi come opere d’arte: al contrario, proprio la loro “mondanità” – i loro complessi intrecci con il contesto reale – li rende più interessanti e più preziosi in quanto opere d’arte.
  • All’inizio del romanzo Dombey e figlio, Dickens sottolinea l’importanza che la nascita del figlio ha per Dombey.
  • Sebbene sia una descrizione della smisurata presunzione di Dombey è la tipica mentalità di un romanziere inglese del 1840.
  • La presunta autonomia delle opere d’arte implica una sorta di separazione che impone limiti che hanno scarso fondamento e che non trovano una giustificazione nelle opere stesse.
  • Non ci sono teorie già ben definite sui legami tra letteratura e cultura da un lato, e imperialismo dall’altro.
  • Né la cultura né l’imperialismo sono inerti e quindi i rapporti tra loro, in quanto esperienze storiche, sono dinamici e complessi.
  • L'obiettivo principale è quello di collegare, e questo interessa perché, sul piano filosofico e metodologico, si ritiene che le forme culturali siano ibride, miste e impure, e che sia giunto il tempo di analizzarle collegando l’analisi delle forme culturali con la loro realtà mondana.
  • Verso la fine del XX secolo abbiamo assistito un po’ ovunque al crescere di una nuova consapevolezza dei confini tra le culture.
  • In ogni cultura definita su base nazionale vi è un’aspirazione alla sovranità, a condizionare e a dominare.
  • Mai come oggi siamo consapevoli di quanto imprevedibilmente ibride siano le esperienze storiche e culturali.
  • Lungi dall’essere entità unitarie, monolitiche o libere da influenze esterne, le culture in realtà assumono più elementi “stranieri”, alterità e differenze di quante consciamente ne escludano.
  • Studi hanno evidenziato l’influenza degli interessi e delle priorità odierne sulle immagini pure (e purgate) che noi ci costruiamo di un passato privilegiato e conveniente dal punto di vista genealogico; un passato da cui abbiamo escluso gli elementi, le vestigia e le narrazioni indesiderate.
  • Secondo Bernal, se in origine era noto che la civiltà greca affondava le sue radici nella cultura egizia, semitica e in numerose altre culture meridionali e orientali, nel corso dell’Ottocento essa venne definita come “ariana” e le sue radici africane e semitiche diligentemente rimosse o nascoste.
  • Le immagini dell’autorità europea vennero plasmate e consolidate nel corso del XIX secolo con rituali, cerimonie e tradizioni.
  • Quando nel 1876 la regina Vittoria ne fu proclamata imperatrice, inviò in India il suo viceré, Lord Lytton.
  • Simili manipolazioni si sono verificate anche nell’altro campo da parte degli insorti “nativi” nei confronti del loro passato precoloniale.
  • Non dobbiamo sottovalutare il potere mobilitante delle immagini e delle tradizioni così prodotte e la loro natura fantastica, romanzesca, o quantomeno colorata a tinte romantiche.
  • Negli stati nazionali postcoloniali, i rischi connessi a concetti quali lo spirito celtico, la négritude o l’Islam sono evidenti.
  • Nel 1910 il francese Jules Harmand, fautore del colonialismo, sosteneva la gerarchia tra razze e civiltà, superiorità sul piano morale e la guida dell'umanità.
  • Il passato in sé ha un peso sugli atteggiamenti culturali del presente.
  • Una divisione tra colonizzatori e colonizzati è riemersa nel cosiddetto rapporto Nord-Sud.
  • In Inghilterra molti rimpiangono i bei vecchi tempi dell'esperienza inglese in India.
  • Nei paesi del Terzo mondo il dibattito sulle pratiche colonialiste e sull’ideologia imperialista è vivace.
  • Molti credono che l'esperienza coloniale abbia portato dei benefici.
  • Che vi siano gravi problemi riguardanti la democrazia, lo sviluppo e il destino individuale e collettivo è testimoniato dalle persecuzioni di stato contro gli intellettuali.
  • La tragedia di queste esperienze deriva dai limiti posti ai tentativi di affrontare relazioni così divergenti, radicalmente impari e diversamente impresse nella memoria collettiva delle parti coinvolte.
  • Le sfere, gli accenti, le priorità e le opinioni pubbliche del mondo metropolitano e delle ex colonie sembrano coincidere solo parzialmente.
  • Quel poco che viene considerato comune non produce altro che quella che potremmo definire una retorica del biasimo.
