Appunti: Metodologia della Storia Economica e Interdisciplinarità
L'interdisciplinarità
La storia economica nasce dall’applicazione del metodo induttivo all’economia politica, ossia dall’osservazione empirica dei fenomeni oggetto di studio. È stata considerata “parte integrante” dell’economia, nonostante i limiti di generalizzazione che può offrire. D’altra parte, la teoria economica, avvalendosi del metodo deduttivo, individua leggi di ampia portata e fornisce alla storia economica – come sostenne nel 1892 uno dei protagonisti della storiografia italiana, Luigi Cossa – criteri teorici necessari per la scelta, la coordinazione e l’apprezzamento dei fatti, delle condizioni e degli istituti che ne costituiscono la materia. La complementarità tra le due discipline è stata riproposta anche recentemente da Carlo M. Cipolla: “I teoremi economici, chiamati impropriamente teorie, sono contingenti a specifiche situazioni storiche… la loro validità è cronologicamente e spazialmente limitata. L’Economica, come branca della logica e modo di pensare, è invece universale… Il problema dello storico economico è quello di saper elaborare, in base a quella branca della logica che è l’Economica, il paradigma o modello teorico interpretativo adatto alla situazione storica specifica”. Ciò implica la conoscenza delle strutture e delle istituzioni giuridiche, politiche e sociali del sistema economico studiato, nonché delle sue caratteristiche culturali, filosofiche e di psicologia collettiva (Cipolla, 1988, pp. 93-94).
In tale contesto, la storia economica recupera, come osservato, una visione storicistica complessiva delle scienze diffuse nel XIX secolo e si spalma a ridosso della storia nella sua accezione più ampia, accogliendo, a seconda delle connotazioni ideologiche e dottrinarie, approcci sociologici, positivisti, marxisti e così via. Essa mantiene uno stretto rapporto interdisciplinare anche con statistica, demografia e geografia, che ne fungono da strumenti indispensabili di analisi. L’osservazione empirica dei fenomeni impiegà dati, sia quantitativi sia qualitativi, che la statistica rileva. Grazie a questa disciplina, all’indomani del crollo di Wall Street nel 1929, le ricerche sulla storia dei prezzi e sulle cause delle crisi del sistema capitalistico si fecero via via più fitte.
Demografia, statistica e ambiente: strumenti della storia economica
Successivamente, la storia economica ha fatto uso delle statistiche di produzione, salari, moneta e commercio internazionale, arrivando a elaborare, negli anni recenti, stime del reddito nazionale e delle sue componenti per numerosi paesi a partire dal XVIII secolo, ponendosi così sulla scia degli studi iniziali di Simon Kuznets e di Jean Marczewski (Porro, 1989, pp. 18-19). La componente più preziosa tra le estensioni della storia seriale, secondo Chaunu, è costituita dalla storia demografica e dalle sue possibilità quasi illimitate. L’interdipendenza tra popolazione ed attività economica pone la demografia come una scienza sociale connaturata al metodo e ai contenuti della storia economica. In riferimento al legame tra popolazione e costumi economici, è utile ricordare la trattazione di Malthus: nel 1798 egli descrisse organicamente, seppur in modo approssimativo, la relazione tra popolazione e risorse alimentari nella fase della protoindustrializzazione, intravedendo una crescita geometrica della popolazione e una crescita aritmetica delle risorse alimentari. L’incremento demografico, determinando un aumento della domanda, faceva salire i prezzi delle derrate e peggiorava la sussistenza delle classi meno abbienti, causando un aumento della mortalità. Nella seconda edizione dell’An Essay on the Principle of Population (1803) Malthus proponeva quindi la restrizione morale: i lavoratori non dovevano contrarre matrimonio finché non fossero in grado di mantenere se stessi e la famiglia. L’aumento dell’età al matrimonio, a sua volta, avrebbe influito sulla potenziale riduzione della natalità e ristretto l’equilibrio domanda-offerta di beni di consumo. L’analisi dell’uomo come agente economico e dei suoi eventi vitali non può essere estranea all’ambiente in cui opera: per questa ragione la storia economica ricorre anche alla geografia, che esamina i rapporti tra comportamento delle collettività passate e presenti e l’ambiente, distinguendo tra ripartizione qualitativa e quantitativa degli aggregati umani nel tempo, forme di produzione e di consumo, distribuzione della popolazione in funzione dell’allocazione delle risorse e localizzazione dell’attività economica, tutto come contributo della geografia storica allo “spazio” della storia economica.
Geografia storica e spazio economico
La geografia storica aiuta a comprendere come l’ambiente influenzi e sia influenzato dai processi economici, evidenziando le correlazioni tra dove le persone vivono, come producono e consumano, e dove si trovano le risorse e le infrastrutture. Questo favorisce una lettura dello spazio economico non come semplice contenitore, ma come fattore attivo nelle dinamiche di sviluppo, crisi e trasformazione dei sistemi economici.
L’apporto della sociologia e la definizione di storia economica
Infine, è opportuno ricordare l’ausilio della sociologia nel determinare l’agire dei gruppi o delle classi all’interno del processo storico e i mutamenti che ne determinano la dinamica. Se è vero che nelle scienze sociali nessuna indagine può essere intrapresa senza una visione interdisciplinare, non esiste una chiara linea di demarcazione tra le attività umane studiate. A chiusura, Witold Kula offre una definizione di storia economica che resta significativa: “la scienza che studia gli aspetti economici della vita sociale nelle differenti società e culture. Si occupa delle ricerche intese a fissare le ‘uniformità’ che si manifestano nelle azioni socioeconomiche e dei fattori sociali che le determinano. Si occupa pure degli effetti ‘economici’, voluti o non voluti, di codeste regolarità sul tessuto economico” (Kula, 1972, p. 87).
Note metodologiche importanti emergono quindi dall’insieme: l’economia come disciplina universale della logica, la storia economica come campo di frontiera tra discipline, e l’importanza di integrare dati quantitativi e qualitativi per comprendere i meccanismi che hanno plasmato l’economia e la società nel tempo. L’analisi interdisciplinare non è solo ausilio metodologico: è condizione necessaria per un’interpretazione robusta della globalizzazione e delle sue radici storiche, dalle dinamiche demografiche alle trasformazioni spaziali, fino agli strumenti sociologici che spiegano i comportamenti collettivi e le preferenze sociali che muovono l’economia.