  • Vorrei prendere in considerazione le realtà dei diversi terreni culturali, comuni e discordanti, nel discorso pubblico post-imperiale, concentrandomi in modo particolare su ciò che in tale discorso fa nascere e incoraggia la retorica e la politica del biasimo.
  • Utilizzando le prospettive e i metodi di quella che può definirsi una letteratura comparata dell’imperialismo, prenderò in esame i modi in cui una revisione o riconsiderazione dell’atteggiamento intellettuale postimperiale possa far espandere quel terreno comune tra le società delle ex colonie e quelle metropolitane.
  • Intento è quello di guardare alle diverse esperienze con un approccio contrappuntistico, mettendo insieme storie sovrapposte e intrecciate, per formulare un’alternativa sia alla politica del biasimo che a quella, ancora più distruttiva, dello scontro e dell’ostilità.
  • Dice Frantz Fanon: “Noi dobbiamo apertamente rifiutare la situazione alla quale vogliono condannarci i paesi occidentali. Il colonialismo e l’imperialismo non si sono sdebitati con noi quando hanno ritirato dai nostri territori le bandiere e le forze di polizia. Per secoli i capitalisti si sono comportati nel mondo sottosviluppato come veri criminali di guerra”.
  • Potrebbe così emergerne un tipo di interpretazione più interessante, secolare, sicuramente più utile delle denunce del passato o delle espressioni di rimpianto per la sua fine, o dell’ostilità tra culture occidentali e non occidentali.
  • Il dominio e l’iniqua distribuzione del potere e della ricchezza sono elementi costanti della società umana.
  • Critici come V.S. Naipaul dicono che è colpa delle nazioni di Asia, Africa e America Latina.
  • Gli europei non possono essere incolpati di tutte le sventure del presente.
  • Nell’Africa dominano padroni bianchi.
    -Indigeni esultanti hanno ben presto scoperto di aver bisogno dell’Occidente e si sono resi conto che l’idea di una indipendenza assoluta era una fantasia nazionalista.
    -Oggi viviamo in un ambiente globale sottoposto a grandi pressioni di tipo ecologico, economico, sociale e politico lacerano la struttura.
  • Insegnano ad ammirare le nostre tradizioni e a venerare la patria; ci insegnano a perseguire fortemente i nostri interessi, nel disprezzo delle altre società.
  • Il nuovo tribalismo sta frantumando le società, separando i popoli, stimolando l’avidità, i conflitti sanguinosi e le insulse rivendicazioni di futili particolarismi da parte di gruppi ed etnie.
  • Bisogna dedicare tempo a studiare la mappa delle interrelazioni scambi reali e generalmente produttivi che avvengono giorno per giorno, ma anche minuto per minuto, tra stati, società, gruppi, identità diverse.
  • riesaminando la storia dell’Ottocento, vediamo come la spinta a costruire imperi abbia portato all’assoggettamento di gran parte della Terra a opera di una manciata di grandi potenze.
  • Esaminare testimonianze culturali in cui l’interazione tra Europa e America da un lato e il mondo colonizzato dall’altro è vivace, avvertita, documentata e riconosciuta come esperienza comune da ambo le parti.
  • il passato imperiale continua a vivere, suscitando discussioni e controargomentazioni con sorprendente intensità.
  • tracce del passato nel presente ci indicano un percorso per lo studio delle storie create dall’impero: non solo i racconti dei bianchi, donne e uomini, ma anche quelli dei non bianchi.
  • dibattiti su come i media occidentali rappresentano i “nativi illustra permanere interdipendenza.
    -Nel 1984, Salman Rushdie esaminò l’ondata di film e articoli sulla dominazione britannica in India, tra cui la serie tv inglese The Jewel in the Crown, ambientata durante gli ultimi mesi del Raj, e il film di David Lean Passaggio in India.
  • Rushdie osservava che la nostalgia riportata a galla da queste affettuose memorie del dominio inglese in India coincideva con la guerra delle Falkland e che “l’ascesa del revisionismo sul Raj, esemplificata dall’enorme successo di queste opere, costituisce la controparte artistica dell’ascesa delle ideologie conservatrici nella Gran Bretagna moderna”.
  • La tesi di Rushdie non fu ritenuta degna di essere esaminata e discussa.
  • dopo il Vietnam e l’Iran, c’erano posizioni da difendere a ogni costo
    -Jimmy Carter disse :“distruzione reciproca”.
  • gli occidentali ripensano al decolonizzazione.
  • C’è confusione per il processo di decolonizzazione-.
  • si chiedeva in questa nuova prospettiva – che “noi” avevamo dato “loro” progresso e modernizzazione?.
  • errore aver avuto fiducia nella loro capacità di essere indipendenti dal momento che questo aveva condotto ai vari Bokassa e Amin.
  • mantenere le razze soggette o inferiori sotto il nostro controllo, assolvendo alle nostre responsabilità di civilizzatori?.
  • i sostenitori dell’Occidente non hanno dubbi circa l’esistenza di un “Occidente” monolitico.
  • Gli scontri nel mondo sono ricondotti all'ingratitudine della mano generosa occidentale.
    -A essere ignorate sono spesso proprio le infinite tracce presenti nella storia violenta e immensamente dettagliata – minuto per minuto, ora per ora – degli interventi coloniali sulle vite degli individui e delle società, da ambedue i lati dello spartiacque coloniale.
    -È importante prestare attenzione a quanto i discorsi si approprino della superiorità e centralità dell'Occidente.
    -Questo imperiale, è magistralmente resa dalla forma narrativa ricca e complessa del grande romanzo di Conrad Cuore di tenebra, scritto tra il 1898 e il 1899.
  • Marlow riconosce la tragica difficoltà di qualsiasi discorso – perché "è impossibile; è impossibile trasmettere la sensazione di vita di un qualsiasi momento della nostra esistenza, quella che ne costituisce la verità, il significato, l’essenza sottile e penetrante. È impossibile. Viviamo come sogniamo. Soli…”.
  • Il viaggio nel cuore dell'africa di Kurtz rivela la forza del predominio europeo.
  • Conrad vuole mostrarci come la grande avventura predatoria di Kurtz, il viaggio lungo il fiume di Marlow e il racconto stesso abbiano un tema in comune: gli europei che compiono atti di dominio e di volontà imperiale in (o sull’) Africa.
  • la consapevolezza di Marlow deriva da un ex espatriato coloniale, è in un momento particolare e in un luogo specifico, a un pubblico di inglesi.
  • Sebbene l’impeto quasi opprimente della narrazione di Marlow ci lasci con la precisa sensazione che non ci sia scampo alla sovrana potenza storica dell’imperialismo -Conrad ci mostra il carattere contingente dell’azione di Marlow, a uso e consumo di un gruppo di ascoltatori inglesi che la pensano allo stesso modo e limitata a quella situazione.
  • l’estetica di Conrad era imperialista al tempo.
  • L’esperienza altruità non è ben definita- dipendiamo da dogmi esterni- le alternative NON imperialiste non esistono.
    -Poiché Conrad ha collocato il racconto di Marlow in una dimensione narrativa da consentirci al tempo stesso di capire che dopotutto l’imperialismo esisteva all’interno di una storia più ampia.
  • Con gli strumenti disponibili entrambi potevano disporre per conoscere la realtà dei non europei. L’indipendenza era cosa da bianchi e da europei; i popoli assoggettati o inferiori andavano dominati; la scienza, il sapere e la storia venivano dall’Occidente.
  • Non poteva immaginare altro che un mondo inserito nell’una o nell’altra sfera di dominio occidentale.
  • consapevolezza della propria marginalità di esule, Conrad ha caratterizzato con grande cura la narrazione di Marlow con quel senso di precarietà che derivava dal fatto di trovarsi all’esatta congiunzione di questo mondo con un altro, non definito ma sicuramente differente.
  • l’imperialismo ha monopolizzato l’intero sistema della rappresentazione solo si è consapevoli di com funzioni il meccanismo si può superare.
    la narrazione, l’imperialismo ha monopolizzato l’intero sistema della rappresentazione – in questo caso, l’imperialismo parla per gli africani, Kurtz, Marlow e persino se stesso.
  • Conrad, non è il tipicico cittadino inglese perfettamente acculturato e integrato, riesce a mantenere sempre in ogni sua opera un ironico distacco.- la forma della narrazione nel post-coloniale scaturiscono due diverse tesi.
    la vecchia impresa imperiale piena libertà di recitare se stessa fino in fondo in modo convenzionale consolida il potere dopo la guerra ma è solo la versione europeo-occidentale.
    -“